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Indennizzo per i truffati dalla banche: al via l’integrazione

Sono state pubblicate dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi le istruzioni operative per chiedere l’integrazione dell’indennizzo per i clienti delle cosiddette “Quattro banche” (Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti) che hanno già percepito dal Fondo di solidarietà l’80% dell’investimento.

Per chiedere il restante 20% occorre presentare domanda tramite il sito del Fitd entro 180 giorni dalla pubblicazione delle istruzioni (28/6/2019), quindi entro Natale.

Non possono chiedere l’integrazione gli investitori la cui istanza di indennizzo forfettario è stata rigettata, gli investitori che hanno avviato la procedura arbitrale e gli investitori delle ex banche venete.

Tutti i risparmiatori che si sono rivolti a noi per l’indennizzo forfettario saranno contattati a partire dal mese di settembre per l’invio della richiesta di integrazione. Invece, chi non si è mai rivolto alla nostra associazione ma desidera essere assistito ci può chiamare per appuntamento 051/6087120 oppure scriverci su info@federconsumatoribologna.it 

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Aggiornamento sul processo CARIFE

Si è tenuta ieri un’udienza nel processo penale CARIFE. Il Tribunale di Ferrara ha sciolto la riserva in ordine alle nuove costituzioni di parte civile nel processo.
Risulta, sostanzialmente, confermata l’ordinanza emessa dal Giudice dell’udienza preliminare; le parti civili da noi costituite, pertanto, sono definitivamente ammesse al risarcimento del danno derivante dai reati contestati agli imputati, con i seguenti limiti:
gli azionisti sottoscrittori dell’aumento di capitale sono stati ammessi al risarcimento del danno in relazione al reato di falso in prospetto (capo 1) alle varie ipotesi di aggiotaggio manipolativo e informativo (capi 2-6-7-8-9-10) e in relazione al reato di bancarotta.
gli azionisti non sottoscrittori dell’aumento di capitale sono stati ammessi al risarcimento del danno in relazione alle varie ipotesi di aggiotaggio manipolativo e informativo (capi 2-6-7-8-9-10) e in relazione al reato di bancarotta.

Tutti gli azionisti (sottoscrittori e non) non sono, invece, stati ammessi al risarcimento in relazione al reato di ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza (per tali capi di imputazione, è stata ammessa la costituzione di parte civile unicamente della Consob e della Banca d’Italia).

Sulla base delle istanze presentate dai sottoscritti difensori nell’interesse delle parti civili “riunite” sotto l’ombrello di Federconsumatori Bologna sono stati citati come responsabili civili le società: Deloitte, Cassa di Risparmio di Cesena e Banca Valsabbina, che pertanto risponderanno economicamente per i danni cagionati dagli imputati che alle stesse fanno riferimento.

Il Tribunale ha, invece, escluso la citazione quale responsabile civile di Bper; a tal proposito, e riassumendo il più possibile, va ricordato che dal 20 novembre 2017 è operativa la fusione per incorporazione in Bper Banca S.p.A. di Nuova Carife S.p.A., ente ponte costituito a seguito della risoluzione di Carife S.p.A. in Amministrazione Straordinaria (società nell’alveo della quale gli odierni imputati, ai tempi dei fatti per cui è processo, ricoprivano ruoli dirigenziali) avvenuta con provvedimento dell’ente di controllo Banca d’Italia del 22 novembre 2015; successivamente alla risoluzione l’azienda bancaria è stata ceduta all’ente ponte con provvedimento di Banca d’Italia in pari data.
L’impressione è che il Tribunale, escludendo la citazione di Bper, abbia voluto accelerare i tempi del procedimento, evitando l’aggravio che sarebbe derivato dalle notifiche all’istituto e dalle successive attività processuali.

A questo punto il dibattimento, già formalmente aperto, riprenderà lunedì p.v. (23 luglio 2018) con l’audizione di un perito medico legale che verrà a relazionare sulla capacità o meno di stare in giudizio di un imputato con problemi di salute (Ezio Soardi) e con la lettura dell’ordinanza ammissiva delle prove.

Ovviamente daremo aggiornamenti sul nostro sito di ogni novità rilevante.

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IL TRIBUNALE DI MILANO RICONOSCE LA LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELLA C.D. “NUOVA BANCA MARCHE”

La premessa è nota ai più: le c.d. “Quattro banche”, (Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Chieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Ferrara, in seguito liquidate), erano accusate dagli azionisti di avere smerciato, sotto forma di obbligazioni convertibili ovvero con sottoscrizione diretta, proprie partecipazioni sociali in violazione dei doveri informativi prescritti dalla disciplina vigente a vantaggio degli investitori. In particolare, si lamentava che gli istituti bancari avessero sistematicamente omesso di rappresentare la loro reale situazione economica, inducendo, soprattutto i piccoli risparmiatori, ad acquistare partecipazioni sociali nella erronea convinzione di operare un investimento a basso grado di rischio.

