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Telefonia: consigli antitruffa

In questi giorni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di comportamenti a dir poco anomali da parte di alcuni operatori di telefonia. Molti utenti sono stati contattati da sedicenti operatori che comunicano l’aumento delle tariffe e l’annullamento delle promozioni attive entro 4 giorni dalla telefonata, precisando che in queste situazioni il cliente ha diritto a cambiare gestore senza costi. La vicenda è resa ancora più ambigua dal fatto che questi stessi utenti siano stati in molti casi contattati poco dopo da un’azienda concorrente, da cui hanno ricevuto una proposta commerciale.
Considerando inoltre che nelle bollette non è stata trasmessa alcuna comunicazione scritta in merito, quanto sta accadendo ha tutta l’aria di un raggiro. Se così fosse, peraltro, non sarebbe la prima volta, visto che appena qualche mese fa si sono verificati episodi analoghi.
A tale proposito ricordiamo alcune raccomandazioni e consigli utili per difendersi dai tentativi di frode:
1. Valutare con attenzione proposte commerciali e contrattuali ricevute telefonicamente, soprattutto perché non si può essere certi dell’identità dell’interlocutore;
2. Non fornire informazioni dettagliate all’operatore, evitando in particolare di comunicare dati come numero di conto corrente, codici dell’utenza, estremi del documento di identità ecc. ;
3. Evitare per quanto possibile di rispondere alle domande dell’operatore, cercando soprattutto di non pronunciare la parola “Sì” che, una volta registrata, potrebbe essere estrapolata dalla telefonata e inserita in una conversazione mai avvenuta come risposta a domande mai poste;
4. Per fugare qualsiasi dubbio è comunque opportuno contattare il servizio di assistenza clienti del proprio gestore per verificare eventuali modifiche tariffarie.

Per segnalazioni, reclami e ulteriori informazioni è possibile contattare la nostra sede 051/6087120

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ATTENZIONE! Federconsumatori NON telefona a casa per proporre contratti di energia

Ci stanno arrivando numerose segnalazioni di tentativi di truffa da parte di una società di vendita di energia elettrica e/o gas che, spacciandosi per Federconsumatori, suggerisce di cambiare contratto. Queste le parole di una signora che ci ha gentilmente inviato una email:

Una sedicente operatrice di FEDERCONSUMATORI (così si è dichiarata) mi ha telefonato al fisso di casa comunicandomi che le  tariffe che sto pagando per i consumi dell’energia elettrica sono molto  alte. Comincia a farmi domande sui miei consumi e mi informa sulle  tariffe nel mercato libero. Mi chiede il consenso a registrare la
telefonata, io acconsento e nel corso della conversazione mi chiede di  dare il mio consenso alla sottoscrizione di un contratto per avere  tariffe più vantaggiose. A quel punto mi insospettisco (mi sembrava poco  plausibile che Federconsumatori operasse in questo senso) e riattacco la  cornetta.”

 

Confermiamo che NESSUN OPERATORE FEDERCONSUMATORI VI CHIAMERÀ MAI A CASA PER PROPORRE CONTRATTI. Se dovesse capitarvi di ricevere chiamate come quella descritta sopra, non comunicate i vostri dati, non date alcun consenso, se possibile segnate il numero che vi ha chiamato e segnalateci l’accaduto chiamandoci al n.051/6087120 o scrivendoci su info@federconsumatoribologna.it .

Non appena riusciremo a scoprire quale società sta operando in maniera così scorretta e fraudolenta, approfittandosi della fiducia che le persone hanno di noi, sporgeremo immediatamente denuncia.

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Attenzione! Sospetto di truffa energia elettrica

Ci stanno telefonando numerose persone che hanno notato, nella loro bolletta di energia elettrica a maggior tutela di Servizio Elettrico Nazionale (SEN), la dicitura “cessazione contratto” e la restituzione del deposito cauzionale. Telefonando al  gestore, hanno appreso di aver cambiato a loro insaputa il fornitore di energia.

