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Fallimento Mercatone Uno – aggiornato 6/06/2019

A seguito del fallimento della società Shernon Holding, proprietaria di Mercatone Uno e in attesa delle decisioni della politica per salvare l’azienda, i nostri legali hanno analizzato la situazione dei consumatori creditori.

In linea di massima, possono verificarsi le seguenti ipotesi:

  1. il consumatore ha stipulato un contratto di vendita che si è perfezionato al momento della firma, ed è quindi proprietario dei beni, sempre che il contratto li identifichi in maniera specifica (con un numero di matricola, ad esempio). In questo caso i prodotti acquistati non fanno parte del fallimento e si deve fare richiesta di consegna al curatore fallimentare. Purtroppo i contratti che abbiamo esaminato finora non contengono questa specificazione, ma descrivono  solo genericamente il modello di prodotto;
  2. il consumatore ha stipulato un contratto di finanziamento per il pagamento dei mobili. In questo caso, occorre chiedere la consegna del bene e, in mancanza di consegna da parte del curatore fallimentare, chiedere la risoluzione del contratto di finanziamento in quanto collegato al contratto di acquisto;
  3. il consumatore non ha perfezionato il contratto di vendita ma ha solo pagato una caparra, oppure non c’è modo di identificare in maniera specifica i beni. In questo caso, il consumatore ha solo un diritto di credito e dovrà effettuare l’insinuazione al passivo nel processo fallimentare entro il 20 settembre, tenendo presente che sarebbe un creditore chirografario (non privilegiato) e quindi potrebbe trovare soddisfazione solo dopo altri creditori (lavoratori, INPS, ecc.)

Consigliamo quindi ai clienti di Mercatone Uno di contattarci per fissare appuntamento e controllare la documentazione (contratto di vendita, contratto di finanziamento) in loro possesso, per vedere quale iniziativa si può mettere in campo per la singola posizione. Chiamateci al n.051/6087120 oppure di scriverci su info@federconsumatoribologna.it .

 

 

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Contributi salvasfratti: ecco 275mila euro dalla regione

E’ con positività che apprendiamo la notizia che la giunta dell’ Emilia Romagna ha recentemente stanziato altri 1,2 milioni di euro per fronteggiare il problema degli sfratti per “morosità incolpevole”. Fondi che si sommano ai 14 erogati dal 2014 a oggi, e che oltrepassano quindi complessivamente i 15 milioni di euro.

 

Come si apprende dai dati e dalle statistiche la spesa per l’affitto della casa grava fino al 40% sul bilancio familiare. La misura è dunque un supporto a coloro che sono definiti come  “morosi inconsapevoli”, i quali appunto sono in condizione di sfratto a causa di problemi legati alla perdita di lavoro o contingenze che hanno mandato sull’astrico il nuclo familiare.

 

Le risorse provengono dall’apposito fondo nazionale, che consente di assegnare i contributi a 13 Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, individuati in base al numero di sfratti in rapporto a quello degli abitanti (i cosiddetti Comuni ad “Alta tensione abitativa”) o in base al numero di situazioni di disagio abitativo causato dagli affitti elevatisovraffollamento degli appartamenti fatiscenza delle case (Comuni ad “Alto disagio abitativo”). Saranno poi i Servizi sociali dei Comuni a provvedere all’assegnazione dei contributi, sulla base dell’istruttoria che accerta lo stato di indigenza e i requisiti di accesso.

 

Le condizioni per ottenere il contributo

L’importo massimo del contributo è di 12 mila euro per nucleo familiare, anche composto da una sola persona. Possono usufruire del ‘Fondo salvasfratti’ le famiglie con cittadinanza italiana o di area Ue, se extraeuropee in possesso di regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 26 mila euro. Devono aver ricevuto un avviso di sfratto per morosità, essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura da almeno un anno, e non possedere altre abitazioni in ambito provinciale. Tra i criteri preferenziali, la presenza di un ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, o ancora di un familiare in carico ai servizi sociali o alle Ausl.

