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L’Antitrust multa Juice Plus+ per pubblicità occulta su Facebook

La società Juice Plus+, che vende integratori alimentari e pasti sostitutivi, è stata multata dall’Antitrust per un milione di euro per aver pubblicizzato in modo illecito i propri prodotti su Facebook. La ditta utilizzava 600-700 gruppi segreti sul social (ovvero gruppi a cui si accede solo su invito) per agganciare utenti interessati e persuaderli all’acquisto, approfittando del fatto che i post sembravano provenire dall’esperienza personale di consumatori che hanno assunto i prodotti JuicePlus+ ottenendo  incredibili risultati. Ad esempio, come riportato dall’Autorità, “nel gruppo segreto Facebook denominato “Trasforma la ciccia in roccia”, con circa 30.000 membri, un post condivide il risultato del dimagrimento di 5 Kg, annunciando “ho risolto i miei problemi di colesterolo (…) per tre anni insieme al mio medico non abbiamo risolto nulla. Giorni fa ho rifatto le analisi e miei valori sono perfetti”. In alcuni casi è stato dimostrato che dipendenti di Juice Plus+ si spacciavano per consumatori, testimoniando il “miracolo” del loro dimagrimento. In chat private venivano anche fornite informazioni mediche fuorvianti e potenzialmente dannose, ad esempio “in un caso, il venditore, in risposta al consumatore che riporta valori alterati nelle analisi del sangue, afferma che le bacche immunizzano da influenza e curano la cistite, e riporta l’esperienza di un’amica in gravidanza alla quale il medico avrebbe detto di assumere solo le capsule Premium Juiceplus come integratore41. Un altro venditore, conversando con una donna in allattamento, insiste sull’assenza di controindicazioni dei prodotti Juiceplus, in quanto completamente naturali, suggerendo l’utilizzo dei pasti sostituivi per dimagrire, come è accaduto al venditore, “3 Kg in una settimana”. Nel provvedimento dell’Antitrust si fa anche riferimento alle tecniche di vendita che vengono insegnate al personale.

L’Autorità ha rilevato la violazione della trasparenza del messaggio pubblicitario e l’ingannevolezza in merito all’efficacia dei prodotti, ritenendo la fattispecie “molto grave anche in considerazione della sua insidiosità ed elevata potenzialità offensiva” e condannando quindi la società al pagamento di un milione di euro di multa.

Qui si può leggere il provvedimento dell’Antitrust.

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Sky multata per i pacchetti calcio

L’Antitrust ha multato SKY per pratica commerciale aggressiva e pubblicità ingannevole, per un totale di 7 milioni di euro. SKY è stata accusata di non aver chiarito che il suo abbonamento calcio non comprendeva, a partire dalla stagione 2019-2019, tutte le partite di serie A, ma solo quelle che non sono state assegnate a DAZN.

Il consumatore, quindi, in assenza di adeguata informativa, sarebbe caduto nell’errore di ritenere l’abbonamento completo come negli anni precedenti, mentre in realtà era comprensivo solo di 7 partite su 10.

Inoltre, a causa della condotta aggressiva di SKY, i vecchi abbonati sono stati costretti a scegliere tra due opzioni, entrambe svantaggiose: o proseguire con un pacchetto ridotto, o recedere dal contratto in modo oneroso, perdendo gli sconti e le promozioni e pagando una penale.

La decisione dell’Antitrust apre la strada, per i consumatori che hanno subito un danno dalla pratica scorretta di SKY, alla possibilità di avviare reclami e domande di conciliazione al CoReCom. La nostra associazione è disponibile a dare assistenza: chiamateci per appuntamento al n.051/6087120.

Qui il testo del provvedimento.

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Non staccate quell’assegno! Introdotte nuove sanzioni in caso di errore di compilazione

