Fallisce DPS: chiusi 43 negozi a marchio TRONY, nessuno in Emilia-Romagna

Il noto marchio di distribuzione di elettrodomestici e prodotti tecnologici Trony ha chiuso circa 43 punti vendita in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Puglia, lasciando senza lavoro circa 500 dipendenti.

Questo è il risultato del fallimento della DPS Group S.r.l., uno dei soci di Grossisti Riuniti Elettrodomestici (GRE), che dal 1997 detiene la proprietà di Trony.

Il Tribunale di Milano il 15 marzo scorso ha dichiarato il fallimento della DPS Group S.r.l. ed ha nominato Curatore della procedura fallimentare il Dott. Comm. Alfredo Haupt, così come riportato sul Portale dei Creditori.

Il Curatore avrà il compito di attivare gli strumenti idonei a rifondare i creditori della società, cercando uno o più acquirenti che consentano la riapertura dei punti vendita.

Si sottolinea che, attualmente, i negozi dell’Emilia-Romagna rimangono aperti e operano regolarmente sul mercato.

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Fatturazione a 28 giorni: l’antitrust blocca gli aumenti nella telefonia

Non possiamo che esprimere forte soddisfazione per la notizia diramata ieri dall’Antitrust circa la misura cautelare adottata per tutelare i diritti degli utenti e la correttezza del mercato in relazione alla questione della periodicità della fatturazione e degli aumenti applicati.

Una misura straordinaria per rispondere all’urgenza di porre fine ad un comportamento fortemente scorretto, ed “impedire la produzione e il conseguente consolidamento degli effetti dell’infrazione.”

Nel dettaglio, come avevamo sostenuto nelle segnalazioni inviate dalla Federconsumatori all’AGCM, l’ipotesi restrittiva della concorrenza non risiedeva solo nella questione degli aumenti, identici, scattati per non rinunciare ai maggiori guadagni determinati dalla fatturazione a 28 giorni, bensì essa è avvenuta da prima, con la modifica della periodicità della fatturazione, operata nello stesso periodo dalle maggiori compagnie.

L’Antitrust, alla luce delle indagini condotte, ha pertanto deciso una “sospensione cautelare” dei rialzi delle bollette telefoniche definiti dagli operatori dopo il ritorno della fatturazione su base mensile.

“Al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.” – riporta l’Antitrust nella sua nota.

Nell’apprezzare l’operato dell’Antitrust, così come abbiamo fatto nei giorni scorsi per l’AGCOM, riaffermiamo come le Autorità debbono rappresentare un importante ed imprescindibile presidio a garanzia dell’indipendenza e della trasparenza di cui il mercato ed i cittadini hanno bisogno.

Ci auguriamo che questa sospensione sia il punto che metta fine a questa sgradevole vicenda. Ovviamente continueremo a presidiare gli avvenimenti ed i futuri comportamenti delle compagnie, fino a quando non si adegueranno al pieno rispetto dei diritti dei cittadini ed alla correttezza del mercato. Ora verificheremo la corretta applicazione della delibera AGCOM in merito allo sconto dei giorni pagati in più e attendiamo il pronunciamento sui rimborsi da parte del Tar del Lazio a ottobre, per chi ha cambiato operatore.

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USO RESPONSABILE DEI SOCIAL NETWORK: LA PERSECUZIONE SU FACEBOOK INTEGRA IL REATO DI STALKING EX ART 612bis CP

La nostra associazione ha avviato negli ultimi anni una diffusa campagna di sensibilizzazione, indirizzata principalmente alle nuove generazioni, in tema di uso responsabile dei social network.

Sul tema, si segnala una interessante e recente pronuncia della Corte di cassazione (sentenza n. 57764 del 28/12/2017) che, ribadendo un orientamento emerso in precedenza, ha affermato come la condotta di colui che diffonda in modo reiterato informazioni diffamatorie sulla persona offesa a mezzo Facebook, in modo da ingenerarle uno stato di turbamento psicologico, risponde del reato di atti persecutori ex art 612bis c.p. Nel caso di specie una donna era oggetto di gravi ingiurie nonché di pedinamenti ad opera dell’ex partner, il quale aveva altresì aperto una pagina Facebook, denominata “lapidiamo la rovina famiglie”, sulla quale diffondeva dettagli offensivi di natura personale sulla persona offesa e sulla loro precedente relazione amorosa.