 

Ecco la pagina del sito dell’ Emilia Romagna che spiega ulteriormente la misura.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

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Banche venete: la costituzione del fondo per il ristoro degli azionisti è un primo importante risultato, seppure ancora insufficienti gli importi e troppo restrittivi i criteri di ammissione

La comunicazione di Banca Intesa della costituzione di un plafond da 100 milioni per il risarcimento degli azionisti truffati è una decisione che valutiamo positivamente, che rappresenta un primo risultato in direzione della corretta istituzione del fondo.

Ciò è stato possibile grazie alle forti pressioni ed iniziative assunte ad ogni livello da Federconsumatori, che in tutti questi mesi, nei ripetuti incontri con il Sottosegretario Baretta, ha proposto l’istituzione di questo fondo e di una Commissione che valuti le reali condizioni degli azionisti.

Si tratta di un risultato storico: è la prima volta che un istituto bancario viene incontro agli azionisti, aprendo la strada ai risarcimenti per i raggiri subiti. L’instancabile attività svolta dalla Federconsumatori sui territori ed a livello nazionale sta dando ora i primi, importanti, risultati.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

La consistenza del fondo ed i criteri di ammissibilità per l’accesso sono ancora eccessivamente limitati e restrittivi: i 100 milioni messi a disposizione saranno destinato ai casi economicamente più disagiati, a circa 30mila famiglie con redditi inferiori ai 30mila euro e un patrimonio (esclusi gli investimenti in azione delle due banche) di 15mila euro, stando alle indicazioni di Banca Intesa. È ancora troppo poco per dare risposta agli azionisti truffati.

Tra l’altro siamo convinti che il fondo vada incrementato dal momento che Intesa ha acquisito quanto era rimasto alle banche venete dai due fondi per le OPT (Offerte pubbliche di transazione) e dai Fondi Welfare per complessivi 260 milioni di euro circa.

Per tutte queste ragioni Federconsumatori continuerà la propria mobilitazione, in modo da raggiungere, così come d’accordo con il Sottosegretario Baretta, entro il 30 novembre la definizione della consistenza del fondo, e quindi l’implementazione dello stesso, l’ampliamento dei criteri di accesso e la costituzione della Commissione di valutazione.

Auspichiamo pertanto che nelle prossime settimane possa avvenire un ulteriore incontro con il Sottosegretario, per fare il punto sull’evoluzione della situazione e per delineare parametri equi, in grado di dare risposte soddisfacenti agli azionisti truffati.

Intanto Federconsumatori si costituirà parte civile nel processo contro gli amministratori di Veneto Banca e, qualora avvenisse il rinvio a giudizio, anche contro gli amministratori di Banca Popolare di Vicenza.

Gli sportelli di Federconsumatori sono a disposizione di tutti gli azionisti per fornire assistenza ai risparmiatori che possono accedere al fondo, nonché di tutti coloro che vorranno costituirsi parte civile nel processo contro i vertici della banca che hanno portato a questa grave situazione.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Nuovo contributo per gli obbligazionisti delle banche fallite dalla regione Emilia Romagna

Ecco finalmente la nuova delibera per gli obbligazionisti delle 4 banche fallite.
La nuova delibera, stanzia ulteriori 200.000€, proroga al 30 gennaio 2018 la possibilità di richiedere il contributo e al 30 luglio 2018 i termini per erogare il contributo gli obbligazionisti a cui sarà accolta la richiesta.
Naturalmente, potranno farne richiesta anche gli obbligazionisti che ricorreranno all’ arbitrato.
Invitiamo dunque tutti i consumatori coinvolti a rivolgersi agli sportelli di Federconsumatori , a Bologna chiamateci al 051 6087120 per presentare le richieste che inoltreremo agli enti di competenza. 
E.A.
“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.
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Le considerazioni di Federconsumatori sul CETA

Oggetto: Osservazioni di Federconsumatori Nazionale in merito alla ratifica del Trattato CETA – Comprehensive Economic Trade Agreement

 

 

Lasciamo una breve memoria in cui si sintetizza la posizione di Federconsumatori sulla proposta di Trattato CETA, chiedendo al Parlamento di non ratificarlo e al Governo italiano di farsi promotore di una sostanziale riscrittura dello stesso che, ove mantenuto nei suoi contenuti attuali, provocherebbe danni alle produzioni italiane e ai livelli di tutela sociale e della salute dei cittadini.

