Lettera di un consumatore pentito

Ebbene si, sono stato un consumatore.
Cinque anni fa mi sono rivolto ad una grossa banca che ora fa pubblicità in televisione: sorrisi ostentati e finta cordialità. Il direttore, dopo avermi fatto aprire un conto corrente e un conto titoli, mi ha consigliato di investire i risparmi di mezza vita in bond Argentina: ora sono più povero.
L’anno scorso ho chiesto un prestito ad una finanziaria per l’acquisto di un’auto. Il concessionario è fallito ed io non ho mai avuto nulla, neanche un cerchione. La finanziaria, però, negando l’esistenza di un collegamento funzionale fra il contratto di acquisto dell’autovettura e quello di prestito ha continuato a chiedermi i soldi come se nulla fosse. Pago 350,00 euro di rata mensile per un auto con cui ho fatto solo il giro di prova della piazza di Zocca. Gli interessi sono lo 0,01% sotto il tasso di usura…
Tre mesi fa ho parcheggiato la mia vecchia fiat rossa sotto casa (con quella nuova in centro ci gira il curatore fallimentare).
Una notte si è scatenato un uragano: le tegole del tetto sono cadute sfondando il cofano ed il parabrezza posteriore. Mi sono rivolto all’assicurazione dell’auto e a quella condominiale: entrambe se ne sono lavate le mani. La prima ha tergiversato, affermando che il veicolo non era in strada ma nel cortile condominiale. La seconda mi ha inviato le illeggibili clausole che compongono le condizioni generali. A quanto pare è escluso il risarcimento danni per caso fortuito e forza maggiore, eventi atmosferici naturali, terrorismo, guerre, punture di zanzara tigre della Bolognina e morsi di gatto persiano dai denti a sciabola.
Così da allora sono andato a lavoro a piedi, risparmio e non inquino. Da San Donato al centro sono circa 30 minuti. Con l’autobus sono 50, in macchina (quando l’avevo) erano 40. Una mascherina al giorno ed un paio di suole alla settimana.
Un mese fa sono stato inseguito da uno yorkshire rabbioso per due chilometri: le mie caviglie per i morsi sembravano quelle di Totti durante l’ultimo campionato. Lui, però, si è fatto pagare il servizio fotografico. Io vado avanti a Lasonil, il cui costo non posso “scaricare” perché – dicono – non è un farmaco salvavita. Io non sono d’accordo. E’ la lobby dei proprietari di yorshire. In Parlamento pesa quanto quelle dei notai e degli avvocati. Ho detto tutto.
Alla fine, stanco, ho trascinato l’animale fino al servizio veterinario del Comune. Mi hanno detto che era sprovvisto di microchip di riconoscimento: la signora- bene del centro che lo ingrassa non vuole pagare la schizofrenia del suo peloso compagno. Affitta però 4 appartamenti in nero a studenti fuori sede e fuori corso di 10 anni facendo affari d’oro. Quando si dice il fiuto per gli affari.
Da ieri, dopo essermi trasferito al centro (forse in uno dei citati 4 appartamenti), ho deciso di non andare più al lavoro: gli scherzi dei colleghi si sono trasformati in pochi giorni in mobbing. La direttrice, fumandomi istericamente in faccia l’ennesima sigaretta, mi ha comunicato l’inizio di un procedimento disciplinare per mancanza di decoro nell’abbigliamento e scarsa igiene personale.
Ho provato a spiegarle che sono senz’acqua, luce e gas da giorni per un contenzioso sorto fra le aziende erogatrici dei servizi a causa del mio trasferimento. Dopo la liberalizzazione del mercato si è scatenata, infatti, fra le grosse società una lotta senza quartiere per accaparrarsi la clientela. Anche lo scalpo di modici consumatori, come il sottoscritto, è diventato un trofeo per i venditori porta a porta di contratti.
Ora sono asserragliato nella sede della Federconsumatori di Bologna di via Del Porto. Almeno qui ci sono acqua e aria condizionata. Ogni tanto parlo con gli esperti che mi raccontano storie, tristi, comiche ed incredibili. Quando un altro consumatore si lamenta, chiedono il mio intervento. Io racconto sempre volentieri la mia storia.
E’ una fantastica terapia.

