Amministratori infedeli: prima condanna penale

Arriva la prima condanna per un amministratore ‘infedele’ di Bologna, finito nel mirino di Federconsumatori per aver truffato interi condomini di Bologna. E’ stato condannato a un anno e quattro mesi e dovra’ risarcire un intero condominio della Barca e 33 famiglie. Si tratta di Sergio De Candia, geometra bolognese di 55 anni, molto noto in citta’ nel mondo dell’amministrazione condominiale prima di finire sotto inchiesta. E’ anche il primo caso di amministratore truffaldino il cui nome divenne noto alle cronache nel marzo del 2009 dopo essere stato citato a processo: proprio oggi quel processo e’ arrivato al termine e il giudice monocratico Aldo Resta lo ha condannato a un anno e quattro mesi per appropriazione indebita continuata aggravata dall’abuso di prestazione d’opera (il suo lavoro di amministratore).

La pena stabilita dal giudice e’ stata quasi il doppio di quella chiesta dall’accusa (in aula c’era un v.p.o.), ovvero otto mesi. Ma quello che piu’ rende soddisfatto l’avvocato di Federconsumatori Bologna Alessandro Murru che ha condotto questa ‘battaglia’ insieme alle famiglie della Barca fin dal 2007, e’ il risarcimento stabilito dal giudice: una provvisionale di 67.000 euro per l’intero condominio (un gruppo di tre civici in via della Barca), che verranno affidati al nuovo amministratore, e 500 euro di danno morale per ciascuna delle 33 famiglie costituitesi parte civili nel processo.

Secondo l’imputazione del pm Massimiliano Serpi (che ha citato De Candia a processo), il 55enne si intasco’ quasi 150.000 euro tra il 2005 e il 2006, facendosi pagare le rette dai condomini ma guardandosi bene dal pagare le bollette e le altre spese a cui il condominio avrebbe dovuto fare fronte. Nell’indagine che ha portato De Candia a processo, inizialmente le querele erano molte di piu’, oltre la settantina: erano partite infatti da due maxi condomini di via della Barca. Solo uno dei due, pero’, e’ rimasto nel processo (con le 33 famiglie costituite parte civili), perche’ il secondo invece ha scelto di percorrere subito la via civile, spiega Murru. La consulenza tecnica effettuata nel corso del processo ha stabilito che per il condominio rimasto a processo, il danno materiale e’ stato di 75.811 euro, mentre per l’altro 61.276 euro. “La quantificazione ci sara’ utile nel processo civile che deve ancora iniziare” dice il legale, che non nasconde l’entusiasmo per il successo di oggi. “Sono molto soddisfatto, e’ la prima sentenza contro un amministratore infedele che arriva fino in fondo e anche in tempi accettabili” afferma l’avvocato. Il processo e’ partito il 2 dicembre 2009. La decisione del giudice Resta “mette nelle condizioni parte delle parti civili di recuperare il loro denaro”, ma soprattutto l’esito del processo conferma che Murru e la Federconsumatori ci avevano visto giusto: “la nostra impostazione ha trovato conferma nella sentenza e questo significa che quanto emerso in questi anni si e’ rivelato tutto vero e che ci sono stati amministratori che hanno fatto sparire dei soldi”. Certo, ragiona Murru, “non saremmo arrivati a questo risultato senza l’aiuto di altri amministratori onesti”.

Vittoria su tutta la linea, dunque, per l’avvocato Murru e per Federconsumatori, l’associazione che ha dato il via alla ‘guerra’ agli amministratori truffaldini sotto le Due torri. I 67.000 euro al condominio aiuteranno a saldare i ‘buchi’ lasciati da De Candia e i 500 euro a famiglia risarciranno almeno inizialmente il danno morale (Murru aveva puntato piu’ alto e ne aveva chiesti 3.000 per famiglia). C’e’ un pero’: il giudice ha stabilito che la sospensione condizionale della pena sia subordinata al pagamento della provvisionale. “De Candia ha un anno di tempo per pagare le provvisionali stabilite dal giudice, altrimenti non godra’ del beneficio”. Insomma, se non paghera’ il condominio potrebbe finire pure in cella.

La vicenda di De Candia (la prima, perlomeno, perche’ sul suo conto pendono altre inchieste in Procura che si avviano alla conclusione) venne a galla nell’ottobre del 2006, quando nell’atrio dei due palazzi di via della Barca, abitati nella maggior parte da pensionati anziani e giovani coppie, comparve un perentorio avviso di Hera in cui la societa’ intimava ai condomini di versare il denaro arretrato per le bollette, pena l’immediata sospensione del servizio. I residenti, che avevano sempre pagato regolarmente le spese condominiali a De Candia (in carica dal 2004), caddero dalle nuvole. Il 55enne, di fronte alle domande e sollecitazioni, si e’ sempre dichiarato innocente, fino a che non venne sfiduciato e sostituito nel marzo 2007. Prima ha detto che si trattava di un errore di Hera, poi che avrebbe verificato, poi che aveva ‘ereditato’ pasticci dall’amministratore precedente. Lo ha ripetuto anche davanti al giudice Resta con dichiarazioni spontanee, spiega Murru. Nel processo lo ha assistito l’avvocato Maria Cristina Errede.

Altri articoli sull’argomento: rassegna stampa 1,   rassegna stampa 2,  e  la nostra brochure

(Agenzia DIRE)
(Foto di NiteLynx su Flickr.com)

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