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Norwegian Airways sta per fallire

Norwegian Air sempre più vicina al fallimento: la compagnia aerea low-cost, la cui attività è stata messa in dura crisi a causa della pandemia è stata posta in amministrazione straordinaria.

Il 7 dicembre 2020 è stato nominato commissario straordinario Kieran Wallace: a lui spetterà il compito di analizzare se ci sono i presupposti per continuare ad operare o bisognerà dichiarare il fallimento.

In una nota la stessa Norwegian Air rende noto che, nella fase attuale, si sta cercando di ristrutturare il debito. Tra i creditori non bisogna però dimenticare tutti i passeggeri che avevano acquistato un biglietto per un volo che non hanno mai potuto effettuare. Molti attendono il rimborso dal primo lockdown, nonostante l’autorità norvegese equivalente all’Enac abbia più volte ripreso la compagnia per i mancati rimborsi.

Il commissario Wallace ha chiesto ai clienti che ritengono di “dover ricevere un rimborso per un volo cancellato”, di inviare una emailnorwegian-examinership@kpmg.ie “specificando nome, cognome, indirizzo, email e dettagli alla base della richiesta entro 7 giorni dalla data del presente avviso” (pubblicato il 17 febbraio n.d.r.) cioè entro il 24 febbraio 2021.

Il commissario straordinario, una volta esaminate le richieste pervenute, potrebbe contattare i clienti per includerli “in un’adunanza di creditori che dovrà essere convocata per esaminare il piano di ristrutturazione”.

Ci auguriamo che tale operazione porti a un riconoscimento adeguato e proporzionato alle somme spese: come spesso è avvenuto in passato, sono proprio i passeggeri la parte più debole che, nella più rosea delle ipotesi, ottiene un rimborso irrisorio rispetto alla spesa effettuata.

Nel frattempo la compagnia ha fatto sapere che sta continuando a volare. E che su quelle poche rotte rimaste non ci sono problemi su “prenotazioni attuali e future”.

Invitiamo i cittadini interessati a rivolgersi al nostro sportello 051/255810 o info@federconsumatoribologna.it per assistenza sulla presentazione della richiesta, nonché per valutare le azioni da intraprendere qualora i rimborsi ottenuti siano sotto forma di voucher o punti per i programmi fedeltà, che potrebbero rivelarsi carta straccia.

Foto: By ERIC SALARD from PARIS, FRANCE – LN-NGP BCN, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=46058042

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Chiude Dentix, il copione si ripete


È l’ennesima catena di dentisti low-cost che chiude o fallisce in pochi anni, lasciando i clienti con lavori odontoiatrici lasciati a metà e un finanziamento da pagare. Questa volta è la Dentix, catena spagnola con ambulatori in tutta Italia (nella provincia di Bologna a Imola, ma ci sono ambulatori anche a Ferrara, Rimini, Carpi e altre località in Emilia-Romagna) che non rispondono più al telefono.

Moltissimi clienti avevano stipulato un finanziamento per pagare i lavori, lasciati a metà o non ancora iniziati. 

Lo stesso copione che abbiamo già visto per Idea Sorriso e Mingardi Dental Service, per i quali stiamo assistendo numerosi clienti.

Chi ha in corso un rapporto contrattuale con Dentix e vuole avere assistenza, anche per chiudere il finanziamento, può contattare il nostro centralino 051/255810 oppure scriverci su info@federconsumatoribologna.it

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Bio-ON : dopo la declaratoria di fallimento, Federconsumatori continua a supportare gli investitori

Il 20 dicembre 2019 il Tribunale di Bologna, con Sentenza n. 137/2019, ha dichiarato il fallimento di BIO ON s.p.a., società quotata della bioplastica.

Federconsumatori Bologna, che per questa vicenda aveva già fornito informazioni sulle iniziative di tutela sia in ambito civile che penale, continuerà a farlo anche in questa fase.

E’ già attivo uno sportello dedicato alla questione presso la sede di Via Gramsci n. 3 dove gli investitori interessati potranno richiedere informazioni anche in merito alla procedura fallimentare, previo appuntamento telefonico da fissare al n. 051/255810 o via mail tramite l’indirizzo info@federconsumatoribologna.it

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Fallimento Mercatone Uno – aggiornato 6/06/2019

A seguito del fallimento della società Shernon Holding, proprietaria di Mercatone Uno e in attesa delle decisioni della politica per salvare l’azienda, i nostri legali hanno analizzato la situazione dei consumatori creditori.