Avv. Giuseppe Genna
Consulente Legale Federconsumatori Bologna

(Foto  “Vieja Maquina de Escribir” di Gonzalo Barrientos su Flickr.com)

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Emergenza Telefonia: i risultati della Federconsumatori di Bologna ed i rimedi possibili per la tutela dei consumatori

Il contenzioso nel settore della telefonia in Emilia Romagna ed in particolare a Bologna ha raggiunto oramai cifre impressionanti. Ogni anno i numeri dei reclami e dei contenziosi gestiti dalla Federconsumatori di Bologna contro gli operatori telefonici  sembrano non cambiare.
L’utente si vede sovente diventare cliente di una compagnia telefonica senza avere mai manifestato alcuna volontà in tale senso; scopre casualmente che sulla linea telefonica il proprio operatore ha attivato un servizio mai richiesto; si ritrova inspiegabilmente senza linea nonostante i regolari pagamenti delle bollette …
Il consumatore è dunque costantemente sballottato fra affermazioni e/o condotte incomprensibili e contraddittorie. Cambia il nome dell’operatore telefonico coinvolto, ma il trattamento riservato dalle società telefoniche ai consumatori, spesso persone anziane, è quasi sempre avvilente. Davanti all’evidenza, poi, il rimedio sembra impossibile, e i consumatori vivono vere e proprie odissee chiamando i call center (187, 155, etc.) per ricevere chiarimenti o informazioni, obbligati ad inviare raccomandate, reclami, fax, e a perdere del tempo per risolvere dei problemi mai voluti e mai cercati…
Per tutto questo e per offrire un ulteriore strumento ai consumatori bolognesi, la Federconsumatori di Bologna nel 2008 ha creato uno sportello monotematico di consulenza ed assistenza legale, prettamente dedicato ai problemi ed ai contenziosi relativi ai servizi telefonici: lo “Sportello Emergenza Telefonia”. Presso tale sportello, operativo a Bologna in via del Porto n. 16 ogni venerdì dalle ore 09.00 alle ore 12.00, previo appuntamento telefonico al nr. 051/6087120, i consumatori possono trovare un operatore dell’Associazione, altamente qualificato nel settore della telefonia, pronto a dare i consigli e l’opportuna assistenza per la risoluzione dei problemi di cui sono rimasti vittime.  E i risultati si vedono, anche grazie al lavoro di squadra della nostra associazione, dei suoi volontari  e dei suoi legali di riferimento che, proprio per unire le forze a tutela dei consumatori, all’interno della Consulta Legale hanno costituito il Gruppo Telefonia. I numeri parlano chiaro. Nel 2009, infatti, la Federconsumatori ha gestito 523 pratiche riguardanti questioni telefoniche, discutendone in conciliazione presso il Co.re.Com Emilia Romagna nr. 323 ed ottenendo transazioni per i consumatori nel 76 % dei casi (247 pratiche). Alcune delle posizioni non conciliate (ricordo che il tentativo di conciliazione nel settore della telefonia è obbligatorio) sono sfociate in cause ed altre, nel numero di 30, sono state seguite presso l’Autorità per le Comunicazioni nella procedura di definizione successiva alla conciliazione. Queste 30 posizioni sono state tutte definite con accordi e con piena soddisfazione per gli utenti. Complessivamente, quindi, gli accordi conciliativi raggiunti a favore dei consumatori bolognesi tra fase conciliativa Corecom e fase AGCOM sono stati pari a 277 pratiche su 323, corrispondenti all’85% delle posizioni aperte, con ben 150.050,89 Euro recuperati e/o risparmiati dagli associati Federconsumatori (Euro 54.372,00 a titolo di storni di fatture contestate ed Euro 95.678,89 a titolo di indennizzi e risarcimenti). Dei risultati importanti, quindi, senza fare delle cause e senza sopportare delle spese legali così come anche i tempi lunghi ed i rischi di un giudizio. Risultati importanti che dimostrano che uniti contro i grandi si può e che non bisogna rinunciare a far valere i propri diritti, specie quando esiste un’associazione come la Federconsumatori, strutturata ed organizzata su tutto il territorio di Bologna e Provincia, in grado di dare risposte concrete alle esigenze concrete dei cittadini anche tramite strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, come le conciliazioni! Se avete un problema con un operatore telefonico, quindi, prima di dire la classica frase “non faccio nulla tanto non conviene” telefonate alla ns associazione al nr. 051.6087120 per avere gratuitamente tutte le informazioni necessarie per una decisione consapevole. Ricordiamoci, infatti, che CONSUMATORE ORGANIZZATO CONSUMATORE MEZZO SALVATO!

