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Fondi Obelisco e Europa 1 di Poste Italiane: aggiornamento

Abbiamo parlato in questo articolo della vicenda del Fondo immobiliare Europa 1 di Poste Italiane, per il quale era stato trovato un accordo.
Abbiamo ottenuto una riapertura dei termini per l’adesione al protocollo sulla conciliazione, che erano scaduti in dicembre 2018, per cui i risparmiatori che non hanno aderito allora potranno farlo adesso.
Inoltre, abbiamo ottenuto un’apertura per coloro che nel corso degli anni hanno “spostato” l’investimento presso altro istituto.

Anche per il Fondo Obelisco c’è la disponibilità di Poste Italiane a restituire il capitale investito, in alcuni casi attraverso l’adesione ad una polizza.  Stiamo aspettando, per procedere, che la società Investire S.G.R., emittente del fondo, provveda agli adempimenti formali e sostanziali di liquidazione definitiva dell’investimento.

Invitiamo quindi tutti coloro che abbiano sottoscritto un Fondo immobiliare Europa1 o Obelisco di Poste Italiane a contattarci al n.051/6087120 per fissare un appuntamento con un nostro consulente.

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Polizze dormienti: fino al 1 luglio si può chiedere il rimborso

Sono migliaia i risparmiatori che non hanno potuto riscuotere le polizze stipulate spesso dai genitori, perché trascorsi più di due anni dalla morte dell’assicurato. Le cosiddette “polizze dormienti”, trasferite con il capitale relativo al Fondo dormiente, senza possibilità di smobilizzarle.

Con il governo Monti i termini di prescrizione delle polizze vita furono protratti da 2 a 10 anni, per aver più tempo per recuperare i soldi di una polizza vita scaduta e dimenticata. La nuova normativa si applica però solo alle nuove polizze.

Per quelle già emesse, scadute e già devolute al Fondo, è possibile chiedere che vengano “risvegliate”, presentando l’apposita domanda.

Quindi chi possiede una polizza assicurativa scaduta prima del 1° luglio 2010 versata dalla compagnia nel Fondo dormienti ha tempo fino al 1° luglio 2016 per richiedere il rimborso.

Aventi diritto:

  • La scadenza della polizza (o la morte dell’intestatario) deve essere avvenuta dopo il 1° gennaio 2006;
  • La prescrizione di questo diritto deve essere avvenuta prima del 1° luglio 2010;
  • La compagnia che ha venduto la polizza deve aver rifiutato il pagamento del capitale, perché la polizza era prescritta e già trasferita al Fondo dormienti.

Fino al 1° luglio 2016 è possibile inviare la domanda. Bisogna in via prioritaria richiedere alla compagnia assicurativa l’attestazione in cui dichiara di aver devoluto la polizza al Fondo dormienti.

Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato 3,5 milioni di euro destinati ai rimborsi. Se la domanda sarà accolta, verrà pagato solo il 70% dell’importo della polizza.

Inoltre se le richieste saranno superiori alle risorse disponibili si procederà a un rimborso parziale anche della quota del 70%.

Per sapere se la richiesta è andata a buon fine bisognerà aspettare la fine di febbraio 2017quando il Ministero indicherà chi avrà diritto al pagamento e con che percentuale (il pagamento avverrà entro la fine di marzo 2017).

La Federconsuamtori di Bologna è a disposizione per fornire informazioni e l’assistenza per la presentazione delle richieste.

Maurizio Gentilini

presidente Federconsumatori Bologna

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Libretti di deposito postali e bancari, controllare la scadenza, per non rimanere senza

E’ capitato a tutti di trovare casualmente un vecchio documento attestante un deposito bancario o postale.

Al contempo periodicamente su certa stampa appaiono notizie, diffuse da poco raccomandabili studi legali, che promettono tesori e ricchezze a chi ha trovato un documento come quello citato. Poi, in fondo all’articolo, è in effetti riportato che entro sei sette mesi è attesa l’ammissibilità del ricorso da parte del Tribunale, che per il momento non ha stabilito un bel niente.

