Prosegue la vicenda PneumaticOne

Su nostra segnalazione l’Antitrust sanziona l’azienda Pneumaticone per una cifra complessiva di 500.000 Euro.

L’azienda, infatti, si è resa colpevole di condotte fortemente lesive dei diritti dei consumatori, mettendo in atto pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive, oltre che pubblicità ingannevoli. Inoltre ha violato gli obblighi di informazione al consumatore nei contratti a distanza.

Una vicenda che seguiamo da tempo, la nostra prima segnalazione all’AGCM in materia risale al 29 Gennaio scorso.

Ancora i primi giorni di agosto ricevevamo segnalazioni di consumatori che, a causa delle indicazioni non veritiere sul sito dell’azienda, erano indotti all’acquisto di prodotti in realtà non disponibili, oppure che lamentavano come le richieste di recesso venissero sistematicamente ignorate all’azienda.

A nulla è valso il tentativo, da parte di Pneumaticone, di scaricare ogni colpa sulle responsabilità delle banche e dell’Agenzia delle Entrate spagnola: come abbiamo sottolineato fin dal primo momento, non è ammissibile riversare sui cittadini la propria incapacità di gestione.

Quanto accaduto riapre la riflessione sulla necessità e l’urgenza di adottare, anche attraverso buone prassi, una regolamentazione più precisa e stringente nel settore dell’e-commerce, per garantire ai consumatori adeguate tutele ai cittadini. Un’esigenza divenuta ancora più evidente vista la diffusione esponenziale del commercio online durante e dopo il lockdown.

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Come funziona il cashback per i pagamenti digitali

Dal 7 dicembre parte la fase sperimentale del cashback di Stato, la procedura pensata per incentivare l’uso dei pagamenti digitali nei negozi fisici e scoraggiare così l’utilizzo del contante, per ragioni sia di contrasto all’evasione fiscale, sia di prevenzione sanitaria.

Il cashback consiste in un rimborso pari al 10 % dell’importo speso nei negozi, bar e ristoranti, fino a un massimo di 15 euro a transazione e un totale di 150 euro a semestre. Il numero minimo di transazioni per ottenere i 150 euro è di 50 a semestre.

Dall’8 al 31 dicembre 2020 ci sarà un periodo di extra cashback , per cui basteranno 10 transazioni per ottenere il rimborso di 150 euro.

È poi previsto un ulteriore incentivo, sotto forma di Super Cashback: i primi 100.000 italiani che ogni semestre avranno registrato il numero massimo di transazioni riceveranno un rimborso di 1500 euro.

Per attivare il cashback occorre installare la app IO e accedere con il proprio SPID, le credenziali di identità digitale, oppure con la carta di identità elettronica.

Successivamente viene chiesto di inserire il proprio IBAN bancario, su cui ricevere il rimborso, e di registrare le proprie carte di credito o bancomat.

Ad ogni acquisto effettuato con le carte registrate sulla app IO, il sistema annoterà automaticamente la transazione. Sono validi anche gli acquisti effettuati tramite Satispay. I sistemi Apple Pay e Google Pay saranno aggiunti nel corso del 2021.

Per partecipare al programma di cashback occorre essere maggiorenni, risiedere in Italia e utilizzare solo le carte intestate a se stessi, per finalità private (sono esclusi gli acquisti effettuati per la propria attività professionale) . Non vengono registrati i pagamenti online.

Ulteriori informazioni sulla guida ufficiale.

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Apple e la resistenza all’acqua

La scorsa settimana l’Autorità garante Concorrenza e Mercato ha sanzionato Apple con una multa da 10 milioni per pubblicità ingannevole.