Il 4 luglio 2017 è entrato definitivamente in vigore il Decreto Legislativo n. 90/17 che ha recepito la IV Direttiva europea antiriciclaggio.
Uno dei cambiamenti introdotti dal decreto riguarda le sanzioni relative agli assegni che non riportano la dicitura “NON TRASFERIBILE”
In caso di mancata dicitura, infatti, la multa prima ammontava a una percentuale tra l’1 e il 40 per cento dell’importo pagato, ora passa a valori fra i 3mila e i 50 mila euro. Un aggravio notevole, soprattutto per i piccoli importi.
Gli effetti di questa nuova disposizione stanno emergendo ora.
Numerosi cittadini sono incappati senza volerlo nelle maglie delle normative antiriciclaggio e stanno ricevendo ora multe salatissime.
Ora chi riceve le sanzioni ha la possibilità inviare una propria “memoria” al Tesoro, per spiegare che non si tratta di riciclaggio ma di pura dimenticanza.
Alcuni cittadini coinvolti hanno creato anche una pagina facebook dove sfogarsi e confrontarsi.
Un esempio: Matteo, un nostro associato, paga il ricevimento di nozze staccando un assegno da un vecchio libretto. L’ammontare è di 5685 €, ma Matteo dimentica di inserire la dicitura “non trasferibile”. Il funzionario della “sua” banca gli invia un messaggio su Whatsapp, mentre è in viaggio di nozze, avvisandolo dell’errore e che la banca ha fatto la segnalazione al Ministero. Niente paura però, infatti il funzionario lo avvisa che rischia un massimo di ammenda pari al 2% della somma riportata sull’assegno. Conclusione: il nostro Matteo invia una memoria al Ministero spiegando il fatto, il Ministero risponde che si vuole “sanzionare l’errore formale/distrazione”, conferma che rischia una multa da 3,000 a 50.000 € che può ovviare pagando una oblazione pari al doppio del minimo, cioè 6000€. Altro che 2% sull’ammontare dell’assegno.
Tra questi cittadini traspare non solo rammarico ma anche rabbia verso gli operatori degli sportelli che non li hanno avvertiti di questa mancanza, mentre poi – come previsto dalla legge – le banche di cui sono clienti hanno fatto partire le segnalazioni delle anomalie al Tesoro, facendo scattare immediatamente le multe.
C’è stata una scarsa informazione riguardo le nuove norme introdotte.
L’Abi (Associazione bancaria italiana) è corsa ai ripari e, qualche settimana, fa ha diffuso un decalogo su come usare correttamente gli assegni. Meglio tardi che mai.

1. Le 10 cose da sapere e a cui fare attenzione per non sbagliare:

è vietato il trasferimento tra privati, senza avvalersi dei soggetti autorizzati (ad esempio banche), di denaro contante e di titoli al portatore (ad esempio assegni senza indicazione del beneficiario) di importo complessivamente pari o superiore a 3.000 euro;

2. gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a 1.000 euro devono riportare – oltre a data e luogo di emissione, importo e firma – l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile”. Fai quindi attenzione se utilizzi un modulo di assegno che hai ritirato in banca da molto tempo e verifica se l’assegno reca la dicitura “non trasferibile”. Se la dicitura non è presente sull’assegno ricordati di apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro;

3. le banche, alla luce delle disposizioni di legge, consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata di non trasferibilità;
chi vuole utilizzare assegni in forma libera, per importi inferiori a 1.000 euro, può farlo presentando una richiesta scritta alla propria banca;

4. per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera e cioè senza la dicitura “non trasferibile” è previsto dalla legge il pagamento a carico del richiedente l’assegno di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato;

5. è vietata l’apertura di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia ed è anche vietato il loro utilizzo anche laddove aperti in uno Stato estero; i libretti di deposito, bancari e postali, possono essere emessi solo in forma nominativa e cioè intestati ad una o più determinate persone;

6. per chi detiene ancora libretti al portatore è prevista una finestra di tempo per l’estinzione, con scadenza il 31 dicembre 2018, resta comunque vietato il loro trasferimento;

7. in caso di violazioni per la soglia dei contanti e degli assegni (come la mancata indicazione della clausola “Non trasferibile”) la sanzione varia da 3.000 a 50.000 euro;

8. per il trasferimento dei libretti al portatore la sanzione può variare da 250 a 500 euro. La stessa sanzione si applica nel caso di mancata estinzione dei libretti al portatore esistenti entro il termine del 31 dicembre 2018;

9. per l’utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti anonimi o con intestazione fittizia la sanzione è in percentuale e varia dal 10 al 40% del saldo.
Federconsumatori Emilia Romagna

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Sovrapprezzo in bolletta: l’AGCM multa cinque venditori

L’Antitrust ha multato cinque venditori di energia elettrica e gas (Green Network, A2A, E.On, Edison e Sorgenia) per pratica commerciale scorretta per l’applicazione di sovrapprezzi, da 1 a 4 euro, per l’utilizzo di determinate forme di pagamento diversi dal RID (ad esempio il bollettino postale o la carta di credito). Questa prassi è contraria all’art.62 del Codice del Consumo, che appunto stabilisce che “i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti“.

Le società sono state condannate a pagare multe da 20.000 a 350.000 euro.

Sul sito dell’Autorità è possibile scaricare il testo dei provvedimenti.

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Sovrapprezzo in bolletta: l’AGCM multa cinque venditori

L’Antitrust ha multato cinque venditori di energia elettrica e gas (Green Network, A2A, E.On, Edison e Sorgenia) per pratica commerciale scorretta per l’applicazione di sovrapprezzi, da 1 a 4 euro, per l’utilizzo di determinate forme di pagamento diversi dal RID (ad esempio il bollettino postale o la carta di credito). Questa prassi è contraria all’art.62 del Codice del Consumo, che appunto stabilisce che “i professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti“.