Ma come stanno realmente le cose? Nel contratto di deposito bancario o postale non è prevista la rivalutazione, che è invece sostituita dagli interessi. I quali non sono perenni; ma dopo cinque anni di mancata movimentazione del deposito e di mancata riscossione degli interessi stessi smettono di essere erogati, cioè si prescrivono. Inoltre già da qualche decennio i depositi non movimentati da almeno dieci anni e con saldo inferiore ad un minimo periodicamente fissato, sono raggruppati sotto la voce “saldi minimi” allo scopo di alleggerire le chiusure giornaliere riducendo il numero di records da elaborare.

Fino a qualche tempo fa questo naturalmente non precludeva al risparmiatore il diritto di rientrare in possesso della sua somma; la procedura era un po’ più lunga e laboriosa di quella eseguita allo sportello perché coinvolgeva uffici interni, ma possibile.

A complicare le cose è intervenuto qualche tempo fa un provvedimento voluto dal Ministro Tremonti, noto come “conti dormienti” che ha imposto a banche, assicurazioni e posta di versare al Ministero del Tesoro le somme rinvenienti da rapporti prescritti a termini di legge. Le somme depositate si prescrivono 10 anni dopo l’ultimo movimento. Invece le somme dovute dalle assicurazioni a qualsiasi titolo, in particolare sulle polizze vita, si prescrivevano dopo un anno dalla scadenza o dalla morte dell’assicurato ed il contratto prevede che il riscatto venga espressamente richiesto dall’avente diritto. Pertanto, specialmente in caso di decesso dell’assicurato vita, è spesso capitato che gli eredi abbiano saputo della polizza molto tempo dopo, tra l’altro indispensabile .per ottenere il riscatto. Se era trascorso più di un anno dalla scadenza o dalla morte dell’assicurato, le compagnie legittimamente dovevano devolvere il riscatto ai conto dormienti, negandolo ovviamente ai richiedenti. La nostra associazione, con alcune altre, è riuscita ad ottenere la modifica della legge, che ha portato a due anni il termine di prescrizione per le somme dovute dalle assicurazioni. E’ comunque possibile, entro dieci anni dall’avvenuta devoluzione al fondo, rientrare in possesso delle somme con una  apposita procedura eseguibile sia dagli interessati che tramite la nostra associazione. I tempi non sono ridotti ma i costi sì.

Gustavo Tortoreto, consulente Federconsumatori Bologna

 

E.A.

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Il Conto Corrente Postale: è davvero come quello bancario?

Già da qualche tempo è possibile per chiunque aprire un conto corrente con Poste Italiane. Ma è proprio la stessa identica cosa che aprire un conto con un banca? La risposta è NO e vedremo nel dettaglio perché.
Innanzi tutto è bene precisare che trasformare la posta in banca è stata un’idea forse geniale ma pericolosa da parte di una banca milanese – indovinate di chi – che con un semplice atto notarile ha aperto 14.000 filiali senza investire nulla, ma proprio perché nulla ha investito la preparazione del personale non è stata curata e nemmeno si è provveduto ad adeguare la legislazione vigente o almeno ad informare opportunamente la clientela circa i comportamenti da adottare.
E così quello che si chiama “conto corrente postale” e non “conto corrente bancario” gode sì delle medesime garanzie in caso di insolvenza da parte del depositario delle somme (fino ad € 103.131,59) ma ha anche sgradevoli deficienze. La più grave e ricorrente è quella che descriviamo.

