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Conti correnti: dal 1 Febbraio aumentano i costi. Cosa fare?

Dal 1 febbraio 2014 sono previste sgradite novità per i titolari di conti correnti bancari.
Molti istituti bancari hanno iniziato già da gennaio ad inviare ai correntisti lettere che avvertono della modifica delle condizioni sui propri conti.  Si stabilisce l’introduzione di un aumento di un euro al mese del canone del conto corrente, quindi 12 euro in più per la tenuta del  conto annua, e di 0,50 euro per la registrazione di ogni operazione.
Le lettere riportano sostanzialmente il seguente testo: “le modifiche di seguito riportate delle condizioni applicate ai contratti si rendono necessarie a causa dell’incremento dei prezzi di mercato e delle conseguenti ripercussioni sui costi dei beni e servizi”.
Quindi gli aumenti, a Loro parere, sono necessari ed inevitabili: questo è veramente vergognoso.

COSA SI PUO’ FARE?
– Se si riceve la lettera dalla propria banca è opportuno recarsi alla filiale per incontrare la persona incaricata di seguire il conto.
– Con il funzionario incaricato  vanno controllate  le condizioni offerte sul proprio conto in modo minuzioso, questa procedura andrebbe fatto comunque almeno una volta l’anno.
– Occorre poi verificare quanto andrebbero ad incidere gli aumenti sul conto, calcolandoli sulle  varie attività ed operazioni dell’anno precedente.

In questo modo si può avere uno scenario  dei costi praticati e a quel punto, se i costi diventeranno insostenibili, trattare con la banca, tenendo presente che quanto indicato nella lettera ricevuta rappresenta le condizioni base che possono essere modificate in base alla tipologia del cliente e al tipo di attività che svolge.
Va ricordato infine che la banca ha tutto l’interesse nel conservare il cliente, mentre il titolare del conto può chiuderlo senza spese entro la data di entrata in vigore delle nuove condizioni.
Ovviamente alcuni di questi consigli possono essere utilizzati anche in altre situazioni.

Maurizio Gentilini: Presidente Federconsumatori Bologna

 

 

E.A.

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Libretti di deposito postali e bancari, controllare la scadenza, per non rimanere senza

E’ capitato a tutti di trovare casualmente un vecchio documento attestante un deposito bancario o postale.

Al contempo periodicamente su certa stampa appaiono notizie, diffuse da poco raccomandabili studi legali, che promettono tesori e ricchezze a chi ha trovato un documento come quello citato. Poi, in fondo all’articolo, è in effetti riportato che entro sei sette mesi è attesa l’ammissibilità del ricorso da parte del Tribunale, che per il momento non ha stabilito un bel niente.

Ma come stanno realmente le cose? Nel contratto di deposito bancario o postale non è prevista la rivalutazione, che è invece sostituita dagli interessi. I quali non sono perenni; ma dopo cinque anni di mancata movimentazione del deposito e di mancata riscossione degli interessi stessi smettono di essere erogati, cioè si prescrivono. Inoltre già da qualche decennio i depositi non movimentati da almeno dieci anni e con saldo inferiore ad un minimo periodicamente fissato, sono raggruppati sotto la voce “saldi minimi” allo scopo di alleggerire le chiusure giornaliere riducendo il numero di records da elaborare.

Fino a qualche tempo fa questo naturalmente non precludeva al risparmiatore il diritto di rientrare in possesso della sua somma; la procedura era un po’ più lunga e laboriosa di quella eseguita allo sportello perché coinvolgeva uffici interni, ma possibile.

