Lettera di un consumatore pentito

Ebbene si, sono stato un consumatore.
Cinque anni fa mi sono rivolto ad una grossa banca che ora fa pubblicità in televisione: sorrisi ostentati e finta cordialità. Il direttore, dopo avermi fatto aprire un conto corrente e un conto titoli, mi ha consigliato di investire i risparmi di mezza vita in bond Argentina: ora sono più povero.
L’anno scorso ho chiesto un prestito ad una finanziaria per l’acquisto di un’auto. Il concessionario è fallito ed io non ho mai avuto nulla, neanche un cerchione. La finanziaria, però, negando l’esistenza di un collegamento funzionale fra il contratto di acquisto dell’autovettura e quello di prestito ha continuato a chiedermi i soldi come se nulla fosse. Pago 350,00 euro di rata mensile per un auto con cui ho fatto solo il giro di prova della piazza di Zocca. Gli interessi sono lo 0,01% sotto il tasso di usura…
Tre mesi fa ho parcheggiato la mia vecchia fiat rossa sotto casa (con quella nuova in centro ci gira il curatore fallimentare).
Una notte si è scatenato un uragano: le tegole del tetto sono cadute sfondando il cofano ed il parabrezza posteriore. Mi sono rivolto all’assicurazione dell’auto e a quella condominiale: entrambe se ne sono lavate le mani. La prima ha tergiversato, affermando che il veicolo non era in strada ma nel cortile condominiale. La seconda mi ha inviato le illeggibili clausole che compongono le condizioni generali. A quanto pare è escluso il risarcimento danni per caso fortuito e forza maggiore, eventi atmosferici naturali, terrorismo, guerre, punture di zanzara tigre della Bolognina e morsi di gatto persiano dai denti a sciabola.
Così da allora sono andato a lavoro a piedi, risparmio e non inquino. Da San Donato al centro sono circa 30 minuti. Con l’autobus sono 50, in macchina (quando l’avevo) erano 40. Una mascherina al giorno ed un paio di suole alla settimana.
Un mese fa sono stato inseguito da uno yorkshire rabbioso per due chilometri: le mie caviglie per i morsi sembravano quelle di Totti durante l’ultimo campionato. Lui, però, si è fatto pagare il servizio fotografico. Io vado avanti a Lasonil, il cui costo non posso “scaricare” perché – dicono – non è un farmaco salvavita. Io non sono d’accordo. E’ la lobby dei proprietari di yorshire. In Parlamento pesa quanto quelle dei notai e degli avvocati. Ho detto tutto.
Alla fine, stanco, ho trascinato l’animale fino al servizio veterinario del Comune. Mi hanno detto che era sprovvisto di microchip di riconoscimento: la signora- bene del centro che lo ingrassa non vuole pagare la schizofrenia del suo peloso compagno. Affitta però 4 appartamenti in nero a studenti fuori sede e fuori corso di 10 anni facendo affari d’oro. Quando si dice il fiuto per gli affari.
Da ieri, dopo essermi trasferito al centro (forse in uno dei citati 4 appartamenti), ho deciso di non andare più al lavoro: gli scherzi dei colleghi si sono trasformati in pochi giorni in mobbing. La direttrice, fumandomi istericamente in faccia l’ennesima sigaretta, mi ha comunicato l’inizio di un procedimento disciplinare per mancanza di decoro nell’abbigliamento e scarsa igiene personale.
Ho provato a spiegarle che sono senz’acqua, luce e gas da giorni per un contenzioso sorto fra le aziende erogatrici dei servizi a causa del mio trasferimento. Dopo la liberalizzazione del mercato si è scatenata, infatti, fra le grosse società una lotta senza quartiere per accaparrarsi la clientela. Anche lo scalpo di modici consumatori, come il sottoscritto, è diventato un trofeo per i venditori porta a porta di contratti.
Ora sono asserragliato nella sede della Federconsumatori di Bologna di via Del Porto. Almeno qui ci sono acqua e aria condizionata. Ogni tanto parlo con gli esperti che mi raccontano storie, tristi, comiche ed incredibili. Quando un altro consumatore si lamenta, chiedono il mio intervento. Io racconto sempre volentieri la mia storia.
E’ una fantastica terapia.

Avv. Giuseppe Genna
Consulente Legale Federconsumatori Bologna

(Foto  “Vieja Maquina de Escribir” di Gonzalo Barrientos su Flickr.com)

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