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Green Pass: l’evoluzione dello strumento entro i confini nazionali

Se all’inizio del mese di giugno facevamo il punto (in questo articolo) sulle “certificazioni verdi Covid-19” introdotte per agevolare gli spostamenti tra le regioni italiane, prima, e poi tra i Paesi membri dell’Unione europea, all’inizio del mese di agosto lo stesso strumento assumerà una nuova funzione entro i confini nazionali, allo scopo di incentivare la partecipazione alla campagna vaccinale e di prevenire l’aumento del numero dei contagi.

Il decreto legge n. 105/2021 del 23 luglio scorso contiene, oltre alla rilevante proroga dello stato di emergenza sino alla fine di quest’anno (31 dicembre 2021), alcune misure urgenti per “fronteggiare l’emergenza epidemiologica e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche”. Tra queste, la limitazione della possibilità di svolgere determinate attività o di accedere a specifici luoghi sulla base del possesso del cosiddetto Green Pass. A partire dal 6 agosto 2021 solo le persone già in possesso della certificazione verde Covid-19 comprovante l’inoculazione almeno della prima dose vaccinale Sars-CoV-2 (con validità 9 mesi) o la guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2 (con validità 6 mesi) o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-CoV-2 (con validità 48 ore) potranno accedere a (art. 3 comma 1, d.l. 105/2021):

  • servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso;
  • spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi;
  • musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  • sagre e fiere, convegni e congressi;
  • centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
  • attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  • concorsi pubblici.

Ancora nessuna disposizione relativa ai trasporti pubblici.

È inerente e degna di nota anche la previsione (art. 5 comma 1, d.l. 105/2021) che il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza, il Generale di Corpo d’Armata Figliuolo, debba definire, d’intesa col Ministro della salute, un protocollo d’intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie al fine di assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzi contenuti. Il protocollo dovrà tenere conto in particolare dell’esigenza di agevolare ulteriormente i minori di età compresa tra i 12 e i 18 anni.

(foto di Luis Ramírez da Pixabay)

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Coronavirus e palestre

La tanto attesa riapertura di palestre e piscine è finalmente arrivata. Lunedì 25 maggio, grazie al DPCM del 17 maggio, questi servizi hanno riaperto dovendo però osservare rigorose misure di sicurezza. Purtroppo però insieme alla bella notizia arriva anche l’amara sorpresa.

Infatti il decreto rilancio (art. 216-c.4) prevede la possibilità di chiedere un rimborso in denaro o attraverso un voucher da utilizzare entro il 25 maggio 2021, per l’abbonamento non fruito a causa dell’emergenza Covid-19 i gestori dei centri fitness e delle piscine si sono regolati in modo del tutto autonomo.

Sono ormai decine le segnalazioni che ci arrivano, molto simili tra loro: la palestra e la piscina rifiutano il rimborso, o propongono altre modalità tra le più variegate e creative. Un’importante piscina ha informato i propri clienti, con un cartello scritto in stampatello e con diversi punti esclamativi, che non riconoscerà alcun rimborso. Ad un utente con un abbonamento trimestrale (pagato due settimane prima del lockdown) il centro sportivo ha chiesto il pagamento di una ulteriore quota trimestrale, offrendo solo uno sconto, molto distante dal rimborso dovuto. Ad una ragazza è stato proposto di recuperare due mesi gratuiti in coda al futuro rinnovo. In generale si condiziona ad un ulteriore rinnovo il riconoscimento di quanto dovuto, escludendo (con alcune lodevoli eccezioni) il rimborso, che peraltro non è di due mesi, ma quasi di tre.

Come tutti gli esercizi rimasti chiusi per molte settimane, anche gli impianti sportivi stanno affrontando un momento economico particolare, che però non può andare a discapito del consumatore, già ampiamente colpito economicamente dall’emergenza Covid-19.

