Articoli

Telefonia: denunciamo gravi disagi sulle conciliazioni Agcom

Le Associazioni dei Consumatori del territorio di Bologna firmatarie di questo comunicato esprimono grande preoccupazione sull’andamento delle conciliazioni telefoniche presso il Corecom, a quasi quattro mesi dall’introduzione della nuova piattaforma telematica ConciliaWeb.

Presentata come uno strumento di maggior tutela per gli utenti, rispetto al precedente sistema delle udienze svolte di persona, il ConciliaWeb in realtà non ha ancora fatto vedere i suoi frutti, anzi, ha reso più difficile l’accesso al sistema di conciliazione a quegli utenti privi di conoscenze informatiche, ovvero la maggior parte degli utenti di fascia d’età medio- alta.

Le Associazioni dei consumatori hanno iniziato subito dopo l’entrata in vigore della nuova procedura a depositare le istanze ma, a tutt’oggi, non hanno visto fissare ancora alcuna udienza.

Tra gli intenti principali dichiarati vi era quello di velocizzare i tempi del procedimento, cronicamente afflitti da grandi ritardi, ma ad oggi l’obiettivo non sembra essere stato affatto raggiunto.

L’utente infatti, certamente oggi non meno di prima, dopo il deposito della domanda cade in un limbo, nel quale il più delle volte non ha notizie, riscontri, percepibili manifestazioni di un’evoluzione della questione, né tanto meno prospettive sicure e prevedibili sui tempi di sviluppo della vicenda.

Con la conseguenza che, se l’alternativa è quella dell’azione giudiziale, visti i valori economici medi della controversia, l’evidente sproporzione tra la certezza dei costi di una causa e la potenzialità dei benefici induce i cittadini, seppur insoddisfatti, a rinunciare alla tutela.

Non sappiamo quali siano le cause del ritardo nella gestione delle pratiche, se la piattaforma del ConciliaWeb sia stata lanciata dall’Agcom troppo affrettatamente, senza che potesse garantire una piena operatività, ma il dato oggettivo e non confutabile è che, ad oggi, il nuovo sistema non funziona come era stato prospettato e non dà agli utenti i vantaggi che erano stati loro promessi.

Le Associazioni :

Adoc
Arco
Casa del consumatore
Cittadinanzattiva
Confconsumatori
Federconsumatori
Lega Acli
Unione Nazionale Consumatori

Bologna, 15/11/2018

233 Visite

Telefonia: novità sui costi per il recesso

L’Autorità per le Comunicazioni ha pubblicato le Linee Guida sulle modalità di dismissione e trasferimento dell’utenza nei contratti per adesione: in parole povere, indicazioni sui costi che possono essere addebitati all’utente quando si cambia fornitore o si chiede la cessazione del numero.

L’argomento è molto controverso, da quando i cosiddetti “Decreti Bersani” eliminarono dieci anni or sono le penali per il recesso, lasciando però la possibilità di addebitare i costi effettivamente sostenuti per la cessazione, che di fatto si sono trasformati, nell’opinione delle associazioni di consumatori, in  penali mascherate.

Le nuove linee guida prevedono che:

  • il credito residuo va sempre pagato “in soldoni” al consumatore e non accreditato su un’altra eventuale SIM a lui intestata, perché questo limiterebbe la sua libertà di scelta;
  • la possibilità di cambiare operatore va garantita in qualunque momento, con preavviso che non può superare i 30 giorni; il consumatore ha diritto a conoscere i tempi tecnici necessari per il trasferimento, che comunque non possono superare i suddetti 30 giorni;
  • le spese per il recesso devono comprendere non solo i costi supportati per il recesso o il trasferimento in sé, ma anche tutte le diverse categorie di costi che l’operatore si riserva di addebitare all’utenza, tra cui la restituzione totale o parziale degli sconti previsti dal contratto e  il pagamento delle rate residue relative ai servizi e ai prodotti offerti;
  • le spese per il recesso devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi reali sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio. Per calcolare questo valore, , l’Autorità definisce  il “valore del contratto” come il prezzo implicito che deriva dalla media dei canoni che l’operatore si aspetta di riscuotere mensilmente da un utente che non recede dal contratto. Le spese che possono essere addebitate sono il valore più basso tra il prezzo implicito dell’offerta ed i costi realmente sostenuti dall’operatore.
  • per le offerte che prevedevano sconti, solitamente in caso di recesso le compagnie telefoniche chiedono la restituzione di questi sconti. La restituzione non può superare la differenza tra   la somma dei canoni che l’operatore avrebbe riscosso qualora fosse stato applicato il prezzo implicito come sopra determinato e la somma dei canoni effettivamente riscossi dall’operatore fino al momento del recesso;
  • se il contratto prevedeva l’acquisto di prodotti a rate (smartphone, modem, telefoni ecc),  gli operatori devono sempre concedere agli utenti la facoltà di scegliere se continuare a pagare le rate residue con la periodicità precedente ovvero pagarle in un’unica soluzione;
  • le spese relative al recesso  devono essere rese note al momento della pubblicizzazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto, comprese le spese per la restituzione degli sconti ; al momento della sottoscrizione del contratto gli operatori devono comunicare, verbalmente e attraverso idonea informativa da allegare al contratto, tutte le spese che l’utente dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese
    in cui il recesso potrebbe essere esercitato;
  • gli operatori sono tenuti a comunicare annualmente i costi sostenuti per le attività di dismissione all’Autorità per le Comunicazioni che le sottoporrà a controllo e potrebbe suggerire correttivi.

 

233 Visite

Connessione internet: occhio al bollino

L’Autorità per le Comunicazioni ha cambiato in modo radicale, con la delibera 292/2018, il modo in cui le compagnie telefoniche potranno in futuro pubblicizzare le proprie offerte internet.
È finita l’era della “fibra” che non è vera fibra ma solo una potenziata ADSL: dal prossimo anno le offerte di connessione internet dovranno identificare in modo chiaro e comprensibile la qualità e il tipo di servizio.
L’Autorità ha classificato i tipi di connessione con varie sigle:

FTTH (Fiber To The Home): la vera e propria fibra, ovvero una rete di accesso in fibra ottica fino all’abitazione dell’utente;

FTTB (Fiber To The Building): una rete in fibra ottica che si estende fino la base dell’edificio dell’utente finale, mentre all’interno dell’edificio sono utilizzati portanti trasmissivi in rame.

FTTN (Fiber To The Node) o FTTC (Fiber To The Cabinet) : una rete che usa la fibra ottica fino ad un nodo
intermedio (cabina) e cavi in rame per arrivare all’utente finale. È la maggior parte della “fibra” che viene venduta oggi, che per il cosiddetto “ultimo miglio” è sostituita dal rame con evidenti perdite di velocità.

FTTE (Fiber To The Exchange): una rete che impiega esclusivamente cavi in rame fino all’abitazione dell’utente finale (ad esempio l’ADSL). La velocità massima di questo tipo di rete dipende dalle caratteristiche del doppino (lunghezza, rumorosità e qualità del cavo)

FWA (Fixed Wireless Access): sono le reti in cui la fibra ottica e/o altro mezzo raggiunge una stazione radio base a cui sono collegati i terminali degli utenti in modalità wireless.

Nelle pubblicità e nelle fasi pre-contrattuali e contrattuali i gestori devono specificare a quale tipo di connessione appartiene l’offerta e possono usare il termine “fibra”, da solo, unicamente se il servizio è del tipo FTTH/FTTB, ovvero se i cavi di fibra ottica arrivano fino al piano terra del palazzo o fino all’appartamento.
Per i servizi di altro tipo, devono specificare che la fibra è “mista rame” o “mista radio”. Per le offerte ADSL non si può usare affatto il termine “fibra”.

Per agevolare il consumatore sono previsti dei bollini di diverso colore:


È previsto un periodo sperimentale fino al 31 dicembre 2018 , al termine del quale salvo modifiche, l’obbligo varrà per tutte le offerte al pubblico.

263 Visite

Telefonia e pay TV: il punto sui 28 giorni e gli aumenti

Facciamo il punto sulla questione della fatturazione a 28 giorni per le utenze telefoniche, che è ancora un argomento “caldo” per  i cittadini che ci contattano.
Come è noto, la fatturazione a 28 giorni (13 mensilità all’anno anziché 12) non è più possibile per legge. Le compagnie telefoniche però hanno pensato bene di compensare modificando unilateralmente le tariffe con aumenti dell’ordine dell’8,6%, che di fatto avrebbero annullato i vantaggi introdotti dalle nuove regole.