Le società sono state condannate a pagare multe da 20.000 a 350.000 euro.

Sul sito dell’Autorità è possibile scaricare il testo dei provvedimenti.

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Multa a Trenitalia di 5 milioni

A seguito di un esposto di Federconsumatori, l’AGCM (Antitrust) ha sanzionato Trenitalia S.p.a. per una pratica commerciale scorretta inerente il sistema telematico di ricerca e acquisto dei titoli di viaggio accessibile alla clientela: sul sito aziendale, tramite le emettitrici self-service di stazione e la App Trenitalia per smartphone e tablet.
A seguito di un complesso procedimento, l’Autorità ha, infatti, accertato che l’insieme di soluzioni di viaggio proposte a seguito di una ricerca su tali strumenti informatici omette numerose soluzioni con treni regionali (generalmente più economiche), pur trattandosi di alternative sostituibili a quelle invece mostrate, alterando in questo modo la scelta del consumatore.
In particolare, la soluzione di viaggio che prevede un cambio e l’utilizzo di treni regionali non è mai inclusa nei risultati di ricerca e non è altrimenti rintracciabile (se non attraverso la specifica ricerca con l’opzione “Regionali” sul sito internet), laddove la partenza sia in prossimità di una soluzione che utilizza Frecce e Intercity (l’unica invece sempre mostrata) anche se di poco più veloce.
Trenitalia non ha in alcun modo informato i consumatori in merito a tale importante limitazione, ma ha anzi utilizzato, sul sito aziendale, la denominazione ingannevole “tutti i treni”.
L’Autorità ha ritenuto tale pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del Consumo e ha
irrogato a Trenitalia S.p.a. una sanzione di 5 milioni di euro, pari al massimo consentito. In
considerazione dei rilevanti effetti della pratica sui consumatori l’Autorità ha, altresì, imposto al professionista, ai sensi dell’art. 27, comma 8, del Codice del Consumo, l’obbligo di pubblicare una dichiarazione di rettifica informativa sul proprio sito internet, sull’App e sulle emettitrici self service presenti in stazione.

 

E.A.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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AGOS Ducato multata per pratiche scorrette ed aggressive

La società finanziaria Agos Ducato è stata pesantemente multata lo scorso 9 agosto dall’Antitrust, per tre pratiche commerciali che le associazioni di concumatori, compresa la nostra avevano denunciato.

La prima pratica sanzionata riguarda la prassi di contattare i clienti, con comunicazioni personalizzate, per proporre condizioni migliorative dei finanziamenti in corso. In realtà i clienti, che erano spinti a concludere il contratto verbalmente attraverso il call center,  si trovavano ad accettare proposte poco trasparenti che nel 75%  dei casi peggioravano le condizioni del prestito, a causa di spese o commissioni accessorie, polizze assicurative, penali per il recesso anticipato, emissione di carte revolving collegate.

La seconda pratica giudicata scorretta consiste nell’ostacolare l’estinzione anticipata dei finanziamenti, con ritardi non giustificati nell’emissione dei conguagli e richieste di documentazione di difficile reperibilità.

Infine, la terza pratica sanzionata è una nostra vecchia conoscenza, in quanto più volte l’abbiamo riscontrata a danno dei consumatori, non solo da parte di Agos. Stiamo parlando della odiosa prassi di sollecitare il pagamento di rate scadute attraverso telefonate e sms e telegrammi a familiari e al posto di lavoro, anche ogni due giorni.

L’Antitrust ha ritenuto che questi comportamenti siano gravemente lesivi dei diritti dei consumatori e della libertà di scelta ed ha conseguentemente sanzionato la società di un milione e 640.000 euro, imponendo la cessazione delle condotte scorrette.

Invitiamo chiunque ritenga di essere vittima di comportamenti scorretti da parte di società finanziarie a segnalarlo alle associazioni dei consumatori e all’Antitrust, attraverso il sito dell’Autorità.

Di seguito, pubblichiamo il testo del provvedimento:
PS3330_chiusura

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Amazon sanzionata per pratiche commerciali scorrette

Con provvedimento del 9 marzo l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato ha sanzionato due società di Amazon per pratica commerciale scorretta, in particolare per aver omesso  informazioni precontrattuali obbligatorie come quelle sulla
garanzia legale di conformità come previste dal Codice del Consumo. Inoltre, Amazon è stata accusata di aver limitato l’esercizio dei diritti post vendita, rifiutando di prestare assistenza e limitando la garanzia legale nel caso di acquisti sulla piattaforma marketplace.
Riguardo, in particolare, al marketplace, l’Autorità ha dichiarato che “il Sito non evidenzia in maniera chiara e agevolmente percepibile, già dal primo contatto, la circostanza che alcuni beni sono venduti da soggetti terzi e indipendenti”. Amazon “non fornisce alcuna informazione in merito al ruolo svolto dallo stesso nella transazione (ossia di mero “intermediario”). Tale carenza è significativamente più idonea ad ingenerare confusione atteso che Amazon, in taluni casi, gestisce direttamente la spedizione dei prodotti e il servizio di reso degli stessi. (…)  Infine, in tali casi anche il recesso viene gestito dallo stesso professionista.”
L’Autorità ha ritenuto di multare Amazon per 300.000 euro e ha chiesto di modificare le informative del sito.
Il testo integrale del provvedimento di seguito:
PS9353_chiusura

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Decreti ingiuntivi dalla Croazia: che fare?

