Articoli

Ecco i saldi: ma dateci un occhio!

Riprendiamo alcune indicazioni dell’utilissimo Vademecum della Guardia di Finanza per quanto riguarda i più comuni problemi relativi ai saldi.

Per ulteriori informazioni ecco il documento completo dal sito della GdF.

 

 

Prezzi

Lo sconto deve essere espresso in percentuale e sul cartellino deve essere indicato anche il prezzo normale di vendita (art. 15 D.lgs 114/98). I prodotti in saldo dovrebbero comunque essere ben separati da quelli non scontati al fine di evitare la possibile confusione tra prodotti in sconto e prodotti a prezzo pieno.

Il venditore è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato; se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, sarà bene comunicarlo al negoziante e non esitare, in caso di difficoltà, a contattare l’ufficio di Polizia Annonaria del Comune.

I negozianti convenzionati con una carta di credito sono tenuti ad accertarla anche nel periodo dei saldi. Se si rifiutano di permettere il pagamento con la carta o richiedono per l’utilizzo un prezzo più elevato, sarà bene rappresentarlo alla società che ha emesso la carta.

Prove e Cambi

Consentire la prova dei capi non è un obbligo, ma è rimesso alla discrezionalità del negoziante. Quando è possibile, sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge, né durante i saldi né durante le vendite normali, ma è anch’essa rimessa alla discrezionalità del commerciante. Se si è incerti sull’acquisto sarà utile chiedere al negoziante se è possibile effettuare un cambio e il limite di tempo per farlo.

Garanzie

Conservate sempre lo scontrino, perché se un difetto si palesa dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa. Il d.lgs 24/2002 (rientrato nel Codice del Consumo) ha infatti introdotto nel Libro IV del Codice Civile (delle obbligazioni) dei nuovi articoli (da 1519-bis a 1519-nonies), in base ai quali ogni bene acquistato da un consumatore per uso proprio e della propria famiglia, gode di una garanzia piena ed assoluta di due anni, e di almeno un anno quando si tratta di un bene usato.

Obbligato per legge a fornire questa garanzia è il venditore. Il negoziante è quindi obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se non è possibile la sostituzione, il cliente avrà diritto di scegliere se richiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria, una riduzione proporzionale del prezzo o addirittura la risoluzione del contratto. Ovviamente il rimedio scelto non deve essere oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso per il venditore (art. 1519-quater).

445 Visite

Contributi salvasfratti: ecco 275mila euro dalla regione

E’ con positività che apprendiamo la notizia che la giunta dell’ Emilia Romagna ha recentemente stanziato altri 1,2 milioni di euro per fronteggiare il problema degli sfratti per “morosità incolpevole”. Fondi che si sommano ai 14 erogati dal 2014 a oggi, e che oltrepassano quindi complessivamente i 15 milioni di euro.

 

Come si apprende dai dati e dalle statistiche la spesa per l’affitto della casa grava fino al 40% sul bilancio familiare. La misura è dunque un supporto a coloro che sono definiti come  “morosi inconsapevoli”, i quali appunto sono in condizione di sfratto a causa di problemi legati alla perdita di lavoro o contingenze che hanno mandato sull’astrico il nuclo familiare.

 

Le risorse provengono dall’apposito fondo nazionale, che consente di assegnare i contributi a 13 Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, individuati in base al numero di sfratti in rapporto a quello degli abitanti (i cosiddetti Comuni ad “Alta tensione abitativa”) o in base al numero di situazioni di disagio abitativo causato dagli affitti elevatisovraffollamento degli appartamenti fatiscenza delle case (Comuni ad “Alto disagio abitativo”). Saranno poi i Servizi sociali dei Comuni a provvedere all’assegnazione dei contributi, sulla base dell’istruttoria che accerta lo stato di indigenza e i requisiti di accesso.

 

Le condizioni per ottenere il contributo

L’importo massimo del contributo è di 12 mila euro per nucleo familiare, anche composto da una sola persona. Possono usufruire del ‘Fondo salvasfratti’ le famiglie con cittadinanza italiana o di area Ue, se extraeuropee in possesso di regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 26 mila euro. Devono aver ricevuto un avviso di sfratto per morosità, essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura da almeno un anno, e non possedere altre abitazioni in ambito provinciale. Tra i criteri preferenziali, la presenza di un ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, o ancora di un familiare in carico ai servizi sociali o alle Ausl.

