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Cartello sui prezzi auto: l’Antitrust multa per 678 milioni

L’Antitrust  ha multato per  678 milioni di euro numerose case automobilistiche per aver costituito un cartello lesivo della concorrenza nella vendita di auto con finanziamento.

Nel dettaglio l’Antitrust ha accertato l’esistenza di “un’intesa restrittiva della concorrenza, tra il 2003 e il 2017, funzionale ad alterare le dinamiche concorrenziali nel mercato della vendita di automobili dei gruppi di appartenenza attraverso finanziamenti erogati dalle rispettive captive banks”.
L’intesa si concretizzava nello scambio di informazioni relative a quantità e prezzi, anche attuali e futuri. In questo modo i consumatori si trovavano costretti a pagare, per i propri veicoli, prezzi concordati a tavolino tra le grandi case automobilistiche, in violazione dei principi della libera concorrenza.
I soggetti coinvolti sono le case automobilistiche  BMW, Daimler, Mercedes Benz, FCA Italy, General Motor, Ford, Renault, Toyota, Volkswagen.

Qui il testo del provvedimento: provvedimento 20 dicembre 2018

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Fatturazione a 28 giorni: l’antitrust blocca gli aumenti nella telefonia

Non possiamo che esprimere forte soddisfazione per la notizia diramata ieri dall’Antitrust circa la misura cautelare adottata per tutelare i diritti degli utenti e la correttezza del mercato in relazione alla questione della periodicità della fatturazione e degli aumenti applicati.

Una misura straordinaria per rispondere all’urgenza di porre fine ad un comportamento fortemente scorretto, ed “impedire la produzione e il conseguente consolidamento degli effetti dell’infrazione.”

Nel dettaglio, come avevamo sostenuto nelle segnalazioni inviate dalla Federconsumatori all’AGCM, l’ipotesi restrittiva della concorrenza non risiedeva solo nella questione degli aumenti, identici, scattati per non rinunciare ai maggiori guadagni determinati dalla fatturazione a 28 giorni, bensì essa è avvenuta da prima, con la modifica della periodicità della fatturazione, operata nello stesso periodo dalle maggiori compagnie.

L’Antitrust, alla luce delle indagini condotte, ha pertanto deciso una “sospensione cautelare” dei rialzi delle bollette telefoniche definiti dagli operatori dopo il ritorno della fatturazione su base mensile.

“Al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.” – riporta l’Antitrust nella sua nota.

Nell’apprezzare l’operato dell’Antitrust, così come abbiamo fatto nei giorni scorsi per l’AGCOM, riaffermiamo come le Autorità debbono rappresentare un importante ed imprescindibile presidio a garanzia dell’indipendenza e della trasparenza di cui il mercato ed i cittadini hanno bisogno.

Ci auguriamo che questa sospensione sia il punto che metta fine a questa sgradevole vicenda. Ovviamente continueremo a presidiare gli avvenimenti ed i futuri comportamenti delle compagnie, fino a quando non si adegueranno al pieno rispetto dei diritti dei cittadini ed alla correttezza del mercato. Ora verificheremo la corretta applicazione della delibera AGCOM in merito allo sconto dei giorni pagati in più e attendiamo il pronunciamento sui rimborsi da parte del Tar del Lazio a ottobre, per chi ha cambiato operatore.

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Banche e diamanti: Federconsumatori a tutela dei risparmiatori!

 

Diamanti: con la complicità delle banche e la “non competenza” di Banca d’Italia e Consob venivano proposti investimenti “sicuri”.

Broker e banche sanzionate per 15 milioni di Euro, per offerte ingannevoli e omissive

 

Con positività segnaliamo che l’AGCM ha multato per 15 milioni di Euro le banche ed i broker che proponevano investimenti “certi e sicuri” in diamanti.

Proposte “gravemente ingannevoli e omissive”, motiva l’Autorità garante, che aggiunge come le quotazioni relative ai prezzi dei diamanti fossero fissate attraverso la “contrattazione in mercati organizzati”.

Vendevano diamanti dicendo ai clienti che erano prezzati in base alle quotazioni di mercato, quando in realtà si trattava di prezzi fissati dai professionisti e nettamente superiori agli indici internazionali; per di più chiunque volesse poi rivenderli doveva sperare che i broker trovassero all’interno del loro circuito degli altri compratori, rendendo l’investimento molto “illiquido”, difficilmente monetizzabile come suggerisce anche questo articolo.

Ad aggravare l’intero quadro vi è “il fatto che l’investimento fosse proposto da personale bancario e la presenza del personale bancario agli incontri tra broker e clienti favoriva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale, determinando molti consumatori all’acquisto senza ulteriori accertamenti”.