In seguito alle rispettive crisi aziendali, e ai successivi provvedimenti di “risoluzione degli istituti creditizi” dunque, tali ignari investitori giungevano con l’azzerare il proprio capitale.

La crisi aziendale nel settore bancario ha trovato una disciplina uniforme nell’ambito dell’Unione Europea con la direttiva 2014/59/UE, recepita in seguito dall’ordinamento italiano, che ha previsto un meccanismo di risoluzione degli enti creditizi in default, a norma del quale tali banche, ceduti i crediti deteriorati a un ente di cartolarizzazione e costituiti enti-ponte titolari dei residui rapporti giuridici (nella fattispecie, Nuova Banca delle Marche), sono infine liquidate.

Questione di notevole delicatezza, anche per le implicazioni economiche potenziali, è il riconoscimento della legittimazione passiva -ossia la capacità di essere convenuti in giudizio- dei c.d. enti-ponte, e per incorporazione degli istituti bancari cessionari di tali enti.

In effetti si sono profilati, in seno al dibattito giuridico, due orientamenti contrapposti:

– secondo un primo orientamento, gli enti-ponte non sarebbero legittimati passivi in quanto ad essi si applicherebbe il disposto dell’art 2560 cc, ai sensi del quale il cessionario d’impresa non risponde dei debiti del cedente che non siano desumibili, all’epoca della cessione, dai registri contabili obbligatori. Inoltre, si obietta che, qualora si ritenessero tali enti-ponte responsabili per i debiti delle banche in crisi, si finirebbe per privare di scopo la medesima procedura di risoluzione, la quale ha l’obiettivo di favorire la prosecuzione delle attività bancarie per il tramite di una good bank;

– secondo un opposto orientamento, caldeggiato dalla sentenza del Tribunale in commento, a tale vicenda si applicherebbe non l’art. 2560 cc, bensì il diverso art. 58 D.lgs 385/1993 (Testo Unico Bancario, T.U.B.), con la conseguenza che, al cessionario, si trasferirebbe anche l’obbligazione di natura sanzionatoria per illecito precontrattuale della banca cedente (conf. Cass. 22199/2010). Inoltre, anche ai sensi del D.lgs 180/2015, dovrebbe ritenersi di norma la trasmissione di tutti i rapporti, attivi e passivi, dalla banca in default all’ente-ponte, con esclusione solo di talune categorie di rapporti, tra i quali non rientrerebbe tuttavia il debito da illecito extracontrattuale o precontrattuale da violazione del T.U.F.

Il tribunale di Milano, con sentenza n. 11173/2017, sulla scorta degli argomenti appena succintamente menzionati, ha dichiarato quindi la legittimazione passiva dell’ente-ponte “Nuova Banca delle Marche” e per esso dei successivi aventi causa. Si precisa che tale orientamento, lungi dall’essere consolidato, è stato oggetto di critica in dottrina, tuttavia, ove trovasse conferma nella giurisprudenza di legittimità, costituirebbe un importante strumento di tutela dei risparmiatori.

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Obbligazioni subordinate delle 4 banche in crisi: partono i primi rimborsi

Dopo una lunga e faticosa lotta, con manifestazioni delle associazioni dei consumatori e dei risparmiatori davanti alle sedi del Governo, degli Enti locali, delle banche interessate e della Consob, sono stati varati i provvedimenti per ottenere il rimborso per i risparmiatori in possesso di obbligazioni subordinate emesse dalla Banca Etruria, dalla Cassa di Risparmio di Ferrara, dalla Banca Marche e dalla Cassa di Risparmio di Chieti.

La procedura prevede il rimborso automatico di un massimo dell’80% del valore dei titoli di cui si è in possesso.
Sono ammessi al rimborso automatico solo coloro che hanno un reddito inferiore a € 35.000 oppure  un patrimonio mobiliare, ovvero un portafoglio titoli, inferiore a € 100.000.

Per chi non rientra in questa situazione, al momento è al vaglio del Consiglio di Stato la procedura di arbitrato, che però non è ancora operativa. Alla stessa procedura potrà ricorrere chi fosse intenzionato ad ottenere il rimborso del 100% del valore delle obbligazioni, chi fosse in possesso di azioni e chi per qualsiasi motivo non fosse ammesso alla procedura di rimborso automatico. Naturalmente l’esito dell’arbitrato non è scontato.
La domanda per il rimborso automatico deve essere corredata di documenti comprovanti l’acquisto ed il possesso delle obbligazioni; sono ammesse al rimborso anche quelle eventualmente ereditate, purché la cosa sia dimostrabile con le normali procedure successorie.
Precisiamo infine che i valori suddetti riguardanti il reddito ed il patrimonio possono essere forniti con autodichiarazione, ma che in caso di dichiarazioni false o imprecise sono previste anche pene detentive.
Federconsumatori fornisce assistenza per informare sulla gestione della procedura e per l’inoltro delle richieste.

Allo stesso tempo prosegue la nostra lotta per ottenere una risposta risarcitoria per tutti i risparmiatori interessati, non escludendo il ricorso alle vie legali dove se ne verificassero le possibilità.

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