 

Innanzi tutto ci preme sottolineare la scarsa informazione e lo scarso coinvolgimento dei cittadini italiani, che pure subiranno ripercussioni sulla propria qualità di vita in seguito all’attuazione del Trattato.

 

E’ inoltre particolarmente delicata la questione relativa agli ISDS, cioè le clausole di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, la cui adozione consente a gruppi privati di ricorrere ad un arbitrato internazionale qualora vedano i propri investimenti messi a rischio da provvedimenti varati dai governi. In questo modo viene istituito una sorta di tribunale sovranazionale nel quadro di un meccanismo che intacca la possibilità dello Stato di adottare leggi di interesse pubblico che tocchino gli interessi e i guadagni delle aziende.

 

Altro punto problematico è rappresentato dal principio di precauzione, non previsto né tantomeno tutelato dal CETA: mentre in Canada, così come negli Stati Uniti, le sostanze possono essere utilizzate e commercializzate finché non ne viene dimostrata la dannosità, nei Paesi UE è esattamente il contrario. Se un’azienda, quindi, deve commercializzare una sostanza, è prima tenuta a dimostrare scientificamente che questa non provochi alcun danno. In questo senso l’accordo sancisce un cambiamento nettamente peggiorativo in termini di tutela della salute del consumatore. E’ antistorico passare da politiche di prevenzione a politiche risarcitorie.

 

Non si possono non valutare i potenziali rischi per il mondo del lavoro. L’accordo infatti non prevede disposizioni vincolanti in merito all’incremento dell’occupazione, alla tutela della salute e alla sostenibilità sociale e ambientale.

 

Infine, c’è la questione delle denominazioni italiane DOP e IGP. In base ad un criterio che non è stato reso noto, sono stati selezionati 41 prodotti italiani tutelati dal CETA. Ciò significa che le restanti 248 denominazioni Made in Italy restano escluse: basti pensare che per l’olio d’oliva nessuna delle principali DOP e IGP è inclusa nella lista. Inoltre a questa tutela sono previste alcune, rilevanti eccezioni. Un primo, rilevante esempio è rappresentato dalla possibilità, per gli operatori canadesi che hanno utilizzato i marchi Asiago, Fontina e Gorgonzola fino al 18 ottobre 2013, di continuare ad utilizzare tali diciture. Inoltre sarà ancora consentita la registrazione di marchi contenenti il termine Parmesan (con divieto di utilizzo di elementi che possano ingannare il consumatore in merito all’origine del prodotto), ammettendo in sostanza una coesistenza del Parmesan e del Parmigiano Reggiano. Altra convivenza discutibile riguarda i salumi: il prosciutto di Parma, il prosciutto Toscano, il prosciutto di Modena e il prosciutto San Daniele verranno immessi nel mercato canadese ciascuno con la propria denominazione ma dovranno convivere con gli omonimi marchi canadesi registrati. Ciò significa che per questi prodotti viene consentita e ratificata la possibilità di vendita e distribuzione sia degli originali italiani sia della loro versione canadese. Tutti elementi, questi, che di fatto allentano la difesa del patrimonio agroalimentare italiano e delle nostre produzioni, poiché mantengono una situazione di ambiguità che rende difficile il riconoscimento del prodotto originale.

 

“Progetto realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo Economico. Ripartizione 2015.”

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Proroga per la richiesta di rimborso per le obbligazioni di 4 Banche

Sono stati riaperti i termini per la presentazione dell’istanza di rimborso delle obbligazioni subordinate emesse dalla Banca Popolare dell’Etruria e Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara, dalla Banca Marche e dalla Cassa di risparmio della Provincia di Chieti.

