Attenzione alle ricariche TIM

Nelle scorse settimane si sono moltiplicate le segnalazioni degli utenti in merito alla “Ricarica+” di TIM, definita dall’azienda una “offerta” riservata alle sim ricaricabili e attivata sui tagli da 5 e 10 euro. Pur recandosi, come di consueto, dal tabaccaio, in edicola o al bar e chiedendo di ricaricare la sim con 5 o 10 euro, gli utenti hanno lamentato una diminuzione di credito, dovuta all’attivazione dell’offerta “Ricarica+” che, al costo di 1 euro, include un bonus di giga per la navigazione su internet e di minuti di conversazione nonché la partecipazione ad un concorso a premi. L’utente, quindi, convinto di ricaricare ed avere a disposizione l’importo per intero come sempre, si è ritrovato con un importo inferiore rispetto a quanto effettivamente pagato, proprio perché 1 euro è stato utilizzato in automatico per l’attivazione dell’offerta “Ricarica+”. E’ importante sottolineare che per alcuni canali di acquisto, come tabaccherie, edicole, bar e sito internet, non è possibile scegliere di eliminare l’attivazione dell’offerta “Ricarica+” e acquistare una ricarica standard intera”, pertanto l’utente non ha alternative e subisce, se non correttamente informato, l’attivazione di un servizio senza averlo scelto.

Nei giorni scorsi si è svolto un incontro tra TIM e le nostre Associazioni, nel corso del quale abbiamo sottolineato la necessità di ripristinare il diritto di scelta degli utenti, lasciando che “Ricarica+” si configuri in tutto e per tutto come un’offerta, trasparente ed opzionale. Abbiamo anche chiesto all’azienda di affiancare ai tagli “classici” e conosciuti dai consumatori da 5 e 10 euro, i tagli “Ricarica +” da 6 e 11 euro, eliminando la possibilità di dar adito a spiacevoli equivoci. L’azienda, tuttavia, non ha fatto altro che modificare il nome del prodotto in “Offerta Ricarica+”, predisporre un’informativa più dettagliata destinata ai punti vendita e accordare la possibilità di chiedere un rimborso nel caso in cui il cliente non si accorga o non venga informato correttamente sull’offerta, attivata suo malgrado. Come dimostra anche il numero crescente del contenzioso gestito dalle Associazioni, TIM continua a portare avanti una condotta che risulta poco trasparente e poco attenta alla fiducia che i consumatori – per la maggior parte clienti storici dell’azienda – ripongono nell’azienda stessa. Se è vero che le ricariche standard sono presenti in altri canali di vendita, soprattutto digitali, è comunque innegabile che molti utenti preferiscano rivolgersi ai punti vendita fisici. Si tratta di una policy che si ripercuote sulla fascia più debole ed “abitudinaria” dei consumatori, in particolare quelli di età avanzata che spesso hanno scarsa dimestichezza con gli strumenti tecnologici.  Da questa prospettiva la possibilità di chiedere un rimborso attraverso il Servizio Clienti appare non tanto come il riconoscimento di un diritto, quanto una sorta di “premio di consolazione” da parte dell’azienda.

Raccomandiamo dunque agli utenti di prestare la massima attenzione prima del pagamento, scegliendo con cura il prodotto e la ricarica che intendono acquistare e rivolgendosi sempre al servizio clienti o alle associazioni dei consumatori per far valere i propri diritti, prima attraverso un reclamo e poi – se necessario – con la conciliazione paritetica. In qualità di Associazioni che tutelano i consumatori, continueremo a portare avanti tutte le azioni possibili per garantire la trasparenza dei servizi e per impedire che le aziende applichino condotte scorrette e lesive dei diritti degli utenti.