A seguito dell’intervento della Federconsumatori e di altre associazioni di consumatori, l’Antitrust è intervenuta sugli operatori, contestando di ever attuato un’intesa restrittiva della concorrenza (in parole povere, un “cartello”) e ordinando quindi a TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre “la sospensione cautelare dell’attuazione dell’intesa” , sulla quale la stessa Autorità, a febbraio, ha aperto un’istruttoria tutt’ora in corso.
Il provvedimento prevede la sospensione dei rincari introdotti e la sollecitazione alle compagnie a definire in modo autonomo la propria offerta commerciale.

L’ipotesi dell’Antitrust è che, in vista dell’obbligo di fatturazione mensile, gli operatori di telefonia, reti televisive e comunicazioni elettroniche si siano messi d’accordo fra loro, contro le regole della concorrenza, concordando “la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile”.

Inoltre a febbraio l’Autitrust ha multato col massimo previsto dalla legge (1,6 milioni di euro) le compagnie che stavano continuando a emettere la fatturazione ogni 4 settimane nonostante la legge.
Gli operatori hanno avuto 120 giorni di tempo per adeguarsi; per chi non lo ha fatto, la normativa stabilisce un indennizzo forfetario di 50 euro a utente, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine stabilito.

Con la fatturazione mensile anche le comunicazioni commerciali dovrebbero essere più chiare, perché, per esempio, la formula “Solo 10 euro al mese” rispecchierà la durata effettiva del servizio offerto.

Per quanto riguarda invece le somme pagate in più per la fatturazione a 28 giorni, gli operatori hanno impugnato davanti al TAR la delibera dell’Autorità per le Comunicazioni che ne ordinava il rimborso, per cui dobbiamo attendere che il TAR si pronunci, speriamo a favore dei consumatori.

Ovviamente continueremo a presidiare gli avvenimenti ed i futuri comportamenti delle compagnie, fino a quando non si adegueranno al pieno rispetto dei diritti dei cittadini ed alla correttezza del mercato.

812 Visite

Fatturazione a 28 giorni: l’antitrust blocca gli aumenti nella telefonia

Non possiamo che esprimere forte soddisfazione per la notizia diramata ieri dall’Antitrust circa la misura cautelare adottata per tutelare i diritti degli utenti e la correttezza del mercato in relazione alla questione della periodicità della fatturazione e degli aumenti applicati.

Una misura straordinaria per rispondere all’urgenza di porre fine ad un comportamento fortemente scorretto, ed “impedire la produzione e il conseguente consolidamento degli effetti dell’infrazione.”

Nel dettaglio, come avevamo sostenuto nelle segnalazioni inviate dalla Federconsumatori all’AGCM, l’ipotesi restrittiva della concorrenza non risiedeva solo nella questione degli aumenti, identici, scattati per non rinunciare ai maggiori guadagni determinati dalla fatturazione a 28 giorni, bensì essa è avvenuta da prima, con la modifica della periodicità della fatturazione, operata nello stesso periodo dalle maggiori compagnie.

L’Antitrust, alla luce delle indagini condotte, ha pertanto deciso una “sospensione cautelare” dei rialzi delle bollette telefoniche definiti dagli operatori dopo il ritorno della fatturazione su base mensile.

“Al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.” – riporta l’Antitrust nella sua nota.

Nell’apprezzare l’operato dell’Antitrust, così come abbiamo fatto nei giorni scorsi per l’AGCOM, riaffermiamo come le Autorità debbono rappresentare un importante ed imprescindibile presidio a garanzia dell’indipendenza e della trasparenza di cui il mercato ed i cittadini hanno bisogno.

Ci auguriamo che questa sospensione sia il punto che metta fine a questa sgradevole vicenda. Ovviamente continueremo a presidiare gli avvenimenti ed i futuri comportamenti delle compagnie, fino a quando non si adegueranno al pieno rispetto dei diritti dei cittadini ed alla correttezza del mercato. Ora verificheremo la corretta applicazione della delibera AGCOM in merito allo sconto dei giorni pagati in più e attendiamo il pronunciamento sui rimborsi da parte del Tar del Lazio a ottobre, per chi ha cambiato operatore.

