Sai cosa ti spalmi? L'etichettatura dei cosmetici

Da anni ormai i consumatori sono abituati a leggere attentamente le etichette degli alimenti e a verificarne la qualità, mentre purtroppo non si presta altrettanta attenzione alla composizione dei prodotti cosmetici, che pure sono destinati, nella maggior parte dei casi, a restare a contatto con la pelle anche per tutto il giorno e ad essere assorbiti in quantità dall’organismo. Come per gli alimenti, anche in questo caso,  è l’etichetta a venire in soccorso del consumatore, dal momento che, per legge, deve contenere i seguenti elementi (sull’imballaggio o direttamente sul contenitore):

– il nome e sede del produttore;
– la quantità (contenuto nominale);
– le precauzioni d’uso, in italiano;
– il lotto di fabbricazione;
– il paese di origine, se extra-UE;
– la funzione del prodotto, in italiano;
– la data di scadenza e, se questa è superiore a 30 mesi, il PAO (period after opening), vale a dire il periodo massimo in cui il prodotto conserva le sue caratteristiche di sicurezza dopo l’apertura;
– gli allergeni;
– l’elenco degli ingredienti, o INCI.

L’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) indica, in ordine decrescente, gli ingredienti presenti nel prodotto, secondo una nomenclatura standard uguale in tutto il mondo. Gli ingredienti di origine vegetale che non hanno subìto manipolazioni chimiche sono riportati con il nome botanico latino (es. Aloe barbadensis, Calendula officinalis), mentre i nomi in inglese indicano le sostanze  sintetiche o che comunque hanno subìto trattamenti chimici (es. Propylene Glycol, Benzyl Alchool). Il produttore può chiedere al Ministero della salute di non riportare in etichetta alcune molecole coperte da segreto industriale, per motivi di riservatezza commerciale, nel qual caso sull’INCI l’elemento in questione è sostituito da un numero.
Leggere attentamente l’INCI è importante per due motivi.
Innanzitutto, per conoscere l’effettiva consistenza dei principi attivi sbandierati nelle pubblicità: poiché infatti non è obbligatorio indicare in che percentuale è presente un certo ingrediente, può accadere (ed è frequentissimo) che una crema “alla calendula” contenga anche solo una minima quantità della suddetta pianta. In questo caso, la posizione dello specifico ingrediente sull’INCI è rilevante: più si trova in basso sulla lista, minore è la quantità presente.
In secondo luogo, l’INCI è importante per verificare quali sostanze chimiche sono presenti sul prodotto ed in che quantità rispetto al totale. In cosmesi vengono infatti utilizzati abbondantemente derivati del petrolio (ad es.Vaseline, Paraffinum Liquidum, PEG, Petrolatum), Siliconi (riconoscibili dal suffisso -one o -xane), tensioattivi (es. Soduim Laureth Sulphate), polimeri sintetici, conservanti e coloranti (questi ultimi indicati in fondo all’INCI con la sigla CI seguita da un numero). Questi elementi, pur se accettati dalle autorità di controllo, possono, con il tempo, risultare irritanti, comedogeni, se non proprio tossici per il consumatore o per l’ambiente.
Per orientarsi in questa giungla di nomi e di sigle, può essere utile consultare alcuni database delle sostanze utilizzate in cosmesi che riportano, di ogni molecola, il grado di potenziale nocività. A questo proposito segnaliamo:
– l’elenco delle sostanze ammesse o non ammesse in cosmesi redatto dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea (in inglese)
– due siti internet, in italiano e in inglese, in cui è possibile ottenere informazioni su ogni singolo componente e sulla sua potenziale pericolosità.

Il consumatore ha inoltre diritto di ottenere direttamente dal produttore l’elenco completo degli ingredianti utilizzati e ogni informazione sugli eventuali effetti indesiderati.

Se si riscontrano difformità su un etichetta rispetto a quanto indicato dalla legge, si può fare una segnalazione alla nostra associazione, che provvederà ad allertare le autorità competenti, NAS e Ministero della Salute oppure l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato.

(Foto di Crystalwood Naturals su Flickr.com)

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