Il termine utile è stato posticipato al 31 maggio 2017,ed è stato chiarito che per il computo del patrimonio mobiliare (uno dei requisiti per accedere al Fondo è di non avere un patrimonio mobiliare superiore ai 100.000 euro), vanno escluse le obbligazioni subordinate per le quali viene presentata l’istanza di rimborso.

Alla luce di queste novità, invitiamo tutti coloro che hanno acquistato obbligazioni dalle quattro banche salvate e non hanno ancora chiesto il rimborso a contattarci tramite il numero al n.051/6087120 per fissare un appuntamento,  tramite indirizzo di posta elettronica a info@federconsumatoribologna.it o sui social dalla nostra pagina Facebook .

feder bologna

E.A.
“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015”.
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Attenzione ai vecchi libretti postali!

Ricordate quando, qualche anno addietro fu diffusa la notizia di libretti antichi che, trovati nel fondo di qualche cassetto o “nella soffitta della nonna”, avrebbero garantito rendite milionarie?
Ricordate che due avvocati della provincia di Roma lanciarono una campagna mediatica capillare, invitando coloro i quali detenevano questi libretti a fare causa alle banche, per avere rimborsato il capitale, gli interessi maturati e la rivalutazione di decine di anni?
Furono avviate centinaia di cause, con adesioni da tutta Italia, e furono tutte inesorabilmente respinte, per evidenti ragioni di maturazione della prescrizione.
Il tutto costò carissimo a chi aveva creduto alle promesse di guadagno, anche perché i legali non versarono il contributo unificato di iscrizione a ruolo delle cause. Vi hanno poi dovuto provvedere i clienti, ai quali sono recentemente arrivate le cartelle di Equitalia, con tanto di mora e sanzioni.
Pochi giorni fa alcuni quotidiani hanno dato diffusione alla notizia di una ultracentenaria in procinto di avviare, col sosegno di una “associazione di consumatori” una causa contro Poste, a seguito del ritrovamento di un buono del 1950.
Ci risiamo, dunque.
E’ necessario invitare tutti coloro i quali siano in possesso di buoni o libretti antichi a prestare la massima attenzione e a non credere alle promesse di facili guadagni: simili notizie si sono sempre rivelate infondate, con conseguenze disastrose sui consumatori che hanno deciso di promuovere le cause risarcitorie.

E.A.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″

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È fallita LowCostTravelGroup , migliaia di turisti danneggiati. Come ottenere il rimborso?

La società spagnola LowCostTravelGroup, che gestiva i siti Hoteling.com, Lowcostbeds.com e Lowcostholidays.com , è fallita ufficialmente i primi di agosto, come hanno potuto constatare i numerosi turisti che non hanno potuto godere delle vacanze già prenotate e pagate. Nei mesi precedenti il fallimento la società non ha inoltrato alle strutture alberghiere le prenotazioni effettuate tramite il sito, né ovviamente gli importi pagati dai clienti.

Sulla homepage dei siti www.hoteling.com e www.lowcostholidays.com campeggia ora un avviso, in inglese e spagnolo, dei curatori fallimentari. Cosa possono fare quindi i clienti dell’agenzia on-line che hanno pagato la loro vacanza tramite il sito?

Innanzitutto, per quanto riguarda i voli aerei, la prenotazione dovrebbe essere valida, ma è necessario comunque contattare la compagnia aerea per conferma e per avere i documenti del check-in.

Per quanto riguarda invece le sistemazioni alberghiere, i curatori affermano che non sono state pagate, pertanto occorre contattare direttamente le strutture per effettuare una nuova prenotazione.

