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Conguagli energia elettrica: si prescrivono in due anni

È entrata in vigore il 1 marzo la norma, prevista nella legge di bilancio 2018, che accorcia da 5 a 2 anni il termine di prescrizione per i conguagli e le bollette “tardive” di energia elettrica. Occhio quindi ai conguagli che hanno data di scadenza successiva al 1 marzo: possono essere contestate se sperano il biennio. Anche per il gas e l’acqua è previsto l’accorciamento dei termini di prescrizione, ma non da subito bensì dal 1 gennaio 2019 (gas) e 1 gennaio 2020 (acqua). L’Autorità per l’Energia (ARERA) ha dato attuazione alla legge con la Delibera 97/2018 che tra le altre cose dispone che la prescrizione decorre “dal termine entro cui l’esercente il servizio è obbligato a emettere il documento di fatturazione” secondo le leggi vigenti e non quindi dal momento in cui è venuto a conoscenza del dato reale di consumo (come sostenuto da alcuni venditori).
Se poi per il comportamento del venditore nell’emissione di fatture e conguagli è stato avviata un’indagine dell’Antitrust, il cliente che ha sporto reclamo ha diritto alla sospensione del pagamento fino alla conclusione del procedimento dell’Antitrust.
Queste nuove disposizioni si applicano ai clienti finali domestici e non domestici connessi in bassa tensione, quindi alla totalità delle famiglie e dei condomini e alle piccole imprese che non necessitano di media tensione.

 

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Fatturazione a 28 giorni: il TAR respinge il ricorso delle compagnie telefoniche

Il pronunciamento del TAR del Lazio relativamente al ricorso proposto da Tim contro il ritorno della fatturazione mensile segna alcuni passaggi fondamentali ed estremamente positivi per i cittadini.
Innanzitutto il Tribunale Amministrativo ha definito che la cadenza mensile delle bollette è l’unica possibile e trasparente, eliminando, così, ogni possibile messa in dubbio in riferimento alla cadenza della fatturazione e confermando l’illegittimità della tredicesima mensilità ricavata dagli operatori a danno delle tasche degli utenti.
Contestualmente, il TAR ha confermato la multa inflitta dall’Autorità Garante per il mancato adeguamento delle compagnie alla fatturazione mensile, a seguito della delibera 121 del 2017.
Il TAR, inoltre, dichiara legittimo il diritto dei consumatori con contratto ricaricabile a conoscere gratuitamente, attraverso diversi canali (numero dedicato, sms, sito web, app, ecc.) il proprio credito residuo. Consideriamo il provvedimento estremamente positivo, dal momento che innumerevoli volte abbiamo sollevato tale problema, sia con le compagnie che con l’Autorità Garante, per cui finalmente abbiamo ricevuto una risposta soddisfacente, che tuteli i legittimi diritti degli utenti penalizzati da questa vera e propria beffa.
Infine, il TAR ha congelato fino al 31 ottobre 2018 i rimborsi previsti dall’Autorità ai consumatori per il periodo da giugno 2017 alla data in cui le bollette torneranno su base mensile (comunque entro il 5 aprile come definisce il DL Fiscale). Confidiamo ed auspichiamo fortemente che le ragioni dei consumatori, riconosciute nella conferma della bolletta mensile, prevalgano sulle ragioni economiche delle aziende.
Queste ultime, peraltro, non si sono date per vinte: rimodulando ed adeguando le fatture su base mensile hanno posto in essere un aumento del +8,6%. Lo stesso che avrebbero ricavato attraverso la 13esima mensilità. Una ennesima beffa che, a nostro avviso, si prefigura come ipotesi di cartello da parte delle compagnie, per questo abbiamo effettuato un esposto e siamo in attesa di risposte in merito a questo nuovo fronte da Agcom e Antitrust.

