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Chiamare in europa costerà di meno

Con l’entrata in vigore del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, dal 15 maggio 2019 chiamare e inviare sms in europa costerà di meno.
La UE ha infatti fissato un tetto massimo di 19 centesimi al minuto + IVA per chiamare dall’Italia un numero di un altro paese europeo e di 6 centesimi + IVA per gli sms.
Le nuove norme si applicano a tutti gli operatori dei 28 paesi + Isalnda, Norvegia e Liechtenstein, solo ai clienti privati non commerciali.
Come rilevato dal sito CorCom, “Con le nuove tariffe, per chiamare dal Belgio all’Italia per due ore al mese – per esempio – con un piano tariffario nazionale italiano la chiamata da telefono fisso costerebbe 0,89 euro al minuto: attualmente si spenderebbero 105 euro al mese. Con le nuove norme, si pagherà invece una tariffa massima di 0,23 euro (Iva compresa) al minuto, spendendo non più di 27 euro per due ore di chiamate, pari a un quarto di quanto si spendeva fino al 14 maggio, con un risparmio totale di 78 euro al mese
Un altro importante passo avanti per la tutela del consumatore, che si aggiunge all’abolizione del roaming del 2017 e che viene incontro alle necessità dei nuovi cittadini europei che sempre più spesso vivono e lavorano in più paesi e possono così restare in contatto con amici e familiari.

Foto di Pexels da Pixabay

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Dal 15 Giugno via il Roaming: ecco qualche informazione per i consumatori

Fino ad ora gli operatori di telefonia mobile hanno applicato agli utenti in viaggio in un altro paese dell’UE una tariffa diversa, più elevata, per le comunicazioni mobili (telefonate, SMS,dati) in tale paese. Negli ultimi dieci anni l’UE ha progressivamente imposto agli operatori di telefonia mobile di ridurre sensibilmente le tariffe di roaming a favore dei consumatori. Chi viaggia regolarmente in altri paesi dell’UE avrà probabilmente già notato il forte calo dei prezzi del roaming registrato negli ultimi dieci anni. Il 15 giugno 2017 anche gli ultimi sovrapprezzi di roaming saranno aboliti per chi viaggia in un altro paese dell’UE. Ogni contratto nuovo o esistente che includa servizi di roaming diventerà automaticamente un contratto con roaming a tariffa nazionale. Le nuove norme UE riguardano i servizi di dati, le chiamate vocali e gli SMS.

Cosa significa? 

Dalla mezzanotte del 15 di Giugno I cittadini dell’UE potranno telefonare, in Europa, pagando le tariffe che pagano nel proprio paese. Niente più costi aggiuntivi dunque, per chi si trova temporaneamente in uno stato della comunità dell’ UE che pagherà messaggi chiamate e traffico mobile secondo le tariffe contrattuali dell’operatore del paese in cui si risiede.

Quali limitazioni?

La nuova normativa si riferisce ai consumatori che si recano all’estero in modo temporaneo.  Si tratta del principio del Fair use (corretto utilizzo): è questo il parametro fondamentale su cui si basa la normativa. Il regolamento che abolisce il roaming internazionale per i paesi dell’UE, infatti, si riferisce ai soli viaggi occasionali. Se, invece, l’utente utilizza stabilmente una sim italiana all’estero sarà soggetto al pagamento di un eventuale sovrapprezzo. Nel dettaglio, se un cliente avrà toccato punte di consumo anomalo in almeno 4 mesi, entro due settimane sarà invitato dal proprio operatore a modificare il proprio comportamento. Qualora non lo facesse, la società di telefonia potrà applicare un sovrapprezzo a tutti i servizi. Il tasto dolente è che spetterà alle compagnie decretare gli indicatori utili a distinguere un uso corretto da uno illegittimo: spetterà all’AGCOM vigilare affinché tali parametri fissati dalle aziende siano corretti e non nascondano degli escamotage a danno degli utenti.

Cosa accade se l’utente supera la soglia prevista?