536 Visite

Cosa abbiamo fatto nel 2017?

Come è nostra abitudine, pubblichiamo il resoconto dell’attività della nostra associazione provinciale per l’anno appena trascorso. I settori più impegnativi dal punto di vista numerico si confermano essere la telefonia (con quasi il 50%  di pratiche sul totale) e l’energia (22%) seguiti a ruota dal settore bancario (11%). La buona notizia è che le percentuali di soddisfazione degli associati che si sono rivolti a noi sono piuttosto alte, dal momento che le pratiche concluse positivamente sono state circa l’85% , questo anche grazie agli strumenti a nostra disposizione nei settori critici: l’ Arbitro Bancario- finanziario e le conciliazioni per la telefonia e l’energia.

Questo ci fa riflettere sull’importanza dei modi extra-giudiziali per risolvere le controversie, che andrebbero valorizzati e potenziati: di fronte alla difficoltà oggettive (di costi, tempi ecc.) che si riscontrano con la giustizia ordinaria, una risoluzione snella e veloce come quella che si ottiene con una conciliazione permette di affrontare anche quei contenziosi di poco valore che possono però fare la differenza nel bilancio familiare.

Oltre alla pratiche di tutela in senso stretto, nel 2017 abbiamo anche svolto campagne di informazione sui diritti dei consumatori. Decine di alunni delle scuole primarie e secondarie della provincia hanno partecipato alle nostre lezioni sull’uso consapevole dei social network e sulla difesa della privacy; insieme a Federconsumatori Emilia Romagna e alla Camera di Commercio di Bologna abbiamo organizzato un convegno sulla sicurezza dei giocattoli e dei capi di abbigliamento; presso la Camera del Lavoro si è invece tenuto un incontro pubblico sull’e-commerce, settore in costante crescita. Da queste due iniziative sono scaturite due pubblicazioni, che trovate qui e qui , e numerosi incontri con i cittadini. I nostri interventi in radio e TV sono invece tutti disponibili in questa pagina 

Per tutto questo, vogliamo ringraziare tutti i 2797 associati che ci hanno dato la loro fiducia: è per merito loro se possiamo continuare a tutelare i diritti dei cittadini.

opuscolo attività 2017 federconsumatori

 

190 Visite

Siti di Ecommerce e informazioni: il garante a tutela della privacy

Il garante della Privacy a tutela delle informazioni personali degli utenti: non è necessario autorizzare l’utilizzo delle informazioni personali relative alla procedura di acquisto di un bene per finalità commerciali o promozionali dal sito stesso, e da partner commerciali di esso.

E’ una decisione del  garante della Privacy Questa, in seguito alla segnalazione di alcuni utenti che si lamentavano per aver ricevuto pubblicità indesiderata da parte di una società di acquisti online e per il mancato rispetto del diritto di opposizione al trattamento dei loro dati.

E’ quindi possibile consultare siti di e-commerce senza prima acconsentire a ricevere mail di tipo promozionali o veri spam.

Non è nemmeno possibile, secondo l’autorità, che la procedura di acquisto sia legata all’accettazione di ricevere le suddette mail. E’ necessario quindi, che vi sia la possibilità di scelta disgiunta da quella di lasciare le informazioni necessarie per l’acquisto sul portale.

Per avere altre indicazioni utili per prevenire e contrastare la ricezione di messaggi commerciali indesiderati, se non addirittura molesti, si consiglia di consultare il sito del Garante della Privacy (www.garanteprivacy.it/spam).

Federconsumatori tutela i consumatori, consigliamo infatti il nostro manuale per evitare problemi nell’acquisto online.