La pubblicità presa di mira dall’Antitrust è quella degli ultimi modelli di IPhone (dall’IPhone 8 fino all’IPhone 11 Pro Max) in cui si dichiarava la resistenza all’acqua da 1 a 4 metri per 30 minuti

Molti utenti si sono visti respingere la sostituzione in garanzia: l’Antitrust dichiara, nel provvedimento, che ” la stragrande maggioranza degli iPhone mandati in assistenza non sono stati riparati in garanzia e i relativi costi sono stati addebitati ai consumatori” , circostanza che possiamo confermare anche noi sulla base della nostra pur limitata esperienza.

Nelle promozioni degli iPhone non solo viene enfatizzata la resistenza all’acqua dei dispositivi ma viene anche specificata la misura massima e la durata dell’immersione possibile e si specifica in modo esplicito non solo che i dispositivi non temono gli schizzi d’acqua, ma neanche i “tuffi”, con immagine degli apparecchi immersi in acqua o colpiti da forti getti.

Questo, a giudizio dell’Antitrust, avrebbe indotto i consumatori a pensare che il proprio IPhone fosse davvero water-proof in tutte quelle situazioni di vita quotidiana in cui può accadere un contatto con l’acqua.

L’AGCM ha quindi conclude che “i prodotti reclamizzati non detengono in realtà la rilevante caratteristica di resistenza ed impermeabilità all’acqua (a una certa profondità e per un dato tempo) che i messaggi in esame lasciano decettivamente intendere, inducendo il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale circa l’acquisto dei prodotti che altrimenti non avrebbe assunto”. Da qui la multa da 10 milioni inflitta ad Apple.

Quindi cha fare se si possiede un’IPhone danneggiato dai liquidi a cui è stata negata la riparazione in garanzia?
Purtroppo la decisione dell’Antitrust, seppure significativa, non è sufficiente a “costringere” Apple ad applicare la garanzia in caso di danno da liquidi. Noi consigliamo di contestare il danno in forma scritta (ad Apple se il prodotto è stato comprato direttamente in un Apple Store o sul sito del produttore, al venditore negli altri casi) chiedendo l’applicazione della garanzia legale in virtù di quanto previsto dal Codice del Consumo, in particolare dall’art.129 comma 1 lett.c) in base al quale un prodotto si considera conforme al contratto se possiede “la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto (…) delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura”.

I nostri sportelli sono ovviamente a disposizione 051/255810.

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Maxi multa a Vodafone per telemarketing aggressivo

Il Garante per la protezione dati personali – composto da Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza – ha ordinato a Vodafone il pagamento di una sanzione di oltre 12 milioni e 250 mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di milioni di utenti a fini di telemarketing. Oltre al pagamento della multa, la società dovrà adottare una serie di misure dettate dall’Autorità per conformarsi alla normativa nazionale ed europea sulla tutela dei dati.

Il provvedimento conclude una complessa istruttoria avviata dal Garante a seguito di centinaia di segnalazioni e reclami di utenti che lamentavano continui contatti telefonici indesiderati, effettuati da Vodafone e dalla sua rete di vendita, per promuovere i servizi di telefonia e internet offerti dall’ azienda.

Gli accertamenti svolti dall’Autorità hanno evidenziato importanti criticità “di sistema” – che riguardano la violazione non solo dell’obbligo del consenso, ma anche dei fondamentali principi di responsabilizzazione e di implementazione delle tutele privacy fin dalla fase di progettazione dei trattamenti, stabiliti dal Regolamento Ue. Criticità riconducibili al complesso delle operazioni svolte dalla società nei confronti sia dell’intera base clienti di Vodafone, sia del più ampio ambito dei potenziali utenti del settore delle comunicazioni elettroniche.

Nel corso dell’istruttoria è emerso, in particolare, un allarmante fenomeno di utilizzo di numerazioni fittizie o comunque non censite nel Registro degli Operatori di Comunicazione (Roc) per realizzare i contatti promozionali. Un fenomeno, avvertito dalla stessa Vodafone, che sembra ricondursi in massima parte ad un “sottobosco” di call center abusivi, che effettuano attività di telemarketing in totale spregio delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

Ulteriori profili di violazione sono stati rilevati nella gestione delle liste dei nominativi da contattare acquisite da fornitori esterni. Liste che i partners commerciali di Vodafone avevano ricevuto da altre aziende e trasferito all’operatore telefonico senza il necessario consenso libero, informato e specifico degli utenti.  

