Come chiedere il bonus per i seggiolini anti abbandono

Dal 20 febbraio 2020 è online il sito per chiedere il contributo di 30 euro all’acquisto di un seggiolino anti-abbandono, obbligatorio per trasportare in auto i bambini fino a 4 anni.

Per avere il bonus occorre:

  • munirsi di credenziali SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale, ovvero le credenziali per identificarsi sui siti della pubblica amministrazione). Se non si possiede lo SPID, si possono trovare informazioni a questo link;
  • visitare il sito www.bonuseggiolino.it ed accedere con il proprio SPID;
  • compilare la domanda.

Il bonus arriverà sotto forma di carta spesa da 30 euro, associata al codice fiscale del bambino, che va utilizzata nei punti vendita indicati sul sito e poi validata sul sito stesso.
Il bonus ha validità 30 giorni, ma se non viene usato si può chiedere di nuovo.

Chi ha già acquistato un seggiolino può chiedere il bonus allegando la prova dell’acquisto (scontrino o fattura), entro 60 giorni dalla data di operatività del sito, cioè il 20 febbraio.

Le multe per il mancato utilizzo del dispositivo anti-abbandono, che può anche essere un aggiunta ad un seggiolino esistente purché rispetti le caratteristiche indicate dalla legge, inizieranno da 6 marzo. Si rischia dagli 83 ai 333 euro (da 58 a 100 euro se si paga entro cinque giorni) e la detrazione di 5 punti dalla patente. Con due infrazioni in 2 anni scatta la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

Ulteriori informazioni sul sito del Ministero dei Trasporti.

E.A.

Foto Pixio.com

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018.”


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Telefonate ingannevoli ai clienti ENI

Eni Gas e Luce ci comunica di aver ricevuto numerose segnalazioni dei suoi clienti in merito a contatti telefonici ingannevoli. Un operatore si presenta inizialmente come incaricato di Eni , dichiara falsamente che il contratto attivo sia in scadenza o non più vantaggioso e poi propone offerte di altri operatori. È evidente che si tratti di un’agenzia, incaricata da aziende concorrenti, che non esita ad usare questi trucchetti per aumentare il numero dei contratti conclusi e quindi la sua provvigione.

Per tutelare i suoi clienti, Eni ha predisposto un numero verde apposito, 800.689.829, con il quale il cliente potrà:

• verificare se il numero telefonico da cui ha ricevuto la telefonata sia un numero ufficialmente autorizzato da Eni e, nel caso, chiedere di essere ricontattato o al contrario di non essere più contattato;

• fornire, se disponibili, tutte le informazioni utili che è riuscito a reperire durante la telefonata (numero di telefono, qualità e quantità delle informazioni relative al cliente chiamato di cui il soggetto chiamante è a conoscenza, nome delle aziende concorrenti proposte), per aiutare Eni ad individuare i responsabili di queste telefonate illecite (anche sotto il profilo della tutela dei dati personali).

Eni non è l’unica società ad essere presa di mira da aziende concorrenti in questo modo. Tempo fa era accaduto anche a clienti Enel e Hera. In linea generale, consigliamo ai consumatori a non stipulare MAI contratti telefonici di energia, perché è una modalità che non permette di riflettere sull’effettiva convenienza della proposta, di fare confronti e nemmeno, come abbiamo visto, di avere la certezza dell’identità del chiamante.
Sconsigliamo anche di dare qualsiasi dato personale al telefono: nome e cognome, codice POD e PDR della fornitura, indirizzo, codice fiscale.

Le nostre sedi sono a disposizione per assistenza e informazioni: 051/255810.

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018.”

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Air Italy va in liquidazione

L’assemblea straordinaria dei soci della compagnia low cost Air Italy (ex Meridiana) ha deciso di porre la società in liquidazione a causa delle perduranti difficoltà che hanno causato nel 2019 perdite per oltre 200 milioni di euro.

Fino al 25 febbraio compreso i voli in andata e ritorno verranno regolarmente operati da altre compagnie nei giorni e negli orari previsti, quindi in questo lasso di tempo non è prevista alcuna variazione o cancellazione. Se non si gradisce il vettore proposto come alternativa, si può chiedere il rimborso del biglietto con la modalità indicate sotto.

Per i biglietti con andata prima del 25 febbraio e ritorno successivo a questa data, il passeggero potrà usufruire del primo volo di ritorno disponibile di un altro vettore, del quale potrà informarsi a partire dal 18 febbraio chiamando il numero 892928  o rivolgendosi all’agenzia di viaggi.