Se in un conto corrente bancario con saldo vicino allo zero versiamo un assegno, la relativa somma ci verrà accreditata di norma con valuta leggermente postergata, tale da consentire alla banca di incassare l’assegno dalla banca trattaria e di venire pertanto in possesso della somma in questione. Questa operazione richiede qualche giorno; di qui l’esigenza della banca di ritardare la valuta di accredito. Se lo stesso giorno del versamento (quando cioè la valuta applicata dalla banca non è ancora maturata) emettiamo un nostro assegno la banca pagherà sì l’assegno, ma riservandosi – a termini di contratto – di richiedere per questo anticipo di contanti un congruo interesse per i giorni mancanti alla maturazione della valuta. Come sostengono gli economisti, in tal modo la banca ha emesso moneta, cioè ha messo in circolazione denaro in quel momento inesistente. E a compiere questa operazione le banche sono autorizzate.
Se tutto questo avviene invece con un conto corrente postale la procedura non è del tutto identica. I giorni di valuta richiesti per l’accredito dell’assegno sono presenti anche in questa realtà; ma se lo stesso giorno il correntista emette un assegno sul conto postale senza avere la provvista, la Posta NON PUO’ pagare l’assegno (ancorché la data di maturazione della valuta dell’assegno precedentemente versato sia molto prossima) perché non è autorizzata ad emettere moneta e pertanto le regole in vigore la obbligano a protestare l’assegno anche senza avvertire il correntista. Non si tratta pertanto di cattiveria o di insipienza da parte degli addetti alle Poste, ma di un vuoto legislativo vero e proprio. E va precisato che purtroppo in questi casi Federconsumatori non può intervenire a favore del Consumatore in quanto la legge  è stata rispettata,  pertanto non c’è spazio per alcun intervento in difesa del malcapitato.

Federconsumatori non pretende di fare o di modificare le leggi, ma sarebbe verosimile che fino ad un certo importo prefissato (si può ipotizzare euro 2000/2500) la Posta possa ugualmente pagare un assegno, ancorché non perfettamente coperto, posto che veramente entro uno/due giorni maturi la valuta di un assegno precedentemente versato. Questo ovviamente dietro adeguato e legittimo compenso.  In alternativa si potrebbe autorizzare la Posta ad avvertire preventivamente i correntisti: in tutti i casi da noi esaminati è emerso che se i correntisti fossero stati allertati avrebbero facilmente e celermente provveduto a quanto necessario, ovvero, come si dice, a “fare i fondi”.  Federconsumatori si ripromette di portare all’attenzione di chi di dovere questo problema.  Nel frattempo sarebbe quanto meno auspicabile fornire ai correntisti, da parte di Poste Italiane, una adeguata informativa circa i rischi che si corrono non rispettando alla lettera le regole contrattuali.  In particolare i correntisti dovrebbero sapere con precisione che emettendo un assegno subito dopo averne  versato un altro sul conto corrente postale può essere molto rischioso se sul conto non era già da prima presente la somma necessaria a coprire l’assegno emesso.

Gustavo Tortoreto –  Consulente Federconsumatori

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Caos Poste: risarcimenti

**********ARTICOLO AGGIORNATO IL 19-6-11 **********

Dopo il caos generato in moltissimi uffici postali dai problemi informatici del loro server interno, Poste Italiane hanno aperto un tavolo di trattativa con le Associzaioni dei Consumatori per la definizione dei rimborsi e degli indennizzi agli utenti danneggiati.
Il 9 giugno si è tenuto il primo incontro, che ha riguardato la fissazione dei criteri e delle modalità degli indennizzi.

Possono essere indennizati i seguenti casi:

a)    Danni accertati e documentabili dovuti al ritardato pagamento di multe tasse, mutui, bonifici, bollette, ecc.

b)    Danni dovuti alla mancata spedizioni di raccomandate per concorsi di varia natura

c)    Disagio subito da categorie particolari quale quella dei pensionati.

In un incontro successivo tenuto il 17 giugno, Poste Italiane ha confermato la disponibilità a valutare le richiesta di rimborso.

I cittadini, coinvolti nei disservizi postali verificatisi all’inizio di giugno e che hanno subito un danno economico documentato relativo all’impossibilità di effettuare un pagamento, di ritirare il contante o di spedire pacchi e corrispondenza, o di altri danni verificabili, potranno essere risarciti secondo le modalità previste dall’accordo attraverso un processo di conciliazione gratuito gestito dalle parti, sia a livello nazionale, che nelle varie Regioni.

Inoltre si è convenuto di tradurre concretamente le scuse porte dalle Poste attraverso un’offerta gratuita presso gli sportelli dedicata ai pensionati sopra i 65 che hanno subito i disagi causati da questi disservizi.
Questi potranno scegliere in via del tutto gratuita tra un conto Banco Posta Plus per un anno o, in alternativa, una polizza di infortuni senior per 3 mesi, corrispondenti a un valore che vaia tra 31 e 45 Euro.