Sospettiamo che uno o più agenti commerciali, che lavorano per conto di fornitori sul mercato libero, abbiano ottenuto i dati delle forniture e i codici fiscali di alcuni clienti di SEN e li abbiamo usato in modo fraudolento per l’attivazione di contratti sul mercato libero. 

Purtroppo questo non è un comportamento nuovo e temiamo che, con la prossima abolizione del mercato di maggior tutela prevista per luglio 2019, assisteremo ad una proliferazione di casi analoghi, se l’Autorità per l’Energia non interverrà in modo molto più deciso di quanto non abbia fatto finora.

Il nostro consiglio è quello di controllare sempre con attenzione le proprie bollette (non limitarsi solo all’importo da pagare!) e di informarsi subito presso il venditore se si notano della voci anomale. 

Come fare se si ha il sospetto di aver subito un raggiro? La prima cosa da fare è scoprire quale venditore ha attivato il contratto fraudolento, utilizzando il servizio SMART Info dello Sportello per il Consumatore di Energia a questo link

In alternativa, ci si può rivolgere ad una associazione dei consumatori che svolgerà e opportune verifiche.

Una volta scoperto il venditore, si deve immediatamente scrivere un reclamo, disconoscendo il contratto, chiedendone copia e chiedendo anche di tornare immediatamente al precedente fornitore. Si può anche fare denuncia contro ignoti. Le fatture eventualmente ricevute dal venditore fraudolento vanno contestate e non pagate, nel caso rivolgendosi ad un’associazione dei consumatori che avvierà una procedura di conciliazione. Noi siamo disponibili al n.051/6087120  nelle nostre sedi di Bologna e provincia.

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Kobe Steel: necessarie verifiche immediate e rigorose sulla sicurezza dei veicoli delle case che si riforniscono da tale azienda.

Dopo aver ammesso di aver alterato, tra settembre 2016 e agosto 2017 le certificazioni di circa 20 mila tonnellate di prodotti in rame e in alluminio, Kobe Steel deve oggi fare i conti con un nuovo problema. Lo scandalo si allarga e coinvolge anche la componentistica in acciaio. Infatti l’azienda fornitrice di 200 aziende mondiali e, nel settore automobilistico, di General Motors, Ford, Honda, Mazda, Mitsubishi, Nissan, Subaru e Toyota, ha rivelato che per almeno un anno ha spedito prodotti che non soddisfano effettivamente le specifiche previste.

Un duro colpo al Made in Japan, ma anche per la stessa società che sta rovinosamente perdendo terreno sui mercati.

Anche i dati sulle polveri di ferro che finiscono nella componentistica in acciaio sono stati falsificati e non corrispondono agli standard richiesti dai clienti.

Una truffa vera e propria che sarebbe andata avanti per anni con almeno quattro stabilimenti produttivi del gruppo coinvolti nel raggiro.

Lo scandalo che sta travolgendo Kobe Steel, oltre a porre problemi di immagine per il gruppo siderurgico e per la manifattura giapponese, pone un serio problema sulla sicurezza dei trasporti.

Quelle componenti in acciaio, rame e alluminio finite sotto accusa perché non rispondenti alle specifiche richieste dai clienti, si trovano ora nei più comuni mezzi di trasporto: dalle auto prodotte da Toyota, Mazda, Subaru e Nissan ai treni venduti in Gran Bretagna da Hitachi.

Note multinazionali del settore automobilistico hanno, avviato indagini interne. Se dalle prime verifiche si dovessero riscontrare criticità tali da mettere a rischio la sicurezza del prodotto finale, le aziende vittime della truffa dovrebbero avviarne il richiamo per effettuare le sostituzioni. Un’operazione complessa e costosa.

Il comportamento scorretto di Kobe Steel getta ombre sull’industria Giappone, ricordiamo i frequenti richiami di autoveicoli a cui è stata costretta nel corso degli ultimi anni Toyota, in passato azienda simbolo della qualità nipponica. Nel 2010 il costruttore automobilistico venne costretto a richiamare ben 8 milioni di veicoli per problemi all’acceleratore. Altri maxi richiami ci sono poi stati nel 2013, nel 2015 e nel 2017 in connessione con il problema degli airbag difettosi. Questi ripetuti problemi sono costati a Toyota il sorpasso di Volkswagen e la perdita dello lo scettro di principale produttore mondiale di auto.