Nel caso di problemi legati alla praivacy o per ulteriori informazioni potete contattarci al centralino di Bologna al 051 6087120.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

 

 

260 Visite

La black-list nella telefonia: come funziona

Dal 2015 è attiva una banca dati che registra le morosità intenzionali nel settore della telefonia. Il sistema, denominato S.I.Mo.Tel., è stato creato per evitare il fenomeno del cosiddetto “turismo telefonico” ovvero l’indiscriminato cambio di operatore telefonico allo scopo di non pagare le bollette.
Il sistema è gestito da un soggetto privato e vi partecipano gli operatori di telefonia fissa e mobile. Di seguito pubblichiamo alcuni chiarimenti sul funzionamento del servizio:

D: Quali morosità possono essere iscritte nel sistema?
R: Sono registrati i mancati pagamenti intenzionali, non dovuti a circostanze impreviste.

 

D: Che succede se sono iscritto al sistema?
R: Al momento di stipulare un nuovo contratto di telefonia, l’operatore verificherà a sistema la presenza di morosità. In caso di “semaforo rosso” l’operatore può rifiutare di concludere il contratto.

 

D: Quando si viene iscritti al S.I.Mo.Tel.?
R: L’iscrizione avviene se si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni:
1) recesso dal contratto da non meno di tre mesi;
2) insoluto di non meno di 150 euro per ogni operatore;
3) fatture non pagate nei primi sei mesi dopo la stipula del contratto;
4) assenza di altri rapporti regolari con lo stesso operatore;
5) assenza di reclami, istanze di conciliazione e definizione delle controversie inoltrate dal cliente;
6) avviso dell’iscrizione al cliente, da inviare con mezzo tracciabile (raccomandata, pec) almeno 30 giorni prima dell’iscrizione.

 

D: Per quanto tempo saranno conservati i dati?
R: I dati saranno conservati per 36 mesi a partire dalla data del recesso dal contratto. Allo scadere del termine, i dati saranno automaticamente cancellati, anche se persiste la morosità.

 

D: Se si paga il debito si viene cancellati subito?
R: In caso di pagamento della morosità o in caso di accordo per un pagamento rateale la cancellazione deve avvenire entro 7 giorni lavorativi

 

D: Quali sono gli obblighi informativi degli operatori?
R: Al momento della stipula del contratto gli operatori devono informare, nella sezione privacy, le caratteristiche del S.I.Mo.Tel, la sede del gestore, il trattamento dei dati e i tempi di conservazione dei dati.

 

D: Come posso sapere se sono iscritto al Sistema? A chi posso inviare richiesta di rettifica?
R: Le richieste di accesso e modifica dei dati registrati vanno inviate direttamente al gestore telefonico a sensi del Codice Privacy.
Ulteriori informazioni sul sito del Garante Privacy

I nostri consulenti sono sempre a disposizione per le controversie in materia di telefonia con sportelli dedicati. Per appuntamento 051/6087120.

 

E.A.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

1905 Visite

Fatturazione a 28 giorni, pronti ad azione inibitoria

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha intrapreso procedimenti sanzionatori nei confronti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per non aver rispettato le disposizioni contenute nella delibera 121/17/CONS, relativa alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte degli operatori di telecomunicazione.

La suddetta delibera, infatti, prevede che per la telefonia fissa e per i “pacchetti convergenti” (ovvero quelli comprensivi di telefonia fissa e mobile), l’emissione della fattura deve avvenire ogni mese.

Molti operatori, violando la normativa, sono passati da 30 a 28 giorni, provocando un aumento per gli utenti di oltre l’8% sull’importo delle bollette, che non saranno più 12 ma 13.

Non ci limiteremo a plaudere all’iniziativa dell’AGCOM, della quale attendiamo gli esiti, ma avvieremo un’azione inibitoria contro i 4 operatori di telefonia che non applicano la delibera di AGCOM.

Non escludiamo, inoltre, l’invio di un esposto all’Antitrust per avviare le opportune verifiche circa l’ipotesi di cartello messa in atto dai principali operatori di telefonia nel nostro Paese.

 

 

 

 

_______________________________________________________________

 

Ufficio Stampa

Federconsumatori Nazionale

 

 

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

152 Visite

Federconsumatori on air: su Radio Fujiko venerdì 30 giugno

Venerdì 30 giugno a partire dalle 13.30 siamo su Radio Fujiko  a parlare di telefonia e truffe, con il ns presidente Maurizio Gentilini e l’Avv Giuseppe Genna.

Vi aspettiamo tutti sintonizzati su Fujiko!

146 Visite