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TIM/Telecom Italia modifica unilateralmente la fatturazione

*** Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale***

Le sedi territoriali di Federconsumatori Emilia Romagna stanno ricevendo in questi giorni numerose segnalazioni da parte di utenti telefonici relativamente agli avvisi dagli stessi ricevuti da Telecom in merito al cambio unilaterale delle tariffe, all’unificazione del marchio TIM/Telecom Italia in TIM ed alla nuova modalità di fatturazione che, a decorrere dal 01 maggio pv., da bimestrale diventerà per Telecom mensile.
La nostra Associazione esprime forti perplessità dinanzi a queste modifiche unilaterali, che in alcuni casi comporteranno un aumento della bolletta telefonica.
Riteniamo che tali modifiche, perdurando una crisi economica devastante e una forte contrazione dei consumi, di certo non aiutino i consumatori già vessati da un mercato purtroppo sempre di più caratterizzato da ogni genere di vessazione nei loro confronti e conseguentemente dall’aumento dei contenziosi.
Alla luce di tali considerazioni, riteniamo in ogni caso utile portare all’attenzione dei consumatori alcune indicazioni operative da poter porre in essere in tali casi, come previsto dalla normativa che regola la telefonia.
Nel settore della telefonia le modifiche unilaterali, purché comunicate con idoneo mezzo e con preavviso, sono ammesse ed ai sensi dell’art. 70 Codice delle Comunicazioni Elettroniche: l’utente, ove non d’accordo, può solo recedere e/o passare ad altro operatore (in questo caso senza alcuna penale o costo).
Di seguito la norma generale di riferimento:
comma 4, art. 70 Il contraente, qualora non accetti le modifiche delle condizioni contrattuali da parte delle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica, ha diritto di recedere dal contratto senza penali né costi di disattivazione. Le modifiche sono comunicate al contraente con adeguato preavviso, non inferiore a trenta giorni, e contengono le informazioni complete circa l’esercizio del diritto di recesso. L’Autorità può specificare la forma di tali comunicazioni
Invitiamo, dunque, gli utenti a valutare attentamente le modifiche proposte da Telecom ed ove necessario a contattare una delle nostre sedi territoriali per un’eventuale assistenza.

Aggiornamento del 23/04/2015

L’AGCOM ha bloccato la migrazione automatica alle nuove tariffe per quei clienti Telecom che sono serviti dal cosiddetto “servizio universale”, ovvero coloro che non hanno un contratto con Telecom Italia ma sono passati dalla vecchia SIP in occasione della privatizzazione, senza aver mai cambiato contratto. Per questi clienti, che sono in larga parte anziani, non essendoci alcun contratto che preveda la modifica unilaterale, Telecom avrà bisogno di un consenso scritto.

 

Ester Anderlini

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento 2013 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

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Il nuovo Fondo sulle fughe acqua di Hera ci lascia perplessi

Comunicato stampa Federconsumatori Emilia Romagna

Federconsumatori Emilia Romagna  rileva ancora una volta come Hera, anche in occasione del nuovo Fondo fughe acqua, abbia tenuto in scarsa considerazione le Associazioni di rappresentanza dei Consumatori.
Qualche settimana fa Hera in occasione di riunioni territoriali convocate su tutt’altro ordine del giorno, ha comunicato la propria intenzione di istituire il fondo in questione. In quelle occasioni le Associazioni hanno vanamente sollecitato una serie di chiarimenti ai quali non è stato dato riscontro, né è stato loro consegnato il regolamento attuativo divulgato poi in questi giorni.

Così facendo si è persa l’ occasione di regolare in modo efficace anche sul piano dei costi per il cittadino, uno strumento da anni sollecitato dalle Associazioni dei Consumatori. La stessa modalità di adesione al Fondo – basata sul silenzio assenso – non preceduta da una adeguata informazione alle Associazioni dei Consumatori, mediante apposita riunione regionale preceduta dall’invio della documentazione esplicativa, rivela come Hera persegua i suoi obiettivi in modi spicci.