Sono risultate inadeguate anche le misure di sicurezza dei sistemi di gestione della clientela, profilo sul quale l’Autorità aveva già ricevuto numerosi reclami e segnalazioni da parte di clienti che erano stati contattati da sedicenti operatori Vodafone, i quali chiedevano l’invio di documenti di identità mediante Whatsapp, probabilmente con finalità di spamming, phishing o per la realizzazione di altre attività fraudolente.

Alla luce delle violazioni riscontrate, il Garante Privacy ha applicato una sanzione di 12.251.601,00 euro.

L’Autorità ha quindi ordinato a Vodafone di introdurre dei sistemi che consentano di comprovare che i trattamenti a fini di telemarketing si svolgano nel rispetto delle disposizioni in materia di consenso. La società dovrà inoltre dimostrare che i contratti siano attivati solo a seguito di chiamate promozionali effettuate dalla sua rete di vendita, attraverso numerazioni censite e iscritte al Roc. Vodafone dovrà anche irrobustire le misure di sicurezza al fine di impedire accessi abusivi ai database dei clienti e fornire pieno riscontro alle richieste di esercizio dei diritti formulate da alcuni utenti.

Il Garante, infine, ha vietato a Vodafone ogni ulteriore trattamento di dati con finalità promozionali o commerciali svolto mediante l’acquisizione di liste anagrafiche da soggetti terzi, senza che questi ultimi abbiano acquisito un consenso specifico, libero e informato dagli utenti per la comunicazione dei loro dati.

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Dentix è fallita

Un’altra notissima catena odontoiatrica finisce al centro di una vicenda dai toni assai oscuri. Sono centinaia in tutto il Belpaese i pazienti rimasti coinvolti in quello che presto potrebbe trasformarsi in un vero fallimento, quello di Dentix Italia. Dentix Italia fa capo a Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare, ed è presente nel nostro Paese con ben 57 studi dentistici, concentrati in 12 regioni, da Nord a Sud.

Gli studi del gruppo sono rimasti chiusi dal giorno del lockdown per il Covid e non hanno più riaperto. Numerosissime le telefonate al numero verde, che, come da copione, risultava inattivo oppure suonava all’infinito.

Il comunicato di Dentix

Dentix scrive, il 21 maggio, in un comunicato ufficiale: “Nella prima fase di lockdown abbiamo garantito solo i trattamenti ‘urgenti’ e ‘non differibili’, successivamente abbiamo deciso di chiudere ogni centro, nell’attesa di poter adempiere al nuovo protocollo ed implementare tutte le misure tecniche-organizzative richieste”.

E ancora: “Attualmente, Dentix è a lavoro con tutti i propri effettivi per riorganizzare gli ambulatori in linea con il protocollo adottato e le nuove disposizioni e sta provvedendo all’approvvigionamento di tutti i DPI necessari, al fine di garantire elevati standard di sicurezza sia per i pazienti che per il personale”.

La denuncia di Federconsumatori

Ma nei racconti dei pazienti la storia si ripete: cure che procedono lente e con continui rimandi, denuncia Federconsumatori, errori piuttosto grossolani, viti che si svitano e protesi che si allentano. Insomma, un vero disastro a sentire i racconti dei poveri malcapitati della Dentix. “Da alcune testimonianze emerge il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati“.

Sono trascorsi appena pochi mesi dal fallimento di un’altra clinica odontoiatrica, Idea Sorriso, che ha lasciato senza cure e con molti debiti i cittadini che avevano prenotato delle cure. “Si tratta di una situazione che si ripete con una ciclicità inaccettabile” attacca Federconsumatori.