Avv. Giampiero Falzone
Coordinatore Gruppo Telefonia

Consulta Legale Federconsumatori Bologna

(Foto “Peacock on Telephone Boxes” di Dave Pearson su Flickr.com)

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Polizze Poste Vita

Polizze Poste vita: una storia di inganni ed espropriazioni di Stato

L’argomento è complesso e ancora incerto sotto il profilo legislativo (il Parlamento

dovrebbe convertire e non si sa se con modifiche il Dl. n. 40/2010), ma estremamente

esemplificativo del modus operandi del sistema finanziario e della classe politica

italiani.

Quella che si propone è una sintesi inevitabilmente molto parziale.

E’ successo negli ultimi anni che parecchi risparmiatori su sollecitazione delle Poste

Italiane spa, abbiano stipulato delle polizze “Poste Vita”. Tali polizze emesse da Poste

vita spa, ramo assicurativo di Poste Italiane spa, dovevano essere nell’intenzione dei

contraenti (e nelle prospettazioni delle Poste) uno strumento utile per trasmettere ai

parenti delle somme di denaro, usufruendo delle agevolazioni di legge per tale tipologia

di contratti.

In realtà, è accaduto che i contratti stipulati non fossero “semplici” contratti di

assicurazione sulla vita, ma contratti di natura cd. mista: da una parte l’elemento

assicurativo, dall’altra quello di investimento finanziario. I soldi del risparmiatore

(spesso ignaro, di età superiore i 65 anni e con nessuna conoscenza finanziaria) non di

rado venivano investiti in strumenti finanziari rischiosi, collegati ad indici della borsa

(index linked), emessi da società distinte rispetto a Poste Vita che si limitava, come

molte altre società assicurative, ad immettere sul mercato dei “prodotti finanziari

travestiti da assicurazioni” senza neppure garantire il capitale investito. Questa grave

anomalia-distorsione del mercato italiano in cui mancavano i“meccanismi di tutela e

garanzia tipici dei contratti di assicurazione, spesso affievoliti in prestazioni

demografiche a bassissimo valore aggiunto per gli assicurati” veniva corretta con anni

di ritardo dall’ISVAP con il Regolamento n. 32 dell’11 giugno 2009.

A questi fatti, già di per sé indicativi della sostanziale impunità degli operatori

finanziari-assicurativi, si deve aggiungere un altro particolare, all’apparenza innocuo

ma, in realtà, come vedremo, fondamentale per le vicende che si espongono: alla morte

dell’assicurato i funzionari delle Poste consigliavano ai beneficiari delle polizze di non

chiedere la liquidazione, ma di aspettare il termine naturale di scadenza degli

investimenti. Poste prometteva per iscritto che non avrebbe eccepito l’eccezione di

prescrizione annuale e che il beneficiario avrebbe potuto riscuotere la polizza entro

dieci anni. Sulla base di tali promesse quasi sempre i beneficiari accettavano.

Parallelamente il legislatore, attraverso una complessa serie di provvedimenti

normativi (l. 3/12/2005 n. 266, D.p.r. 116/2007, l. 27/10/2008 n. 166, e l. 4/12/2008 n.

190, Circolare 11/3/2009, n. 19677 del Ministero Economia e Finanze, Dl. n. 40 del

2010), decideva di creare un sistema di indennizzo dei risparmiatori “traditi”. Tale

sistema di indennizzo, ancora incompiuto e non operativo, si configura in palese

contrasto, sotto ogni profilo, con il modello comunitario di riferimento costituito dalla

Direttiva 97/9/CE. Mentre, infatti, la Direttiva stabilisce un sistema di indennizzo

sostenuto principalmente dalle imprese di investimento, il sistema previsto dal

legislatore italiano ha la forma invece di un fondo alimentato con le risorse

“espropriate” ai risparmiatori. Lo Stato, infatti, con la Legge n. 166/08 stabiliva

che venissero devoluti al Fondo di garanzia, con effetto retroattivo, oltre ai soldi

provenienti dai conti correnti cd. dormienti, le somme ricavate dalle polizze

prescritte a far data dal 2006.

