Pronto, CHI parla?

Ci è stato segnalato l’ennesimo tentativo di truffa ai danni dei consumatori.

Una nostra operatrice ha ricevuto chiamate insistenti, sul numero personale, da parte di diversi numeri di cellulare ovviamente sconosciuti. Rispondendo alle varie telefonate, scattava una voce registrata che si presentava come un noto marchio di prodotti per la casa e proponeva una visita commerciale. Come consigliamo sempre ai nostri utenti ed associati, la nostra operatrice ha chiesto la cancellazione integrale dei propri dati personali, inviando un’email trovata sul sito della nota marca di elettrodomestici. Alla sua richiesta, la risposta è stata al quanto inaspettata! Infatti, l’impresa ha risposto che non ha mai provato a chiamare la persona in questione, non avendo nemmeno a disposizione i suoi dati, quali il numero di telefono. Pertanto, si è dichiarata estranea ai fatti, come l’invio di chiamate registrate. Fatti del tutto imputabili ad altri soggetti volti ad ingannare e confondere il pubblico, queste segnalazioni erano state riportate all’impresa anche da altre persone e l’impresa aveva già provveduto a segnalarlo all’autorità competente. Se dovessero capitarvi fatti simili, prestate molta attenzione, domandate sempre conferma all’azienda di rifermento e, se non volete ricevere altre chiamate, chiedete la cancellazione dei vostri dati.

Riportiamo parte dell’email ricevuta.

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Energia per le Piccole Imprese: il Servizio a Tutele Graduali

Il primo luglio scorso (01/07/2021) le piccole imprese che non avessero ancora effettuato la scelta di un fornitore del servizio di energia elettrica nel libero mercato sono state trasferite d’ufficio ai fornitori vincitori delle aste del Servizio a Tutele Graduali, per un periodo della durata potenziale di tre anni, con condizioni contrattuali analoghe a quelle delle offerte PLACET. Dopo essere stati più volte contattati più volte per chiarimenti da titolari di utenze business e domestiche, ritorniamo sulla notizia per fornire sintetiche spiegazioni dei punti fondamentali.

Cosa si intende per piccole imprese?
Le imprese interessate da questo passaggio sono:
– le piccole imprese aventi tra dieci e cinquanta dipendenti e/o un fatturato annuo tra due e dieci milioni di euro, che siano titolari unicamente di punti di prelievo connessi in bassa tensione;
– le microimprese aventi meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo non superiore a due milioni di euro, che siano titolari di almeno un punto di prelievo con potenza contrattualmente impegnata superiore a 15 kW.
Per i clienti domestici e per tutte le altre microimprese, ovvero quelle con potenza impegnata inferiore a 15 kW, il servizio di mercato tutelato proseguirà fino al 31 dicembre 2022. Abbiamo raccolto numerose segnalazioni di utenti domestici contattati da venditori del settore energetico che proponevano diverse soluzioni contrattuali facendo leva sull’urgenza di scegliere un fornitore. Per le utenze domestiche, fino alla fine del 2022 (e salvo ulteriori proroghe del termine), nessuna urgenza!

In cosa consiste il Servizio a Tutele Graduali?
Il Servizio a tutele graduali è il servizio predisposto da ARERA, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, per accompagnare il passaggio al mercato libero. Fino al 30 giugno 2021, il Servizio a Tutele Graduali è stato erogato dal fornitore che già era titolare del Servizio di Maggior Tutela. A partire dallo scorso mese di luglio, il Servizio a Tutele Graduali è erogato da venditori selezionati attraverso specifiche procedure concorsuali.

Quale esito hanno avuto le procedure concorsuali? Quali venditori sono stati selezionati?
Ogni area territoriale è servita da un solo fornitore, ma ad un fornitore possono essere assegnate più aree territoriali. Le procedure concorsuali hanno avuto il seguente esito: Piemonte, Emilia-Romagna sono state assegnate a Axpo Italia; Lazio, Lombardia, Veneto, Liguria, Trentino sono state assegnate a A2A Energia; Campania, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna sono state assegnate a Hera COMM; Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Puglia, Toscana e Comune di Milano sono state assegnate a Iren Mercato.
Ogni fornitore cui è stato affidato un ambito territoriale è tenuto ad nte (ad esempio il sito web e i contatti postali e telefonici); il motivo e la data di attivazione del servizio; le condizioni di erogazione del servizio; le modalità di spedizione delle fattura; il diritto di recesso dal contratto; i riferimenti al Portale Offerte e allo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente, entrambi servizi online forniti da ARERA.