 

Ecco la pagina del sito dell’ Emilia Romagna che spiega ulteriormente la misura.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

685 Visite

Associazioni de consumatori: quali requisiti per la registrazione all’albo regionale?

E’ con grande piacere che condividiamo l’intervento di Antonio Mumolo, consigliere regionale :

 

Quali sono i requisiti che devono avere le associazioni dei consumatori che vogliono iscriversi al registro regionale e percepire contributi? Bisogna fare molta attenzione a non fare assistenzialismo e a tenere distinte le associazioni dagli studi legali. <<Oggi sono intervenuto su questo tema nel corso della Commissione regionale Politiche economiche>>- ci dice Mumolo.

+++Commercio. Sì in commissione a requisiti per iscrizione a registro regionale associazioni consumatori+++

Parere favorevole in commissione Politiche economiche, presieduta da Luciana Serri, ai requisiti individuati dalla Giunta per l’iscrizione nel registro regionale delle associazioni dei consumatori e degli utenti, al fine di percepire i contributi assegnati dalla Regione. Hanno votato a favore della delibera Pd e Si, astenuti Ln, M5s e Fdi-An. Numero minimo di iscritti alla data di presentazione della domanda o al 31 dicembre dell’anno precedente alla richiesta di conferma annuale di iscrizione al registro non inferiore allo 0,2 per mille della popolazione regionale; a decorrere dal 2021, la misura passa allo 0,5 per mille e si richiede una presenza sul territorio in almeno cinque province con un numero di iscritti non inferiore allo 0,2 per mille della popolazione di ciascuna di esse.

 

E, ancora, quota associativa annuale non inferiore a 2 euro e presenza sul territorio degli sportelli associativi in almeno cinque province in locali autonomi rispetto ad attività economiche, compresi studi professionali. Sono questi i principali requisiti che un’associazione di consumatori e utenti deve possedere per potersi iscrivere al registro regionale.

 

Gabriele Delmonte (M5s) ha criticato il requisito del numero degli iscritti e della quota associativa. Riguardo al primo, pur condividendo l’intento della Giunta di finanziare le realtà associative più strutturate, ha puntato il dito contro il parametro delle cinque province, che potrebbe limitare la crescita di nuove associazioni.

 

In merito alla seconda, ha sottolineato come 2 euro siano una cifra fin troppo simbolica. Raffaella Sensoli (M5s) si è associata alle critiche di Delmonte, esprimendo però apprezzamento per il recepimento, da parte della Giunta, di alcune proposte avanzate dai 5 stelle in occasione dell’approvazione della nuova legge regionale, in particolare l’ubicazione degli sportelli aperti al pubblico in locali autonomi.

 

Tommaso Foti (Fdi-An) ha presentato quattro proposte di modifica. Accolta quella finalizzata a per specificare che il parametro della popolazione è da intendersi ‘legale’ nella definizione che ne dà il ministero dell’Economia e delle finanze. Ritirate le altre, fra le quali una per portare da cinque a tre le province nelle quali devono essere presenti gli sportelli associativi e una per portare da 2 a 1 euro la quota associativa, secondo le disposizioni ministeriali. Per il Pd sono intervenuti Mirco Bagnari, che ha espresso apprezzamento per la gradualità introdotta dalla Giunta nell’applicazione del parametro relativo alla numerosità degli iscritti e alla loro distribuzione territoriale, utile per fare approfondimenti rigorosi, e Antonio Mumolo, che ha accolto con favore il criterio territoriale delle cinque province, necessario se non si vuole fare assistenzialismo, e l’ubicazione degli sportelli aperti al pubblico in locali autonomi, fondamentale per evitare commistioni in particolare con studi legali.

 

Ha espresso dubbi, invece, sulla quota associativa di 2 euro, giudicandola davvero troppo bassa.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

473 Visite

Prima udienza dinanzi al Giudice di pace per "mancata presentazione domande per contributi affitto CONIA"

Il giorno 3 aprile 2017 si è tenuta la prima udienza dinanzi al Giudice di pace per  “mancata presentazione domande per  contributi affitto Conia” come avevamo già anticipato sul nostro sito in seguito a numerose segnalazioni arrivate dagli utenti coinvolti.

 

Il CONIA non essendosi presentato innanzi al giudice, è stato dichiarato contumace. Il Giudice in proseguo ha rinviato in secondo udienza la causa al 19/10/2017.  ” Un comportamento  molto grave che lede la tutela dei diritti di numerose famiglie richiedenti affitti agevolati”- commenta Maurizio Gentilini – presidente di Federconsumatori Bologna.