Nel merito delle regole predisposte da Hera per l’accesso al Fondo fughe, riteniamo che: sarebbe auspicabile che l’Autorità per il sistema idrico (AEEGSI) provvedesse alla emissione di una normativa su questi temi, proposta di normativa che Federconsumatori sosterrà nei confronti dell’autorità stessa . Ciò permetterebbe un trattamento omogeneo a livello nazionale, con l’opportunità di un cospicuo contenimento dei costi per gli utenti, attraverso lo strumento della gara di appalto nei confronti di compagnie assicurative o attraverso l’istituzione di un fondo fughe, con criteri omogenei e trasparenti, valido su tutto il territorio nazionale e sottoposto al controllo degli ATO esistenti.
Il costo di 15 € annui richiesti da Hera risulta elevato in rapporto a strumenti analoghi adottati da aziende multiservizio che operano sia in territorio regionale che nazionale. Riteniamo inoltre che tale costo andrebbe differenziato per fasce di consumo, o diversificato per utenze domestiche e non domestiche; il fondo interviene solo quando la fuga d’acqua supera l’80% del consumo medio.
La soglia dell’80% funziona da “franchigia” ed è stata scelta, sostiene Hera, “perché è il limite entro il quale, statisticamente, consumi più alti della media non sono riconducibili a eventi straordinari”. A tale capziosa giustificazione è facile controbattere che un buco nella tubatura è sicuramente un evento straordinario a cui i consumi elevati sono inequivocabilmente riconducibili. Siamo quindi convinti che si tratti di un limite di accesso al fondo che lascia a carico degli utenti costi troppo elevati. Anche in questo caso in regione vi sono esempi di altre aziende  multiservizi, che applicano condizioni più favorevoli ai cittadini.
Il limite massimo rimborsabile per fughe nel biennio, pari a 10.000 €, appare un limite troppo basso se proporzionato ai costi di accesso del fondo stesso e agli altri strumenti presenti sul territorio regionale. Ad esempio nella provincia di Ravenna ove la stessa Hera da anni e fino ad oggi aveva posto in essere il Fondo fughe, le condizioni applicate prevedevano: franchigia 20% e massimale di 20.000 €.
In sintesi, gli utenti potranno servirsi di un Fondo fughe che pagheranno molto salato ed Hera a quanto è dato sapere godrà di risorse a interessi zero, pari a circa 15 ml €.

Per Federconsumatori Emilia-Romagna
Il Presidente Marcello Santarelli

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Energia: importante sentenza di annullamento del TAR Lombardia

Con sentenza del 14/3/2013 il TAR Lombardia ha annullato la Delibera dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas 30 novembre 2010 ARG/ELT n.219/10, che ha introdotto il c.d. “Sistema Indennitario”.

In sintesi, la delibera si proponeva il fine di prevenire che il cliente finale, cambiando fornitore di energia elettrica, lasciasse dietro di sé delle fatture non pagate, contando sul fatto che il precedente venditore, non avendo a carico la fornitura, non potesse più sospenderla per morosità.
A seguito di questi fenomeni di “turismo energetico” i venditori si trovavano privi di strumenti per il recupero del credito, dal momento che spesso le fatture insolute sono di importo così basso da non giustificare economicamente un procedimento giudiziario.

L’AEEG ha quindi introdotto un meccanismo secondo il quale, in ultima analisi, il credito del vecchio fornitore viene “girato” forfettariamente sulla fattura del nuovo fornitore, sotto la dicitura “corrispettivo CMOR”. A questo punto, il cliente non può fare altro che saldare il debito, pena il rischio del distacco della fornitura.

Il TAR Lombardia, come dicevamo, ha annullato questa delibera argomentando che “non sussiste alcuna norma [che attribuisca] “al regolatore [l’AEEG] il potere di incidere sull’oggetto e sugli effetti del contratto di fornitura”. Non è quindi più possibile per i venditori uscenti chiedere il pagamento delle morosità nelle fatture del venditore entrante.

Qui il testo della sentenza:
N. 00491_2011 REG.RIC

 

 

 

E.A.

Realizzato nell’ambito del programma generale di intervento 2010 della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero per lo sviluppo economico

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