Nel caso in cui l’utente si comporti in modo anomale, ovvero trascorra la maggior parte dei 4 mesi all’estero sfruttando la tariffa del roaming like at home l’operatore potrà chiedere spiegazioni all’utente. Nel caso il comportamento persista saranno applicati dei sovraprezzi al consumo in roaming. Tale tariffa è limitata a 3,2 centesimi al minuto per le chiamate vocali e a 1 centesimo per gli SMS. Per i dati, il sovrapprezzo massimo sarà di 7,7 euro per GB (dal 15 giugno 2017), importo che scenderà a 6 euro per GB (dal 1° gennaio 2018), a 4,5 euro per GB (dal 1° gennaio 2019), a 3,5 euro per GB (dal 1° gennaio 2020), a 3 euro per GB (dal 1° gennaio 2021) e infine a 2,5 euro per GB (dal 1° gennaio 2022).

E’ necessario attivare qualcosa? 

No, l’operatore secondo la normativa dell’ UE deve modificare i piani già attivi per includere quello di roaming like at home in tutti i piani tariffari ed è tenuto a darne segnalazione all’utente. L ‘UE ha deciso che questa sarà la tariffa di base per tutti i piano futuri che includeranno il roaming. Per quanto riguarda, invece, i piani già in essere che includono il regulated roam, saranno modificati automaticamente per includere il roam like at home (traffico come a casa). Se sul proprio piano sono attive delle opzioni relative all’estero è opportuno effettuare una verifica con il proprio operatore ed eventualmente disattivarle. Queste opzioni continueranno ad esistere, dal momento che riguardano anche paesi al di fuori dell’UE.

In quali paesi posso usufruire del roaming a tariffa nazionale dal 15 giugno?

In tutti e 28 i paesi dell’UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Nei paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) il roaming a tariffa nazionale sarà introdotto poco dopo il 15 giugno.

Ecco una una guida della Commissione Europea sulle novità della nuova normativa.

E.A.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

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Trasporto ferroviario: l'Autorità potrà multare le aziende inadempienti

A distanza di quattro anni dall’entrata in vigore, anche l’Italia si adegua alle norme europee sul trasporto ferroviario, contenute nel regolamento CE n.1371/2007: dal prossimo 21 maggio entrerà in vigore l’atteso provvedimento (D.lgs. 70/14) che attribuisce alla nuova Autorità di regolazione dei trasporti il potere di vigilanza sull’applicazione delle norme UE e fissa apposite sanzioni per chi trasgredisce agli obblighi previsti.
Un lungo ritardo, rimarcato più volte da Federconsumatori nelle sedi istituzionali, che è costato caro alla credibilità dell’Italia, deferita alla Corte di giustizia UE. Un’infrazione aggravata dalla circostanza che, a differenza di altri paesi dell’Unione, l’Italia non ha chiesto deroghe all’attuazione del regolamento.

Nei prossimi due mesi l’Autorità emanerà disposizioni di dettaglio per inoltrare i reclami con procedure semplificate e online, cosi come dovrà stabilire i dettagli delle sanzioni i cui importi sono già determinati nel decreto attuativo. Già oggi è possibile riassumere gli aspetti più importanti che saranno regolati dall’Autorità dei trasporti:

• accoglimento delle istanze dei viaggiatori che non ricevono riscontro entro 30 giorni ad un reclamo presentato alle imprese ferroviarie

• per ritardo in partenza o durante il viaggio: l’impresa ferroviaria è tenuta a informare al più presto i passeggeri sui ritardi e la soppressione di treni

• le imprese ferroviarie devono informare adeguatamente i passeggeri sulle modalità d’indennizzo

• le imprese di trasporto, i gestori delle stazioni e i tour operator sono tenuti a informare i passeggeri in merito ai loro diritti e ai loro obblighi

• per ritardo superiore a un’ora, si può richiedere il parziale rimborso del biglietto. Il risarcimento vale anche in caso di coincidenze perse e soppressioni

• qualora non sia disponibile nella stazione di partenza o nelle vicinanze alcun rivenditore, i biglietti si potranno acquistare a bordo del treno senza alcun sovrapprezzo

• sarà ora possibile trasportare la bicicletta sul treno purché sia maneggevole e “non pregiudichi il servizio ferroviario e il materiale rotabile lo consenta”

• nessuna discriminazione per garantire il trasporto di disabili e persone a mobilità ridotta.