Un tempo nel paese dell’onore e del rigore la falsificazione delle certificazioni di qualità sarebbe stata del tutto inconcepibile. Senza ricorrere a pratiche estreme, come forse un tempo sarebbe avvenuto, chiediamo oggi che i responsabili siano perseguiti e sanzionati, a maggior ragione se emergerà che vi sono possibili rischi per la sicurezza dei cittadini che utilizzano i prodotti finali.

 

Federconsumatori

 

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

 

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Attenzione alla mail truffa dell’Agenzia delle Entrate

Sono arrivate da tutta Italia segnalazioni circa delle email che sembrano provenire dall’Agenzia delle Entrate. Le mail comunicano un fantomatico rimborso del Canone RAI oppure minacciano il prelievo forzoso sul conto corrente. Attenzione: si tratta di mail truffa, e più precisamente di phishing: cliccando sul link presente nella mail oppure scaricando l’allegato si rischia di scaricare malware o virus informatici e compilando il modulo con i propri dati si rischia di consegnarli a malfattori e truffatori.

Ricordate che l’Agenzia delle Entrate comunica sempre in maniera ufficiale tramite raccomandata, soprattutto per richiedere pagamenti, quindi diffidate dalle richieste che arrivano via email e cestinate subito il messaggio sospetto senza aprirlo.

 

E.A.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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L'intervento del presidente di Federconsumatori Bologna al convegno sull'e-commerce

Negli ultimi anni il commercio elettronico ha registrato una crescita costante nel nostro Paese fino a affermarsi come uno settori principali di innovazione per le imprese ed a modificare le abitudini di consumo dei cittadini. Allo stesso tempo assistiamo ad un aumento dei reclami causati dalla violazione delle Leggi a tutela del consumatore. E’ anche cresciuto il numero delle aziende e dei posti di lavoro che riguardano attività legate al commercio online e sono state introdotte nuove dinamiche nella gestione del lavoro, specie nei settori del commercio e della distribuzione.

I dati ci indicano che il fenomeno è in forte ascesa e modifica in modo consistente il concetto tradizionale di acquisto, sia per quanto riguarda la tutela del cittadino in quanto consumatore, sia per quanto riguarda i modi e i tempi del lavoro che aziende sempre più grandi impongono nel campo della distribuzione, con importanti ricadute sulle prestazioni dei lavoratori.

Il fenomeno dell’ e-commerce crea nuove insidie per i consumatori, come testimoniato dalle associazioni di categoria. Federcosumatori registra infatti, un crescente numero di pratiche relative a truffe, mancate consegne e altri problemi legati agli acquisti sulla rete.

Dall’altro lato, sono sempre più frequenti le notizie relative alle condizioni di lavoro precarie e inaccettabili in cui si trovano i lavoratori della distribuzione, che spesso vedono ricadere sulle loro spalle i costi della concorrenza sulla “rapidità” di consegna e sull’efficienza del servizio.

Sono queste le linee direttrici che vedremo analizzate nei seguenti interventi, cercando di cogliere in pieno la complessità del fenomeno.

Intervento di Maurizio Gentilini, presidente Federconsumatori Bologna.

Fin dalla prime parole emerge l’idea di non poter considerare il fenomeno dell’ e-commerce come problema esclusivo dei consumatori.

L’acquisto in rete, non modifica solo gli strumenti e le modalità con cui è necessario intervenire per difendere i diritti dei consumatori, ma modifica in modo consistente anche le modalità di organizzazione del lavoro, sia nell’ambito della produzione, sia in quella della distribuzione.

La crescente importanza che la distribuzione assume in questo tipo di contrattazione pone diverse questioni sulle condizioni che i lavoratori vivono. Spesso, infatti, la ricerca di massima flessibilità oraria e contrattuale da parte di queste aziende, porta a stipulare contratti precari, a giovani, spesso deboli dal punto di vista sindacale e privi di tutele.