I voli con andata e ritorno dopo il 25 febbraio non saranno effettuati e gli utenti potranno richiedere il rimborso scrivendo all’indirizzo refunds@airitaly.com, rivolgendosi ad una biglietteria Air Italy o ancora contattando l’agenzia di viaggi di riferimento.

Siamo ovviamente a disposizione in caso di problemi, chiamateci al n.051/255810 o scriveteci su info@federconsumatoribologna.it .

Foto Wikipedia

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018.”

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Servizi premium? Hai 6 ore di prova e li disattivi con un SMS

I servizi a sovrapprezzo, chiamati anche servizi premium o VAS, sono quei servizi informativi tipo giochi, meteo, oroscopo, gossip, ecc che possono far lievitare la bolletta del telefono in quanto escluse dal normale piano tariffario e quindi pagate a parte.

Spesso questi servizi vengono attivati, all’insaputa del titolare della linea, solo cliccando su un link o su un banner pubblicitario, o rispondendo a un messaggio; a volte l’utente non si rende conto di sottoscrivere un vero e proprio abbonamento che si rinnova automaticamente.

L’Autorità per le Comunicazioni, visto l’alto numero di reclami e di contenziosi, ha aggiornato a novembre del 2019 il codice di condotta per l’offerta dei servizi premium, un codice di autoregolamentazione concordato tra gli operatori telefonici, i fornitori di servizi premium e le associazioni dei consumatori.

In base al codice, i servizi si possono attivare solo dopo una doppia conferma (doppio click) su due schermate distinte: con il primo click si conferma l’adesione alle condizioni del servizio, con il secondo click la volontà di procedere all’acquisto e all’addebito del costo.

Successivamente, l’utente deve ricevere un SMS gratuito di riepilogo che indichi il nome, il costo e la descrizione del servizio.
Inoltre, se si tratta di un abbonamento, ogni 30 giorni l’utente riceverà un SMS gratuito che gli ricorda di avere un abbonamento attivo.

Per gli abbonamenti, il codice prevede un periodo di prova di 6 ore durante le quali l’utente può valutare il servizio e, se non lo soddisfa, può recedere (diritto di ripensamento) e disattivarlo chiamando il numero verde 800.44.22.99 , oppure, dal 20 gennaio, anche inviando un SMS con il testo “ANNULLA” al numero indicato nel messaggio di attivazione. Consigliamo di conservare le copie di questi SMS, di attivazione e disattivazione, per eventuali contestazioni future.

I servizi premium in abbonamento possono essere disattivati in qualsiasi momento chiamando il numero verde 800.44.22.99 direttamente dal numero su cui sono stati attivati i servizi oppure rivolgendosi al call-center del proprio operatore. Per disabilitare del tutto i servizi a sovrapprezzo sulla SIM, invece, occorre chiamare il call-center del proprio operatore che indicherà la procedura corretta. In questo modo (barring sms) non si rischiano attivazioni non richieste, ma non si potranno ricevere nemmeno SMS utili come quelli della propria banca che avvisano dei movimenti sul conto corrente.

Se si notano degli addebiti sulla SIM per servizi a sovrapprezzo mai richiesti, è bene scrivere subito un reclamo al proprio gestore e, se la risposta è negativa, chiamarci per avviare una procedura di conciliazione, che per nostra esperienza risolve la maggior parte dei contenziosi in poco tempo. Il numero del nostro centralino è 051/255810, oppure potete avviare una pratica online da qui.

Foto di Jan Vašek da Pixabay

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018

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Tim ti addebita il costo degli elenchi? Ecco come disdire

Nella bolletta di TIM di gennaio, tutti gli anni, è presente l’addebito di 3.90 euro per “consegna elenchi telefonici” .

La consegna degli elenchi (le Pagine Bianche e le Pagine Gialle, ora comprese in un volume unico), viene effettuata massivamente lasciando la “pila” di volumi davanti alle porte dei condomini o nell’atrio, con la conseguenza che molte persone non ricevono il loro elenco. Senza contare tutti i clienti che l’elenco non lo hanno mai chiesto, né lo useranno mai. Quindi come evitare questo piccolo ma fastidioso balzello?