Nel  caso in cui non riusciate ad usufruire della vacanza o del volo già pagati, o siate costretti a pagare di nuovo direttamente all’albergo, si può richiedere il rimborso, in vari modi:

  • – Innanzitutto, se il pagamento è avvenuto con carta di credito, si può utilizzare la procedura di chargeback, ovvero contestare l’addebito. Occorre inviare, alla ricezione dell’estratto conto, una contestazione scritta all’emittente della carta di credito con la quale si chiede l’annullamento della transazione e il rimborso della somma.
  • – Se il pagamento è avvenuto tramite Paypal, esiste una analoga procedura, all’interno del programma di protezione dell’acquirente.
  • – Se è stata stipulata una polizza assicurativa, occorre controllare se le clausole permettono di coprire anche il rischio di insolvenza.
  • – Infine, si può reclamare presso il Governo delle Isole Baleari: la legge spagnola sui diritti dei consumatori prevede infatti la creazione di un Fondo di tutela proprio per i casi di insolvenza dei tour operator. Il Governo delle Baleari, sul suo sito, fornisce i chiarimenti necessari. La richiesta al Governo può essere fatta solo per chi ha acquistato un pacchetto viaggio volo + hotel.


La nostra associazione è ovviamente a disposizione per la tutela dei turisti che hanno prenotato tramite Hoteling.com o Lowcostholidays.com . Gli interessati possono chiamarci per appuntamento al n.051/6087120 a partire dal 22 agosto.

 

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Assemblea pubblica sulle banche in dissesto

I recenti dissesti che hanno colpito molte banche popolari italiane hanno gravemente scosso la fiducia dei risparmiatori nel sistema bancario italiano e comportato per moltissimi cittadini la perdita dei risparmi di una vita.

Di fronte a situazioni gravi come quelle che stanno affrontando gli azionisti e gli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca delle Marche, CaRiFe, ecc la nostra associazione non può restare inerte: oltre alle forti pressioni politiche che i nostri rappresentanti nazionali stanno esercitando sul Governo affinché trovi una soluzione legislativa, abbiamo anche valutato con i nostri legali la possibilità di intervenire a tutela del singolo  risparmiatore, contestando l’adeguatezza dei prodotti venduti, in particolare le obbligazioni subordinate, con il profilo di rischio basso dell’investitore medio.

Per questo motivo, invitiamo tutti gli interessati alla nostra

ASSEMBLEA PUBBLICA

Venerdì 18 dicembre 2015
dalle ore 17.30 presso il Salone 3° Piano della CGIL – Camera del Lavoro Metropolitano di Bologna
Via Marconi, 67

Saranno presenti i nostri legali e il Presidente di Federconsumatori Bologna Maurizio Gentilini e verranno illustrate nel dettaglio tutte le possibilità offerta dalla nostra associazione.

Vi aspettiamo numerosi

Assemblea Banche 18 dicembre

 

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Dichiarata fallita la società immobiliare Pentagruppo

La crisi del settore edile sembra non aver fine: come già accaduto più volte negli ultimi anni, il Tribunale di Bologna ha dichiarato il fallimento di un’altra società immobiliare operante nel territorio bolognese, la Pentagruppo S.p.A., partecipata da cinque imprese edili: Cesi, Di Giansante (a loro volta già fallite), Sveco Buriani, Ansaloni e Coop Dozza.
L’udienza per l’esame dello stato passivo è stata fissata per il 15 dicembre e il curatore fallimentare è il dott. Fabrizio Carbone.
Già in passato la nostra associazione è intervenuta per tutelare gli acquirenti di immobili in occasione dei gravi dissesti dei grandi Gruppi (Copalc, Cesi, Trilogia Navile, Caser, ecc…). Forti di questa esperienza, che ha portato in numerosi casi alla piena soddisfazione dei nostri associati, siamo disponibili per qualunque chiarimento, consulenza e richiesta di intervento a favore dei clienti di Pentagruppo che rischiano di essere danneggiati dal fallimento.
Gli interessati possono contattarci via email su info@federconsumatoribologna.it  oppure telefonicamente, a partire dal 24 agosto, al n.051/6087120.

 

 

Ester Anderlini

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento 2013 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

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