L’obiettivo dell’incontro è dunque, quello di impegnarsi a capire complessivamente un fenomeno che lega consumatore e lavoratore, e di iniziare un percorso capace di articolare in modo complessivo le risposte che associazioni e sindacati possono dare, sostiene Gentilini.

Il fenomeno dell’acquisto sul web non può essere considerato solo causato dal risparmio che i consumatori ottengono rispetto ai negozi tradizionali. Quella che emerge è anche una questione di comodità. Si è modificata non solo la catena di vendita, ma anche la catena del valore, ci dice il presidente di Federconsumatori Bologna.

Per raffigurare graficamente come sono cambiati i modi ed i luoghi di acquisto si può immaginare di partire da quello che era il negozio di quartiere, subito superato dal supermercato in prossimità del quartiere, per poi giungere agli ipermercati e agli outlet, luoghi sempre più isolati, ideali per l’acquisto di massa delle famiglie. Oggi l’e-commerce toglie quote consistenti di mercato ai tradizionali canali di vendita e modifica le stesse abitudini di acquisto dei cittadini.

Si registrano, ci dice Gentilini, dati che vedono il mercato dell’e-commerce in crescita in maniera esponenziale fino al 17% tra il 2015 e il 2016, per un giro di introiti pari a 20 miliardi, una cifra consistente se si pensa che sono nel 2012 il mercato degli acquisti online riguardava circa 3 miliardi di euro. Tra i settori che maggiormente sono toccati dagli acquisti in rete troviamo il turismo, l’informatica, l’elettronica, l’abbigliamento e in tempi recentissimi, si registra una forte crescita del settore dell’arredamento.

L’esperienza di Federconsumatori Bologna riportata dal Presidente, insegna che giornalmente le pratiche che riguardano la tutela di diritti legati a questo tipo di acquisti cresce e il problema principale riguarda la formazione e l’informazione dei cittadini. Le principali problematiche sono: la consegna di prodotti non conformi alla richiesta, la mancata consegna dei prodotti, la consegna di prodotti difettosi, la difficoltà a far valere diritto di garanzia e altri ancora.

Ma, come accennato, sono cresciute anche le aziende che operano nel settore, il cui peso in termini di occupazione diventa consistente, aggiunge Gentilini, ammonendo circa i problemi di flessibilità contrattuale, oraria, e delle condizioni generali in cui si trovano i lavoratori di questi settori, a causa delle modalità di organizzazione del lavoro su cui spesso queste aziende scaricano il costo della concorrenza sul “tempo di consegna”, che è determinante in questo tipo di mercato.

Sono questi i temi che i vari relatori sono chiamati ad approfondire, cercando di analizzare ognuno con la propria sensibilità gli spunti proposti.

Prima della chiusura, un merito va riconosciuto a Rosario Trefiletti e alla Federconsumatori Nazionale, secondo Gentilini, quello di aver concentrato l’attenzione su una parte importante della tutela dei diritti, appunto quelli dei consumatori, che spesso è stata tralasciata dai soggetti tradizionali di tutela, ma che invece rappresenta un importante campo di conflitto politico, sopratutto contro le aziende che vedono il consumatore come il soggetto ultimo su cui scaricare i costi del processo produttivo.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Sanzioni per Ticketone e quattro operatori secondari

Con sanzioni complessivamente pari a circa 1,7 milioni di euro si sono concluse le cinque istruttorie avviate con il fine  di verificare eventuali violazioni del Codice del Consumo, in relazione alla vendita di biglietti per i principali concerti tenutisi in Italia negli ultimi anni (i cosiddetti hot events, quali, ad esempio, i concerti di One Direction, Foo Fighters, Red Hot Chili Peppers, Bruce Springsteen, Renato Zero, Adele, David Gilmour, Coldplay, U2, Ed Sheeran).

agcom

Il procedimento per Ticketone SpA, soggetto che è titolare di una esclusiva per il canale online dei principali eventi e mette in vendita i biglietti ai prezzi fissati dagli organizzatori (promoters) per conto dell’artista (cosiddetto mercato primario). L’autorità in seguito a numerose segnalazioni ha verificato che nelle occasioni contestate, dalla data di emissione dei biglietti online, essi in tempi brevissimi risultavano terminati nel portale di ticketone.it e in contemporanea si assisteva ad una consistente vendita nel mercato secondario, con prezzi notevolmente maggiorati. 