Con l’entrata in vigore della legge n. 166/08 si saldano, dunque, le due parti delle

vicende descritte, venendosi a creare una situazione paradossale: i cittadini

beneficiari delle polizze Poste vita si vedono “espropriare” dallo Stato i soldi a loro

destinati dai genitori e parenti a favore del Fondo di garanzia presso il Ministero

dell’Economia e Finanze (che controlla per il 65% Poste Italiane spa…) creato per

indennizzare proprio i risparmiatori. Poste Italiane, che aveva promesso di applicare la

prescrizione decennale, rifiuta la liquidazione delle polizze affermando che deve

applicare la legge. Le associazioni dei consumatori, in particolare Federconsumatori,

denunciano l’incostituzionalità di quello che si configura come un furto di Stato. Il

Governo tentenna. Alla fine, dopo molte pressioni da varie parti, sotto le elezioni,

decide che è il caso di mettere rimedio alla situazione grottesca che ha contribuito a

creare, ma lo fa in modo ambiguo e parziale.

Il Decreto n. 40/2010, infatti, corregge solo in parte la precedente normativa,

stabilendo che: 1) sono salve le polizze prescritte prima del 28/10/08 non devolute al

Fondo alle quali si potrà applicare la prescrizione decennale prevista da Poste Italiane;

2) sono devolute al Fondo e quindi perse tutte le somme relative a polizze per cui la

prescrizione è avvenuta dopo il 28/10/08; 3) rimangono nel Fondo – a prescindere da

quando è intervenuta la prescrizione – e sono quindi perse tutte le somme già nel Fondo.

A questo punto alcuni interrogativi: È legittimo e politicamente accettabile il citato

Decreto che ricorda molto il detto “chi avuto avuto chi ha dato ha dato …”? E’ giusto

inquadrare come polizze vita (prescrizione annuale) quelli che sono a tutti gli effetti

degli investimenti finanziari (prescrizione decennale)? Perché il legislatore non ha

previsto, come invece è stabilito per i conti correnti dormienti (D.p.r. 116/2007),

l’obbligo per le società assicuratrici di comunicare per iscritto al beneficiario della

polizze vita l’esistenza della polizza vita, vincolando all’adempimento di detto obbligo la

devoluzione al Fondo delle relative somme? E da ultimo, cosa accadrà se il Governo

non convertirà il Decreto?

Per le risposte consigliamo di rivolgersi agli sportelli Federconsumatori, per le proteste

al Ministero dell’Economia e Finanze e alla Presidenza del Consiglio, per farsi ascoltare

da politici che fino ad oggi si sono mostrati perlomeno sordi ed inetti.

Consulente Legale Federconsumatori Bologna, Avv. Giuseppe Genna


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Attenzione! Volantino contraffatto Federconsumatori

Abbiamo ricevuto molte segnalazioni per un volantino che sta circolando in rete con il logo Federconsumatori. Il volantino, che mette in guardia circa presunte truffe telefoniche attraverso i cellulari, è FALSO. Non proviene infatti da nessuna delle sedi Federconsumatori e le notizie contenute non sono assolutamente vere. Chiediamo a tutti quelli che lo ricevono di non inoltrarlo a nessuno, non cliccare su eventuali link in esso contenuto ed avvisare il mittente che si tratta di un falso, per non diffondere ulteriormente questa dannosa catena di Sant’Antonio.
Potete leggere il comunicato stampa della sede nazionale a questo link.

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E se un capriolo precipitasse sulla vostra automobile?