Bologna il 05/04/2017.

Per segnalazioni potete scriverci a info@federconsumatoribologna.it o contattarci al 051 6087120 o tramite facebook.

anatocismo mutui

 

 

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015”

785 Visite

Attenzione ai vecchi libretti postali!

Ricordate quando, qualche anno addietro fu diffusa la notizia di libretti antichi che, trovati nel fondo di qualche cassetto o “nella soffitta della nonna”, avrebbero garantito rendite milionarie?
Ricordate che due avvocati della provincia di Roma lanciarono una campagna mediatica capillare, invitando coloro i quali detenevano questi libretti a fare causa alle banche, per avere rimborsato il capitale, gli interessi maturati e la rivalutazione di decine di anni?
Furono avviate centinaia di cause, con adesioni da tutta Italia, e furono tutte inesorabilmente respinte, per evidenti ragioni di maturazione della prescrizione.
Il tutto costò carissimo a chi aveva creduto alle promesse di guadagno, anche perché i legali non versarono il contributo unificato di iscrizione a ruolo delle cause. Vi hanno poi dovuto provvedere i clienti, ai quali sono recentemente arrivate le cartelle di Equitalia, con tanto di mora e sanzioni.
Pochi giorni fa alcuni quotidiani hanno dato diffusione alla notizia di una ultracentenaria in procinto di avviare, col sosegno di una “associazione di consumatori” una causa contro Poste, a seguito del ritrovamento di un buono del 1950.
Ci risiamo, dunque.
E’ necessario invitare tutti coloro i quali siano in possesso di buoni o libretti antichi a prestare la massima attenzione e a non credere alle promesse di facili guadagni: simili notizie si sono sempre rivelate infondate, con conseguenze disastrose sui consumatori che hanno deciso di promuovere le cause risarcitorie.

E.A.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″

816 Visite

Mondadori e la traduzione sbagliata: che fare se si è acquistato il libro "Signora della Mezzanotte" di Cassandra Clare

Il 15 marzo scorso è uscito, in contemporanea con gli Stati Uniti, l’ultimo volume della popolare saga urban fantasy “Shadowhunters” di Cassandra Clare, “Signora della Mezzanotte”. La fretta di uscire in stampa ha però provocato un inconveniente non da poco per i lettori italiani: come da ammissione dell’editore Mondadori, non sono state tradotte alcune modifiche, anche di trama, che l’autrice ha inserito all’ultimo minuto. Chi ha acquistato la prima edizione si trova quindi con un prodotto che non è quello originale dell’autrice.

Questa circostanza, seppur nota all’editore, non è stata indicata ai clienti, nemmeno applicando una fascetta o affiggendo un avviso nelle librerie.

Alcune persone si sono rivolte alla nostra associazione per sapere come comportarsi, a parte ovviamente rassegnarsi e stampare il file pdf messo a disposizione dall’editore con le parti mancanti. Il nostro consiglio è:

  • – se avete conservato lo scontrino, recatevi in libreria chiedendo la sostituzione del libro con uno corretto. L’inconveniente occorso è infatti riconducibile alla fattispecie dei difetti di conformità trattata dal Codice del Consumo. Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore e potrà poi in seguito rifarsi sul produttore;
  • – se non avete conservato lo scontrino e quindi non potete rivolgervi al venditore, scrivete a Mondadori chiedendo che vi venga consegnata una copia integra del libro, quando uscirà, in cambio della copia fallata in vostro possesso. Non c’è una norma di legge specifica che obblighi il produttore, ma probabilmente Mondadori deciderà di farlo di sua spontanea volontà qualora riceva un numero elevato di richieste;
  • – un ulteriore modo per fare pressione sull’editore è segnalare la pratica commeciale scorretta all’Autorità Garante Concorrenza e Mercato, sul loro sito, cosa che noi abbiamo già fatto come associazione. Anche in questo caso, più segnalazioni vengono inviate e meglio è.
558 Visite

Multa di 500.000 euro a Sony dall'Antitrust

Con provvedimento n.24715 l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato ha multato SONY Italia per pratiche commerciali scorrette.
Il comportamento sanzionato consisteva nel diffondere, attraverso il sito internet ufficiale www.sony.it , informazioni non veritiere circa la garanzia legale e i diritti dei consumatori in caso di difetto di conformità. Sony infatti comunicava solo l’esistenza della garanzia convenzionale, la cosiddetta “garanzia del produttore”, che copre i difetti di fabbrica entro un anno dalla data dell’acquisto, guardandosi bene dall’informare i suoi clienti  riguardo alla garanzia legale, che copre indistintamente tutti i prodotti venduti in Italia, indipendentemente dal loro valore, per DUE anni dalla consegna del bene.
L’Antitrust, non considerando sufficienti le argomentazioni difensive di Sony, l’ha condannata a rettificare quanto contenuto nel sito, a pubblicare sulla homepage un estratto del provvedimento e a pagare 500.000 euro di multa.