Che cos’è l’offerta PLACET?
ARERA, secondo quanto previsto dalla legge n. 124/2017, ha introdotto e disciplinato le offerte PLACET, acronimo che sta per Prezzo Libero A Condizioni Equiparate di Tutela. Tale disciplina obbliga tutti i venditori a inserire tra le rispettive proposte commerciali un’offerta chiara e comprensibile, a prezzi determinati liberamente ma con condizioni contrattuali definite dall’Autorità, dedicata ad utenze domestiche e piccole imprese. Nelle offerte PLACET le condizioni economiche (in estrema sintesi: il prezzo) sono liberamente decise dal venditore e rinnovate ogni dodici mesi. Tuttavia, è l’Autorità a stabilire come si compone questo prezzo, e tale struttura è inderogabile. Anche le condizioni contrattuali (ad esempio eventuali garanzie o possibilità di rateizzazione) sono stabilite dall’Autorità e come tali inderogabili. Inoltre, l’offerta PLACET non comprende alcun servizio aggiuntivo rispetto alla fornitura di energia elettrica o gas naturale; non è prevista la fornitura congiunta “luce e gas”. Tutte queste caratteristiche consentono un facile confronto tra offerte PLACET di diversi venditori, agevolando una scelta informata e consapevole da parte dei consumatori.

Per ulteriori chiarimenti ed informazioni, Federconsumatori Bologna risponde al numero 051255810, dal lunedì al venerdì, in orario 9-12 e 14-17, oppure all’indirizzo email info@federconsumatoribologna.it

Fonti: Camera di Commercio di Bologna, ARERA.

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Crowdfunding: quali tutele per i donatori?

Alcuni mesi fa la vicenda di Malika Chaly ha sollevato perplessità sul funzionamento delle piattaforme di crowdfunding. La giovane protagonista, costretta dai genitori ad abbandonare la propria casa a causa del suo orientamento sessuale, ha beneficiato di due raccolte fondi destinate a finanziare l’inizio di una vita in autonomia. L’acquisto da parte della ragazza di beni di lusso con le somme raccolte tramite GoFundMe ha, da un lato, scatenato polemiche sulle quali non ci soffermeremo, e, dall’altro lato, ha aperto una riflessione sulle dinamiche del crowdfunding, modalità di raccolta fondi sempre più utilizzata. Il Codacons ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Milano e di Firenze per avviare un’indagine su diverse iniziative analoghe: «Chiediamo chiarimenti in merito a una possibile fattispecie di truffa aggravata, accertando i fatti e le relative responsabilità anche nei confronti dei gestori delle piattaforme che ospitano le raccolte fondi, per omissione di controllo e concorso in eventuali reati che saranno ravvisati».

A fronte di quanto accaduto, ci interroghiamo in particolare sulla misura in cui i fondi raccolti sono vincolati alla destinazione indicata nella campagna: i donatori, utenti della piattaforma di crowdfunding, possono chiedere un rimborso a fronte di un uso improprio delle somme? Cosa può costituire “uso improprio”?

Anzitutto, è indispensabile chiarire cosa sia il crowdfunding. Si traduce letteralmente dall’inglese come “finanziamento della folla”, ma può essere indicato anche come finanziamento dal basso o finanziamento collettivo. Se in sostanza si tratta di un finanziamento che permette di raccogliere le somme necessarie a realizzare un progetto o soddisfare un’esigenza da un numero ingente di persone tramite una piattaforma online, non esiste una definizione univoca. Stando al Consiglio Europeo (COM/2014/0172 final): «si intende generalmente un invito pubblico a raccogliere fondi per un progetto specifico», mentre il sito italiano indipendente di divulgazione dedicato, Crowdfunding Cloud, lo definisce: «un particolare tipo di finanziamento collettivo che, sfruttando le potenzialità di Internet, consente a coloro che hanno delle idee o delle necessità, ma – rispettivamente – non i tutti i fondi per realizzarle o soddisfarle, di provare ad accedere a risorse economiche di terzi attraverso specifiche piattaforme online, andando ad offrire ai propri sostenitori delle ricompense di natura finanziaria o non finanziaria.».