TIM specifica sul suo sito che “è possibile rinunciare gratuitamente in qualsiasi momento al servizio di consegna degli elenchi telefonici, contattando telefonicamente il Servizio Clienti linea fissa 187 o inviando una comunicazione scritta all’indirizzo Telecom Italia indicato sulla Fattura o al numero verde fax 800000187 del Servizio Clienti; in tal caso TIM provvederà a non addebitare più il relativo importo“.

Noi consigliamo di inviare comunque un fax, in modo che resti una prova scritta.

Poi, se si è in vena di fare i pignoli, si potrebbe anche chiedere a TIM di dimostrare di aver richiesto il servizio di consegna, che dovrebbe essere oggetto di specifica accettazione contrattuale, in quanto servizio a pagamento. Se non risulta che il servizio sia mai stato chiesto, il cliente può chiedere il rimborso di quanto pagato negli anni precedenti, con reclamo al fax del servizio clienti e successiva eventuale procedura di conciliazione.

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018

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Multa dell’Antitrust per “cartello” a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una sanzione molto significativa, ben 228 milioni di euro, a Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. Le compagnie, costrette dall’AGCOM e dalla legge a tornare alla fatturazione mensile, hanno pensato bene di aumentare uniformemente le tariffe dell’8,6%, coordinando le proprie strategie commerciali al fine di mantenere il prezzo incrementato, ostacolando la concorrenza e la convenienza dei clienti a cambiare gestore.

Si tratta di un‘intesa del tutto illegittima che la Federconsumatori ha prontamente segnalato all’Antitrust.

È l’ennesima conferma di una metodologia del “cartello” che spesso constatiamo in molte altre condotte degli operatori: le proposte commerciali o le modifiche unilaterali, guarda caso, si somigliano nella stragrande maggioranza dei casi.

È anche l’ennesimo capitolo della vicenda della fatturazione a 28 giorni, che si trascina dal 2016, nella quale ci stiamo battendo affinché gli operatori applichino l’automatismo dei rimborsi disposto da AGCom e confermato dal Consiglio di Stato.

Perché, dopo che è stato anche accertato che ci fu cartello nel riposizionamento delle tariffe, i gli utenti dovrebbero attivarsi per chiedere il rimborso dei giorni erosi durante la fatturazione a 28gg?

Perché dovrebbero lasciare alle aziende anche questo ulteriore potere e tollerare un atteggiamento incurante della legalità?

Ribadiamo pertanto che i rimborsi devono essere automatici: lo conferma anche questa pronuncia di AGCM.

Federconsumatori proseguirà con determinazione il proprio lavoro, anche attraverso l’avvio di azioni legali, per far ottenere automaticamente agli utenti i rimborsi a cui hanno diritto per la fatturazione a 28 giorni.

Immagine via www.agcm.it

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018

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Bio-on: assemblea a Castel San Pietro Terme

La vicenda del crac di Bio-on, start-up delle bioplastiche finita nel mirino della procura e successivamente fallita, è ancora in evoluzione.
Ci sono arrivate ultimamente molte richieste di chiarimenti sulle iniziative che prevediamo di intraprendere a tutela degli azionisti, quindi abbiamo organizzato una nuova assemblea informativa a Castel San Pietro Terme per tutti gli investitori che non hanno ancora avuto modo di parlare con i nostri legali.

L’assemblea è prevista per il giorno 5 febbraio 2020 alle ore 18 presso la Sala Sassi in Via F.lli Cervi, 3 a Castel San Pietro Terme.

Gli associati che hanno già preso contatti con i legali saranno comunque personalmente chiamati, al momento di partire con le azioni di tutela, ai recapiti già forniti.
Chi fosse impossibilitato a venire all’assemblea può anche fissare un appuntamento presso la nostra sede di Bologna al n.051/255810 (orario del centralino: lunedì, martedì, mercoledì 9-12 e 14-17, giovedì 14-17, venerdì 9-12).

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Grandine e alluvioni 2019, fino al 2 marzo per i rimborsi (ma sono escluse le auto private).

Sono stati finalmente pubblicati i requisiti e la modulistica per chiedere il risarcimento dei danni causati dagli eventi atmosferici estremi di maggio e novembre e dalla grandine del 22 giugno 2019.

CHI PUÒ CHIEDERE IL RIMBORSO?
In questo articolo ci occuperemo dei danni subiti da soggetti privati, a cui sono equiparati le associazioni senza scopo di lucro costituite prima dell’evento (Allegato 1 del Decreto del Presidente della Regione n.5 del 15/01/2020). Per le attività produttive si deve fare riferimento all’Allegato 2 consultabile qui.