A quanto pare, la macchina funziona sempre nello stesso modo: i pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo l’azienda, Dentix in questo caso, incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria.

La proposta di Federconsumatori al ministro Speranza

Le cure odontoiatriche, prosegue Federconsumatori, “per troppi cittadini sono divenute un vero e proprio calvario: abbandonati dal settore pubblico, vittime, nel privato non regolato, di società di capitali, votate al puro incasso finanziario e spesso prive di deontologia medica”.

Per questo l’associazione che tutela i consumatori si è rivolta al ministro Speranza, chiedendo un incontro per discutere e pianificare una necessaria e urgente riforma del settore, che preveda, da un lato, investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro, una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali.

“Questa soluzione, a nostro avviso, meglio di altre riesce a coniugare maggiori garanzie per i cittadini dal punto di vista della sicurezza e completezza delle cure, nonché della solidità del soggetto erogatore”.

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Bonus bici, click day il 3 novembre

Bonus per bici, monopattini.
Ecco come ottenerlo

Il Ministero dell’ambiente in un comunicato stampa, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del 14 agosto 2020, ha annunciato che dal 3 novembre sarà possibile registrarsi sulla piattaforma web per richiedere il bonus Mobilità 2020 “Bonus Bici”.

In cosa consiste ?

É un contributo pari al 60 % della spesa sostenuta fino a 500 € per l’acquisto di biciclette nuove o usate, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (es.  monopattini, hoverboard, segway)

Chi può usufruire del bonus biciclette?

I beneficiari del bonus biciclette sono persone maggiorenni e residenti in:

  • capoluoghi di Regione
  • città metropolitane
  • capoluoghi di provincia
  • comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

che hanno acquistato dal 4 maggio 2020, o acquisteranno fino al 31 dicembre 2020biciclette (nuove, usate o ricondizionate)  anche  a  pedalata  assistita, e  veicoli   per   la   mobilità personale   a   propulsione prevalentemente elettrica quali monopattini, hoverboard e segway, o per l’utilizzo dei servizi di sharing mobility (tranne autovetture).

Cosa fare?

Per richiedere il bonus è necessario registrarsi, previa autenticazione SPID, tramite il sito del Ministero dell’Ambiente al “Programma Sperimentale Buono Mobilità 2020”.

Da quando?

La registrazione all’applicazione web potrà effettuarsi a partire dal 3 novembre prossimo.

A quanto ammonta lo sconto?

60% della spesa sostenuta fino ad un massimo di spesa di 500 euro.

Sotto quale forma si otterrà lo sconto?

Ci saranno due fasi: in una sarà il cittadino ad essere rimborsato del 60% della spesa; nella seconda il cittadino paga al negoziante aderente direttamente il 40% e sarà il negoziante aderente a ricevere il rimborso del 60%. 

  • Fase 1 (dal 4 maggio 2020 fino al giorno antecedente a quello di inizio operatività dell’applicazione web e non oltre il 31 dicembre 2020): è previsto il rimborso al beneficiario; per ottenere il contributo è necessario conservare il documento giustificativo di spesa (fattura o altra documentazione commerciale valida ai fini fiscali di cui al D.M. 7 dicembre 2016) e allegarlo all’istanza da presentare mediante l’applicazione web.
  • Fase 2 (dal giorno di inizio operatività dell’applicazione web): è previsto lo sconto diretto da parte del fornitore del bene/servizio richiesto, sulla base di un buono di spesa digitale che i beneficiari potranno generare sull’applicazione web. In pratica gli interessati dovranno indicare sull’applicazione web il mezzo o il servizio che intendono acquistare e la piattaforma genererà il buono spesa digitale da consegnare ai fornitori autorizzati per ritirare il bene o godere del servizio individuato.

Federconsumatori Bologna sempre dalla vostra parte.