In linea di massima, possono verificarsi le seguenti ipotesi:

  1. il consumatore ha stipulato un contratto di vendita che si è perfezionato al momento della firma, ed è quindi proprietario dei beni, sempre che il contratto li identifichi in maniera specifica (con un numero di matricola, ad esempio). In questo caso i prodotti acquistati non fanno parte del fallimento e si deve fare richiesta di consegna al curatore fallimentare. Purtroppo i contratti che abbiamo esaminato finora non contengono questa specificazione, ma descrivono  solo genericamente il modello di prodotto;
  2. il consumatore ha stipulato un contratto di finanziamento per il pagamento dei mobili. In questo caso, occorre chiedere la consegna del bene e, in mancanza di consegna da parte del curatore fallimentare, chiedere la risoluzione del contratto di finanziamento in quanto collegato al contratto di acquisto;
  3. il consumatore non ha perfezionato il contratto di vendita ma ha solo pagato una caparra, oppure non c’è modo di identificare in maniera specifica i beni. In questo caso, il consumatore ha solo un diritto di credito e dovrà effettuare l’insinuazione al passivo nel processo fallimentare entro il 20 settembre, tenendo presente che sarebbe un creditore chirografario (non privilegiato) e quindi potrebbe trovare soddisfazione solo dopo altri creditori (lavoratori, INPS, ecc.)

Consigliamo quindi ai clienti di Mercatone Uno di contattarci per fissare appuntamento e controllare la documentazione (contratto di vendita, contratto di finanziamento) in loro possesso, per vedere quale iniziativa si può mettere in campo per la singola posizione. Chiamateci al n.051/6087120 oppure di scriverci su info@federconsumatoribologna.it .

 

 

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Contributi salvasfratti: ecco 275mila euro dalla regione

E’ con positività che apprendiamo la notizia che la giunta dell’ Emilia Romagna ha recentemente stanziato altri 1,2 milioni di euro per fronteggiare il problema degli sfratti per “morosità incolpevole”. Fondi che si sommano ai 14 erogati dal 2014 a oggi, e che oltrepassano quindi complessivamente i 15 milioni di euro.

 

Come si apprende dai dati e dalle statistiche la spesa per l’affitto della casa grava fino al 40% sul bilancio familiare. La misura è dunque un supporto a coloro che sono definiti come  “morosi inconsapevoli”, i quali appunto sono in condizione di sfratto a causa di problemi legati alla perdita di lavoro o contingenze che hanno mandato sull’astrico il nuclo familiare.

 

Le risorse provengono dall’apposito fondo nazionale, che consente di assegnare i contributi a 13 Comuni e Unioni di Comuni dell’Emilia-Romagna, individuati in base al numero di sfratti in rapporto a quello degli abitanti (i cosiddetti Comuni ad “Alta tensione abitativa”) o in base al numero di situazioni di disagio abitativo causato dagli affitti elevatisovraffollamento degli appartamenti fatiscenza delle case (Comuni ad “Alto disagio abitativo”). Saranno poi i Servizi sociali dei Comuni a provvedere all’assegnazione dei contributi, sulla base dell’istruttoria che accerta lo stato di indigenza e i requisiti di accesso.

 

Le condizioni per ottenere il contributo

L’importo massimo del contributo è di 12 mila euro per nucleo familiare, anche composto da una sola persona. Possono usufruire del ‘Fondo salvasfratti’ le famiglie con cittadinanza italiana o di area Ue, se extraeuropee in possesso di regolare permesso di soggiorno, che abbiano un reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) fino a 26 mila euro. Devono aver ricevuto un avviso di sfratto per morosità, essere titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato e residenti nell’alloggio oggetto della procedura da almeno un anno, e non possedere altre abitazioni in ambito provinciale. Tra i criteri preferenziali, la presenza di un ultrasettantenne o di un figlio minore, oppure di una persona con invalidità accertata per almeno il 74%, o ancora di un familiare in carico ai servizi sociali o alle Ausl.

 

Ecco la pagina del sito dell’ Emilia Romagna che spiega ulteriormente la misura.

 

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

 

 

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Banche venete: la costituzione del fondo per il ristoro degli azionisti è un primo importante risultato, seppure ancora insufficienti gli importi e troppo restrittivi i criteri di ammissione

La comunicazione di Banca Intesa della costituzione di un plafond da 100 milioni per il risarcimento degli azionisti truffati è una decisione che valutiamo positivamente, che rappresenta un primo risultato in direzione della corretta istituzione del fondo.

Ciò è stato possibile grazie alle forti pressioni ed iniziative assunte ad ogni livello da Federconsumatori, che in tutti questi mesi, nei ripetuti incontri con il Sottosegretario Baretta, ha proposto l’istituzione di questo fondo e di una Commissione che valuti le reali condizioni degli azionisti.