QUALI SPESE SONO RIMBORSABILI?
Si può chiedere il rimborso per le spese di:
– ricostruzione delle abitazioni distrutte;
– acquisto o costruzione di nuova abitazione se la ricostruzione non è possibile;
– ripristino funzionale e strutturale di parti dell’abitazione danneggiate;
– riparazione o sostituzione di beni mobili (arredi, elettrodomestici) danneggiati. I beni sono quelli presenti nelle abitazioni.

COME SI CALCOLANO I DANNI?
Per le richieste inferiori a 10.000 euro non è necessaria perizia e il risarcimento di calcola sull’importo indicato dal richiedente, sulla base di preventivi di spesa o, se inferiori, delle spese effettivamente sostenute.
Per i danni superiori a 10.000 euro, invece, è necessaria una perizia redatta da un professionista abilitato, iscritto ad un ordine o collegio, in posizione di terzietà rispetto al richiedente.
Sono previsti percentuali di rimborso e massimali:
– per il ripristino dell’abitazione principale verrà rimborsato l’80% della spesa, fino a un massimo di 150.000 euro;
– per l’abitazione non principale o per la sede di associazione, verrà rimborsato il 50% della spesa fino a un massimo di 150.000 euro (per le riparazioni) o 185.000 euro (per l’integrale ricostruzione), più in questo ultimo caso altri 10.000 euro per la demolizione;
– per i beni mobili danneggiati si prevede un rimborso forfettario di € 300,00 a vano e comunque nel limite massimo di 1.500 euro.

In caso di copertura assicurativa, si può sommare il contributo con quanto ottenuto dall’assicurazione, fino al limite del danno ammissibile.

QUALI DANNI SONO ESCLUSI?
Non sono rimborsabili:
– i danni alle pertinenze e alle aree esterne;
– le spese per la pulizia e la rimozione dei detriti;
– i danni ad immobili non in regola con il catasto;
– i danni agli immobili in costruzione o fatiscenti al momento dell’evento;
– i danni ai beni mobili registrati.

Questo ultimo punto esclude i danni alle auto, che sono stati i beni più danneggiati soprattutto dalla grandine di giugno. Sono rimborsabili solo i danni alle auto aziendali, come previsto dall’All.2.
In un commento al proprio post su Facebook, il Comune di Bologna ha confermato l’esclusione affermando che “la Regione Emilia-Romagna ha comunicato che i fondi stanziati dal governo prevedono il rimborso dei soli danni ai beni immobili”.

QUANDO E COME SI PUÒ PRESENTARE DOMANDA?
La domanda va presentata entro e non oltre il 2 marzo 2020 tramite l’apposito modulo nelle seguenti modalità:
– consegnata a mano e sottoscritta dal richiedente il contributo davanti ad un pubblico ufficiale del Comune autorizzato a riceverla che ne rilascia ricevuta di consegna con numero di protocollo;
– spedita con raccomandata a/r; in tal caso fa fede la data risultante dal timbro dell’ufficio postale accettante;
– inviata tramite PEC al Comune.

E.A.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018

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Viaggi in Cina: cosa fare *aggiornato 31-01-2020*

A seguito dell’aumento dei contagi in Cina per l’influenza da coronavirus, molti turisti ci stanno chiedendo se possono chiedere l’annullamento dei viaggi programmati in Cina e in altre destinazioni asiatiche.

La prima cosa da ricordare è che l’annullamento con rimborso è previsto in caso di sconsiglio del ministero degli Esteri, indicato sul sito Viaggiare Sicuri. Al momento (31 gennaio ore 11) è presente la raccomandazione di evitare i viaggi nella provincia dello Hubei e di posticipare i viaggi non necessari nel resto della Cina; inoltre per motivi sanitari è stata disposta la sospensione dei voli diretti in Cina. Quindi i turisti che avevano acquistato un viaggio per la Cina possono adesso chiedere il rimborso.

Per quanto riguarda invece le altre destinazioni asiatiche (Thailandia, Cambogia, Giappone, ecc), non vi è al momento alcuna raccomandazione legata all’influenza, quindi non si ha diritto al rimborso.

Se quindi il viaggiatore non ha stipulato un’assicurazione che copra anche gli annullamenti per motivi personali o sanitari, tutto quello che può fare, al momento, è chiedere una destinazione alternativa al tour operator, all’agenzia di viaggio o alla compagnia aerea.