Le modalità di crowdfunding sono diversificate. I modelli standardizzati sono: donation-based crowdfunding, equity-based crowdfunding (l’esperienza bolognese del Forno Brisa ne è un esempio), reward-based crowdfunding (la piattaforma Ginger in Emilia-Romagna), royalty-based crowdfunding e social lending.

Soffermandosi solo sul primo modello, donation-based crowdfunding, ovvero il crowdfunding basato sulle donazioni di privati, il più utilizzato nel mondo no profit, chi devolve il proprio denaro a sostegno di una causa specifica per mero altruismo non è ricompensato – al limite riceve una ricompensa simbolica, anche immateriale, come può essere una menzione o un messaggio di ringraziamento. Le piattaforme online fungono da intermediario tra donatori ed enti beneficiari; possono promuovere numerosi progetti diversi per finalità oppure essere dedicate ad iniziative tra loro simili se non addirittura ad una sola raccolta fondi.

Assimilabile al donation-based crowdfunding è il personal fundraising, ovvero il finanziamento collettivo a favore di un individuo che attiva una campagna personale di raccolta fondi, destinata ad una causa a lui/lei cara. Si può immaginare come una sorta di colletta online (ne sono chiari esempi le piattaforme Collettiamo e Growish) . Nel caso di Malika Chaly, due persone avevano avviato rispettivamente due diverse raccolte fondi destinate alla giovane, tramite la piattaforma generalista GoFundMe.

La cornice normativa di queste dinamiche di beneficenza è la disciplina codicistica delle donazioni (Capi I, II, III e IV del Titolo V del Libro Secondo del Codice Civile). Ai sensi dell’art. 769 del Codice Civile, la donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. Chi compie un atto di liberalità nell’ambito di una campagna di crowdfunding manifesta la volontà di contribuire alla realizzazione di progetti con scopi sociali, ambientali, culturali, ecc., senza poter vantare alcuna pretesa ad essere ricompensato (per inciso, non sono considerati tali gli sgravi fiscali a cui si ha diritto a fronti di donazioni a favore di organizzazioni del Terzo Settore).

Tornando alla questione con la quale abbiamo aperto questa disamina, per capire in quale misura i fondi raccolti siano vincolati alla destinazione indicata nella campagna e in quali termini i donatori possano chiedere un rimborso a fronte di un uso improprio delle somme, è necessario analizzare nel dettaglio le condizioni d’uso della rispettiva piattaforma.

Nella fattispecie della vicenda di Malika Chaly si trattava di GoFundMe. Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice di GoFundMe in Europa, ha rilasciato alcune dichiarazioni in un’intervista a Fanpage al riguardo: «Chi ha donato lo ha fatto consapevole del fatto che quel denaro sarebbe servito a Malika per comprare quello di cui ritenesse avere bisogno. Gli organizzatori hanno chiarito che i fondi sarebbero serviti a permettere alla ragazza di rifarsi una vita: questo è legittimo e rispetta i nostri termini di servizio». Quest’ultimi sono chiari e dettagliati, e sono consultabili sul sito internet di GoFundMe. La cosiddetta “garanzia GoFundMe” prevede che i donatori possono ricevere un rimborso quando effettuano una donazione online tramite la piattaforma per una raccolta fondi e l’organizzatore o il beneficiario ne fa un “uso improprio”, ovvero si verifica uno dei seguenti casi: l’organizzatore non consegna i fondi al Beneficiario designato; il contenuto della raccolta fondi è inesatto su un dato materiale relativo all’organizzatore, al beneficiario o alla finalità, che GoFundMe determina essere il motivo principale su cui un donatore ragionevole farebbe affidamento per dare il proprio contributo; altre condotte ingannevoli dell’organizzatore o del beneficiario stabilite da GoFundMe a sua esclusiva discrezione. Alla voce “Donatori” dei termini di servizio si legge che la piattaforma di esime da numerose responsabilità: «Tutte le Donazioni sono a rischio dell’Utente. Quando effettua una Donazione tramite una delle Piattaforme, è responsabilità dell’Utente comprendere come verrà utilizzato il suo denaro. GoFundMe non è responsabile di offerte, promesse, ricompense o promozioni fatte o offerte da Utenti o raccolte fondi. Noi non verifichiamo e non possiamo verificare le informazioni fornite da Utenti o raccolte fondi, e non garantiamo nemmeno che le Donazioni saranno utilizzate in accordo con qualsiasi scopo della raccolta fondi descritto da un Utente o Campagna o ai sensi delle leggi vigenti.».