Dopo Apple, un altro colosso è costretto quindi a prendere atto dell’esistenza di una legge, il Codice del Consumo, ormai in vigore da quasi dieci anni . Resta da vedere quanto possano incidere “soli” 500.000 euro di multa sul comportamento di una multinazionale con decine di milioni di fatturato. Intanto, ad oggi (20 gennaio, ore 18,00) non è stato ancora aggiornata la pagina del sito Sony.it relativa alla garanzia né vi è alcuna traccia della pubblicazione in home page del provvedimento.

Schermata sito Sony 20 gennaio ore 18

Schermata sito Sony 20 gennaio ore 18

 

 

 

 

 

E.A.

 

 

 

 

 

472 Visite

Ancora problemi sulla garanzia dei prodotti Apple

Dopo la multa comminata dall’Antitrust ad Apple e confermata dal TAR riguardo alla mancata applicazione della garanzia legale biennale, un’altra pratica “sospetta” ci è stata segnalata da alcuni consumatori.
Apple, infatti, è solita offrire in sostituzione di prodotti difettosi in garanzia (soprattutto Iphone)  non un prodotto nuovo, bensì un telefono “ricondizionato” (o”rigenerato” o  “refurbished”) , vale a dire un prodotto composto per la maggior parte da componenti nuovi e per una certa percentuale da componenti usati. Su questi prodotti viene solitamente fornita una garanzia di 1 anno.
Questa prassi, se applicata appunto ai prodotti ancora in garanzia di cui il consumatore chiede la sostituzione, potrebbe essere in contrasto con le previsioni del Codice del Consumo, che permette al consumatore di ottenere, a sua scelta, la riparazione del prodotto difettoso o la sua sostituzione con un prodotto uguale. Abbiamo dubbi che un prodotto “rigenetato” sia idoneo a garantire la tutela concessa da Codice del Consumo ai consumatori italiani.
Abbiamo inviato una segnalazione-esposto all’Autorità Garante Concorrenza e Mercato affinché indaghi su questa pratica commerciale ed eventualmente intervenga nel caso in cui rilevi la violazione della legge.
In attesa che l’Antitrust si pronunci, il nostro consiglio è quello di portare i prodotti difettosi ancora coperti da garanzia dal soggetto tenuto a ritirarli, ovvero il venditore (non il produttore, né un Apple Store) e di insistere per la sostituzione con un prodotto non ricondizionato.
I nostri sportelli sono a disposizione di chi voglia essere tutelato o voglia inviare una segnalazione al riguardo.

 

 

E.A.

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo svilupppo economico

532 Visite

Pratiche scorrette: confermata la sanzione ad Apple

Il TAR del Lazio, con la sentenza del 16 maggio 2012, n. 4455, ha respinto i ricorsi presentati da Apple e ha confermato la sanzione inflitta dall’Autorità Garante Concorrenza e Mercato per pratiche commerciali scorrette.

L’Antutrust italiana, infatti, con provvedimento del 21 dicembre 2011, aveva condannato Apple al pagamento di 900.000 euro di multa per la mancata applicazione della garanzia biennale prevista dalla legge. Apple e i suoi rivenditori si limitavano ad applicare la garanzia del produttore limitata ad un anno, costringendo i consumatori ad acquistare, a pagamento, l’estensione della garanzia fino a due anni.

La normativa europea ed italiana è invece chiara su questo punto: la garanzia per difetti di conformità spetta al consumatore per 24 mesi dalla consegna del bene, e tale diritto non è rinunciabile né derogabile.

Dopo il provvedimento dell’Antitrust, pur avendo presentato ricorso, Apple aveva aggiornato il suo sito web con una pagina riepilogativa dei diritti dei consumatori riguardo alla garanzia legale.