A complicare le cose è intervenuto qualche tempo fa un provvedimento voluto dal Ministro Tremonti, noto come “conti dormienti” che ha imposto a banche, assicurazioni e posta di versare al Ministero del Tesoro le somme rinvenienti da rapporti prescritti a termini di legge. Le somme depositate si prescrivono 10 anni dopo l’ultimo movimento. Invece le somme dovute dalle assicurazioni a qualsiasi titolo, in particolare sulle polizze vita, si prescrivevano dopo un anno dalla scadenza o dalla morte dell’assicurato ed il contratto prevede che il riscatto venga espressamente richiesto dall’avente diritto. Pertanto, specialmente in caso di decesso dell’assicurato vita, è spesso capitato che gli eredi abbiano saputo della polizza molto tempo dopo, tra l’altro indispensabile .per ottenere il riscatto. Se era trascorso più di un anno dalla scadenza o dalla morte dell’assicurato, le compagnie legittimamente dovevano devolvere il riscatto ai conto dormienti, negandolo ovviamente ai richiedenti. La nostra associazione, con alcune altre, è riuscita ad ottenere la modifica della legge, che ha portato a due anni il termine di prescrizione per le somme dovute dalle assicurazioni. E’ comunque possibile, entro dieci anni dall’avvenuta devoluzione al fondo, rientrare in possesso delle somme con una  apposita procedura eseguibile sia dagli interessati che tramite la nostra associazione. I tempi non sono ridotti ma i costi sì.

Gustavo Tortoreto, consulente Federconsumatori Bologna

 

E.A.

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Fondiaria-SAI: Federconsumatori si è costituita parte civile

Il 4 dicembre si è tenuta avanti il Tribunale di Torino, Sezione IV Penale, la prima udienza del processo che si sta celebrando, con il rito immediato, nei confronti della famiglia Ligresti ed altri componenti il vecchio Consiglio di Amministrazione di Fondiaria-Sai e Milano Assicurazioni.

La Federconsumatori Nazionale e quella del Piemonte hanno presentato le istanze di costituzione di parte civile per il danno gravissimo che è stato causato ad un elevato numero di risparmiatori.

I reati contestati agli imputati, come ricostruito dalla Procura della Repubblica di Torino, vanno dalla induzione in errore per false comunicazioni alla diffusione del bilancio che occultava le ingenti perdite di gestione della Fondiaria-Sai e della Milano Assicurazioni.

Federconsumatori, impegnata da anni per la tutela del risparmio, si batterà per affermare il principio della trasparenza e correttezza del sistema finanziario ed invita tutti i risparmiatori colpiti dalla vicenda Fondiaria-Sai a rivolgersi alle nostre sedi  per una valutazione della propria posizione e delle eventuali azioni, anche giudiziarie, a loro tutela.

I nostri legali, infatti, stanno preparando le deleghe per la costituzione di parte civile anche degli azionisti nei vari procedimenti e per le iniziative legali che seguiranno.

Gli interessati che risiedono nella provincia di Bologna possono chiamarci per dichiarare il loro interesse e lasciare i propri recapiti: saranno contattati per aggiornamenti sugli sviluppi della vicenda. Il nostro centralino risponde al n.051/6087120.

 

 

 

E.A.

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FonSai: Federconsumatori si costituirà parte civile. Al via le azioni di tutela

Gli arresti effettuati ieri rappresentano un importante passo avanti nel chiarimento delle vicende che hanno preceduto la fusione Unipol-FonSai.

Un’operazione caratterizzata da una marcata opacità e da una grave carenza di tutela nei confronti dei risparmiatori e dei piccoli azionisti, sulla quale hanno pesato anche l’insufficiente vigilanza delle Autorità preposte Isvap e Consob.

I reati contestati dalla Procura di Torino sono falso in bilancio e manipolazione di mercato. Concretamente, per almeno 12 mila risparmiatori, le operazioni nel mirino della Procura avrebbero determinato una grave perdita del titolo e, in molti casi, la vera e propria distruzione dell’investimento, con danni che ammonterebbero a 300 milioni di Euro.

In seguito agli arresti la vicenda volge verso una svolta decisiva: non appena i responsabili saranno rinviati a giudizio potremo costituirci finalmente parte civile, per tutelare interessi individuali e collettivi.