Prendendo a confronto altre piattaforme per donation-based crowdfunding o personal fundraising, le condizioni d’uso possono prevedere margini di discrezionalità ancora più ampi.

Il regolamento della piattaforma Bumers, ad esempio, non prevede possibilità di rimborso, e nelle FAQ è chiarito molto esplicitamente che «Il ricevente, una volta ricevuti i soldi, potrà investirli come meglio crede, perché questa è la natura dello scroccone.».

Un sito che sempre più di frequente è utilizzato per raccolte fondi ed in particolare per personal fundraising è il colosso dei social network Facebook, da qualche tempo dotato di una funzionalità specifica. Le condizioni d’uso, rispetto alle raccolte fondi, non considerano l’eventualità di un “uso improprio” delle somme, ma prevedono un’ipotesi di rimborso. Questo, tuttavia, può essere richiesto, a vario titolo, entro cinque giorni dalla donazione, termine che non consente di verificare l’impiego più o meno coerente di quanto donato.

In definitiva, se la disciplina codicistica rappresenta una base normativa per il crowdfunding basato sulle donazioni, è sempre più evidente la necessità di una disciplina specifica, che imponga un allineamento delle diverse piattaforme su uno standard minimo di tutela degli utenti donatori, il cui spirito di liberalità potrebbe risultare tradito. L’avanzamento della vicenda giudiziaria avviata dagli esposti presentati dal Codacons potrebbe accelerare l’iter legislativo. Federconsumatori Bologna seguirà i prossimi sviluppi! Per aggiornamenti segui le nostre pagine Facebook ed Instagram.

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Realizzato con fondi Ministero dello sviluppo economico. Riparto 2020

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Alitalia cede il posto a ITA

È confermato, a partire da oggi, giovedì 26 agosto, Alitalia non venderà più biglietti per i voli previsti dopo il 15 ottobre 2021. Il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la compagnia di bandiera a cedere tutte le sue attività di volo a metà ottobre, data in cui subentrerà il nuovo vettore, ITA (Italia Trasporto Aereo).

Questo passaggio ha delle conseguenze sulle attività degli ex viaggiatori Alitalia. Primo tra tutti, coloro che hanno già acquistato un biglietto per un viaggio dopo il 15 ottobre, potranno chiedere il rimborso senza alcuna penale, oppure possono sostituire il volo con uno che rientri entro il 14 ottobre. Per chiedere di modificare la destinazione, invece, è richiesto un’eventuale integrazione tariffaria. Restano ancora alcuni punti incerti: non sono state comunicate le tempistiche per il rimborso, per i detentori di biglietto premio Mille Miglia non sono state date informazioni circa il riaccredito delle miglia, non si sa come saranno gestiti i voucher emessi per i voli cancellati a causa del Covid19. Infine, ITA ha assicurato che invierà una comunicazione via email a tutti gli ex clienti Alitalia.

Per informazioni, assistenza o per segnalare eventuali anomalie, potete rivolgervi a Federconsumatori Bologna in via A. Gramsci 3, oppure potete contattarci al numero 051/255810 o scriverci a info@federconsumatoribologna.it

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La musica si riorganizza e prova a ripartire

Dopo mesi di annullamenti e tour cancellati, recentemente è stato annunciato che i concerti potranno riprendere finalmente dal vivo. Mascherine, gel disinfettante e distanziamento saranno ancora obbligatori e, nel caso dei concerti, sarà prevista una capienza limitata.