 

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Convocazione assemblea dei soci

Per adeguare il nostro statuto a quanto previsto dal Codice del Terzo Settore, è convocata l’assemblea dei soci di Federconsumatori Bologna. Allegata di seguito la convocazione con data, luogo e orari.

convocazione assemblea 22-7-19

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Ennesima multa a TIM, Fastweb e Wind

In seguito alle segnalazioni effettuate da numerosi utenti, Tim, Fastweb e Wind sono state multate da AGCOM per 2,76 milioni di euro complessivi per non aver rispettato pienamente il diritto di recesso dei clienti. Le tre società hanno illegittimamente addebitato costi aggiuntivi ad alcuni clienti che hanno interrotto i contratti con i gestori prima della scadenza usufruendo del diritto di ripensamento derivante dalle modifiche di alcune offerte di telefonia fissa applicate a partire da luglio dello scorso anno. Il sovrapprezzo è stato applicato, a seconda dei casi, a titolo di costo di disattivazione, di recesso anticipato o ancora di pagamento delle rate residue connesse ai dispositivi, come modem e decoder, forniti congiuntamente all’offerta sottoscritta. Le modifiche tariffarie unilaterali (in particolare il passaggio dalla fatturazione a 4 settimane a quella mensile dopo la nota vicenda delle bollette a 28 giorni) consentono all’utente di usufruire del diritto di recesso gratuito e l’applicazione di costi aggiuntivi, a qualsiasi titolo, è quindi da considerarsi illegittima.

AGCOM aveva già diffidato i tre operatori per questo comportamento ed ora ha emesso le sanzioni proprio a causa dell’inottemperanza alla diffida.

In qualità di Associazione che tutela i diritti degli utenti accogliamo positivamente il provvedimento, che da una parte riconosce un legittimo diritto e dall’altra sanziona l’ennesima condotta scorretta da parte delle compagnie telefoniche, che troppo spesso adottano comportamenti poco trasparenti e irregolari. L’episodio, tra l’altro, dimostra ciò che sosteniamo da tempo in merito al ruolo delle Authority: in questa vicenda, così come in altre questioni analoghe, è evidente l’importanza di un sistema di vigilanza neutrale, in cui le Autorità svolgano con imparzialità il loro ruolo di tutela del mercato all’insegna della trasparenza e in modo forte e indipendente da qualsiasi condizionamento politico.

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Telefonia: consigli antitruffa

In questi giorni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di comportamenti a dir poco anomali da parte di alcuni operatori di telefonia. Molti utenti sono stati contattati da sedicenti operatori che comunicano l’aumento delle tariffe e l’annullamento delle promozioni attive entro 4 giorni dalla telefonata, precisando che in queste situazioni il cliente ha diritto a cambiare gestore senza costi. La vicenda è resa ancora più ambigua dal fatto che questi stessi utenti siano stati in molti casi contattati poco dopo da un’azienda concorrente, da cui hanno ricevuto una proposta commerciale.
Considerando inoltre che nelle bollette non è stata trasmessa alcuna comunicazione scritta in merito, quanto sta accadendo ha tutta l’aria di un raggiro. Se così fosse, peraltro, non sarebbe la prima volta, visto che appena qualche mese fa si sono verificati episodi analoghi.
A tale proposito ricordiamo alcune raccomandazioni e consigli utili per difendersi dai tentativi di frode:
1. Valutare con attenzione proposte commerciali e contrattuali ricevute telefonicamente, soprattutto perché non si può essere certi dell’identità dell’interlocutore;
2. Non fornire informazioni dettagliate all’operatore, evitando in particolare di comunicare dati come numero di conto corrente, codici dell’utenza, estremi del documento di identità ecc. ;
3. Evitare per quanto possibile di rispondere alle domande dell’operatore, cercando soprattutto di non pronunciare la parola “Sì” che, una volta registrata, potrebbe essere estrapolata dalla telefonata e inserita in una conversazione mai avvenuta come risposta a domande mai poste;
4. Per fugare qualsiasi dubbio è comunque opportuno contattare il servizio di assistenza clienti del proprio gestore per verificare eventuali modifiche tariffarie.