L’informativa ed il modulo per avviare la conciliazione saranno disponibili presso gli uffici postali, le sedi delle Associazioni dei Consumatori, e sui rispettivi siti internet.

Nel frattempo, Federconsumatori e le altre associazioni hanno chiesto alle varie istituzioni centrali e locali e alle aziende di pubblico servizio di concedere una proroga dei termini di pagamento e/o la sospensione degli oneri aggiuntivi come nel caso di multe per violazione del codice della strada, bollette per forniture di luce,gas,acqua e tasse comunali.

Modulo POSTE

REGOLAMENTO DI CONCILIAZIONE

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Servizi Postali: sentenza Corte Costituzionale n.46 /2011

La Corte Costituzionale ha dichiarato incompatibile con l’art.3 della Costituzione (principio di uguaglianza) l’art.6  del DPR n. 156/73 “nella parte in cui dispone che l’Amministrazione ed i concessionari del servizio telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il ritardato recapito delle spedizioni effettuate con il servizio Postacelere”.

La sentenza nasce da una richiesta di risarcimento danni rivolta a Poste Italiane per lo smarrimento di un plico contenente documenti. La società mittente, a causa del disservizio, aveva perso la possibilità di partecipare ad una gara di appalto ed aveva chiesto in tribunale il risarcimento per la perdita di opportunità, mentre Poste Italiane aveva solo offerto il rimborso del costo di spedizione.

La sentenza è comunque applicabile anche ad altri casi che vedono coinvolti i consumatori in qualità di danneggiati dai disservizi postali.

corte-costituzionale-46-2011

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Polizze Poste Vita

Polizze Poste vita: una storia di inganni ed espropriazioni di Stato

L’argomento è complesso e ancora incerto sotto il profilo legislativo (il Parlamento

dovrebbe convertire e non si sa se con modifiche il Dl. n. 40/2010), ma estremamente

esemplificativo del modus operandi del sistema finanziario e della classe politica

italiani.

Quella che si propone è una sintesi inevitabilmente molto parziale.

E’ successo negli ultimi anni che parecchi risparmiatori su sollecitazione delle Poste

Italiane spa, abbiano stipulato delle polizze “Poste Vita”. Tali polizze emesse da Poste

vita spa, ramo assicurativo di Poste Italiane spa, dovevano essere nell’intenzione dei

contraenti (e nelle prospettazioni delle Poste) uno strumento utile per trasmettere ai

parenti delle somme di denaro, usufruendo delle agevolazioni di legge per tale tipologia

di contratti.

In realtà, è accaduto che i contratti stipulati non fossero “semplici” contratti di

assicurazione sulla vita, ma contratti di natura cd. mista: da una parte l’elemento

assicurativo, dall’altra quello di investimento finanziario. I soldi del risparmiatore

(spesso ignaro, di età superiore i 65 anni e con nessuna conoscenza finanziaria) non di

rado venivano investiti in strumenti finanziari rischiosi, collegati ad indici della borsa

(index linked), emessi da società distinte rispetto a Poste Vita che si limitava, come

molte altre società assicurative, ad immettere sul mercato dei “prodotti finanziari

travestiti da assicurazioni” senza neppure garantire il capitale investito. Questa grave

anomalia-distorsione del mercato italiano in cui mancavano i“meccanismi di tutela e

garanzia tipici dei contratti di assicurazione, spesso affievoliti in prestazioni

demografiche a bassissimo valore aggiunto per gli assicurati” veniva corretta con anni

di ritardo dall’ISVAP con il Regolamento n. 32 dell’11 giugno 2009.

A questi fatti, già di per sé indicativi della sostanziale impunità degli operatori

finanziari-assicurativi, si deve aggiungere un altro particolare, all’apparenza innocuo

ma, in realtà, come vedremo, fondamentale per le vicende che si espongono: alla morte

dell’assicurato i funzionari delle Poste consigliavano ai beneficiari delle polizze di non

chiedere la liquidazione, ma di aspettare il termine naturale di scadenza degli

investimenti. Poste prometteva per iscritto che non avrebbe eccepito l’eccezione di

prescrizione annuale e che il beneficiario avrebbe potuto riscuotere la polizza entro

dieci anni. Sulla base di tali promesse quasi sempre i beneficiari accettavano.