Data la situazione in continuo mutamento, consigliamo di tenere d’occhio il sito Viaggiare Sicuri , in particolare la scheda del paese di destinazione e il focus sul coronavirus, e il nostro sito SOS Vacanze.

E.A.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018.”

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ENI pesantemente multata dal Garante Privacy per telemarketing e contratti non richiesti

Il Garante per la protezione dei dati personali ha multato ENI Gas e Luce per aver violato il Regolamento Europeo sulla protezione dei dati (GDPR) con due condotte scorrette: l’attività di telemarketing (8,5 milioni di multa) e l’attivazione di contratti non richiesti (3 milioni) .

Per quanto riguarda il telemarketing, il Garante ha riscontrato “numerose criticità” nel trattamento dei dati personali ed in particolare ha contestato ad ENI di effettuare telefonate pubblicitarie senza il consenso della persona contattata o nonostante il suo diniego a ricevere chiamate promozionali; in altri casi erano state contattate utenze iscritte nel Registro pubblico delle opposizioni; inoltre ENI avrebbe acquisito e usato, senza alcun controllo, numerosi dati dai cosiddetti “list provider” (soggetti terzi che raccolgono dati personali e li rivendono) che non avevano a loro volta acquisito il consenso per la comunicazione di tali dati.
Inoltre, ENI non provvedeva tempestivamente all’aggiornamento dei dati nemmeno su richiesta esplicita dell’interessato e li conservava per tempi molto più lunghi del consentito. Addirittura è emerso che erano ancora presenti nel database e trattati dati personali di ex-clienti che avevano cessato il contratto nell’anno 1998 (!).

La seconda condotta sanzionata, l’attivazione di contratti non richiesti, riguarda da vicino anche il nostro territorio. Lo scorso anno abbiamo infatti assistito molte persone a cui era stato cambiato a loro insaputa il venditore di energia elettrica. La maggior parte di loro, non ricevendo più alcuna fattura, si è attivata per capire cosa fosse successo e ha scoperto che i suoi dati (nome e cognome, codice fiscale e codice POD identificativo della fornitura) erano stati usati per compilare una proposta di contratto che, corredata da firma falsa e indirizzo e telefono altrettanto falsi, aveva poi portato all’attivazione della fornitura con ENI. Alcuni purtroppo, avendo attivato il pagamento automatico delle bollette in banca e non avendo quindi notato l’assenza di fatture cartacee, hanno subito la scorsa estate la riduzione di potenza per morosità, con i disagi che si possono immaginare. Ora possiamo dire che questi casi, alcune decine, non erano che la punta dell’iceberg: il Garante ha riscontrato ben 7200 clienti acquisiti fraudolentemente da gennaio 2018 a gennaio 2019. In particolare un’Agenzia (nei casi seguiti da noi era indicata con la sigla “250”), incaricata da ENI di stipulare contratti porta-a-porta, ha pensato bene di utilizzare dati (estratti da elenchi acquisiti in modi ancora non chiari) per compilare decine di contratti, inviarli a ENI e ottenere la relativa provvigione. Questa condotta, va specificato, era contraria agli accordi tra la stessa Agenzia e ENI, che infatti ha provveduto a sporgere denuncia/querela e a richiedere il pagamento delle penali contrattuali. Il fattaccio è stato però possibile anche a causa di carenze nella prassi di ENI, che ad esempio effettuava telefonate di conferma ai nuovi clienti ed inviava i documenti cartacei, ma proseguiva imperterrita con l’attivazione anche quando la chiamata dava esito negativo per numero inesistente o sbagliato o i documenti cartacei tornavano al mittente per “destinatario sconosciuto”. Inoltre, erano attivati anche i contratti privi di copia della carta di identità del cliente.

Oltre alla sanzione, il Garante ha imposto a ENI una serie di misure correttive nella sua policy di trattamento dati: ad esempio ha vietato l’attivazione di contratti senza documento di identità e ha previsto che la mancanza di conferma telefonica o cartacea del contratto porterà al blocco della procedura di attivazione.

Secondo quanto dichiarato ad Eni al Garante, per tutti i 7200 clienti vittime di attivazione non richiesta si è provveduto all’annullamento delle bollette.

Qui e qui il testo dei due provvedimenti.

E.A.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2018.”

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