Svolgendo servizio di sportello per la Federconsumatori di Bologna si possono sentire le storie più incredibili.
Alcune storie fanno indignare (v. ad esempio vicende Argentina e Parmalat), altre fanno sorridere (il signore che vuole sporgere reclamo per aver acquistato videocassette porno che non hanno le “qualità” promesse dalla società venditrice), altre ancora lasciano a bocca aperta, tutte comunque chiedono un consiglio o una risposta che, per quanto possibile, permetta al consumatore di muoversi tra le maglie della burocrazia e della giustizia.
Cosa fareste, infatti, se un capriolo precipitasse sulla vostra auto? E’ quello che è successo ad un consumatore bolognese mentre percorreva una strada dell’appennino tosco-emiliano. Improvvisamente uno schianto e si è trovato un povero capriolo agonizzante sul parabrezza. Per fortuna la bassa velocità dell’autovettura ha fatto si che il conducente non riportasse lesioni. Il capriolo era precipitato da terrapieno alto 3-4 metri sprovvisto di recinzioni.
Ecco alcuni consigli utili in casi del genere per soccorrere il malcapitato animale ed evitare di riparare a vostre spese l’auto.
1)Innanzitutto non cedete alla tentazione di ripartire trasportando il capriolo o il cinghiale da un vostro amico macellaio;
2)Non spostate la macchina nè l’animale;
3)Chiamate i carabinieri affinché effettuino i rilievi del caso e provvedano a trasportare l’animale presso il servizio veterinario dell’Asl competente;
4)Effettuate fotografie sia del luogo del sinistro sia dei danni subiti dall’auto;
5)Inviate tempestivamente una raccomandata a.r. (entro comunque due anni) all’ente di gestione del territorio in cui si è verificato il sinistro con cui segnalate l’accaduto e chiedete il risarcimento di tutti i danni patiti allegando preventivo o fattura;
Bisogna sapere, infatti, che gli animali selvatici con la legge 27 dicembre 1977 n. 968 ed, in seguito, con la legge 11 febbraio 1992 n. 157, hanno cessato di appartenere al genere delle res nullius (letteralmente cosa di nessuno), per essere espressamente inclusi nel patrimonio statale indisponibile, da tutelare nell’interesse della comunità nazionale.
Di solito le regioni italiane (così ad esempio Toscana ed Emilia-Romagna) demandano il compito di gestione del territorio e di protezione della flora e della fauna, dei parchi e delle riserve naturali, nonché della caccia e pesca, alle singole province. E’ così, pertanto, che sarà (in linea di massima) la provincia in cui si è verificato il sinistro ad essere responsabile ex art. 2043 o art. 2052 c.c. dei danni patiti dal cittadino a causa di animali selvatici.
Detto ciò non bisogna illudersi però che tutto si risolverà facilmente ed in breve tempo: la Provincia infatti chiamerà a manleva la sua assicurazione che probabilmente, dopo avervi fatto attendere per mesi, si rifiuterà di pagarvi il risarcimento adducendo i pretesti più disparati: caso fortuito, l’eccessiva velocità del veicolo, l’esistenza di cartelli stradali di pericolo, etc.
E’ chiaro comunque che in un caso come quello in esame sia la dinamica dell’incidente sia la mancata predisposizioni di apposita recinzione sul terrapieno costeggiante la strada portano ad escludere ogni responsabilità del guidatore e fanno propendere per la condotta negligente della provincia.
Ricordatevi che le assicurazioni confidano sempre, statistiche alla mano, anche quando sanno di avere torto, nel fatto che il consumatore rinunci a far valere i propri diritti per stanchezza o timore di dover affrontare un contenzioso giudiziario. Se ritenete quindi di avere ragione non arrendetevi, perché se vi arrendete fate il loro gioco, ed non è un bel gioco…
Avv. Giuseppe Genna
Consulente Legale Federconsumatori Bologna

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Carte Revolving American Express

In attesa di verificare la fondatezza di una poderosa class action a tutela dei titolari delle carte di credito, dalla cui “unicità” delle revolving Amex, messe sotto inchiesta dalla pregevole indagine della Procura della Repubblica di Trani e dal PM Michele Ruggiero, si configuravano anche tassi di interesse che in alcuni casi arrivavano al 251%, ossia il 21% mensili, oltre il doppio del tasso convenzionale  richiesto dagli usurai di quartiere che a Roma si accontentano del 10% al mese e che hanno causato danni tangibili ai consumatori,Adusbef pubblica sul suto www.adusbef.it i moduli da compilare per ottenere i risarcimenti dei danni subiti, ricalcolando il differenziale dei tassi soglia nel tempo previsti dalla legge antiusura ed i tassi da “strozzo” praticati, e Federconsumatori mette a disposizione i propri consulenti per assistere gli utenti danneggiati da tali tassi usurai (l’elenco degli sportelli si trova su www.federconsumatori.it nella sezione Sedi).

