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Vicenda DIAMANTI: il punto della situazione

Una vicenda complessa, iniziata nel 2017 e non ancora conclusa del tutto, che ha riguardato molte migliaia di cittadini della nostra Regione. Di questi 2.521 si sono rivolti a Federconsumatori per ottenere risarcimenti, in particolare a Modena (1370) e Reggio (951). Per quel che attiene a Unicredit, MPS e altre banche il percorso degli assistiti da Federconsumatori è stato relativamente breve, con l’ottenimento del risarcimento integrale dell’investimento. Invece, per quel che riguarda BPM (già BSGSP), il percorso è stato lungo e complesso. Sono stati 2.150 i clienti di BPM seguiti dalla nostra associazione in Emilia Romagna nel corso degli anni.

La vicenda originava dalla vendita effettuata da un soggetto specializzato, Intermarket Diamond Business (IDB), di diamanti da investimento, presentati dalle Banche stesse come una occasione imperdibile per ottenere ottimi rendimenti. In realtà il vero valore delle pietre era assai distante da quello richiesto, per il sommarsi di provvigioni e per la supervalutazione delle stesse. Ad acquistare i diamanti sono state decine di migliaia di persone, a livello nazionale, a volte anche gli stessi dipendenti delle Banche. A dispetto dell’aura che gode un investimento in diamanti, la grandissima parte delle persone coinvolte erano piccoli risparmiatori, vale a dire pensionati, operai, impiegati; persone convinte ad investire una parte rilevante dei propri risparmi dal “miraggio” della crescita inarrestabile del valore dei diamanti. Una vicenda, quella della vendita di diamanti tramite le filiali delle Banche, oggetto di una indagine che ha visto la richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura di Milano, di 87 dirigenti e 5 Banche.

Ma cosa è successo dei 2.150 clienti BPM assistiti da Federconsumatori in Emilia Romagna?

Il 95% di loro ha raggiunto o sta raggiungendo, nostro tramite, un accordo transattivo con BPM. Un accordo che non sana completamente la ferita di questa brutta vicenda, ma che ha consentito una conclusione che si pone (sommando il risarcimento ottenuto ed il valore attuale delle pietre, rimaste in possesso del cliente), per la gran parte delle posizioni tra il 75 e l’85% dell’investimento iniziale. A ciò si aggiunga l’inizio della riconsegna ai proprietari, da parte del curatore e a spese di BPM, delle pietre conservate nel caveau milanese della fallita IDB. Il totale dei risarcimenti, riconosciuti da BPM ai nostri associati in Regione, ha così raggiunto i 34 milioni di euro.

Ora i territori di Federconsumatori sono impegnati rispetto alle posizioni di quel 5% di associati ancora non oggetto di accordi. Tra questi persone le cui pietre non sono ancora state rintracciate dal Curatore fallimentare nel caveau della fallita IDB. Ma ci sono anche persone per le quali BPM – riteniamo erroneamente – ritiene che il tempo trascorso dall’investimento sia tale da considerare prescritte le posizioni. Lanciamo qui un appello a BPM affinché si trovi una soluzione per tutti, non costringendo i propri clienti a dovere avviare lunghe e costose cause in una fase nella quale, per la pandemia in corso, il sistema giudiziario è in grave difficoltà, e vanno esplorate tutte le possibilità per evitare di appesantire ulteriormente il lavoro dei Tribunali.

Da qualche settimana è partita una nuova fase, quella della insinuazione tardiva al passivo nel fallimento IDB. Il Curatore fallimentare ha individuato una cospicua quantità di beni da liquidare, di proprietà della Società fallita, tra cui diamanti e un immobile. Conseguentemente il Giudice Delegato, di concerto con il Curatore fallimentare, ha stabilito che le persone danneggiate dai comportamenti di IDB possano, con l’insinuazione al passivo, ottenere un risarcimento fino al 15% dell’investimento effettuato. Solo una volta liquidati i beni di IDB sarà possibile determinare la precisa entità di quanto sarà effettivamente risarcito ai clienti BPM. Ma anche se probabilmente questa percentuale sarà inferiore, resta il forte interesse della gran parte delle persone coinvolte a procedere nell’insinuazione al passivo, così riducendo i danni subiti con l’acquisto dei diamanti. Danni causati, va ricordato, dall’essersi affidati ad una Banca con la quale avevano un rapporto consolidato, di fiducia assoluta.