Si rammenta che il reato di c.d. “stalking” è integrato laddove il soggetto agente, con condotte reiterate, molesti la propria vittima, sempre che con la sua condotta provochi alternativamente:

1) un grave e perdurante stato di ansia o di paura: da provarsi con valutazione medica o psicologica oppure per fatti concludenti (ad esempio, nell’ipotesi in cui si manifestino in maniera inequivoca sintomi ansiosi e che per tali sintomi si assumano farmaci);

2) un fondato timore per l’incolumità propria o dei congiunti (ad esempio, a seguito di serie minacce alla vita o alla salute o a seguito di avvicinamenti pericolosi)

3) il mutamento delle abitudini di vita della persona offesa (ad esempio, il costringimento a cambiare città, lavoro o frequentazioni sociali).

Nella sentenza in esame, la Corte ha confermato che, ai fini del perfezionamento del reato di stalking, non è nemmeno necessario che la persona offesa abbia conoscenza di tutte le informazioni diffamatorie diffuse dall’agente, in quanto lo stato ansioso sarebbe determinato anche solo dalla pubblicizzazione dei contenuti.

È dunque ormai pacifico che l’adozione di un linguaggio offensivo online costituisca condotta illecita, essendo ipotizzabili i reati di diffamazione aggravata dalla pubblicità del mezzo, molestie in luogo pubblico o aperto al pubblico ex art 660 c.p. oppure addirittura di stalking.

Si rammentano, in questa sede, le consuete raccomandazioni finalizzate alla prevenzione di spiacevoli episodi diffamatori: è consigliabile diffondere online informazioni personali con estrema cautela e di sfruttare le impostazioni privacy in modo da proteggere la propria riservatezza. Inoltre, è da evitarsi la diffusione di materiale fotografico, in particolare se intimo, a terzi.

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Canone RAI: si alza la soglia di esenzione per gli over 75

Il Ministro dell’Economia e il Ministro dello Sviluppo Economico hanno firmato il decreto per l’aumento del limite di reddito per usufruire dell’esenzione del pagamento del canone tv, portandolo così dagli attuali € 6.713,98 ad € 8.000,00 per i cittadini che hanno compiuto 75 anni.

Il decreto non è ancora operativo, poiché le modalità di attuazione verranno definite solo con apposito provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Nel frattempo vi ricordiamo che:
1. Il reddito a cui si fa riferimento è quello del nucleo famigliare nell’anno di imposta precedente a quello per cui si richiede l’esenzione. Per richiedere l’esenzione è necessario compilare la dichiarazione sostitutiva e presentarla presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa la dichiarazione può essere trasmessa con raccomandata senza busta, unitamente alla copia di un documento di identità valido, all’indirizzo Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 – Torino;
2. Presentando la richiesta entro il 30 aprile si ottiene l’esonero per l’intero anno, mentre se la richiesta viene inoltrata nel periodo compreso tra il 1 maggio e il 31 luglio l’esenzione scatta dal secondo semestre dell’anno;
3. Per usufruire dell’agevolazione negli anni successivi a quello di presentazione non è necessario inoltrare ulteriori dichiarazioni ma naturalmente l’utente dovrà provvedere al pagamento della tassa qualora tali requisiti vengano meno;
4. I cittadini che abbiano pagato il canone per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015 pur soddisfacendo il requisito di età e quello di reddito inferiore a € 6.713,98  tramite il modello dedicato, presentando anche la dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti.