American Express, che da oggi non può più emettere nessuna nuova carta di credito fino a quando non avrà ottemperato alle gravissime carenze riscontrate da Bankitalia,continua a comportarsi con l’usuale arroganza ed assenza di trasparenza e di rispetto sostanziale per i “titolari” frodati. Con pagine intere di pubblicità,si rivolge a tutti i “titolari di Carta ed Esercizi Convenzionati”, confermando,come si legge nel testo pubblicato a pagamento sui maggiori quotidiani – che l’uso e l’accettazione di tutte le Carte American Express continua regolarmente con il consueto massimo impegno della nostra Società al fine di garantirvi gli elevati standard di servizio che avete sempre apprezzato. Tutti i nostri titolari – continua il testo – possono continuare sia ad utilizzare normalmente la Carta per qualsiasi spesa, grazie anche a tutti gli Esercizi Convenzionati che ne assicurano l’accettazione, sia ad usufruire di tutti i benefici e i servizi che rendono uniche le Carte American Express in Italia e nel mondo”, ma si guarda bene dal minimo accenno di trasparenti risarcimenti dei danni provocati ai suoi “titolari”.

In attesa del riscontro alla richiesta avanzata all’Antitrust affinché emani un provvedimento cautelare nei confronti di tutte le società che emettono carte revolving, con la sollecitaizone di nullità dei contratti per tutte quelle carte revolving spedite per posta senza che vi sia stata alcuna preventiva richiesta,sembra che American Express alla chetichella,nel tentativo di rabbonire e confondere i tanti titolari delle carte truffaldine finite sotto inchiesta, starebbe inviando ad ognuno di essi una proposta unilaterale di rimborso per somme illegittimamente percepite e alquanto indeterminate.

Adusbef e Federconsumatori,dopo aver reso disponibili rispettivamente il modello di richiesta (sul sito www.adusbef.it) e l’elenco degli sportelli presso cui ricevere assistenza (www.federconsumatori.it nella sezione Sedi), mettono a disposizione degli iscritti e dei titolari danneggiati i propri  tecnici per valutare la bontà di qualsiasi proposta risarcitoria a garanzia di indipendenza  da quei potentati economici che, ancora una volta, hanno dimostrato la loro malafede,ricordando di aver già conferito mandato per la costituzione di parte civile nell’instaurando procedimento penale di Trani, all’Avv. Antonio Tanza, Vicepresidente Adusbef.

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Bond Argentina: nuova offerta pubblica di scambio

La Repubblica Argentina ci riprova promuovendo una nuova offerta pubblica di scambio sui bond emessi prima del 2005 per tutti i risparmiatori rimasti vittime del noto default dei tango bond del 2001.
Le principali agenzie di stampa hanno, infatti, riportato la notizia che la Repubblica Argentina ha depositato in Consob il prospetto informativo relativo alla nuova offerta di bond a favore di coloro che non avevano aderito alla precedente OPS. Tale prospetto al momento non è consultabile quindi sospendiamo qualsiasi valutazione sulla bontà dell’offerta all’esito delle opportune verifiche. Quello che possiamo dire con certezza è che anche questa volta l’atteggiamento della Repubblica Argentina non è stato rispettoso delle minime e basilari regole della concertazione. Prendiamo atto del deposito in Consob di questa nuova offerta, infatti, ma non possiamo non rilevare che la stessa è stata formulata dalla Repubblica Argentina senza coinvolgere preventivamente le associazioni rappresentative e gli organismi di rappresentanza dei risparmiatori.
Nel 2005, la Federconsumatori ritenne inaccettabile la proposta di rimborso all’epoca formulata ai risparmiatori. Una proposta che ritenemmo “scandalosa sotto tutti i punti di vista”: sia per l’arco temporale previsto per il rimborso (le nuove scadenze venivano portate a 35 anni), che per l’ammontare del risarcimento che alle nuove scadenze avrebbe raggiunto circa il 30 per cento del valore nominale dei titoli in possesso. Per tali motivi dicemmo no ad un’offerta capestro e truffaldina. I numerosi successi, le sentenze ottenute e la Giurisprudenza creata in questi anni dai ns legali di riferimento ci hanno dato ragione.
Auspichiamo, quindi, che questa volta la nuova offerta rappresenti una seria opportunità per i numerosi risparmiatori italiani coinvolti e non l’ennesima lesione dei loro diritti.
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Mutui: sospensione rate

