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Cashback di Stato: tempo di rimborsi (ma non per tutti)

AGGIORNAMENTO (30/06/2021) La Cabina di Regia tenutasi a Palazzo Chigi il 28 giugno scorso ha deciso di arrestare il programma Cashback, che pertanto non si ripeterà nel secondo semestre del 2021, né tantomeno nel primo semestre 2022, come inizialmente previsto. Ciò non fa venir meno il pagamento dei rimborsi relativi al periodo appena conclusosi (01/01/2021 – 30/06/2021).

Il primo semestre del Cashback di Stato (01/01/2021 – 30/06/2021) volge al termine, non senza sorprese.

Il programma Cashback prevede due tipologie di rimborso: il rimborso percentuale (il “Cashback” tout court) rispetto ad ogni transazione eseguita con uno strumento di pagamento elettronico registrato in fase di iscrizione al programma; il rimborso speciale forfettario (il “Super Cashback”) erogato sulla base di una classifica stilata considerando il numero di transazioni effettuate con i medesimi strumenti di pagamento elettronico entro un dato periodo del programma.

Il rimborso percentuale è pari al 10% dell’importo di ogni transazione, fino ad una somma complessiva di 150€, per ogni semestre del programma. Per ottenere il rimborso, è necessario totalizzare 50 transazioni nell’arco del semestre. Il conteggio delle transazioni si azzera e riparte al termine di questo periodo. È possibile monitorare i propri conteggi ed il dettaglio delle transazioni dall’app IO, la stessa applicazione utilizzata per l’iscrizione e la registrazione degli strumenti di pagamento.

I rimborsi sono erogati da Consap S.p.A., la società Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici, tramite bonifico. Al momento dell’iscrizione, e comunque entro e non oltre la scadenza del periodo di riferimento, il/la partecipante al programma è tenuto/a infatti ad indicare un codice IBAN. L’erogazione ha luogo entro 60 giorni dal termine del periodo, quindi entro il 29/08/2021 per il primo semestre del programma nel 2021, che si conclude il 30 giugno p.v.

Una precisazione degna di nota: se il totale dei rimborsi dovuti ai/alle partecipanti dovesse essere superiore alle risorse stanziate ex lege per il periodo di riferimento, ciascun/a partecipante potrebbe vedere una riduzione proporzionale dell’importo del rispettivo rimborso.

Tempo di rimborsi, ma non prima di aver verificato la regolarità delle transazioni. Secondo una notizia ANSA del 28 maggio scorso, un messaggio – una notifica dell’app IO – avrebbe raggiunto i/le partecipanti le cui transazioni siano risultate anomale ai controlli del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Questi utenti avrebbero avuto un termine di sette giorni per dimostrare, compilando un modulo online, la regolarità delle transazioni contestate, altrimenti stornate e non considerate nel calcolo del rimborso. Sono considerate “anomale” le transazioni di «importo irrisorio, effettuate in numero elevato presso lo stesso esercente»: micro-transazioni effettuate al solo scopo di raggiungere il numero minimo di pagamenti elettronici per ottenere il rimborso a fine periodo, ma soprattutto per scalare la classifica del Super Cashback. Un caso emblematico, riportato da diverse testate giornalistiche: in provincia di Cuneo, ad un distributore di benzina self-service un cliente avrebbe effettuato 62 transazioni in meno di un’ora, per un totale di circa 6€.

L’irregolarità, tuttavia, non trova fondamento nel regolamento del programma Cashback, che presenta una lacuna in merito. Il regolamento specifica che le transazioni devono essere reali, ovvero collegate ad un acquisto (con importanti esclusioni, ad esempio gli acquisti online), ma non vieta espressamente le cosiddette micro-transazioni. I ricorsi a fronte dello storno delle operazioni dal sistema di calcolo dei rimborsi e delle posizioni nella graduatoria per il rimborso speciale potrebbero essere numerosi. Secondo i dati ufficiali, circa i/le partecipanti al programma sarebbero 8.8 milioni, per un totale di transazioni prossimo a 763 milioni e più di 16 milioni di strumenti di pagamento elettronico registrati; le operazioni per importi inferiori a 5€ sarebbero circa 111 milioni (fonte: https://io.italia.it/cashback/dashboard ).

In ogni caso, l’irregolarità non da luogo ad alcuna ulteriore sanzione di tipo pecuniario. In vista del secondo semestre del programma (01/07/2021 – 31/12/2021) sarebbe auspicabile un’integrazione del regolamento, così da evitare che si ripresentino simili situazioni di ambiguità.

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Polizze dormienti: fino al 1 luglio si può chiedere il rimborso

Sono migliaia i risparmiatori che non hanno potuto riscuotere le polizze stipulate spesso dai genitori, perché trascorsi più di due anni dalla morte dell’assicurato. Le cosiddette “polizze dormienti”, trasferite con il capitale relativo al Fondo dormiente, senza possibilità di smobilizzarle.

Con il governo Monti i termini di prescrizione delle polizze vita furono protratti da 2 a 10 anni, per aver più tempo per recuperare i soldi di una polizza vita scaduta e dimenticata. La nuova normativa si applica però solo alle nuove polizze.

Per quelle già emesse, scadute e già devolute al Fondo, è possibile chiedere che vengano “risvegliate”, presentando l’apposita domanda.

Quindi chi possiede una polizza assicurativa scaduta prima del 1° luglio 2010 versata dalla compagnia nel Fondo dormienti ha tempo fino al 1° luglio 2016 per richiedere il rimborso.

Aventi diritto:

  • La scadenza della polizza (o la morte dell’intestatario) deve essere avvenuta dopo il 1° gennaio 2006;
  • La prescrizione di questo diritto deve essere avvenuta prima del 1° luglio 2010;
  • La compagnia che ha venduto la polizza deve aver rifiutato il pagamento del capitale, perché la polizza era prescritta e già trasferita al Fondo dormienti.

Fino al 1° luglio 2016 è possibile inviare la domanda. Bisogna in via prioritaria richiedere alla compagnia assicurativa l’attestazione in cui dichiara di aver devoluto la polizza al Fondo dormienti.

Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato 3,5 milioni di euro destinati ai rimborsi. Se la domanda sarà accolta, verrà pagato solo il 70% dell’importo della polizza.

Inoltre se le richieste saranno superiori alle risorse disponibili si procederà a un rimborso parziale anche della quota del 70%.

Per sapere se la richiesta è andata a buon fine bisognerà aspettare la fine di febbraio 2017quando il Ministero indicherà chi avrà diritto al pagamento e con che percentuale (il pagamento avverrà entro la fine di marzo 2017).

La Federconsuamtori di Bologna è a disposizione per fornire informazioni e l’assistenza per la presentazione delle richieste.

Maurizio Gentilini

presidente Federconsumatori Bologna

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