 

L’autorità nel verificare il diligente comportamento dell’ esclusivista ha riscontrato un comportamento in violazione del codice del consumo, in particolare<<il segnalato rapido esaurirsi dei biglietti on line relativi ai più importanti eventi di spettacolo che si tengono in Italia e la loro presenza in quantità non marginali sul mercato secondario è dipeso anche dalle concrete procedure adottate da Ticketone per la vendita dei biglietti tramite i canali da esso gestiti.>>

 

Ticketone infatti, non ha agito cercando di limitare probabili tentativi di arbitraggio da parte degli operatori secondari e <<non ha adottato efficaci misure dirette a contrastare l’acquisto di biglietti attraverso procedure  automatizzate, né ha previsto regole, procedure e vincoli diretti a limitare gli acquisti plurimi di biglietti, né ha effettuato controlli ex post diretti ad annullare tali acquisti plurimi.>>L’ Autorità, pertanto, ha ritenuto Ticketone SpA responsabile di una pratica commerciale scorretta ai sensi dell’art. 20, comma 2 del Codice del Consumo e ha irrogato al professionista una sanzione di un milione di euro.

Altre istruttorie hanno invece riguardato operatori del mercato secondario,Seatwave, Viagogo, Ticketbis, e Mywayticke, che seppur con grado diverso sono stati indagati per i comportamenti assunti nei confronti dei consumatori, <<da una parte non precisavano adeguatamente al consumatore le caratteristiche dei biglietti in vendita, non specificandone il valore facciale e il numero di posto e fila né i diritti e le garanzie riconosciuti in caso di cancellazione dell’evento e, dall’altro non chiarivano il proprio ruolo di mera intermediazione svolto sul mercato secondario.>>L’Autorità, pertanto, ha ritenuto i suddetti professionisti responsabili di pratiche commerciali scorrette ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del Codice del Consumo e ha irrogato agli stessi sanzioni pari complessivamente ad oltre settecentomila euro.

 

E.A.

fonte: Comunicato AGCM

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Mercoledì 17 Maggio, SICUREZZA DEI PRODOTTI: il mercato dell’abbigliamento e dei giocattoli

Mercoledì’ 17 Maggio,presso la sala di Camera del Commercio in via Maserati Alfieri 16,a Bologna, siamo lieti di invitare la cittadinanza tutta ad un importante incontro sul tema della sicurezza dei prodotti nei mercati dell’abbigliamento e dei giocattoli, analizzando in modo puntuale gli strumenti a tutela dei diritti dei consumatori.

Qui il link per l’accreditamento.

 

L’ evento è accreditato dall’ordine degli avvocati che prevede due punti di formativi seguendo questo link.

sicurezza giocattoli e abbigliamento

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Volkswagen: finalmente la decisione dell'Antitrust

È stata pubblicata sul sito dell’Autorità Garante Concorrenza e Mercato la chiusura dell’istruttoria sulla pratica commerciale scorretta di Volkswagen che la stampa ha definito “Dieselgate” e che ha interessato milioni di veicoli in tutto il mondo, 700.000 solo in Italia.

L’Autorità, sollecitata ad esprimere il suo parere da diverse associazioni di consumatori tra cui la nostra, ha compiuto un’accurata analisi della situazione arrivando a comminare una sanzione di 5.000.000 di euro, il massimo previsto dalla legge.