Si può procedere in due modi diversi, a seconda che il concerto sia stato posticipato o cancellato. Se il concerto è stato cancellato definitivamente, senza alcuna possibilità di riprogrammazione futura, il costo del biglietto deve essere restituito da parte dell’ente organizzatore. Invece, se l’evento è stato semplicemente annullato e quindi rinviato a data da destinarsi, non è possibile richiedere la restituzione della somma pagata. È necessario richiedere all’ente organizzatore l’erogazione di un voucher, ovvero un buono dello stesso valore della cifra pagata per l’evento rinviato con il quale procedere all’acquisto di un nuovo biglietto. Il voucher ha una durata di 36 mesi dalla data di emissione. Dunque, per poter ricevere il rimborso della somma versata, bisognerà aspettare la scadenza del voucher in questione, ovvero 3 anni.

Per uleriori informazioni o per segnalare eventuali scorrettezze, puoi rivolgerti a Federconsumatori in via A. Gramsci 3, Bologna oppure puoi contattarci al numero 051/255810 o scriverci a  info@federconsumatoribologna.it.

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Indagine sulla sanità territoriale e sui servizi offerti dai medici di medicina generale

La presenza ramificata di Servizi Sanitari Territoriali è una necessità che l’emergenza sanitaria del Covid-19 ha ancor più evidenziato ed in questo contesto i medici di medicina generale (medici di famiglia) svolgono un ruolo importante. Essi rappresentano il primo riferimento sanitario sul territorio a cui i cittadini si rivolgono per affrontare gli aspetti attinenti la sfera della salute. Una figura importante che accoglie, cura ed indirizza il paziente ma che, negli anni recenti, ha registrato situazioni di criticità tra le quali quelle legate alla difficoltà di reperire i medici nella quantità utile a garantire le sostituzioni rese necessarie a seguito di pensionamenti, trasferimenti o altri motivi.

A parere nostro è divenuto utile affrontare una riflessione volta a trovare soluzioni condivise a queste criticità e sollecitare investimenti e azioni concrete per adeguare i servizi sanitari territoriali alle esigenze dei cittadini. E’ per questo che riteniamo importante conoscere la tua opinione nel merito e ti chiediamo di dedicare qualche minuto per rispondere, in forma anonima, ad alcune domande contenute nel questionario online promosso da Federconsumatori Emilia-Romagna, SPI-CGIL Modena, FP-CGIL Modena, SPI-CGIL Reggio Emilia, FP-CGIL Reggio Emilia, AUSER Reggio Emilia.

CLICCA QUI PER IL QUESTIONARIO

Ti ringraziamo per il contributo che vorrai dare alla nostra indagine.

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Non solo Green Pass: il modulo PLF per il tracciamento dei viaggiatori

Simile sotto diversi punti di vista al Green Pass (di cui abbiamo scritto recentemente in questo articolo) ma diverso per finalità ed indipendente dall’avvenuta vaccinazione o guarigione, il “Passenger Locator Form” è stato introdotto dalla Commissione europea nel mese di marzo 2021, quindi prima delle certificazioni verdi, per consentire alle autorità sanitarie dei Paesi membri il tracciamento di eventuali contatti a rischio contagio.

Il modulo, in formato digitale (dPLF) e solo eccezionalmente cartaceo a fronte di impedimenti tecnologici, raccoglie le informazioni necessarie all’individuazione di passeggeri che siano stati esposti ad una malattia infettiva, principalmente il Covid-19, durante un viaggio a bordo di un mezzo di trasporto (nave, aereo, treno, autobus o automobile).

Non tutti i Paesi prevedono la compilazione del modulo PLF in entrata, né per tutte le modalità di trasporto, né per tutti i componenti di una stessa famiglia. Gli aggiornamenti sono incessanti, quindi prima di programmare un viaggio, o al limite prima della partenza, è bene raccogliere tutte le informazioni necessarie ad evitare spiacevoli epiloghi. Su questo sito trovate l’elenco dei diversi PLF nazionali, mentre a questa pagina trovate le informazioni relative al dPLF europeo, necessario per l’ingresso dall’estero in Italia e per recarsi a Malta, le uniche nazioni che si sono appoggiate direttamente alla piattaforma dell’Ue. Un’utile panoramica delle restrizioni agli spostamenti nel continente si trova sul sito Re-open EU.