Il tal senso invitiamo tutti i risparmiatori ed i piccoli azionisti coinvolti nella vicenda a contattare la nostra Associazione per manifestare la propria volontà di adesione alla costituzione di parte civile. Se siete riesidenti a Bologna e provincia, inviate una mail su info@federconsumatoribologna.it  oppure chiamateci al n.051/6087120

E.A.

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo sviluppo economico

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Fondi dormienti: come chiedere il rimborso

La prescrizione è la cessazione di un diritto dovuto al tempo trascorso rispetto al termine fissato per l’esercizio del diritto stesso. Purtroppo, a complicare le cose, capita che la legge non preveda per tutti i diritti lo stesso termine di prescrizione, ma si va da pochi giorni fino a venti anni ed oltre.

E così, quando il Ministro Tremonti decise di requisire le somme prescritte si riferiva in particolare alle somme depositate in banca e non movimentate da almeno dieci anni, termine di prescrizione per tali somme. Prima del provvedimento di legge quelle somme diventavano di proprietà del depositario (banca, poste o altro), mentre la nuova legge assegnava le somme ad un apposito fondo istituito con la stessa legge, denominato Fondo rapporti dormienti. Nelle intenzioni dichiarate dal ministro queste somme sarebbero servite per risanare le migliaia di situazioni anomale createsi dal punto di vista finanziario (Parmalat, Argentina, Cirio ed altre) ma alcuni eventi successivi (terremoti ecc.) e la perenne fame di denaro del Tesoro italiano hanno dirottato altrove i benefici.

Fortunatamente la stessa legge ha previsto che entro altri dieci anni i titolari di queste somme possono richiedere la restituzione delle somme devolute al fondo. Successivamente il Ministero del Tesoro ha delegato Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) a gestire sia il fondo che la restituzione delle somme legittimamente richieste, previa una apposita breve istruttoria.

La normativa ha sortito diversi corollari, tra cui uno dei più  importanti è quello riguardante le polizze vita scadute e non riscattate. Per esse il C.C., all’art. 2952, dispone che la prescrizione di somme a qualsiasi titolo dovute da una assicurazione si prescrive entro un anno, e non entro dieci. Per quanto riguarda le polizze vita, a volte di durata smisurata, non è infrequente che i beneficiari diretti, o in premorienza di questi, i legittimi eredi non sappiano o non ricordino dove la polizza si trovi e quando, quasi sempre casualmente, ne entrano in possesso molte volte il suo riscatto è prescritto. Tutte le associazioni di consumatori, cui tali beneficiari si sono rivolti, hanno condotto una lunga ed appassionata battaglia per ottenere un provvedimento di legge che ha portato a due gli anni per dichiarare la prescrizione.

In queste settimane il D.M. 28 maggio 2010 è stato reso totalmente operativo ed è possibile, con una sempre documentata domanda, rientrare in possesso del riscatto assicurativo prescritto, posto che fosse stato trasferito ai Rapporti dormienti. Naturalmente esistono alcune condizioni che devono essere rispettate:
– il diritto al riscatto deve essere intervenuto dopo il 1° gennaio 2006;
– questo diritto deve essersi prescritto prima del 29 ottobre 2008;
– l’intermediario, ovvero la compagnia assicurativa o comunque l’obbligato,  deve aver rifiutato il pagamento del riscatto e deve averlo versato ai Rapporti dormienti.

Le domande di rimborso devono essere presentate  a Consap SpA  tramite raccomandata A.R.o PEC (Posta Elettronica Certificata), tassativamente corredate dalla documentazione necessaria. In caso di documentazione insufficiente, Consap richiederà una integrazione che però dovrà pervenire entro 60 giorni dalla richiesta ed in ogni caso entro il 14 ottobre 2013, data tassativa di chiusura delle istruttorie.

Le nostre sedi sono disponibili ad assistere i risparmiatori nella preparazione e presentazione della domanda. Per appuntamento, si può contattare lo 051/6087120

 

 

E.A.