Ancora una volta le banche si rivelano “complici” di un meccanismo ingannevole, a danno di ignari risparmiatori convinti di investire in un’operazione sicura e garantita.

Nel mirino dell’Antitrust, nel dettaglio, sono finiti i broker Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment. Le banche coinvolte sono Unicredit, Banco Bpm, Banca Intesa e Mps.

Un sistema inaccettabile, che la Federconsumatori denuncia da tempo.

È ora che le autorità bancarie e finanziarie, a partire da Banca d’Italia e Consob, troppe volte distratte, agiscano con maggiore attenzione e incisività su tali questioni, sanzionando i comportamenti degli istituti bancari, arginandoli con la disposizione di misure tese a superare la grave asimmetria informativa che pone i cittadini, sempre e comunque, in una posizione di svantaggio.

Tutti i risparmiatori coinvolti potranno rivolgersi presso i nostri sportelli, dove valuteremo caso per caso il percorso di tutela più opportuno da intraprendere per ottenere i dovuti rimborsi.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Sovrapprezzo in bolletta: l’AGCM multa cinque venditori

L’Antitrust ha multato cinque venditori di energia elettrica e gas (Green Network, A2A, E.On, Edison e Sorgenia) per pratica commerciale scorretta per l’applicazione di sovrapprezzi, da 1 a 4 euro, per l’utilizzo di determinate forme di pagamento diversi dal RID (ad esempio il bollettino postale o la carta di credito). Questa prassi è contraria all’art.62 del Codice del Consumo, che appunto stabilisce che “i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti“.

Le società sono state condannate a pagare multe da 20.000 a 350.000 euro.

Sul sito dell’Autorità è possibile scaricare il testo dei provvedimenti.

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Sovrapprezzo in bolletta: l’AGCM multa cinque venditori

L’Antitrust ha multato cinque venditori di energia elettrica e gas (Green Network, A2A, E.On, Edison e Sorgenia) per pratica commerciale scorretta per l’applicazione di sovrapprezzi, da 1 a 4 euro, per l’utilizzo di determinate forme di pagamento diversi dal RID (ad esempio il bollettino postale o la carta di credito). Questa prassi è contraria all’art.62 del Codice del Consumo, che appunto stabilisce che “i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti“.

Le società sono state condannate a pagare multe da 20.000 a 350.000 euro.

Sul sito dell’Autorità è possibile scaricare il testo dei provvedimenti.

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Fatturazione a 28 giorni, pronti ad azione inibitoria

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha intrapreso procedimenti sanzionatori nei confronti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per non aver rispettato le disposizioni contenute nella delibera 121/17/CONS, relativa alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte degli operatori di telecomunicazione.

La suddetta delibera, infatti, prevede che per la telefonia fissa e per i “pacchetti convergenti” (ovvero quelli comprensivi di telefonia fissa e mobile), l’emissione della fattura deve avvenire ogni mese.

Molti operatori, violando la normativa, sono passati da 30 a 28 giorni, provocando un aumento per gli utenti di oltre l’8% sull’importo delle bollette, che non saranno più 12 ma 13.

Non ci limiteremo a plaudere all’iniziativa dell’AGCOM, della quale attendiamo gli esiti, ma avvieremo un’azione inibitoria contro i 4 operatori di telefonia che non applicano la delibera di AGCOM.

Non escludiamo, inoltre, l’invio di un esposto all’Antitrust per avviare le opportune verifiche circa l’ipotesi di cartello messa in atto dai principali operatori di telefonia nel nostro Paese.

 

 

 

 

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Ufficio Stampa

Federconsumatori Nazionale

 

 

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Multa a Trenitalia di 5 milioni