Federconsumatori auspica che i provvedimenti attuativi che l’Autorità adotterà nei prossimi giorni siano chiari ed univoci. I consumatori devono vedere riconosciuta la certezza dei loro diritti riguardo alle modalità di reclamo e rimborsi per ritardi e soppressioni. Non sarebbe la prima volta che norme poco chiare o contraddittorie finiscano per andare a vantaggio delle imprese ferroviarie.
Un obiettivo che Federconsumatori intende perseguire seguendo con attenzione la fase attuativa, in particolare sui prossimi atti che dovranno adottare l’Autorità dei trasporti e il Ministero delle Infrastrutture. Tale fase attuativa deve essere preceduta, come richiediamo da tempo, da un necessario confronto con le associazioni dei consumatori.

Dal sito Federconsumatori Emilia-Romagna

 

 

E.A.

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Sanità in Europa. Richieste e posizione di Federconsumatori sulla nuova Direttiva UE

La Direttiva 2011/24/UE garantisce il diritto dei pazienti all’assistenza transfrontaliera in Europa e facilita la mobilità dei cittadini nell’accesso ai servizi sanitari di tutti gli Stati membri. Il provvedimento è entrato in vigore il 24 ottobre ed è stato recepito dall’Italia con un decreto del 4 dicembre scorso.

Il provvedimento adottato definisce le garanzie previste per i pazienti, che hanno diritto a ricevere informazioni sull’assistenza transfrontaliera – e in particolare su autorizzazioni e rimborsi – presso il PUNTO DI CONTATTO nazionale istituito presso il Ministero della Salute. Le Regioni potranno poi dotarsi di punti di contatto territoriali. L’autorizzazione preventiva è obbligatoria se il paziente deve essere ricoverato per almeno una notte e nei casi in cui è necessario l’utilizzo di particolari attrezzature mediche molto costose. L’autorizzazione stessa deve essere richiesta alla Asl di appartenenza in primis attraverso una richiesta preliminare: se questa viene approvata, si può inoltrare la domanda vera e propria, in cui occorre specificare l’indicazione diagnostica o terapeutica, la prestazione sanitaria di cui si intende usufruire, il luogo prescelto e il prestatore di assistenza da cui si intende recarsi. L’autorizzazione può essere negata se il paziente viene esposto a rischi ritenuti inaccettabili, se il prestatore di assistenza solleva preoccupazioni su qualità e sicurezza o se l’assistenza può essere prestata nel Paese di appartenenza in tempi ritenuti ragionevoli dal punto di vista clinico. Per quanto riguarda invece i costi, il paziente ha diritto a ricevere il rimborso delle cure ricevute in un altro Stato membro dell’UE secondo le tariffe vigenti nel Paese di appartenenza e dovrà invece farsi carico personalmente delle eccedenze. Le Regioni potranno (anche se non sussiste alcun obbligo al riguardo) rimborsare tali costi eccedenti: in questo caso il paziente dovrà anticipare la somma necessaria per poi presentare domanda di rimborso.
Il provvedimento dà inoltre il via libera al riconoscimento delle prescrizioni rilasciate in un altro Stato membro.