Si tratta di un risultato storico: è la prima volta che un istituto bancario viene incontro agli azionisti, aprendo la strada ai risarcimenti per i raggiri subiti. L’instancabile attività svolta dalla Federconsumatori sui territori ed a livello nazionale sta dando ora i primi, importanti, risultati.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

La consistenza del fondo ed i criteri di ammissibilità per l’accesso sono ancora eccessivamente limitati e restrittivi: i 100 milioni messi a disposizione saranno destinato ai casi economicamente più disagiati, a circa 30mila famiglie con redditi inferiori ai 30mila euro e un patrimonio (esclusi gli investimenti in azione delle due banche) di 15mila euro, stando alle indicazioni di Banca Intesa. È ancora troppo poco per dare risposta agli azionisti truffati.

Tra l’altro siamo convinti che il fondo vada incrementato dal momento che Intesa ha acquisito quanto era rimasto alle banche venete dai due fondi per le OPT (Offerte pubbliche di transazione) e dai Fondi Welfare per complessivi 260 milioni di euro circa.

Per tutte queste ragioni Federconsumatori continuerà la propria mobilitazione, in modo da raggiungere, così come d’accordo con il Sottosegretario Baretta, entro il 30 novembre la definizione della consistenza del fondo, e quindi l’implementazione dello stesso, l’ampliamento dei criteri di accesso e la costituzione della Commissione di valutazione.

Auspichiamo pertanto che nelle prossime settimane possa avvenire un ulteriore incontro con il Sottosegretario, per fare il punto sull’evoluzione della situazione e per delineare parametri equi, in grado di dare risposte soddisfacenti agli azionisti truffati.

Intanto Federconsumatori si costituirà parte civile nel processo contro gli amministratori di Veneto Banca e, qualora avvenisse il rinvio a giudizio, anche contro gli amministratori di Banca Popolare di Vicenza.

Gli sportelli di Federconsumatori sono a disposizione di tutti gli azionisti per fornire assistenza ai risparmiatori che possono accedere al fondo, nonché di tutti coloro che vorranno costituirsi parte civile nel processo contro i vertici della banca che hanno portato a questa grave situazione.

“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.

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Nuovo contributo per gli obbligazionisti delle banche fallite dalla regione Emilia Romagna

Ecco finalmente la nuova delibera per gli obbligazionisti delle 4 banche fallite.
La nuova delibera, stanzia ulteriori 200.000€, proroga al 30 gennaio 2018 la possibilità di richiedere il contributo e al 30 luglio 2018 i termini per erogare il contributo gli obbligazionisti a cui sarà accolta la richiesta.
Naturalmente, potranno farne richiesta anche gli obbligazionisti che ricorreranno all’ arbitrato.
Invitiamo dunque tutti i consumatori coinvolti a rivolgersi agli sportelli di Federconsumatori , a Bologna chiamateci al 051 6087120 per presentare le richieste che inoltreremo agli enti di competenza. 
E.A.
“Realizzato nell’ ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″.
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Le considerazioni di Federconsumatori sul CETA

Oggetto: Osservazioni di Federconsumatori Nazionale in merito alla ratifica del Trattato CETA – Comprehensive Economic Trade Agreement

 

 

Lasciamo una breve memoria in cui si sintetizza la posizione di Federconsumatori sulla proposta di Trattato CETA, chiedendo al Parlamento di non ratificarlo e al Governo italiano di farsi promotore di una sostanziale riscrittura dello stesso che, ove mantenuto nei suoi contenuti attuali, provocherebbe danni alle produzioni italiane e ai livelli di tutela sociale e della salute dei cittadini.

 

Innanzi tutto ci preme sottolineare la scarsa informazione e lo scarso coinvolgimento dei cittadini italiani, che pure subiranno ripercussioni sulla propria qualità di vita in seguito all’attuazione del Trattato.

 

E’ inoltre particolarmente delicata la questione relativa agli ISDS, cioè le clausole di risoluzione delle controversie tra investitori e Stato, la cui adozione consente a gruppi privati di ricorrere ad un arbitrato internazionale qualora vedano i propri investimenti messi a rischio da provvedimenti varati dai governi. In questo modo viene istituito una sorta di tribunale sovranazionale nel quadro di un meccanismo che intacca la possibilità dello Stato di adottare leggi di interesse pubblico che tocchino gli interessi e i guadagni delle aziende.

 

Altro punto problematico è rappresentato dal principio di precauzione, non previsto né tantomeno tutelato dal CETA: mentre in Canada, così come negli Stati Uniti, le sostanze possono essere utilizzate e commercializzate finché non ne viene dimostrata la dannosità, nei Paesi UE è esattamente il contrario. Se un’azienda, quindi, deve commercializzare una sostanza, è prima tenuta a dimostrare scientificamente che questa non provochi alcun danno. In questo senso l’accordo sancisce un cambiamento nettamente peggiorativo in termini di tutela della salute del consumatore. E’ antistorico passare da politiche di prevenzione a politiche risarcitorie.