 

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo sviluppo economico

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Prorogata la sospensione dei mutui per difficoltà lavorative

Prorogato al 31 marzo 2013 il termine di presentazione delle domande per la sospensione delle rate dei mutui. Gli eventi in base ai quali può essere chiesta l’opportunità della sospensione devono verificarsi entro il 28 febbraio 2013. Questo è quanto stabilito dal nuovo Accordo firmato dall’Associazione Bancaria Italiana e 13 Associazioni dei Consumatori: Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori .

Le parti firmatarie hanno concordato che:

– la data per la presentazione delle domande per la sospensione delle rate dei mutui è prorogata al 31 marzo 2013;

– l’arco temporale entro il quale dovranno verificarsi gli eventi che determinano l’avvio è prorogato al 28 febbraio 2013;

– alla sospensione saranno ammesse soltanto le operazioni che non ne abbiano già fruito.

Nel frattempo, secondo gli ultimi dati disponibili a dicembre 2012, le banche hanno sospeso 84.995 mutui, pari a circa 9,8 miliardi di debito residuo, garantendo alle famiglie interessate una liquidità complessiva di 606 milioni di euro, (media annua per famiglia di 7.130 euro).

Con la quinta proroga, l’iniziativa sulla sospensione delle rate di mutuo si avvia alla sua conclusione, contestualmente all’approvazione del “Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa”. Abi e Associazioni dei Consumatori accolgono con favore l’emanazione del parere espresso in gennaio  dalla competente Commissione Parlamentare della Camera che consentirà di ridurre i tempi di attivazione del Fondo stesso. Ora è necessario assicurare la piena e rapida operatività. L’obiettivo è non far mancare alle famiglie italiane in difficoltà uno strumento pubblico di supporto strutturale per il pagamento del mutuo, che è la naturale soluzione di continuità con l’iniziativa di autoregolamentazione del settore bancario italiano, unica nel suo genere in Europa, denominata “Piano Famiglie”.

Accordo Proroga Rate mutui Famiglie
Condizioni e modalità di adesione

 

 

 

 

E.A.

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo sviluppo economico

 

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Terremoto E-R: prorogata la sospensione dei mutui fino al giugno 2013

Alcune banche hanno prorogato la sospensione dei mutui per i residenti nei Comuni colpiti dal terremoto del maggio 2012. Questi gli istituti che hanno aderito:

– Banca di Imola (Gruppo Cariravenna)
– Banca Popolare dell’Emilia Romagna
– Banco S.Geminiano e S. Prospero (Banco Popolare)
– Bpm (Banca Popolare di Milano)
– Carige
– Cassa di Risparmio di Cento
– Cassa di Risparmio di Ferrara
– Cassa di Risparmio di Ravenna
– Cassa di Risparmio in Bologna (Gruppo Intesa Sanpaolo)
– Federazione BCC Emilia Romagna, per conto delle BCC interessate
– Credito Emiliano
– Sanfelice 1893 Banca Popolare
– Unicredit.

Per conoscere le specifiche autonome modalità e caratteristiche in base alle quali la sospensione
sarà offerta da ciascuna banca, consigliamo di recarsi direttamente in filiale.

 

 

 

E.A.

 

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo svilupppo economico

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Pratiche scorrette delle agenzie di debiti e delle società di recupero crediti: interviene l'Antitrust

Consumatori bersagliati da atti di citazione per crediti presumibilmente prescritti o invogliati a risolvere le loro difficoltà finanziarie con una ipotetica ristrutturazione del debito, a fronte del pagamento di 390 euro che risultava in realtà solo un primo esborso per l’invio di moduli da riempire. Sono i fenomeni sui quali è intervenuto l’Antitrust sanzionando 4 società per pratiche commerciali scorrette, con multe per complessivi 350mila euro.