Dal 1° febbraio ’10 è possibile inoltrare richiesta di sospensione delle rate del mutuo presso la propria banca a patto che questa abbia aderito all’accordo che ABI ha siglato con le Associazioni dei Consumatori.
Chi può chiedere la sospensione?
Tutti coloro che hanno un reddito non superiore a 40 mila euro annui ed un mutuo di valore non superiore a 150.000,00 euro (inclusi i mutui cartolarizzati)
A fronte di quali eventi si può richiedere la sospensione?
–  Licenziamento non consensuale
–  Morte
–  Sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario per almeno 30 gg.
–  Sopraggiunta non-autosufficienza
Quali esclusioni?
–  Ritardo di pagamento superiore a 180 giorni consecutivi al momento della presentazione della domanda.
–  Ritardo inferiore a 180 giorni, ma prima che si realizzassero le condizioni utili alla sospensione delle rate.
–  Mutui di durata inferiore ai 5 anni
–  Mutui che godono di agevolazioni pubbliche
–  Mutui per i quali si è stipulata una copertura assicurativa purchè tale assicurazione copra gli importi delle rate
–  Mutui a tasso variabile, oppure a rata fissa, oppure a durata variabile
Quali effetti ha la richiesta?
–  Sospensione delle rate per 12 mesi ed una sola volta
–  Gli interessi maturano comunque
–  Sospensione sia del capitale che degli  interessi; questi verranno ripagati alla scadenza della sospensione in aggiunta alle normali rate
–  La banca può comunque decidere se sospendere solo la quota capitale e far pagare gli interessi alle scadenze delle rate
–  La sospensione comporta l’allungamento dei tempi di mutuo.
Da quando posso presentare la domanda?
Dal 1° febbraio ’10 al 31 gennaio ‘11  (AGGIORNAMENTO: la scadenza è stata prorogata al 31/7/2011)
A chi mi devo rivolgere?
Presso la banca dove si è acceso il mutuo a patto che abbia aderito all’accordo
In pratica cosa devo fare?
Compilare la modulistica reperibile presso gli sportelli bancari aderenti, che deve essere firmata da tutti i cointestatari e/o eredi.
Maggiori informazioni sono reperibili al sito dell’ABI
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Acqua

Una famiglia di 3 persone che consuma 200 metri cubi di acqua l’anno, che nel 2009 ha speso in media 315 euro (Osservatorio della Federconsumatori sui servizi idrici), subirà dalla privatizzazione dell’acqua, un aumento del 16 % in media nel biennio 2010-2011, con un salasso di 50 euro a famiglia e con la bolletta che lieviterà a 365 euro l’anno,pari ad un costo di 1 euro al giorno,solo per l’acqua.

Il decreto Ronchi infatti, che affida ai privati la gestione del più essenziale dei beni comuni come l’acqua, porterà un consistente aumento del costo del servizio,derivante non soltanto dalla necessità di remunerare i costi di gestione,ma anche dall’esigenza dei privati di realizzare profitti dalla fornitura dei servizi idrici.

E mentre in Italia  le aziende dell’acqua minerale, pari a 12,5 miliardi di bottiglie di acqua imbottigliate nel 2008,con  un consumo pro capite di quasi 200 litri l’anno (590 litri per una famiglia di 3 persone), arricchiscono il giro di affari arrivato a 2,4 miliardi di euro sulla pelle delle comunità,pagando canoni irrisori ,il business dell’oro blu comnicia a far gola a banchieri,finanzieri e speculatori, che fiutando il business dirottano sull’acqua i loro investimenti.

Adusbef e Federconsumatori,che fanno parte del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, dopo la grande manifestazione di sabato scorso a Roma contro la privatizzazione dell’oro blu,  sono ancora più impegnate per il referendum abrogativo del decreto Ronchi,la cui raccolta di firme partirà quanto prima.

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