Il dl in questione deve ancora ricevere (con tempistiche da definire) il parere delle Commissioni competenti di Camera e Senato e della Conferenza Stato-Regioni. Inoltre l’elenco delle prestazioni per le quali è necessaria l’autorizzazione preventiva verrà precisato con un altro decreto: quest’ultimo dovrà essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore del dl di recepimento. Purtroppo la normativa in questione presenta numerose criticità e, se non verrà migliorata, rischia di peggiorare la situazione attuale: in pratica quella che si presentava come un’opportunità da cogliere per migliorare i servizi ai cittadini potrebbe invece avere conseguenze negative su chi usufruisce dell’assistenza. I principali problemi sono di natura economica e rischiano di creare gravi discriminazioni. Prima di tutto, sono i cittadini a dover anticipare i costi dell’assistenza e a dover coprire l’eventuale differenza tra le tariffe applicate in Italia e quelle in vigore nel Paese europeo scelto per le cure: questo sistema fa sì che, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, siano solo le persone con determinate disponibilità economiche a potersi permettere di sostenere tali costi. I rimborsi, poi, verranno effettuati secondo le tariffe regionali, quindi si prospetta il rischio di un’ulteriore discriminazione, con possibilità di rimborsi differenti per una stessa prestazione, e le Regioni non sono obbligate a rimborsare i costi di alloggio e di trasporto né le spese supplementari per le persone disabili. Inoltre le Regioni che garantiscono livelli aggiuntivi di assistenza potranno decidere (anche se non saranno obbligate) di rimborsare anche queste prestazioni: in pratica la discriminazione già presente al livello nazionale nei confronti dei cittadini che vivono nelle Regioni che non assicurano i livelli ulteriori di assistenza verrà riprodotta anche nel contesto europeo.

A tale proposito, Federconsumatori ritiene che il Governo debba intervenire rapidamente sia sul piano normativo che su quello dell’informazione ai cittadini. Il recepimento della direttiva deve rappresentare un’opportunità per riqualificare il Servizio Sanitario Nazionale e per ricostruire la fiducia dei cittadini nella qualità della sanità pubblica.  Non è accettabile che i cittadini italiani vadano a curarsi in altri Paesi per evitare liste di attesa troppo lunghe, per non dover affrontare complicazioni burocratiche o semplicemente perché non sono a conoscenza dei servizi di qualità di cui potrebbero usufruire in Italia.

Gli obiettivi che riteniamo irrinunciabili:

–          Realizzare una capillare campagna di informazione, che raggiunga il maggior numero possibile di cittadini e il personale sanitario;

–          Valorizzare i poli di eccellenza presenti in Italia;

–          Facilitare la mobilità e stabilire che i costi siano a carico dello stato e non del malato, effettuando i rimborsi con forme di assistenza diretta e non di assistenza  indiretta;

–          Evitare che tale mobilità si trasformi una sorta di ‘turismo della salute’ riservato a chi ha la disponibilità economica per potersi curare all’estero;

–          Mettere online tutti i dati disponibili e, parallelamente, avviare un confronto con le associazioni dei cittadini. Se la qualità dell’assistenza e delle procedure amministrative non migliorerà significativamente, il nostro Paese non riuscirà ad affrontare le novità introdotte dalla direttiva

–          Completare il decreto legge di recepimento;

–          Semplificare i percorsi per la prescrizione dei farmaci e delle terapie innovative.

A tale proposito, abbiamo diffuso un comunicato stampa il 14 novembre scorso  e abbiamo pubblicato sul sito nazionale, nella sezione Istruzioni per l’uso, una sintesi delle novità introdotte dalla direttiva.

Purtroppo ad oggi non si prevede alcuna campagna informativa in merito.

LILLI CHIAROMONTE -Federconsuamtori Nazionale

 

 

E.A.

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Arrivano le nuove etichette energetiche delle lampadine

Dal 1 settembre entrerà pienamente in vigore il Regolamento Europeo 874/2012, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che disciplina l’etichettatura delle lampadine e degli apparecchi di illuminazione venduti al pubblico.