A seguito di un esposto di Federconsumatori, l’AGCM (Antitrust) ha sanzionato Trenitalia S.p.a. per una pratica commerciale scorretta inerente il sistema telematico di ricerca e acquisto dei titoli di viaggio accessibile alla clientela: sul sito aziendale, tramite le emettitrici self-service di stazione e la App Trenitalia per smartphone e tablet.
A seguito di un complesso procedimento, l’Autorità ha, infatti, accertato che l’insieme di soluzioni di viaggio proposte a seguito di una ricerca su tali strumenti informatici omette numerose soluzioni con treni regionali (generalmente più economiche), pur trattandosi di alternative sostituibili a quelle invece mostrate, alterando in questo modo la scelta del consumatore.
In particolare, la soluzione di viaggio che prevede un cambio e l’utilizzo di treni regionali non è mai inclusa nei risultati di ricerca e non è altrimenti rintracciabile (se non attraverso la specifica ricerca con l’opzione “Regionali” sul sito internet), laddove la partenza sia in prossimità di una soluzione che utilizza Frecce e Intercity (l’unica invece sempre mostrata) anche se di poco più veloce.
Trenitalia non ha in alcun modo informato i consumatori in merito a tale importante limitazione, ma ha anzi utilizzato, sul sito aziendale, la denominazione ingannevole “tutti i treni”.
L’Autorità ha ritenuto tale pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo e ha
irrogato a Trenitalia S.p.a. una sanzione di 5 milioni di euro, pari al massimo consentito. In
considerazione dei rilevanti effetti della pratica sui consumatori l’Autorità ha, altresì, imposto al professionista, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, l’obbligo di pubblicare una dichiarazione di rettifica informativa sul proprio sito internet, sull’App e sulle emettitrici self service presenti in stazione.

 

E.A.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Sanzioni per Ticketone e quattro operatori secondari

Con sanzioni complessivamente pari a circa 1,7 milioni di euro si sono concluse le cinque istruttorie avviate con il fine  di verificare eventuali violazioni del Codice del Consumo, in relazione alla vendita di biglietti per i principali concerti tenutisi in Italia negli ultimi anni (i cosiddetti hot events, quali, ad esempio, i concerti di One Direction, Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers, Bruce Springsteen, Renato Zero, Adele, David Gilmour, Coldplay, U2, Ed Sheeran).

agcom

Il procedimento per Ticketone SpA, soggetto che è titolare di una esclusiva per il canale online dei principali eventi e mette in vendita i biglietti ai prezzi fissati dagli organizzatori (promoters) per conto dell’artista (cosiddetto mercato primario). L’autorità in seguito a numerose segnalazioni ha verificato che nelle occasioni contestate, dalla data di emissione dei biglietti online, essi in tempi brevissimi risultavano terminati nel portale di ticketone.it e in contemporanea si assisteva ad una consistente vendita nel mercato secondario, con prezzi notevolmente maggiorati. 

 

L’autorità nel verificare il diligente comportamento dell’ esclusivista ha riscontrato un comportamento in violazione del codice del consumo, in particolare<<il segnalato rapido esaurirsi dei biglietti on line relativi ai più importanti eventi di spettacolo che si tengono in Italia e la loro presenza in quantità non marginali sul mercato secondario è dipeso anche dalle concrete procedure adottate da Ticketone per la vendita dei biglietti tramite i canali da esso gestiti.>>

 

Ticketone infatti, non ha agito cercando di limitare probabili tentativi di arbitraggio da parte degli operatori secondari e <<non ha adottato efficaci misure dirette a contrastare l’acquisto di biglietti attraverso procedure  automatizzate, né ha previsto regole, procedure e vincoli diretti a limitare gli acquisti plurimi di biglietti, né ha effettuato controlli ex post diretti ad annullare tali acquisti plurimi.>>L’ Autorità, pertanto, ha ritenuto Ticketone SpA responsabile di una pratica commerciale scorretta ai sensi dell’art. 20, comma 2 del Codice del Consumo e ha irrogato al professionista una sanzione di un milione di euro.

Altre istruttorie hanno invece riguardato operatori del mercato secondario,Seatwave, Viagogo, Ticketbis, e Mywayticke, che seppur con grado diverso sono stati indagati per i comportamenti assunti nei confronti dei consumatori, <<da una parte non precisavano adeguatamente al consumatore le caratteristiche dei biglietti in vendita, non specificandone il valore facciale e il numero di posto e fila né i diritti e le garanzie riconosciuti in caso di cancellazione dell’evento e, dall’altro non chiarivano il proprio ruolo di mera intermediazione svolto sul mercato secondario.>>L’Autorità, pertanto, ha ritenuto i suddetti professionisti responsabili di pratiche commerciali scorrette ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del Codice del Consumo e ha irrogato agli stessi sanzioni pari complessivamente ad oltre settecentomila euro.

 

E.A.

fonte: Comunicato AGCM

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Volkswagen: finalmente la decisione dell'Antitrust

È stata pubblicata sul sito dell’Autorità Garante Concorrenza e Mercato la chiusura dell’istruttoria sulla pratica commerciale scorretta di Volkswagen che la stampa ha definito “Dieselgate” e che ha interessato milioni di veicoli in tutto il mondo, 700.000 solo in Italia.

L’Autorità, sollecitata ad esprimere il suo parere da diverse associazioni di consumatori tra cui la nostra, ha compiuto un’accurata analisi della situazione arrivando a comminare una sanzione di 5.000.000 di euro, il massimo previsto dalla legge.