Parallelamente il legislatore, attraverso una complessa serie di provvedimenti

normativi (l. 3/12/2005 n. 266, D.p.r. 116/2007, l. 27/10/2008 n. 166, e l. 4/12/2008 n.

190, Circolare 11/3/2009, n. 19677 del Ministero Economia e Finanze, Dl. n. 40 del

2010), decideva di creare un sistema di indennizzo dei risparmiatori “traditi”. Tale

sistema di indennizzo, ancora incompiuto e non operativo, si configura in palese

contrasto, sotto ogni profilo, con il modello comunitario di riferimento costituito dalla

Direttiva 97/9/CE. Mentre, infatti, la Direttiva stabilisce un sistema di indennizzo

sostenuto principalmente dalle imprese di investimento, il sistema previsto dal

legislatore italiano ha la forma invece di un fondo alimentato con le risorse

“espropriate” ai risparmiatori. Lo Stato, infatti, con la Legge n. 166/08 stabiliva

che venissero devoluti al Fondo di garanzia, con effetto retroattivo, oltre ai soldi

provenienti dai conti correnti cd. dormienti, le somme ricavate dalle polizze

prescritte a far data dal 2006.

Con l’entrata in vigore della legge n. 166/08 si saldano, dunque, le due parti delle

vicende descritte, venendosi a creare una situazione paradossale: i cittadini

beneficiari delle polizze Poste vita si vedono “espropriare” dallo Stato i soldi a loro

destinati dai genitori e parenti a favore del Fondo di garanzia presso il Ministero

dell’Economia e Finanze (che controlla per il 65% Poste Italiane spa…) creato per

indennizzare proprio i risparmiatori. Poste Italiane, che aveva promesso di applicare la

prescrizione decennale, rifiuta la liquidazione delle polizze affermando che deve

applicare la legge. Le associazioni dei consumatori, in particolare Federconsumatori,

denunciano l’incostituzionalità di quello che si configura come un furto di Stato. Il

Governo tentenna. Alla fine, dopo molte pressioni da varie parti, sotto le elezioni,

decide che è il caso di mettere rimedio alla situazione grottesca che ha contribuito a

creare, ma lo fa in modo ambiguo e parziale.

Il Decreto n. 40/2010, infatti, corregge solo in parte la precedente normativa,

stabilendo che: 1) sono salve le polizze prescritte prima del 28/10/08 non devolute al

Fondo alle quali si potrà applicare la prescrizione decennale prevista da Poste Italiane;

2) sono devolute al Fondo e quindi perse tutte le somme relative a polizze per cui la

prescrizione è avvenuta dopo il 28/10/08; 3) rimangono nel Fondo – a prescindere da

quando è intervenuta la prescrizione – e sono quindi perse tutte le somme già nel Fondo.

A questo punto alcuni interrogativi: È legittimo e politicamente accettabile il citato

Decreto che ricorda molto il detto “chi avuto avuto chi ha dato ha dato …”? E’ giusto

inquadrare come polizze vita (prescrizione annuale) quelli che sono a tutti gli effetti

degli investimenti finanziari (prescrizione decennale)? Perché il legislatore non ha

previsto, come invece è stabilito per i conti correnti dormienti (D.p.r. 116/2007),

l’obbligo per le società assicuratrici di comunicare per iscritto al beneficiario della

polizze vita l’esistenza della polizza vita, vincolando all’adempimento di detto obbligo la

devoluzione al Fondo delle relative somme? E da ultimo, cosa accadrà se il Governo

non convertirà il Decreto?

Per le risposte consigliamo di rivolgersi agli sportelli Federconsumatori, per le proteste

al Ministero dell’Economia e Finanze e alla Presidenza del Consiglio, per farsi ascoltare

da politici che fino ad oggi si sono mostrati perlomeno sordi ed inetti.

Consulente Legale Federconsumatori Bologna, Avv. Giuseppe Genna


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