Le lampadine e lampade in commercio dovranno obbligatoriamente avere un’etichetta, a colori o monocromatica, riportante, oltre al nome / marchio del produttore e la denominazione del prodotto, la classificazione energetica della lampadina e il consumo ponderato di energia, analogamente a quanto accade già per gli elettrodomestici.
La classificazione energetica, che è stata aggiornata, non sarà più da A a G, come in precedenza, ma da A++ (altamente efficiente) a E (scarsamente efficiente). L’aggiornamento della classificazione tiene conto dei progressi della tecnica nell’efficienza dei prodotti elettrici.
Altra novità del Regolamento è l’indicazione obbligatoria del consumo ponderato di energia espresso in kWh per ogni 1000 ore di utilizzo, che aiuta il consumatore a capire quanto quella lampadina peserà sulla sua bolletta di energia elettrica.
Queste indicazioni,  che alcuni produttori avevano già volontariamente adottato, vanno obbligatoriamente scritte su qualunque tipo di lampadina, anche alogena o a LED.

Per quanto riguarda gli apparecchi di illuminazione (lampadari, faretti, abat-jour ecc), l’etichetta riporterà l’elenco di lampadine compatibili, comprese le LED, con la relativa classificazione energetica, in modo da aiutare il consuamtore nella scelta.

L’obbligo di etichettatura è in vigore per tutti i prodotti immessi sul mercato dal 1 settembre 2013, per cui per un certo periodo sarà ancora possibile trovare sugli scaffali prodotti non etichettati, messi in vendita precedentemente.
La Camera di Commercio ha già predisposto dei controlli a campione sui prodotti venduti per verificarne la corrispondenza con i nuovi obblighi.

Un’utile guida sull’efficienza energetica dei prodotti è stata redatta da ENEA ed è disponibile sul loro sito

 

 

 

E.A.

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo sviluppo economico

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Nuove norme per giocattoli sicuri

Il 12 maggio entra in vigore il decreto legislativo n.54 dell’11 aprile 2011, che recepisce la direttiva europea 2009/48/CE sulla sicurezza dei giocattoli. Il decreto sostituisce quasi del tutto la normativa già esistente.

In particolare, la normativa comunitaria prevede la creazione di una catena di monitoraggio dal produttore al rivenitore finale che ha come obiettivo quello di limitare l’ingresso di prodotti con il marchio CE contraffatto.
Infatti, non solo  il fabbricante ha l’onere di eseguire una nutrita serie di controlli e test di sicurezza, ma anche l’importatore ha precisi obblighi al riguardo, dal momento che la legge gli impone, prima di  immettere un giocattolo sul mercato, di assicurarsi che il fabbricante abbia eseguito l’appropriata procedura di valutazione della conformita’. L’importatore diventa quindi garante, in solido con il fabbricante, dei prodotti che vende. L’importatore assicura, sotto sua responsabilità, che il fabbricante abbia preparato la documentazione tecnica, che la marcatura di conformita’ prescritta sia apposta sul giocattolo, che il giocattolo sia accompagnato dai documenti prescritti e che il fabbricante abbia rispettato gli obblighi imposti dalla legge. Inoltre è fatto divieto all’importatore di immettere il giocattolo sul mercato se ritiene che non rispetti i requisiti previsti. Analoghi obblighi sono posti i capo ai distributori, i venditori del giocattolo all’ingrosso o al dettaglio. Infine, ogni operatore della “catena” deve tenere un registro dei soggetti da cui ha ricevuto i prodotti e del soggetti ai quali lo ha ceduto.

Questo sistema, oltre a responsabilizzare tutti i soggetti economici che hanno contribuito alla commercializzazione di un giocattolo, è utile anche nel caso in cui si debba procedere ad un ritiro capillare dal mercato a causa di un difetto accertato.

Particolare attenzione è dedicata ai requisiti di sicurezza che un giocattolo devev avere per ottenere il marhio CE. L’art.15 del decreto dispone che “Prima di immettere un giocattolo sul mercato i fabbricanti effettuano un’analisi dei pericoli chimici, fisico-meccanici ed elettrici, di infiammabilita’, di igiene e di radioattivita’ che lo stesso può presentare, e effettuano una valutazione della potenziale esposizione a tali pericoli.” Sono state potenziate le precauzioni per l’uso di sostanze chimiche.