Per segnalazioni, reclami e ulteriori informazioni è possibile contattare la nostra sede 051/6087120

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Energia: anche le quote fisse delle bollette si prescrivono in due anni

L’Autorità per l’Energia ha pubblicato dei chiarimenti sulla prescrizione biennale dei conguagli. Ha specificato che lo stop ai maxi conguagli, introdotto con la Legge di Stabilità del 2018, vale per tutte le componenti della bolletta, quelle variabili e quelle fisse.

In molti casi Enel Energia, come segnala Confartigianato, ha richiesto il pagamento delle quote legate alla potenza, sostenendo che la prescrizione si applichi solo alle quote relative ai consumi.

Un importante chiarimento, quello fornito dall’Autorità, che ristabilisce equità di fronte alle pretese illegittime delle compagnie, che troppo spesso sfruttano cavilli e mancate specifiche all’interno delle normative per riscuotere costi impropri. Sarà nostra cura vigilare affinché le compagnie si attengano a tale indicazione dell’ARERA.

Invitiamo tutti i cittadini che dovessero essere incorsi in tali richieste illegittime delle società fornitrici di energia a contattare i nostri sportelli per attivare le tutele del caso.

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#AlGiustoPrezzo: campagna di Federconsumatori e Oxfam contro lo sfruttamento in agricoltura. Partecipa al sondaggio!

Con la campagna #AlGiustoPrezzo vogliamo promuovere l’acquisto consapevole, nel rispetto dei diritti dei lavoratori agricoli.

Ci piacerebbe però sapere cosa ne pensano i consumatori: chiediamo solo 1 minuto per capire a che livello è la conoscenza del fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, quali comportamenti adotteresti per combatterlo, e cosa si pensa del ruolo che hanno le grandi catene di supermercati.

Per questo chiediamo di compilare questo breve sondaggio che abbiamo creato in collaborazione con Oxfam.

Grazie per la partecipazione!

link al sondaggio

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Blue Panorama multata di un milione di euro anche grazie alla nostra segnalazione

L’AGCM ha emesso una sanzione di un milione di euro nei confronti di Blue Panorama, chiudendo l’istruttoria aperta nei confronti della compagnia per l’applicazione della cosiddetta “policy sul nominativo”. In caso di omissione dell’eventuale secondo/terzo nome o cognome del passeggero o di alterazione/mancanza di alcune lettere nel nominativo stesso, la compagnia esigeva il pagamento di un nuovo biglietto per il viaggio già acquistato nonché il versamento di una penale di 50 euro. I passeggeri, inoltre, non venivano in nessun modo pre-allertati e la penale veniva applicata anche quando l’alterata annotazione del nominativo non era frutto di un errore del cliente ma dipendeva dal funzionamento del sistema di acquisto on line (in particolare a causa dello spazio limitato disponibile per l’inserimento dei dati).

L’Antitrust ha identificato tale comportamento come una pratica commerciale scorretta, sancendone così l’illegittimità. In particolare l’Autorità ha rilevato che “La richiesta della suddetta penale, che avveniva direttamente in aeroporto, nell’imminenza del volo e a pena di divieto d’imbarco, è risultata sostanzialmente indipendente da esigenze di sicurezza della circolazione aerea” . Per la vlutazione dell’entità della sanzione, l’AGCM ha tenuto conto “della diffusività della condotta che ha interessato un numero elevatissimo di consumatori e delle evidenze istruttorie da cui emergeva il chiaro obiettivo di incrementare i ricavi aziendali“.

Invitiamo pertanto gli utenti coinvolti a rivolgersi a Federconsumatori per valutare la possibilità di presentare un reclamo e un’eventuale richiesta di rimborso delle somme pagate e non dovute. Chiamateci per appuntamento al n.051/6087120 o scriveteci su info@federconsumatoribologna.it.

A tale proposito occorre sottolineare che il provvedimento non dispone l’obbligatorietà dei risarcimenti: ciò non esclude, comunque, la possibilità di avanzare al vettore una richiesta in questo senso da parte dei cittadini interessati.