In linea generale, le informazioni richieste per la compilazione sono: nome e cognome del viaggiatore, estremi di un documento d’identità, recapito telefonico, indirizzo di residenza o domicilio nazionale, mezzo di trasporto, data e orario di arrivo previsto, indirizzo di alloggio, nominativi delle persone con cui si viaggia, un contatto di emergenza.

Per viaggiare consapevoli ed informati, consultate anche il nostro recente articolo su cancellazioni e rimborsi, oltre a continuare a seguire le nostre pagine Facebook ed Instagram.

(foto di Free-Photos da Pixabay)

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Green Pass: l’evoluzione dello strumento entro i confini nazionali

Se all’inizio del mese di giugno facevamo il punto (in questo articolo) sulle “certificazioni verdi Covid-19” introdotte per agevolare gli spostamenti tra le regioni italiane, prima, e poi tra i Paesi membri dell’Unione europea, all’inizio del mese di agosto lo stesso strumento assumerà una nuova funzione entro i confini nazionali, allo scopo di incentivare la partecipazione alla campagna vaccinale e di prevenire l’aumento del numero dei contagi.

Il decreto legge n. 105/2021 del 23 luglio scorso contiene, oltre alla rilevante proroga dello stato di emergenza sino alla fine di quest’anno (31 dicembre 2021), alcune misure urgenti per “fronteggiare l’emergenza epidemiologica e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”. Tra queste, la limitazione della possibilità di svolgere determinate attività o di accedere a specifici luoghi sulla base del possesso del cosiddetto Green Pass. A partire dal 6 agosto 2021 solo le persone già in possesso della certificazione verde Covid-19 comprovante l’inoculazione almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 (con validità 9 mesi) o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (con validità 6 mesi) o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore) potranno accedere a (art. 3 comma 1, d.l. 105/2021):

  • servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso;
  • spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi;
  • musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  • sagre e fiere, convegni e congressi;
  • centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
  • attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  • concorsi pubblici.

Ancora nessuna disposizione relativa ai trasporti pubblici.

È inerente e degna di nota anche la previsione (art. 5 comma 1, d.l. 105/2021) che il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza, il Generale di Corpo d’Armata Figliuolo, debba definire, d’intesa col Ministro della salute, un protocollo d’intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti. Il protocollo dovrà tenere conto in particolare dell’esigenza di agevolare ulteriormente i minori di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

(foto di Luis Ramírez da Pixabay)

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Uno, due, tre partenza. . . stop!

Cosa aspettarsi da un viaggio in tempo di Coronavirus

Una problematica che stiamo riscontrando sempre più frequentemente tra i nostri associati, è legata alla cancellazione di un viaggio, o meglio di una vacanza. Quello che dovrebbe essere un momento di relax dopo il periodo appena trascorso tra chiusure e restrizioni, si trasforma in una peripezia, spesso caratterizzata da lungaggini, attese e soprattutto voucher. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: coloro che non hanno potuto godere di un viaggio già programmato, a causa di restrizioni e/o confinamento, possono provare a richiedere un rimborso, tuttavia non sarà facile.