Infine, le avvertenze e le istruzioni d’uso (in lingua italiana) devono essere apposte in modo da risultare facilmente visibili prima dell’acquisto del prodotto, anche nei casi di acquisto on-line o per corrispondenza, in modo da aiutare i consumatori nella scelta.

Per le violazioni degli obblighi di legge contenuti dal decreto sono previste, oltre ai rimedi amministrativi del ritiro del prodotto, anche sanzioni penali.

(Foto di stéfan su Flickr.com)

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Un nuovo furgone per Vilmo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Dall’inizio della guerra nella ex Jugoslavia ad oggi Vilmo ha oramai esaurito due furgoni portando costantemente ed ostinatamente aiuti di ogni genere ai bambini, alle loro famiglie, a tutti i profughi.

Da poeta quale è ha portato poesie, canzoni, sorrisi ma anche tanti conoscenti occasionali ed amici a vedere, a toccare con mano gli effetti di quella barbarie che si è scatenata al di là dell’Adriatico.

Molti di loro sono così diventati attivisti di pace e di solidarietà concreta e da quei viaggi sono nate associazioni di volontariato che tuttora operano in quei territori.

Il valore del suo impegno è stato riconosciuto dall’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ma non se ne fa vanto e tanti non lo sanno, ma Vilmo ha percorso e percorre in lungo ed in largo tutta l’Italia accompagnando bambini e giovani colpiti da gravi malattie, molte generate dalla scia radioattiva lasciata dalla guerra, nei luoghi di cura.

Vilmo lo si può incontrare al seguito di marce per la legalità e per la pace, ma  anche in una radura del nostro Appennino a piantare giovani alberi, così come ha fatto in Amazzonia.

Vilmo insomma è la testimonianza vivente di come ognuno di noi, anche semplicemente a livello individuale, possa contribuire a migliorare la nostra società e a contrastare i danni che essa continua a produrre al pianeta.

Ora il suo vecchio fratello a quattro ruote si sta esaurendo ma la “concreta utopia” che Vilmo incarna deve continuare a vivere e trovare sostegno da quanti lo hanno conosciuto e da chi potrebbe incontrarlo sulla sua strada di impegno civile; per questo Vi chiediamo di contribuire economicamente all’acquisto di un nuovo furgone per accompagnarlo nei suoi viaggi.

Saranno graditi anche pochi euro, siatene certi, e nel ringraziarvi Vilmo molto pragmaticamente vi dirà che un bullone del prossimo fratello a quattro ruote gli è stato regalato.

Bologna, 21 febbraio 2011

Potete contribuire anche con bonifico bancario senza costi aggiuntivi, grazie a UGF Banca sul conto

IBAN IT49M0312702404000000001167

Intestato a Vilmo Ferri  ( cell. 3358077760 )

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Gli acquisti tecnologici on-line sono più sicuri