Particolarmente interessante è il passaggo della decisione in cui si afferma che “ la condotta dei professionisti, peraltro mai messa in discussione dagli stessi durante il corso del procedimento, integra una violazione grave degli obblighi di diligenza professionale, ponendosi ben oltre il mancato rispetto del normale grado di competenza e attenzione che ragionevolmente ci si potrebbe attendere, considerata l’importanza e la notorietà di uno dei principali operatori a livello mondiale nel settore automobilistico e l’importanza sempre maggiore che le tematiche ambientali assumono nell’orientare le scelte di consumo dei clienti.  Gli stessi professionisti sono del resto pienamente consapevoli di tale grave violazione dell’obbligo di diligenza professionale. Al riguardo basti osservare che in un messaggio pubblicitario diretto ai propri clienti, diffuso a tutta pagina sui maggiori quotidiani nazionali e testate giornalistiche a partire dalla metà di ottobre 2015, Volkswagen ha riconosciuto di aver recentemente “commesso un grave errore”, compromettendo il rapporto di fiducia con i consumatori ai quali ha chiesto pubblicamente scusa.  Questa condotta appare, altresì, idonea a falsare in maniera rilevante il comportamento economico dei consumatori, inducendoli ad assumere una scelta di consumo di notevole importo economico che non avrebbero altrimenti preso ove consapevoli delle reali caratteristiche dei veicoli acquistati. L’alterazione della rilevazione dei valori delle emissioni NOx in sede di test, infatti, ha consentito ai professionisti non soltanto di superare i test NEDC attraverso l’utilizzazione di un impianto di manipolazione illecito, ma anche di accreditarsi su livelli di emissioni NOx inferiore ai valori reali.”

Molto utile al fine delle successive azioni che si potranno avviare è anche il passaggio in cui l’Autorità afferma che “le pratiche commerciali scorrette si configurano come illeciti di pericolo, dove la valutazione della scorrettezza deve essere condotta unicamente alla luce della violazione del dovere di correttezza e della potenziale distorsione del comportamento economico del consumatore, a prescindere dall’entità del danno economico cagionato o che potrebbe verificarsi. In altri termini ai fini della configurazione dell’illecito, non è necessaria l’analisi degli effetti prodotti dalla condotta, essendo invece sufficiente che, sulla base di un giudizio prognostico, la stessa sia ritenuta idonea ad incidere potenzialmente sulle scelte dei consumatori

Questa pronuncia, in cui l’Autorità ha riconosciuto completamente la responsabilità di Volkswagen e ha rigettato del tutto gli argomenti di difesa, apre la strada a soluzioni interessanti per il risarcimento individuale dei clienti, che purtroppo a differenza di quanto accade negli USA non possono, in Italia, accedere ad una class.action efficace.

Da parte nostra, già da tempo stiamo studiando la migliore tutela per i consumatori che si sono rivolti a noi e abbiamo già contattato dei professionisti per la perizia tecnica necessaria in sede civile.

Gli acquirenti Volkswagen interessati dalle nostre iniziative possono scriverci su info@federconsumatoribologna.it

 

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Amazon sanzionata per pratiche commerciali scorrette

Con provvedimento del 9 marzo l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato ha sanzionato due società di Amazon per pratica commerciale scorretta, in particolare per aver omesso  informazioni precontrattuali obbligatorie come quelle sulla
garanzia legale di conformità come previste dal Codice del Consumo. Inoltre, Amazon è stata accusata di aver limitato l’esercizio dei diritti post vendita, rifiutando di prestare assistenza e limitando la garanzia legale nel caso di acquisti sulla piattaforma marketplace.
Riguardo, in particolare, al marketplace, l’Autorità ha dichiarato che “il Sito non evidenzia in maniera chiara e agevolmente percepibile, già dal primo contatto, la circostanza che alcuni beni sono venduti da soggetti terzi e indipendenti”. Amazon “non fornisce alcuna informazione in merito al ruolo svolto dallo stesso nella transazione (ossia di mero “intermediario”). Tale carenza è significativamente più idonea ad ingenerare confusione atteso che Amazon, in taluni casi, gestisce direttamente la spedizione dei prodotti e il servizio di reso degli stessi. (…)  Infine, in tali casi anche il recesso viene gestito dallo stesso professionista.”
L’Autorità ha ritenuto di multare Amazon per 300.000 euro e ha chiesto di modificare le informative del sito.
Il testo integrale del provvedimento di seguito:
PS9353_chiusura

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