Particolarmente interessante è il passaggo della decisione in cui si afferma che “ la condotta dei professionisti, peraltro mai messa in discussione dagli stessi durante il corso del procedimento, integra una violazione grave degli obblighi di diligenza professionale, ponendosi ben oltre il mancato rispetto del normale grado di competenza e attenzione che ragionevolmente ci si potrebbe attendere, considerata l’importanza e la notorietà di uno dei principali operatori a livello mondiale nel settore automobilistico e l’importanza sempre maggiore che le tematiche ambientali assumono nell’orientare le scelte di consumo dei clienti.  Gli stessi professionisti sono del resto pienamente consapevoli di tale grave violazione dell’obbligo di diligenza professionale. Al riguardo basti osservare che in un messaggio pubblicitario diretto ai propri clienti, diffuso a tutta pagina sui maggiori quotidiani nazionali e testate giornalistiche a partire dalla metà di ottobre 2015, Volkswagen ha riconosciuto di aver recentemente “commesso un grave errore”, compromettendo il rapporto di fiducia con i consumatori ai quali ha chiesto pubblicamente scusa.  Questa condotta appare, altresì, idonea a falsare in maniera rilevante il comportamento economico dei consumatori, inducendoli ad assumere una scelta di consumo di notevole importo economico che non avrebbero altrimenti preso ove consapevoli delle reali caratteristiche dei veicoli acquistati. L’alterazione della rilevazione dei valori delle emissioni NOx in sede di test, infatti, ha consentito ai professionisti non soltanto di superare i test NEDC attraverso l’utilizzazione di un impianto di manipolazione illecito, ma anche di accreditarsi su livelli di emissioni NOx inferiore ai valori reali.”

Molto utile al fine delle successive azioni che si potranno avviare è anche il passaggio in cui l’Autorità afferma che “le pratiche commerciali scorrette si configurano come illeciti di pericolo, dove la valutazione della scorrettezza deve essere condotta unicamente alla luce della violazione del dovere di correttezza e della potenziale distorsione del comportamento economico del consumatore, a prescindere dall’entità del danno economico cagionato o che potrebbe verificarsi. In altri termini ai fini della configurazione dell’illecito, non è necessaria l’analisi degli effetti prodotti dalla condotta, essendo invece sufficiente che, sulla base di un giudizio prognostico, la stessa sia ritenuta idonea ad incidere potenzialmente sulle scelte dei consumatori

Questa pronuncia, in cui l’Autorità ha riconosciuto completamente la responsabilità di Volkswagen e ha rigettato del tutto gli argomenti di difesa, apre la strada a soluzioni interessanti per il risarcimento individuale dei clienti, che purtroppo a differenza di quanto accade negli USA non possono, in Italia, accedere ad una class.action efficace.

Da parte nostra, già da tempo stiamo studiando la migliore tutela per i consumatori che si sono rivolti a noi e abbiamo già contattato dei professionisti per la perizia tecnica necessaria in sede civile.

Gli acquirenti Volkswagen interessati dalle nostre iniziative possono scriverci su info@federconsumatoribologna.it

 

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Amministratori infedeli: concluso il processo a Natalini

Dopo sei anni si è finalmente concluso il processo penale che vedeva imputato l’ex amministratore condominiale Rodolfo Natalini, accusato di aver truffato i propri clienti e di essersi appropriato del denaro destinato alle spese condominiali. L’imputato è stato condannato il 23 giugno 2016 dal Tribunale di Bologna alla pena di 2 anni e tre mesi di reclusione per il reato di appropriazione indebita, aggravata dall’abuso di prestazione d’opera, e per aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità.
Il giudice ha inoltre condannato Natalini al risarcimento dei danni subiti dai condomini costituitisi parti civili , riconoscendo delle provvisionali da € 1.000,00 a € 8.000,00.
Federconsumatori ha rappresentato nel processo 6 condomini, che si sono costituiti parti civili assistite dal nostro collaboratore avv. Alessandro Murru
Il risultato, che va ad affiancarsi agli altri ottenuti  nei confronti degli amministratori Tozzi, De Candia, Mucedero e Pani, è da ritenersi assolutamente positivo, anche se si sono resi necessari diversi anni anni perchè il processo di primo grado si concludesse.

Il fenomeno delle truffe condominiali è scoppiato nel 2009 ed ha visto coinvolti decine di condomini a Bologna e provincia. La nostra associazione, oltre ad assistere i truffati, ha anche redatto una guida, che è scaricabile a questo link.
Altri articoli sull’argomento: il parere del nostro consulente avv. Falzone e la rassegna stampa.

 

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