Se la vostra vacanza è stata cancellata, entro 30 giorni dalla data prevista per la partenza, dovrete darne comunicazione all’agenzia o alla struttura ricettiva o all’ente che effettua il trasposto. In tal caso, l’agenzia di viaggi può offrire un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente, superiore o inferire con la restituzione della differenza di prezzo, in alternativa può procedere al rimborso monetario, altrimenti, può emettere un voucher, di importo pari al rimborso spettante e che potrà essere utilizzato entro 24 mesi. Lo stesso comportamento deve essere tenuto da parte delle strutture ricettive, anche quelle che abbiano sospeso o cessato l’attività: devono offrire al cliente un servizio di qualità equivalente, superiore o inferire con la restituzione della differenza di prezzo oppure, possono procedere al rimborso, in alternativa, possono emettere un voucher, di importo pari alla somma versata, della validità di 24 mesi. In ogni caso, decorsi 24 mesi dall’emissione, per i voucher non usufruiti o non impiegati, è previsto il rimborso monetario dell’intero importo versato. Limitatamente per i voucher emessi in relazione al trasporto aereo, ferroviario e marittimo, il rimborso può essere richiesto dopo 12 mesi dall’emissione, ovvero solo dopo la scadenza del buono, ed è corrisposto entro 14 giorni dalla richiesta. Queste misure trovano applicazione anche nel caso in cui il titolo di viaggio o il soggiorno o il pacchetto turistico sia stato acquistato o prenotato tramite un’agenzia di viaggi o un portale di prenotazione. Infine, è sempre corrisposto il rimborso con restituzione della somma versata, senza emissione di voucher, nel solo caso in cui si tratti di un viaggio di istruzione che riguarda la scuola dell’infanzia o le classi terminali della scuola primaria, della scuola secondaria di primo e di secondo grado, nonché per i soggiorni di studio degli alunni del quarto anno delle scuole secondarie di secondo grado nell’ambito dei programmi internazionali di mobilita’ studentesca.

Per concludere, nel decreto sostegni si prevedere la creazione di un Fondo, istituito dal Ministero della Cultura, per l’indennizzo dei consumatori titolari di voucher rimasti inutilizzati fin dopo la scadenza di validità e non rimborsati a causa dell’insolvenza o del fallimento dell’operatore turistico o di chi ha emesso il voucher.

Se incontrate difficoltà nell’utilizzo dei voucher o nel ricevere i rimborsi dovuti, non esitate a contattarci al numero 051/255810 o all’indirizzo email info@federconsumatoribologna.it, potete trovarci anche presso Federconsumatori Bologna in via A. Gramsci n. 3.

(Foto di Javier del Campo da Pixabay)

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CLASS ACTION Buoni fruttiferi: il 21 settembre 2021 udienza per la valutazione. Le pre-adesioni sono ancora possibili!

È stata fissata al 21 settembre l’udienza in cui si discuterà l’ammissibilità o meno della class action promossa da Federconsumatori contro Poste Italiane per consentire ai possessori dei buoni fruttiferi postali Serie Q di richiedere il giusto riconoscimento di quanto gli spetta.

I buoni in questione sono quelli della serie Q emessi tra il 1 luglio 1986 e il 31 ottobre 1995, per i quali alcuni Tribunali di merito (tra cui il Tribunale di Bergamo con la sentenza n.1390/2020), hanno già ritenuto che la capitalizzazione degli interessi che maturano sui buoni fruttiferi postali serie Q deve avvenire al lordo della ritenuta fiscale.

Sorde a tali orientamenti Poste Italiane, invece, in modo del tutto illegittimo, hanno applicato una capitalizzazione al netto della ritenuta fiscale per ciascuno dei primi 20 anni di durata dei buoni.

A causa di tale condotta i cittadini hanno perso ingenti somme, specialmente chi possedeva più buoni di tale serie. Secondo le nostre stime per un buono della serie Q emesso a maggio (dal 1988 al 1995) per il valore iniziale di Lire 5.000.000 l’importo non corrisposto ammonta a circa 3.773,49 Euro.

“Stiamo continuando a raccogliere numerose pre-adesioni alla class action, da parte dei cittadini determinati a riavere ciò che gli spetta. – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori – invitiamo tutti i cittadini coinvolti ad effettuare la pre-adesione al più presto, per dare ancor più forza all’azione e far valere i propri diritti.”

Pre-aderire all’azione di classe è semplice, basterà chiamare il nostro centralino 051/255810 (dal lunedì al venerdì 9-12 e 14-17, chiuso dal 9 al 21 agosto) oppure visitare il sito www.serieq.it e compilare il form seguendo le indicazioni.

Non esitate a contattarci per ricevere tutti gli aggiornamenti e le informazioni in merito alla class action sui buoni della serie Q e alle iniziative da intraprendere per le altre serie di buoni fruttiferi.

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