Il 16 settembre la Commissione Europea ha pubblicato i risultati di un’indagine, durata oltre un anno ed effettuata in 26 stati membri dell’UE, sul comportamento dei venditori di prodotti tecnologici on-line.
L’indagine, cosiddetta “sweep” o “operazione di pulizia”, è una ricerca a tappeto che non ha solo fini statistici o informativi, ma è volta anche a correggere le distorsioni del sistema intervenendo direttamente sugli operatori “beccati” ad agire scorrettamente.
Al termine dell’indagine, i venditori che non hanno corretto le irregolarità sono stati oggetto di sanzioni che vanno dalla multa alla chiusura del sito.
Per vendere sul web, gli operatori devono rispettare una serie di regole a tutela della trasparenza. In particolare, i siti di e-commerce sono tenuti a indicare con chiarezza le informazioni utili a identificare e contattare il venditore (nome, indirizzo, e-mail), le condizioni di vendita (prezzo del prodotto e della spedizione, condizioni di reso, garanzia, ecc.) e le modalità di esercizio del diritto di recesso. A quest’ultimo proposito, ricordiamo che la normativa europea,  recepita con il nostro Codice del Consumo, stabilisce che per le vendite che utilizzano mezzi di comunicazione a distanza, come le televendite, le vendite per corrispondenza ed, appunto, le vendite on-line, il consumatore ha diritto di recedere dal contratto senza penali e senza fornire motivazioni entro 10 giorni lavorativi dal ricevimento della merce. Questo importantissimo  diritto va esplicitamente menzionato nelle pagine internet dedicate alla vendita, in modo che il consumatore ne sia debitamente informato e possa, se vuole, esercitarlo nei termini.
I siti che sono stati esaminati in questa indagine sono quelli di vendita di prodotti elettronici di largo consumo: macchine fotografiche, lettori mp3, cellulari, computer.
All’inizio dell’indagine, solo il 44% dei siti web soddisfavano pienamente i requisiti richiesti dalla legge; dopo i controlli e le relative procedure sanzionatorie, la percentuale è salita a ben l’ 84%.
Il consumatore può stare quindi più tranquillo nell’acquistare prodotti tecnologici sul web, sempre nel rispetto delle comuni regole di prudenza. In particolare,  consigliamo di:

– informarsi sulla reputazione del venditore, compiendo una breve ricerca sulla rete per scoprire il parere degli altri acquirenti. Se un sito compie regolarmente scorrettezze o addirittura truffe, in genere gli acquirenti parlano della propria esperienza su forum o gruppi di discussione; se necessario, si può chiedere alla Camera di Commercio della propria città una visura camerale ordinaria della ditta in questione, nella quale si possono verificare dati importanti come le generalità degli amministratori o eventuali procedure di liquidazione in corso;

– confrontare varie offerte dello stesso prodotto o di prodotti analoghi, non solo per quanto riguarda il prezzo ma anche le spese e i tempi di spedizione, le eventuali garanzie post-vendita aggiuntive, le condizioni generali di contratto ecc.;

– leggere attentamente l’informativa sulla privacy, che è obbligatoria; in particolare, controllare che i dati inseriti siano utilizzati solo per la conclusione del contratto e non sia permessa la diffusione a terzi a fini di marketing;

– scegliere metodi di pagamento sicuri: bonifico bancario, vaglia, Paypal, carta di credito (in quest’ultimo caso, controllare che la pagina nella quale si devono inserire i dati della carta abbia un indirizzo che inizia con https:// ), evitando i trasferimenti di denaro tipo Western Union;

– scegliere metodi di spedizione tracciabili e, se l’acquisto è di un certo valore, chiedere la spedizione assicurata;

– conservare sempre copia delle e-mail inviate  e ricevute; se il venditore non invia, insieme all’oggetto, una fattura o scontrino, conservare anche copia dell’ordine di acquisto e della ricevuta di pagamento per almeno due anni, da utilizzare come prova dell’acquisto per un eventuale riparazione in garanzia.

(Foto: “E-commerce Visa” di Fosforix su Flickr.com)

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Novità sul credito al consumo

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 207 del 4 settembre 2010 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 141, in attuazione della direttiva 2008/48/CE.
È stata così finalmente recepita anche nel nostro paese la normativa europea che si propone di aumentare la tutela dei consumatori, favorendo chiarezza e trasparenza in un settore delicato – dove più volte si sono verificati comportamenti poco corretti di alcuni operatori – e ponendo il consumatore in condizione di compiere una scelta consapevole prima della conclusione del contratto.
Particolarmente rilevanti i seguenti punti del provvedimento:

– introduzione del diritto di recesso gratuito entro 14 giorni dalla stipula del contratto

– risoluzione del prestito per inadempimento del venditore e per mancata fornitura del bene o servizio; in questo caso il consumatore può recedere pretendendo anche il rimborso delle rate già pagate

