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Non aprite quel messaggio.

I casi di phishing sono in costante aumento riportiamo alcuni dei casi che la nostra Associazione ha affrontato e che si sono conclusi positivamente.

Una delle nostre associate si è recata ad uno sportello bancomat della sua banca per fare l’associazione del proprio numero di cellulare al conto corrente per poter poi effettuare bonifici online. Tuttavia, non le è stato possibile portare a termine l’operazione inserendo il codice di attivazione di 4 cifre ricevuto via sms ed ha preferito riprovare a casa la stessa operazione. Dimenticatasi di effettuare la procedura, nel pomeriggio ha ricevuto un messaggio che le comunicava il blocco della carta a causa del mancato fattore sicurezza e la invitava a cliccare su un link per riabilitarla. Il link si collegava ad una pagina web (apparentemente) della sua banca nella quale le veniva chiesto di inserire i propri dati personali come il numero della carta di credito, il codice cvv, il numero di telefono e poco dopo la donna ha ricevuto un sms che le chiedeva di inserire un codice a 6 cifre per verificare l’utenza telefonica. Successivamente, ha ricevuto una chiamata da un numero verde nella quale un interlocutore si presentava come operatore della sua banca comunicandole che stava sbagliando la procedura e per rimediare le chiedeva di inserire il codice a 4 cifre ricevuto la mattina presso lo sportello bancomat. Infine, l’interlocutore le ha chiesto di disinstallare l’app della banca e di non rientrare nel suo profilo fino alla ricezione di un nuovo sms di installazione. A fine giornata la signora ha ricevuto un’altra chiamata dalla sua banca che le chiedeva di confermare l’avvenuta esecuzione di tre operazioni sospette, la donna ha disconosciuto le operazioni ed è stata invitata dalla propria banca a sporgere denuncia.

Successivamente è emerso che la donna ha ricevuto un link per un sito c.d. “civetta”, ovviamente il link non rimandava al vero sito della banca, anzi, l’inserimento dei propri dati personali e la comunicazione dei vari codici ha portato al compimento della truffa. Circa due settimane più tardi, la nostra associata, con l’aiuto di un nostro esperto, ha inviato una lettera di contestazione alla propria banca chiedendo il rimborso della somma sottratta, ricevendo però un riscontro negativo. Per questo motivo, la donna ha presentato ricorso presso l’ Arbitro Bancario e Finanziario. L’Arbitro ha deciso che la banca è tenuta a restituire l’intero importo sottratto dai malfattori, 8.350 €.

Alla fine dell’anno scorso, un nostro associato è stato vittima di un altro caso di phishing. La persona in questione ha un conto corrente presso una banca al quale è associato un numero di telefono. Un giorno ha ricevuto un’email nella quale la banca (apparentemente) gli chiedeva di aggiornare il proprio numero di cellulare cliccando sul link riportato nel messaggio. Dopo aver registrato il numero, l’uomo ha ricevuto un altro messaggio che gli comunicava l’avvenuta modifica del numero di telefono associato alla sua carta. Circa una settimana più tardi, guardando il proprio estratto conto, si è accorto di un addebito non autorizzato di 1.794€. Immediatamente, ha provveduto a bloccare la carta e ha sporgere denuncia ai Carabinieri. Con l’aiuto del nostro consulente, il nostro associato ha inviato una lettera di reclamo per disconoscere l’addebito e ottenere il riaccredito della somma. Anche lui, come nel caso precedente, ha ricevuto un riscontro negativo, per questo motivo, abbiamo deciso di rivolgerci all’Arbitro Bancario e Finanziario. Secondo l’ABF, il sistema di autentificazione per effettuare i pagamenti online, della banca in questione, è insufficiente per la prevenzione delle truffe informatiche, rispetto al tessuto normativo vigente ed alle esigenze di protezione della clientela. Dunque l’Arbitro ha accolto il ricorso e ha disposto che la banca deve rimborsare il cliente dell’intera somma sottratta.

Che cos’è l’Arbitro Bancario e Finanziario?

L’ABF decide controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari (ad es. conto corrente, mutuo, prestito personale) e di pagamento. È un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie che consente di risolvere, mediante un ricorso, liti tra clienti e intermediari bancari o finanziari in modo più rapido e meno oneroso rispetto al giudice. Decide chi ha ragione e chi ha torto sulla base della sola documentazione presentata dalle parti, applicando il diritto. Presentare ricorso all’ABF è sostanzialmente gratuito, si pagano 20 € che verranno restituiti in caso di decisione favorevole (anche solo in parte) a chi presenta il ricorso. Inoltre, non richiede l’assistenza di un avvocato o di altro professionista. È facile da attivare, utilizzando il portale online che è una delle condizioni per rivolgersi al giudice. È più rapido rispetto alla giustizia ordinaria.

Chi può rivolgersi all’ABF per avviare un ricorso?

Il ricorso può essere presentato da chi ha o chi ha avuto un rapporto contrattuale oppure è entrato in relazione con un intermediario per la prestazione di servizi bancari e finanziari o di servizi di pagamento. Chi presenta ricorso deve indicare se agisce in qualità di “consumatore” o “non consumatore”. Il “consumatore” è la persona fisica che opera per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta, in caso contrario, si parla di ricorrente “non consumatore”.

Per approfondire meglio l’argomento delle frodi informatiche, come riconoscerle e come tutelarsi, continuate a seguirci . . . pubblicheremo anche un podcast nel mese di ottobre!

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