361 Visite

Garanzia legale: multata Apple per 900 mila euro

Sanzioni per complessivi 900mila euro al gruppo Apple responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l’Antitrust al termine di un’istruttoria che ha provato sia la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore, sia le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori.
In particolare, secondo quanto ricostruito dagli uffici dell’Antitrust, anche alla luce di numerose segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:
1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell’acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l’esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;
2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull’esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la ‘copertura’ del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo.
Le sanzioni sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l’Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica.
Tali importi sono stati ripartiti tra le tre società in ragione del loro fatturato, secondo il seguente schema:
1) Mancata informazione e riconoscimento della garanzia legale:
– Apple Sales International                 240 (duecentoquaranta) mila euro;
– Apple Italia S.r.l.                             80 (ottanta) mila euro;
– Apple retail Italia S.r.l.                     80 (ottanta) mila euro;
2) informazioni fuorvianti per indurre alla sottoscrizione del contratto di assistenza aggiuntiva a pagamento:
– Apple Sales International                 300 (trecento) mila euro;
– Apple Italia S.r.l.                             100 (cento) mila euro;
– Apple retail Italia S.r.l.                     100 (cento) mila euro;
Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all’Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell’Antitrust sul sito www.apple.com in modo da informare i consumatori.
La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l’indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità.
L’Antitrust ha infine deciso di accettare, rendendoli obbligatori, gli impegni presentati dalla società Comet, oggetto della medesima istruttoria. Comet è titolare di una catena di negozi e di un sito dedicato alla vendita di prodotti informatici. Gli impegni presentati garantiscono che la società, sia sul proprio sito internet che all’interno dei punti vendita, offra un’informazione ampia e completa ai consumatori, relativamente alla garanzia biennale di conformità. Dagli esiti istruttori è peraltro emerso che la società Comet, ancor prima dell’avvio del procedimento, aveva iniziato a fornire un’informazione corretta ai consumatori e a prestare adeguatamente la medesima.

Sanzioni per complessivi 900mila euro al gruppo Apple responsabile di pratiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Le ha decise l’Antitrust al termine di un’istruttoria che ha provato sia la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore, sia le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori.
In particolare, secondo quanto ricostruito dagli uffici dell’Antitrust, anche alla luce di numerose segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette:
1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momento dell’acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l’esercizio degli stessi e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di 1 anno;
2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull’esistenza della garanzia legale biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando la ‘copertura’ del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del Consumo.
Le sanzioni sono pari a 400mila euro per la prima pratica e 500mila per la seconda pratica. Per la prima pratica, l’Autorità ha infatti tenuto conto delle modifiche adottate dalle società del gruppo nel corso del procedimento, in grado di garantire una migliore informazione ai consumatori, riducendo così il massimo edittale di 500mila che è stato invece applicato per la seconda pratica.
Tali importi sono stati ripartiti tra le tre società in ragione del loro fatturato, secondo il seguente schema:
1) Mancata informazione e riconoscimento della garanzia legale:
– Apple Sales International                 240 (duecentoquaranta) mila euro;
– Apple Italia S.r.l.                             80 (ottanta) mila euro;
– Apple retail Italia S.r.l.                     80 (ottanta) mila euro;
2) informazioni fuorvianti per indurre alla sottoscrizione del contratto di assistenza aggiuntiva a pagamento:
– Apple Sales International                 300 (trecento) mila euro;
– Apple Italia S.r.l.                             100 (cento) mila euro;
– Apple retail Italia S.r.l.                     100 (cento) mila euro;
Le società, oltre a cessare le pratiche e comunicare all’Autorità le misure assunte per ottemperare al provvedimento, dovranno pubblicare un estratto della delibera dell’Antitrust sul sito www.apple.com in modo da informare i consumatori.
La società Apple Sales International, infine, entro 90 giorni, dovrà adeguare le confezioni di vendita dei servizi AppleCare Protection Plan, inserendo l’indicazione sulla esistenza e durata biennale della garanzia di conformità nonché indicando correttamente la durata del periodo di assistenza con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità.
L’Antitrust ha infine deciso di accettare, rendendoli obbligatori, gli impegni presentati dalla società Comet, oggetto della medesima istruttoria. Comet è titolare di una catena di negozi e di un sito dedicato alla vendita di prodotti informatici. Gli impegni presentati garantiscono che la società, sia sul proprio sito internet che all’interno dei punti vendita, offra un’informazione ampia e completa ai consumatori, relativamente alla garanzia biennale di conformità. Dagli esiti istruttori è peraltro emerso che la società Comet, ancor prima dell’avvio del procedimento, aveva iniziato a fornire un’informazione corretta ai consumatori e a prestare adeguatamente la medesima.

Provvedimento

546 Visite