 

Non si possono non valutare i potenziali rischi per il mondo del lavoro. L’accordo infatti non prevede disposizioni vincolanti in merito all’incremento dell’occupazione, alla tutela della salute e alla sostenibilità sociale e ambientale.

 

Infine, c’è la questione delle denominazioni italiane DOP e IGP. In base ad un criterio che non è stato reso noto, sono stati selezionati 41 prodotti italiani tutelati dal CETA. Ciò significa che le restanti 248 denominazioni Made in Italy restano escluse: basti pensare che per l’olio d’oliva nessuna delle principali DOP e IGP è inclusa nella lista. Inoltre a questa tutela sono previste alcune, rilevanti eccezioni. Un primo, rilevante esempio è rappresentato dalla possibilità, per gli operatori canadesi che hanno utilizzato i marchi Asiago, Fontina e Gorgonzola fino al 18 ottobre 2013, di continuare ad utilizzare tali diciture. Inoltre sarà ancora consentita la registrazione di marchi contenenti il termine Parmesan (con divieto di utilizzo di elementi che possano ingannare il consumatore in merito all’origine del prodotto), ammettendo in sostanza una coesistenza del Parmesan e del Parmigiano Reggiano. Altra convivenza discutibile riguarda i salumi: il prosciutto di Parma, il prosciutto Toscano, il prosciutto di Modena e il prosciutto San Daniele verranno immessi nel mercato canadese ciascuno con la propria denominazione ma dovranno convivere con gli omonimi marchi canadesi registrati. Ciò significa che per questi prodotti viene consentita e ratificata la possibilità di vendita e distribuzione sia degli originali italiani sia della loro versione canadese. Tutti elementi, questi, che di fatto allentano la difesa del patrimonio agroalimentare italiano e delle nostre produzioni, poiché mantengono una situazione di ambiguità che rende difficile il riconoscimento del prodotto originale.

 

“Progetto realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo Economico. Ripartizione 2015.”

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Proroga per la richiesta di rimborso per le obbligazioni di 4 Banche

Sono stati riaperti i termini per la presentazione dell’istanza di rimborso delle obbligazioni subordinate emesse dalla Banca Popolare dell’Etruria e Lazio, dalla Cassa di risparmio di Ferrara, dalla Banca Marche e dalla Cassa di risparmio della Provincia di Chieti.

Il termine utile è stato posticipato al 31 maggio 2017,ed è stato chiarito che per il computo del patrimonio mobiliare (uno dei requisiti per accedere al Fondo è di non avere un patrimonio mobiliare superiore ai 100.000 euro), vanno escluse le obbligazioni subordinate per le quali viene presentata l’istanza di rimborso.

Alla luce di queste novità, invitiamo tutti coloro che hanno acquistato obbligazioni dalle quattro banche salvate e non hanno ancora chiesto il rimborso a contattarci tramite il numero al n.051/6087120 per fissare un appuntamento,  tramite indirizzo di posta elettronica a info@federconsumatoribologna.it o sui social dalla nostra pagina Facebook .

feder bologna

E.A.
“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015”.
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Attenzione ai vecchi libretti postali!

Ricordate quando, qualche anno addietro fu diffusa la notizia di libretti antichi che, trovati nel fondo di qualche cassetto o “nella soffitta della nonna”, avrebbero garantito rendite milionarie?
Ricordate che due avvocati della provincia di Roma lanciarono una campagna mediatica capillare, invitando coloro i quali detenevano questi libretti a fare causa alle banche, per avere rimborsato il capitale, gli interessi maturati e la rivalutazione di decine di anni?
Furono avviate centinaia di cause, con adesioni da tutta Italia, e furono tutte inesorabilmente respinte, per evidenti ragioni di maturazione della prescrizione.
Il tutto costò carissimo a chi aveva creduto alle promesse di guadagno, anche perché i legali non versarono il contributo unificato di iscrizione a ruolo delle cause. Vi hanno poi dovuto provvedere i clienti, ai quali sono recentemente arrivate le cartelle di Equitalia, con tanto di mora e sanzioni.
Pochi giorni fa alcuni quotidiani hanno dato diffusione alla notizia di una ultracentenaria in procinto di avviare, col sosegno di una “associazione di consumatori” una causa contro Poste, a seguito del ritrovamento di un buono del 1950.
Ci risiamo, dunque.
E’ necessario invitare tutti coloro i quali siano in possesso di buoni o libretti antichi a prestare la massima attenzione e a non credere alle promesse di facili guadagni: simili notizie si sono sempre rivelate infondate, con conseguenze disastrose sui consumatori che hanno deciso di promuovere le cause risarcitorie.

E.A.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″

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