Ulteriori informazioni sul sito dell’Agenzia delle Entrate

 

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Conguagli energia elettrica: si prescrivono in due anni

È entrata in vigore il 1 marzo la norma, prevista nella legge di bilancio 2018, che accorcia da 5 a 2 anni il termine di prescrizione per i conguagli e le bollette “tardive” di energia elettrica. Occhio quindi ai conguagli che hanno data di scadenza successiva al 1 marzo: possono essere contestate se sperano il biennio. Anche per il gas e l’acqua è previsto l’accorciamento dei termini di prescrizione, ma non da subito bensì dal 1 gennaio 2019 (gas) e 1 gennaio 2020 (acqua). L’Autorità per l’Energia (ARERA) ha dato attuazione alla legge con la Delibera 97/2018 che tra le altre cose dispone che la prescrizione decorre “dal termine entro cui l’esercente il servizio è obbligato a emettere il documento di fatturazione” secondo le leggi vigenti e non quindi dal momento in cui è venuto a conoscenza del dato reale di consumo (come sostenuto da alcuni venditori).
Se poi per il comportamento del venditore nell’emissione di fatture e conguagli è stato avviata un’indagine dell’Antitrust, il cliente che ha sporto reclamo ha diritto alla sospensione del pagamento fino alla conclusione del procedimento dell’Antitrust.
Queste nuove disposizioni si applicano ai clienti finali domestici e non domestici connessi in bassa tensione, quindi alla totalità delle famiglie e dei condomini e alle piccole imprese che non necessitano di media tensione.

 

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Cosa abbiamo fatto nel 2017?

Come è nostra abitudine, pubblichiamo il resoconto dell’attività della nostra associazione provinciale per l’anno appena trascorso. I settori più impegnativi dal punto di vista numerico si confermano essere la telefonia (con quasi il 50%  di pratiche sul totale) e l’energia (22%) seguiti a ruota dal settore bancario (11%). La buona notizia è che le percentuali di soddisfazione degli associati che si sono rivolti a noi sono piuttosto alte, dal momento che le pratiche concluse positivamente sono state circa l’85% , questo anche grazie agli strumenti a nostra disposizione nei settori critici: l’ Arbitro Bancario- finanziario e le conciliazioni per la telefonia e l’energia.

Questo ci fa riflettere sull’importanza dei modi extra-giudiziali per risolvere le controversie, che andrebbero valorizzati e potenziati: di fronte alla difficoltà oggettive (di costi, tempi ecc.) che si riscontrano con la giustizia ordinaria, una risoluzione snella e veloce come quella che si ottiene con una conciliazione permette di affrontare anche quei contenziosi di poco valore che possono però fare la differenza nel bilancio familiare.

Oltre alla pratiche di tutela in senso stretto, nel 2017 abbiamo anche svolto campagne di informazione sui diritti dei consumatori. Decine di alunni delle scuole primarie e secondarie della provincia hanno partecipato alle nostre lezioni sull’uso consapevole dei social network e sulla difesa della privacy; insieme a Federconsumatori Emilia Romagna e alla Camera di Commercio di Bologna abbiamo organizzato un convegno sulla sicurezza dei giocattoli e dei capi di abbigliamento; presso la Camera del Lavoro si è invece tenuto un incontro pubblico sull’e-commerce, settore in costante crescita. Da queste due iniziative sono scaturite due pubblicazioni, che trovate qui e qui , e numerosi incontri con i cittadini. I nostri interventi in radio e TV sono invece tutti disponibili in questa pagina 

Per tutto questo, vogliamo ringraziare tutti i 2797 associati che ci hanno dato la loro fiducia: è per merito loro se possiamo continuare a tutelare i diritti dei cittadini.

opuscolo attività 2017 federconsumatori

 

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ANTITRUST SANZIONA SEI GRANDI PORTALI TURISTICI ONLINE PER PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE

L’autorità garante per la concorrenza e il mercato ha sanzionato i portali web del turismo www.lastminute.com, www.volagratis.com, www.opodo.it, www.govolo.it, www.edreams.it, www.gotogate.it, per avere posto in essere pratiche commerciali scorrette.