Regole precise ci sono. Serve solo un po’ di correttezza e di buon senso da parte dei gestori. Chi non è interessato a continuare l’esperienza presso la palestra o piscina deve poter contare sul rimborso delle 11 settimane di stop forzato. Chi ha un rapporto più duraturo deve avere il rimborso anche sotto forma di “prolungamento”, magari “arrotondato” a tre mesi, purché questo sia anticipato al primo momento utile, e non posto in coda a futuri rinnovi. Si può prevedere persino il “congelamento” della situazione per chi oggi non vuole tornare in palestra, a fronte delle molte regole e limiti.

Come si può ben intuire, le soluzioni esistono. Basta rispettare le regole.

Federconsumatori Emilia Romagna

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Palestre: le possibili insidie contrattuali

Salute, bellezza o semplice hobby.

Sono queste le ragioni che spingono qualcuno di noi ad attivare un abbonamento in palestra. Palestra che può essere quella più comoda, perché facilmente raggiungibile da casa propria o perché perfettamente in linea con il tragitto quotidiano casa-lavoro o casa-studio, o quella frequentata dalla nostra amica/o che ci permetterebbe di goderci di più, con qualche chiacchiera, quella faticosa ora di allenamento o, diversamente, quella più conveniente anche in relazione a quello che il pacchetto, a cui andremmo ad aderire, ci propone e ci – dovrebbe – assicurare.

A volte, però, le nostre aspettative non vengono soddisfatte.

È il caso di una palestra di Bologna, sita a pochi minuti dal centro della città, collegata ad un noto marchio presente non solo sul territorio di Bologna ma anche in tutta Italia.

Nel caso di specie, il contratto di abbonamento sottoscritto dai consumatori che si sono rivolti al nostro Sportello, conteneva una clausola che prevedeva una durata annuale del contratto alla scadenza del quale lo stesso si sarebbe rinnovato tacitamente, salvo l’esercizio, entro i termini previsti nelle condizioni contrattuali (10 giorni) e nelle modalità nelle stesse indicate, del diritto di recesso. Il consutmatore ha quindi la facoltà di recedere ossia “chiudere” unilateralmente il contratto di abbonamento senza ulteriori costi e/o spese.

Quello che è accaduto, però, è che la Società informava i clienti/consumatori della scadenza del contratto mediante sms “ingannevole” indicando una data errata rispetto a quella riportata in contratto, impendendo così difatto il diritto di recesso da parte del Consumatore.

Ma non è tutto.

Verso la fine del 2015 e, quindi, periodo in cui gli abbonamenti erano ancora in corso, il marchio collegato alla citata palestra cessava di esistere. O meglio, la Società, prima licenziataria del marchio, incominciava ad agire in nome e per conto proprio. Questo cambio di “veste” non avrebbe potuto consentire il rinnovo tacito del contratto di abbonamento. Detta Società, avrebbe dovuto, quindi, alla scadenza dei contratti già attivi provvedere ad inviare debita comunicazione ai Clienti del marchio, informandoli del cambiamento avvenuto, e proponendo loro la possibilità di aderire ad un nuovo contratto di abbonamento alla palestra.

Ma così non è stato.

Addirittura, oggi, la Società sollecita il pagamento di abbonamenti stipulati quando la stessa era solo licenziataria del marchio, abbonamenti che – tra le altre cose – prevedevano espressamente la possiblità per i consumatori di svolgere attività di fitness in tutte le palestre di Italia dove era presente tale marchio.

Oggi, evidentemente, tale facoltà non è più esercitabile dai consumatori.

È evidente, quindi, che ci troviamo di fronte a condotte commerciali scorrete ed ingannevoli, disciplinate dagli artt. 18 e segg. Codice del Consumo, oltre che contrarie ai più generali principi di correttezza, trasparenza e buona fede.

Se, quindi, un consumatore dovesse, leggendo queste righe, rendersi conto di essere incappato nelle problematiche sopra descritte, non esiti a contattare Federconsumatori per avere l’assistenza legale del caso.

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