Alcuni nostri associati ci hanno comunicato di aver ricevuto delle richieste di pagamento da parte di una società croata, per il mancato pagamento del parcheggio a Pola. Le richieste, pervenute con raccomandata da parte di un avvocato croato, precederebbero un vero è proprio decreto ingiuntivo.

Molti destinatari hanno affermato di non essersi recati in Croazia nel periodo scritto nella lettera. Sospettiamo che si tratti di un tentativo di truffa, ma in questi casi è sempre sconsigliato limitarsi a cestinare la lettera, visto che si tratta di un procedimento radicato in Croazia, quindi con regole procedurali diverse da quelle italiane. I consulenti e i legali dei nostri sportelli sono a disposizione dei nostri associati per valutare ogni singolo caso e decidere insieme le mosse migliori da fare.

 

 

Ester Anderlini
Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento 2013 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

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Autovelox: cosa ha disposto la Corte Costituzionale e quali sono le conseguenze

 

Le multe prodotte dagli autovelox che non vengono controllati periodicamente sono illegittime. A dirlo è la Corte costituzionale con la sentenza 113/2015 depositata il 18.06.15 (presidente Criscuolo, relatore Carosi) ha dichiarato l’incostituzionalità delle regole del Codice della strada nella parte in cui non prevedono che tutti gli apparecchi «siano sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura». Per comprendere gli effetti di tale pronuncia bisogna distinguere due categorie di autovelox: la prima è rappresentata dagli apparecchi “accompagnati” dalla pattuglia, mentre la seconda riguarda quelli che vengono posti sulle strade e lasciati ivi a funzionare in automatico. Proprio questa seconda tipologia di autovelox dovrebbe essere sottoposto alle verifiche periodiche, perché lo prevedono i principi fissati dal ministero delle Infrastrutture nel 2005 a integrazione del decreto ministeriale del 29 ottobre 1997. Ed è proprio la Corte Costituzionale a ricordare che a livello normativo non è prevista la necessità di verifiche periodiche per gli strumenti «impiegati sotto il controllo costante degli operatori di polizia stradale». Per capire dalla lettura del verbale se lo stesso nasce da un rilevamento con apparecchio presidiato o meno si deve verificare se ci sono scritte frasi del tipo: «l’infrazione è stata accertata da pattuglia composta dagli agenti X e Y». Contrariamente nei verbali che trovano la loro fonte in rilievi da parte di apparecchi non presidiati c’è scritto prima di tutto il riferimento alla legge che le autorizza (l’articolo 4 della legge 168 del 2002) oppure, fuori dalle autostrade e dalle strade extraurbane principali, al decreto del Prefetto che individua il tratto come assoggettabile a controlli automatici. La Corte costituzionale, accogliendo la tesi della «palese irragionevolezza» della norma (articolo 45, comma 6 del Codice della strada) che non prevede l’obbligo di verifica periodica per tutti gli autovelox e quindi muovendosi in senso contrario a parecchie pronunce della Cassazione, ha respinto ogni distinzione tra autovelox presidiati e non presidiati prevedendo che tutti gli apparecchi devono essere sottoposti a verifica.

Pertanto rimane aperta la possibilità di avvalersi degli effetti della pronuncia di illegittimità costituzionale della Consulta per tutti i verbali ancora non pagati mentre per quelli già pagati non ci sono più possibilità di impugnazione.

Necessario comunque risulta, nel caso in cui si debba valutare se procedere o meno con l’opposizione, accertare se l’apparecchio utilizzato è stato sottoposto a verifica. A volte ciò è riportato nel verbale come sopra spiegato. Altre volte occorre chiedere al corpo di polizia l’esibizione del documento. Si può anche richiedere di esibirlo direttamente al giudice di pace, perché spesse volte i tempi per la presentazione del ricorso sono strettissimi e non si riesce a richiedere tali documenti prima della proposizione e comunque dello scadere dei termini per l’opposizione.

Federconsumatori presta attraverso i propri sportelli ed i propri operatori supporto a tutti i cittadini che dovessero essere interessati da tali casi fornendo le necessarie informazioni ed aiuti.

 

 

Foto: fonte Sole 24ore

 

Ester Anderlini

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento 2013 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

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