Dalle evidenze istruttorie, in particolare, emergeva che, nei rispettivi siti internet, i professionisti diffondevano informazioni poco trasparenti con riferimento alla loro natura di agenti di viaggio online, ovvero in relazione all’identità dei professionisti alberghieri o della prenotazione, con ricadute sul piano dell’assistenza post contrattuale da rendere ai consumatori, e realizzando con ciò la violazione dell’art 22 del codice del consumo. Inoltre era reso difficoltoso ai consumatori l’esercizio del diritto di recesso e di modifica del viaggio, nonché del diritto al rimborso.

L’autorità ha altresì contestato una diffusa condotta commerciale contraria al generale dovere di buona fede, in violazione delle norme vigenti.

Con riferimento agli sconti applicati dai portali, l’AGCM in taluni casi ha contestato che non era possibile risalire alle modalità di liquidazione e quantificazione degli stessi. Di tale guisa, i consumatori, una volta agganciati, non erano in grado di verificare la fondatezza dello sconto applicato, con violazione dell’art. 22 cod.cons.

Inoltre, a seguito della visualizzazione dei voli aerei ordinati per prezzo crescente, il consumatore era indotto a selezionare il volo d’interesse, salvo poi avere contezza del relativo sovrapprezzo solo dopo la selezione di un diverso mezzo di pagamento, in molti casi anche di 20/30 euro a tratta. Peraltro, la carta che frequentemente dava diritto al prezzo più basso si rivelava scarsamente diffusa. Tali condotte configuravano una violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo, dal momento che rispetto al prezzo visualizzato inizialmente, erano applicate maggiorazioni collegate esclusivamente e in modo diretto alla scelta di utilizzo di specifici strumenti di pagamento.

In alcuni casi, infine, si è sanzionata la tendenza a garantire servizi di assistenza telefonica ai consumatori solo con ingente tariffazione maggiorata.

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Non staccate quell’assegno! Introdotte nuove sanzioni in caso di errore di compilazione

Il 4 luglio 2017 è entrato definitivamente in vigore il Decreto Legislativo n. 90/17 che ha recepito la IV Direttiva europea antiriciclaggio.
Uno dei cambiamenti introdotti dal decreto riguarda le sanzioni relative agli assegni che non riportano la dicitura “NON TRASFERIBILE”
In caso di mancata dicitura, infatti, la multa prima ammontava a una percentuale tra l’1 e il 40 per cento dell’importo pagato, ora passa a valori fra i 3mila e i 50 mila euro. Un aggravio notevole, soprattutto per i piccoli importi.
Gli effetti di questa nuova disposizione stanno emergendo ora.
Numerosi cittadini sono incappati senza volerlo nelle maglie delle normative antiriciclaggio e stanno ricevendo ora multe salatissime.
Ora chi riceve le sanzioni ha la possibilità inviare una propria “memoria” al Tesoro, per spiegare che non si tratta di riciclaggio ma di pura dimenticanza.
Alcuni cittadini coinvolti hanno creato anche una pagina facebook dove sfogarsi e confrontarsi.
Un esempio: Matteo, un nostro associato, paga il ricevimento di nozze staccando un assegno da un vecchio libretto. L’ammontare è di 5685 €, ma Matteo dimentica di inserire la dicitura “non trasferibile”. Il funzionario della “sua” banca gli invia un messaggio su Whatsapp, mentre è in viaggio di nozze, avvisandolo dell’errore e che la banca ha fatto la segnalazione al Ministero. Niente paura però, infatti il funzionario lo avvisa che rischia un massimo di ammenda pari al 2% della somma riportata sull’assegno. Conclusione: il nostro Matteo invia una memoria al Ministero spiegando il fatto, il Ministero risponde che si vuole “sanzionare l’errore formale/distrazione”, conferma che rischia una multa da 3,000 a 50.000 € che può ovviare pagando una oblazione pari al doppio del minimo, cioè 6000€. Altro che 2% sull’ammontare dell’assegno.
Tra questi cittadini traspare non solo rammarico ma anche rabbia verso gli operatori degli sportelli che non li hanno avvertiti di questa mancanza, mentre poi – come previsto dalla legge – le banche di cui sono clienti hanno fatto partire le segnalazioni delle anomalie al Tesoro, facendo scattare immediatamente le multe.
C’è stata una scarsa informazione riguardo le nuove norme introdotte.
L’Abi (Associazione bancaria italiana) è corsa ai ripari e, qualche settimana, fa ha diffuso un decalogo su come usare correttamente gli assegni. Meglio tardi che mai.