L’accesso allo sportello avviene solo previo appuntamento da fissare al Centralino


Tel 051/255810. Orario: dal lunedì al venerdì 9-12 e 14-17- e-mail: info@federconsumatoribologna.it

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Prorogato lo stop alle cartelle

Il governo ha emanato un decreto legge per prorogare la sospensione delle cartelle esattoriali, che era scaduta il 15 ottobre.

Restano quindi sospese fino al 31 dicembre 2020:

  • le notifiche di nuove cartelle di pagamento;
  • il pagamento delle cartelle e degli altri atti già inviati in precedenza .

Stop anche alle le attività di pignoramento su stipendi e pensioni.

È prorogato anche il periodo nel il quale si decade dalla rateizzazione con il mancato pagamento non di 5 rate, ma 10 rate.

Il sito dell’Agenzia delle Entrate ha una pagina molto ben organizzata per illustrare tutte le misure prese per l’emergenza Covid-19.

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rimborso-abbonamenti-TPER-COVID

Rimborso Abbonamenti TPER Covid

Con i criteri definiti dalla regione Emilia-Romagna entro il 30/11/2020 sarà possibile richiedere il rimborso per gli abbonamenti mensili o annuali non goduti da studenti e lavoratori in ragione del lockdown causato dal Covid.

Abbonamenti Annuali

Per gli abbonamenti annuali Tper caricati su tessera MiMuovo sarà possibile utilizzare una comoda procedura on-line al link qui sotto (che sarà attivo dalle ore 8 del 10 agosto sino alla mezzanotte del 30 novembre)

Modulo ONLINE 
richiesta VOUCHER

Abbonamenti Mensili e altri titoli

Chi non fosse in grado di utilizzare la procedura on-line o è in possesso di un altro abbonamento ad es. mensile potrà rivolgersi dal 10 Agosto 2020 ai Punti Tper di BOLOGNA (Via Marconi 4 e Autostazione), IMOLA e FERRARA.

COME FUNZIONA

Come stabilito nelle linee guida approvate dalla Giunta regionale nel rispetto delle disposizioni nazionali, avranno diritto al rimborso (per i giorni di mancato utilizzo) tramite voucher che potrà essere utilizzato entro un un anno dalla sua emissione, gli abbonati mensili ed annuali di due precise categorie:

  • STUDENTI per il periodo 23 febbraio (8 marzo se abbonamento mensile) – 3 giugno 2020;
  • LAVORATORI-PENDOLARI per il periodo 8 marzo – 17 maggio 2020;

Per richiedere il voucher è necessario compilare un form/modulo (anche on-line al link riportato più sopra) nel quale ogni utente autocertificherà il periodo di mancato utilizzo, ovviamente nei limiti del periodo di riferimento rimborsabile riportato per ciascuna categoria (Studenti o lavoratori).

Si ricorda che il mancato utilizzo può essere richiesto solamente in caso di chiusura delle scuole/università nel caso di studenti e della chiusura temporanea, per ottemperare a DPCM e Ordinanze regionali, dell’azienda in cui ogni utente lavoratore presta la propria attività.

Il diritto al rimborso sussiste anche casi in cui l’azienda ha disposto misure di temporanea esclusione del lavoratore dal luogo di lavoro, purché ciò sia avvenuto per un periodo continuativo all’interno del periodo ammissibile (dall’8 marzo al 17 maggio 2020).

Modalità di rimborso:

L’entità del ristoro sarà calcolata in rapporto ai giorni di mancato utilizzo dell’abbonamento, sia mensile che annuale.

-La quota di rimborso viene erogata sotto forma di voucher digitale, personale e non cedibile, da utilizzare come sconto per i tuoi prossimi acquisti di abbonamenti o titoli di viaggio di TPER, entro un anno dalla data di emissione.

-Fanno eccezione i rimborsi verso gli studenti delle scuole elementari e medie, per i quali verrà effettuato un bonifico bancario, considerato che a decorrere dal mese di settembre 2020 nella Regione Emilia Romagna il trasporto pubblico sarà gratuito per questa fascia di utenza.