RECUPERO CREDITI AGGRESSIVO

L’Autorità ha chiuso 2 istruttorie nei confronti di altrettante società (EUROREC (Agenzia Nazionale Cartolarizzazioni e Recupero Crediti Srl) e l’impresa individuale EUROCREDIT, sanzionandole con 100mila euro di multa ciascuna.

Secondo quanto ricostruito dall’Antitrust, alla luce di diverse segnalazioni inviate da alcune associazioni di consumatori, le due imprese inoltravano a diversi consumatori, per il tramite di studi legali, atti di citazione presso sedi di Giudici di Pace territorialmente incompetenti, al solo fine di intimorirli e spingerli al pagamento di crediti, presumibilmente prescritti o di dubbia esigibilità, acquisiti da una compagnia telefonica fallita. Dalle segnalazioni ricevute risulta, infatti, che le due società tentavano di recuperare crediti relativi a fatture già pagate o a fatture non pagate per la mancata attivazione dei servizi telefonici oppure relativi a consumatori che hanno dichiarato di non essere mai stati clienti della società telefonica. Si trattava, inoltre, di crediti  presumibilmente prescritti e agli atti di citazione inviati ai consumatori, tra l’altro, non  seguiva alcuna iscrizione della causa a ruolo.

Le condotte delle due aziende sono state ritenute pratiche commerciali aggressive, in quanto in grado di condizionare indebitamente i consumatori: attraverso la loro attività le imprese hanno ingenerato nei destinatari degli atti di citazione il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della richiesta, fosse preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo contestato piuttosto che esporsi ad un contenzioso giudiziario in realtà inesistente.

PROMESSE INGANNEVOLI PER LA RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI

“Ridurre l’esposizione debitoria fino al 70%, incluse le richieste del Fisco”. Era la promessa con la quale si presentava ai consumatori in difficoltà finanziarie, tramite pubblicità su internet, organi di stampa e sms, l’Agenzia Debiti SpA insieme alla società B&P srl (società di gestione del call center incaricato di contattare gli utenti) entrambe in regime fallimentare.

In realtà, a differenza di quanto promesso nei messaggi pubblicitari, dopo il primo contatto con il call center (il cui numero era pubblicizzato nel messaggio stesso), i consumatori si vedevano recapitare al proprio domicilio un pacco, da pagare mediante versamento in contrassegno di 390 euro, che conteneva semplicemente la modulistica per conferire eventuali incarichi ad effettuare le visure riguardanti la propria esposizione debitoria. In sostanza, la società agganciava gli utenti per indurli a contattare un call center che acquisiva dati anagrafici e precisazioni sull’esposizione debitoria verso privati, banche o finanziarie e fisco, per poi inviare il pacco e incassare all’istante il denaro.

Dagli accertamenti istruttori compiuti dall’Antitrust, anche alla luce delle segnalazioni inviate dalle associazioni dei consumatori, è emerso inoltre che l’Agenzia Debiti non era in possesso di licenza per l’esercizio di un’agenzia d’affari né aveva presentato  una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività): non era in sostanza un’agenzia in regola come invece si accreditava.

Una volta pagata la modulistica, inoltre, al consumatore che decideva di avvalersi dei servizi offerti, veniva proposto di ‘pilotare’ la propria posizione debitoria ‘gonfiandola’ in modo di indurre il creditore a cedere il credito con una sua riduzione: a prescindere dalla liceità della pratica, non veniva prospettato in alcun modo il rischio che, a fronte di una tattica del genere, il creditore decidesse di chiedere il fallimento o comunque di rifarsi sul patrimonio del debitore. La consulenza doveva ovviamente essere pagata, anche con cifre onerose, e non in comode rate, come pubblicizzava la società, ma con assegni postdatati o con cambiali.