Considerando poi che l’AGCM ha disposto il divieto di prosecuzione della condotta, chiediamo a chiunque riscontri una eventuale ulteriore applicazione di questa policy di segnalarci il problema.

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Fallimento Mercatone Uno – aggiornato 6/06/2019

A seguito del fallimento della società Shernon Holding, proprietaria di Mercatone Uno e in attesa delle decisioni della politica per salvare l’azienda, i nostri legali hanno analizzato la situazione dei consumatori creditori.

In linea di massima, possono verificarsi le seguenti ipotesi:

  1. il consumatore ha stipulato un contratto di vendita che si è perfezionato al momento della firma, ed è quindi proprietario dei beni, sempre che il contratto li identifichi in maniera specifica (con un numero di matricola, ad esempio). In questo caso i prodotti acquistati non fanno parte del fallimento e si deve fare richiesta di consegna al curatore fallimentare. Purtroppo i contratti che abbiamo esaminato finora non contengono questa specificazione, ma descrivono  solo genericamente il modello di prodotto;
  2. il consumatore ha stipulato un contratto di finanziamento per il pagamento dei mobili. In questo caso, occorre chiedere la consegna del bene e, in mancanza di consegna da parte del curatore fallimentare, chiedere la risoluzione del contratto di finanziamento in quanto collegato al contratto di acquisto;
  3. il consumatore non ha perfezionato il contratto di vendita ma ha solo pagato una caparra, oppure non c’è modo di identificare in maniera specifica i beni. In questo caso, il consumatore ha solo un diritto di credito e dovrà effettuare l’insinuazione al passivo nel processo fallimentare entro il 20 settembre, tenendo presente che sarebbe un creditore chirografario (non privilegiato) e quindi potrebbe trovare soddisfazione solo dopo altri creditori (lavoratori, INPS, ecc.)

Consigliamo quindi ai clienti di Mercatone Uno di contattarci per fissare appuntamento e controllare la documentazione (contratto di vendita, contratto di finanziamento) in loro possesso, per vedere quale iniziativa si può mettere in campo per la singola posizione. Chiamateci al n.051/6087120 oppure di scriverci su info@federconsumatoribologna.it .

 

 

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Case vacanza: come evitare brutte sorprese

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le offerte di case-vacanza, sia su piattaforme come AirBNB sia tramite agenzie o annunci. Il numero di persone che preferisce trascorrere le ferie in case private anziché in hotel è sempre più alto, perché le case-vacanza o i bed&breakfast permettono un’organizzazione più flessibile della giornata e sono mediamente più economici; dall’altro lato molti proprietari di seconde case preferiscono concedere in affitto breve le proprie abitazioni quando non le usano, per contenere le spese fisse.

Ma quali sono le accortezze da avere quando si sceglie una casa-vacanza e come fare quando ci sono disservizi?

Innanzitutto, è meglio rivolgersi alle piattaforme o alle agenzie, che nella maggior parte dei casi pagano il proprietario solo quando l’ospite arriva fisicamente nell’alloggio, facendo il check-in. Ovviamente il sito della piattaforma deve essere reale e non falsificato: non cliccate su link che arrivano per posta elettronica, ma andate sempre sul sito ufficiale e da lì cercate la casa.

Quando si rispondono ad annunci privati, nei quali il proprietario chiede quasi sempre il pagamento anticipato oppure una caparra, il rischio è di incappare in vere e proprie truffe: case inesistenti che vengono affittate a più persone contemporaneamente, ruderi a malapena agibili spacciati per alloggi lussuosi, ecc.