Formule escluse da questa modalità di rimborso:

– abbonamenti sottoscritti in relazione a convenzioni di Mobility Management, per i quali si procederà alla ridefinizione delle condizioni nella prossima campagna in accordo con il Mobility Manager

– abbonamenti mensili, per i quali è necessario recarsi presso un punto Tper di BOLOGNA (Via Marconi 4 e Autostazione), IMOLA e FERRARA.

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Energia: l’Antitrust avvia 13 procedimenti istruttori per mancata trasparenza

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato 13 procedimenti istruttori nei confronti delle società Enel Energia, Optima, Green Network, Illumia, Wekiwi, Sentra, Olimpia-Gruppo Sinergy, Gasway, Dolomiti Energia, E.On, Axpo, Audax, Argos per la mancanza di trasparenza nell’indicazione delle condizioni economiche di fornitura di energia elettrica e gas sul mercato libero.

Una grave carenza riscontrata sia nei messaggi pubblicitari che nei contratti.

Tale azione non fa altro che confermare le gravi criticità esistenti sul mercato libero, che da anni non ci stanchiamo di sottolineare e denunciare, specialmente alla luce dell’abolizione del mercato tutelato slittata, per le famiglie, al 1 gennaio 2022.

Prima di costringere i cittadini a passare sul mercato libero è necessario e fondamentale avviare alcune operazioni tese ad eliminare carenze, disagi, abusi e pratiche scorrette che purtroppo proliferano in tale mercato.

Nel dettaglio riteniamo fondamentale la disposizione di norme che prevedano:

  • Un albo ufficiale dei venditori, per far sì che sul mercato operino solo coloro che rispettano i diritti dei cittadini e dei lavoratori e sono in possesso di tutti i requisiti necessari sul piano economico. Nella predisposizione di tale albo si dovranno prevedere, inoltre, dei tetti per far sì che non si rischi il monopolio di un unico operatore.
  • L’attivazione di una capillare campagna informativa rivolta agli utenti, specialmente alle fasce socialmente deboli, per informarli su cosa è la fine del mercato tutelato, cosa comporterà, cosa dovranno fare e quali parametri dovranno osservare per scegliere consapevolmente un’offerta sul mercato libero. Campagna quanto mai necessaria alla luce delle pratiche aggressive e a volte minacciose messe in atto già oggi da alcune compagnie.
  • Stabilire inequivocabilmente, informando cittadini ed aziende, cosa accadrà ai cittadini che non avranno ancora effettuato la scelta di un’offerta sul mercato libero alla data fissata per il definitivo passaggio.

“Apprezziamo l’attività dell’Antitrust, ma è necessario rendersi conto che non è possibile intervenire sempre a posteriori, bisogna prendere delle precauzioni e bisogna farlo subito.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. – “Sono ormai trascorsi 22 anni dall’avvio del processo di liberalizzazione del mercato dell’energia: da allora i cittadini che hanno effettuato il passaggio sono in balia di irregolarità e scarsa trasparenza. comportamenti ancor più intollerabili in un periodo come questo, in cui le famiglie si trovano in estrema difficoltà. È giunto il momento di mettere un punto fermo a tale vicenda: l’albo venditori è il primo passo in questa direzione.”

Un intervento regolatorio in tal senso può e deve essere l’occasione anche per ridefinire alcune questioni di estrema rilevanza all’interno del mercato energetico, a partire alla revisione delle componenti di costo dell’energia, con una riforma complessiva degli oneri di sistema tesa ad eliminare voci obsolete e vecchi fardelli; nonché dalla definizione di norme di tutela per i morosi incolpevoli e per i soggetti in condizione di povertà o vulnerabilità energetica.

Foto di Colin Behrens da Pixabay

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Convocazione assemblea di soci

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