Infine, per quanto riguarda i debiti contratti con Equitalia e il Fisco, si prospettava come soluzione in grado di “risolvere ogni problema di debiti” la semplice “opposizione alle richieste di Equitalia e Fisco per diminuire, sospendere e rateizzare le cartelle esattoriali”: obiettivo impossibile visto che per i debiti esistenti con le pubbliche amministrazioni, e con il fisco in particolare, gli spazi di negoziazione e rateizzazione sono strettamente limitati e circoscritti da specifiche norme di legge.

Per le pratiche commerciali messe in atto, Agenzia Debiti è stata sanzionata con una multa di 100mila euro mentre B&p con una multa di 50mila euro, ridotte, ferma restando la gravita’ della pratica scorretta, per la situazione di fallimento di tali societa’.

Sul sito dell’AGCM è possibile scaricare  le tre delibere. Inoltre, delle agenzie debiti abbiamo già parlato in questo articolo

 

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Prelievi fraudolenti, ancora una decisione positiva dell'Arbitro Bancario

Come già avvenuto in precedenza, L’Arbitro Bancario Finanziario si è espresso favorevolmente sulla richiesta di rimborso di somme prelevate in modo fraudolento ai danni di un nostro associato.
In questa recente decisione, la somma di oltre 1500 euro era stata utilizzata per effettuare acquisti su un sito di e-commerce; il titolare della carta ha immediatamente disconosciuto gli acquisti e bloccato la carta, ma la banca non aveva accordato il rimborso in quanto le transazioni erano avvenute su un sito che ella considerava “sicuro”.

Di opposto parere l’Arbitro Bancario, che, seguendo un suo ormai collaudato indirizzo interpretativo,  ha disposto il rimborso delle somme prelevate, detratta la franchigia, e delle spese di procedura.

Decisione arbitro 3886

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L'Antitrust multa Mediolanum per ritardi nell'estinzione del conto corrente

L’Autorità garante Concorrenza e Mercato è intervenuta nei confronti di Banca Mediolanum condannandola per aver più volte ritardato, anche di due o tre mesi, la chiusura dei conti correnti su richiesta dei clienti.
Questa pratica, secondo l’istruttoria condotta dall’Autorità, è stata posta in essere per diversi anni (il periodo ispezionato è dal 2007 al 2012), in modo particolare e con percentuali rilevanti nel 2009 e 2010.
Mediolanum, che nelle condizioni di contratto prevede che  il termine per l’estinzione del conto deve avvenire entro 60 giorni, in molti casi ha mantenuto attivo il rapporto, pur in assenza di ostacoli alla sua chiusura; questo ha significato, per i clienti, l’obbligo di pagare i relativi oneri, dal bollo alle spese.
Inoltre, quando si presentavano ostacoli alla chiusura del conto (RID e carte di credito attivi, saldo negativo ecc.), non sempre la banca comunicava nella forma più efficace (scritta) l’esistenza di tali ostacoli, limitandosi a proseguire nel rapporto con il semplice invio dell’estratto conto trimestrale. Alcuni consumatori, quindi, si sono accorti della persistenza del conto solo dopo diversi  mesi dalla richiesta di chiusura.
A fronte di questa pratica commerciale,  che l’Antitrust ha ritenuto contraria alla diligenza professionale e idonea a limitare indebitamente, mediante l’imposizione di ostacoli non contrattuali, onerosi o sproporzionati alla estinzione di conti correnti, la libertà di scelta del consumatore medio intenzionato a risolvere un rapporto contrattuale non più desiderato con il professionista, Mediolanum è stata multata dell’importo di € 300.000 .
Al di là del caso concreto, è importante che il consumatore che veda lesi i propri diritti si attivi denunciando e segnalando a chi di dovere i comportamenti scorretti dei professionisti, anche con l’ausilio delle Associazioni del Consumatori. Infatti, molte volte le Autorità competenti, come in questo caso l’Antitrust, possono agire nei confronti dei professionisti solo se ricevono un numero di segnalazioni tale da rendere evidente che si è in presenza di una “pratica commerciale scorretta” e non solo di un mero errore occasionale. Tante segnalazioni singole possono quindi fare la differenza!

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