Per l’insinuazione tardiva al passivo c’è tempo fino al 13 dicembre 2021; abbiamo iniziato a ricontattare i nostri assistiti, e sono ormai 200 quelli che hanno espresso la propria volontà di procedere. Tra di loro anche diversi clienti BPM che hanno gestito in proprio il percorso di risarcimento, cosa ora non possibile, vista la complessità della pratica.

Chi è interessato alla procedura può contattarci al n.051/255810 oppure su info@federconsumatoribologna.it . L’insinuazione al passivo è servizio aggiuntivo rispetto al contenzioso e alla conciliazione contro le banche. È possibile insinuarsi al passivo anche se si è fatto accordo con la banca, a condizione che non sia stato recuperato il 100% della somma.

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Banche: la Cassazione dichiara nulli i contratti "For You" della ex Banca 121

Correva l’anno 2003 quando risparmiatori e associazioni dei consumatori si trovarono ad affrontare lo scandalo dei prodotti bancari “My way” e “For you”, offerti  dalla allora Banca 121  (in seguito acquistata da MPS).

I più recenti episodi di risparmio tradito, dai Bond Argentina, passando per la Parmalat fino alle recenti obbligazioni di Banca Etruria, hanno fatto dimenticare ai più l’incresciosa vicenda, ma i processi intentati dai risparmiatori sono andati avanti e molte sentenze si sono pronunciate a favore dei clienti, l’ultima pubblicata il 15 febbraio scorso: la Corte di cassazione, con sentenza 2900/2016, ha confermato la nullità dei contratti “For you” per contrarietà a norme imperative, seguendo un orientamento giurisprudenziale che si può ritenere ormai consolidato.

I contratti “For you” prevedevano, in breve, l’apertura di un mutuo, da rimborsare in rate mensili, che doveva essere utilizzato per l’acquisto di strumenti finanziari (obbligazioni e fondi comuni di investimento).  Il contratto, con finalità previdenziali, prevedeva inoltre l’apertura di un conto titoli e di un conto corrente presso la banca e costose penali in caso di recesso.

La Suprema Corte ha dichiarato innanzitutto la violazione delle norme del Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria, che impone agli intermediari di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza e di curare che l’operazione proposta sia adeguata al profilo di rischio del cliente. I contratti “For you” non precisavano né il rendimento né le caratteristiche dei prodotti di investimento acquistati, alcuni dei quali, di natura azionaria, presentavano rischi molto elevati. Inoltre, secondo la ricostruzione del giudice d’appello di Genova, che la Cassazione ha fatto propria, il contratto era strutturato in modo che il cliente realizzasse una sicura perdita, perché i titoli avevano un rendimento medio inferiore al tasso d’interesse da pagare sul mutuo.

Anche il diritto di recesso, apparentemente previsto a tutela del cliente, si rivelava in realtà una trappola: le penali a volte addirittura superavano l’importo del finanziamento, anche nel caso in cui  alcune rate fossero già pagate.

Infine, non sono state rispettate le disposizioni in materia di conflitto di interessi, sempre contenute nel Testo Unico Finanziario.

In sostanza, la Corte ha evidenziato “l’enorme alterazione dell’equilibrio contrattuale realizzato con il modello contrattuale For You, in quanto caratterizzato da una promessa, il raggiungimento di un beneficio economico futuro a fini previdenziali, radicalmente disatteso non dall’andamento imprevedibile dei mercati“. La banca-intermediario, da parte sua, si trovava a disposizione un contratto “sostanzialmente privo di effettivi margini di rischio dal momento che esso lucra gli interessi del mutuo, colloca prodotti (anche in conflitto d’interessi) ed opera sul mercato“.

Di seguito il testo della sentenza: sentenza Cass 2900-2016

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