Le cautele da adottare sono quindi le seguenti:

– chiedere al proprietario il contratto scritto. Nel contratto è indicato l’indirizzo della casa e gli obblighi di proprietario e ospiti per quanto riguarda le dotazioni minime, la pulizia, ecc.;

– chiedere anche carta di identità e codice fiscale. Questi dati vi saranno utili per verificare, presso gli sportelli dell’Agenzia del Territorio (ex catasto) se la persona è effettivamente proprietaria dell’immobile (se si hanno le credenziali SPID, la verifica si può fare anche online);

– chiedere di poter effettuare un sopralluogo, anche tramite un incaricato. Se è una truffa, il vostro interlocutore troverà mille scuse; se poi la casa da affittare è vicina al vostro luogo di residenza, potete anche verificare di persona se quanto scritto nell’annuncio è vero;

– se il proprietario vi manda foto della casa, con una veloce ricerca in internet potete assicurarvi che non siano foto scaricate dalla rete;

– per il pagamento della caparra, non effettuate ricariche su carte prepagate (tipo Postepay), ma preferite il bonifico, da effettuare solo dopo aver chiesto copia della carta di identità e aver verificato che l’intestatario del conto sia effettivamente la persona che vi sta contattando. Verificate anche che l’IBAN sia italiano (inizia per IT) e chiedete alla vostra banca a quale filiale appartiene: se non è coerente con l’indirizzo di residenza del proprietario, meglio rinunciare.

– comunicate con il proprietario sempre per iscritto, anche via email, e conservate le conversazioni: questo vi aiuterà in caso di problemi.

Cosa fare se, nonostante tutte le precauzioni, la casa non è come descritta nell’annuncio?

Se avete utilizzato una piattaforma di prenotazione, ci sono apposite procedure di reclamo, che spesso risolvono il problema senza bisogno di una messa in moda formale; se invece avete risposto ad un annuncio di un privato, il contratto è regolato dal Codice Civile (tra privati non si applica il Codice del Consumo) e le eventuali contestazioni vanno fatte per iscritto con la maggiore tempestività possibile.

La nostra associazione è ovviamente a disposizione per consigli ed assistenza.

 

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Aggiornamento sulla vicenda DIAMANTI per i clienti BPM

Lo scorso 13 maggio Federconsumatori e Adiconsum hanno incontrato BPM sulla questione diamanti. Un incontro difficile, che seguiva il precedente incontro dell’8 aprile, chiuso con un nulla di fatto ed in un clima teso, che ha visto anche lo sciopero dei dipendenti in solidarietà con i risparmiatori.
Anche il recente incontro rischiava di rivelarsi puramente interlocutorio: per questo già in apertura abbiamo posto con forza la necessità di una risposta importante alle migliaia di clienti di BPM colpevoli soltanto di aver aderito ad una proposta di investimento proveniente dalla propria Banca di fiducia. Il confronto è stato estremamente complesso ed ha misurato le importanti distanze tra le nostre proposte e le disponibilità di BPM, rendendo ad un certo punto quasi probabile una rottura.
Confronto che si è protratto fino alla data odierna, in cui abbiamo riscontrato le disponibilità di BPM ad un percorso stragiudiziale, che non riteniamo ancora esaustive, ma che sicuramente rappresentano un passo in avanti rispetto alla grande maggioranza delle posizioni. Al contempo permangono diverse criticità per alcuni investitori, a cui offriamo la necessaria assistenza anche per vie diverse da quelle stragiudiziali.
Non può però essere sottovalutato che per la maggior parte degli investitori, pur perdurando l’indisponibilità della Banca ad acquisire i diamanti, il passo in avanti è importante.
Anche sui tempi di chiusura delle singole posizioni abbiamo registrato una importante disponibilità di BPM. Sarà possibile infatti una chiusura celere anche per chi non ha fisicamente a disposizione le pietre, perché la loro proprietà sarà riconosciuta dalla Banca a fronte dell’esibizione della PEC inviata al curatore fallimentare (a norma dell’art. 87 bis).
Alla luce dei nuovi sviluppi della vicenda, si apre ora per Federconsumatori una fase di informazione ai propri rappresentati, che comprenderà necessariamente anche l’esame, con ogni singolo investitore, di una possibile soluzione individuale.

Contattateci per appuntamento al n.051/6087120

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