1. Le 10 cose da sapere e a cui fare attenzione per non sbagliare:

è vietato il trasferimento tra privati, senza avvalersi dei soggetti autorizzati (ad esempio banche), di denaro contante e di titoli al portatore (ad esempio assegni senza indicazione del beneficiario) di importo complessivamente pari o superiore a 3.000 euro;

2. gli assegni bancari, circolari o postali di importo pari o superiore a 1.000 euro devono riportare – oltre a data e luogo di emissione, importo e firma – l’indicazione del beneficiario e la clausola “non trasferibile”. Fai quindi attenzione se utilizzi un modulo di assegno che hai ritirato in banca da molto tempo e verifica se l’assegno reca la dicitura “non trasferibile”. Se la dicitura non è presente sull’assegno ricordati di apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro;

3. le banche, alla luce delle disposizioni di legge, consegnano automaticamente alla clientela assegni con la dicitura prestampata di non trasferibilità;
chi vuole utilizzare assegni in forma libera, per importi inferiori a 1.000 euro, può farlo presentando una richiesta scritta alla propria banca;

4. per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera e cioè senza la dicitura “non trasferibile” è previsto dalla legge il pagamento a carico del richiedente l’assegno di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato;

5. è vietata l’apertura di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia ed è anche vietato il loro utilizzo anche laddove aperti in uno Stato estero; i libretti di deposito, bancari e postali, possono essere emessi solo in forma nominativa e cioè intestati ad una o più determinate persone;

6. per chi detiene ancora libretti al portatore è prevista una finestra di tempo per l’estinzione, con scadenza il 31 dicembre 2018, resta comunque vietato il loro trasferimento;

7. in caso di violazioni per la soglia dei contanti e degli assegni (come la mancata indicazione della clausola “Non trasferibile”) la sanzione varia da 3.000 a 50.000 euro;

8. per il trasferimento dei libretti al portatore la sanzione può variare da 250 a 500 euro. La stessa sanzione si applica nel caso di mancata estinzione dei libretti al portatore esistenti entro il termine del 31 dicembre 2018;

9. per l’utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti anonimi o con intestazione fittizia la sanzione è in percentuale e varia dal 10 al 40% del saldo.
Federconsumatori Emilia Romagna

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Recupero morosità oneri di sistema: come stanno le cose (e le nostre proposte)

Riguardo al progetto dell’Autorità per l’Energia (ARERA) di scaricare su tutti gli utenti le morosità degli oneri di sistema, di cui avevamo già parlato qui, facciamo un chiarimento.

Contrariamente a quanto sta emergendo sui social, il provvedimento che riguarda la generalità delle utenze non è ancora stato emanato, pertanto  gli aumenti registrati attualmente in bolletta non sono relativi in alcun modo al recupero della morosità, bensì all’ultimo adeguamento tariffario.

Attualmente, la proposta è in fase di consultazione. Se l’Autorità dovesse rifiutare le nostre osservazioni e proposte, gli eventuali aumenti avverrebbero da luglio 2018.