– divieto di inserire clausole nascoste o scritte con caratteri microscopici

– obbligo, per gli operatori, di prestare consulenza e  valutazione del merito creditizio

– utilizzo di formule contrattuali e messaggi pubblicitari chiari ed evidenti accompagnati da esempi rappresentativi

– maggiore trasparenza sull’ammontare complessivo dei costi e delle spese necessarie per ottenere il finanziamento (TAEG), compresi eventuali oneri assicurativi

– divieto di sottoscrivere presso gli esercizi commerciali contratti di carte di pagamento o carte revolving

– impossibilità per le banche di modificare unilateralmente le condizioni economiche

– responsabilità del finanziatore che, in caso di controversie, dovrà dimostrare di aver agito in modo diligente e corretto

– istituzione di un albo unico per tutte le società finanziarie

– maggiore vigilanza e controllo sugli intermediari finanziari da parte della Banca d’Italia.

Appare invece negativo l’innalzamento dell’importo massimo dei prestiti da 31.000 a 75.000 euro in quanto può incentivare il sovraindebitamento; è auspicabile che questa disposizione possa essere rivista nell’interesse dei consumatori.
Il decreto è entrato in vigore il 19 settembre ma l’intera disciplina sarà pienamente operativa soltanto dopo l’emanazione della normativa secondaria da parte della Banca d’Italia.

Roberto Cinti – consulente Federconsumatori Bologna
Giuseppe Genna – legale Federconsumatori Bologna

vignetta: copyright Angese

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Roaming internazionale sempre più conveniente

Finalmente per il consumatore – turista l’estate 2010 riserva una bella sorpresa: se infatti, con l’arrivo delle agognate vacanze, i rincari dei prezzi di benzina, alberghi e ristoranti guastano inevitabilmente il meritato riposo, per lo meno telefonare, inviare sms e scaricare dati all’estero con il proprio cellulare non sarà più un salasso. Dal 1° luglio sono infatti in vigore le nuove tariffe europee sul roaming internazionale, che completano il processo di regolamentazione del settore e riduzione dei prezzi iniziato dall’UE già da diversi anni.
Le novità interessanti per i consumatori sono molte, tutte articolate secondo lo strumento dell’eurotariffa, il massimale che il gestore non può superare se non avvisando preventivamente il cliente.
Innanzitutto, per il traffico dati, il più “rischioso” per l’utente, viene fissata una soglia massima di 50 euro (IVA esclusa). Al raggiungimento dell’80% di questa soglia, il gestore telefonico è tenuto ad avvisare l’utente e successivamente a bloccare la connessione, a meno che il cliente non abbia preventivamente scelto una soglia diversa, minore o maggiore, oppure non abbia successivamente autorizzato lo sblocco della connessione.
Inoltre, anche le tariffe del servizio voce sono sottoposte a massimali: il costo delle chiamate in uscita passerà dagli attuali 0,43 euro al minuto (IVA esclusa) a 0,39 il 1° luglio 2010, per abbassarsi ulteriormente ad euro 0,35 tra un anno, mentre le chiamate in uscita costeranno al massimo 0,15 euro anziché 0,19 e a partire dal 1/7/2011 si ridurranno ad euro 0,11.
Sono state inoltre azzerate le spese per la ricezione dei messaggi vocali in segreteria telefonica.
Infine,  gli operatori sono obbligati ad applicare una tariffazione al secondo dopo i primi 30 secondi di chiamata.
La regolazione dei servizi di telefonia da parte delle istituzioni europee va quindi verso una sempre maggiore semplificazione e trasparenza per l’utente. Si muove in questa direzione anche la sentenza della Corte di Giustizia Europea C -58-08 che, rigettando il ricorso di alcune grandi compagnie telefoniche, ha affermato la piena legittimità dei limiti massimi delle tariffe  per il roaming e la piena competenza della Commissione Europea sull’argomento, nell’interesse dei consumatori e nel pieno rispetto del diritto comunitario.

(Foto “ET Phone Home” di mbsurf su Flickr.com)

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