È stato emanato invece un provvedimento il 1/2/2018 (Del.50/2018) a seguito di sentenza del TAR che ha annullato le disposizioni precedenti. La delibera riguarda gli oneri generali di sistema  “non incassati da quei venditori con cui, a fronte della inadempienza di questi ultimi, i distributori hanno interrotto il relativo contratto di trasporto di energia, di fatto sospendendo così a tali soggetti la possibilità  di operare nel mercato dell’energia”. Il fenomeno è quindi al momento molto limitato, ma per evitare che questo meccanismo sia applicato in modo generalizzato avanzeremo le nostre proposte all’ARERA:
1) Chiediamo una seria riforma degli oneri di sistema che, nelle recenti modifiche, al posto di essere ridimensionati sono stati accentuati a favore delle imprese energivore. È inconcepibile che i cittadini paghino salatamente incentivi ad imprese che consumano grandi quantità di energia e alla rete ferroviaria. Il compito di una rimodulazione e di un contenimento di tali oneri lo consegneremo nelle mani del nuovo Governo e della nuova Autorità. A Governo e Autorità chiederemo anche un intervento appropriato sui certificati bianchi, per i quali eravamo all’avanguardia in Europa, ma che oggi si sono trasformati in un mero business.
2) Per recuperare le somme dovute dagli utenti morosi è necessario agire con gli strumenti appropriati, attraverso un’azione di recupero mirata. È opportuno sottolineare, in tal senso, che stando ai dati dell’Autorità per l’energia, le utenze che risultano morose sono in larga parte relative alle piccole e medie imprese. Proprio per questo appare ancora più assurdo ed improponibile far pagare ai cittadini i costi a cui le imprese non riescono a far fronte.
3) È opportuno valutare le situazioni di morosità, disponendo le opportune misure per i casi di morosità incolpevole e di povertà energetica che, sempre più spesso, non riguardano solo famiglie ed anziani, ma anche giovani, specialmente studenti. Esistono già esempi virtuosi che prevedono una forma del tutto volontaria di solidarietà da parte di cittadini, imprese e fondazioni, per la costituzione di un vero e proprio “Banco dell’energia” per gli utenti in difficoltà.
4) Infine chiediamo una vera e necessaria riforma dei bonus energia, gas e acqua. Ad oggi solo una minima parte dei cittadini che ne avrebbero diritto usufruisce dei bonus: a causa di ostacoli e lungaggini burocratiche. Utilizzando, invece, le banche dati esistenti sarebbe già oggi possibile individuare i cittadini che ne hanno diritto e far scattare automaticamente i bonus.

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Fatturazione a 28 giorni: il TAR respinge il ricorso delle compagnie telefoniche

Il pronunciamento del TAR del Lazio relativamente al ricorso proposto da Tim contro il ritorno della fatturazione mensile segna alcuni passaggi fondamentali ed estremamente positivi per i cittadini.
Innanzitutto il Tribunale Amministrativo ha definito che la cadenza mensile delle bollette è l’unica possibile e trasparente, eliminando, così, ogni possibile messa in dubbio in riferimento alla cadenza della fatturazione e confermando l’illegittimità della tredicesima mensilità ricavata dagli operatori a danno delle tasche degli utenti.
Contestualmente, il TAR ha confermato la multa inflitta dall’Autorità Garante per il mancato adeguamento delle compagnie alla fatturazione mensile, a seguito della delibera 121 del 2017.
Il TAR, inoltre, dichiara legittimo il diritto dei consumatori con contratto ricaricabile a conoscere gratuitamente, attraverso diversi canali (numero dedicato, sms, sito web, app, ecc.) il proprio credito residuo. Consideriamo il provvedimento estremamente positivo, dal momento che innumerevoli volte abbiamo sollevato tale problema, sia con le compagnie che con l’Autorità Garante, per cui finalmente abbiamo ricevuto una risposta soddisfacente, che tuteli i legittimi diritti degli utenti penalizzati da questa vera e propria beffa.
Infine, il TAR ha congelato fino al 31 ottobre 2018 i rimborsi previsti dall’Autorità ai consumatori per il periodo da giugno 2017 alla data in cui le bollette torneranno su base mensile (comunque entro il 5 aprile come definisce il DL Fiscale). Confidiamo ed auspichiamo fortemente che le ragioni dei consumatori, riconosciute nella conferma della bolletta mensile, prevalgano sulle ragioni economiche delle aziende.
Queste ultime, peraltro, non si sono date per vinte: rimodulando ed adeguando le fatture su base mensile hanno posto in essere un aumento del +8,6%. Lo stesso che avrebbero ricavato attraverso la 13esima mensilità. Una ennesima beffa che, a nostro avviso, si prefigura come ipotesi di cartello da parte delle compagnie, per questo abbiamo effettuato un esposto e siamo in attesa di risposte in merito a questo nuovo fronte da Agcom e Antitrust.

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